GADDA, CONTINI, PROUST

Carteggio Contini Gadda
Stralcio dall’articolo di Pietro Citati “GADDA & CONTINI Affettuose o tragiche le lettere ritrovate tra due grandi maestri”
Repubblica, 15 gennaio 2010, pagina 46 sezione Cultura.

“Nell’ Introduzione [a La cognizione del dolore n.d.r.] Contini ricordò un episodio, secondo lui simile, raccontato nella Recherche.

A Montjouvain, mademoiselle Vinteuil, figlia di un oscuro musicista, bacia ed abbraccia un’ amica, distesa sopra di lei in un canapè: lì accanto sta un piccolo ritratto fotografico del padre; e l’ amica sputa su di esso, con la complicità di mademoiselle Vinteuil.

Nascosto all’ ombra tra i cespugli, Marcel osserva la scena senz’ essere visto: l’ episodio di Montjouvain è il suo Peccato Originale; contemplando la scena lesbica e sadica, egli mangia il frutto dell’ albero del bene e del male. Guarda; e nel mondo della Recherche, guardare il male è una colpa simile a quella di commetterlo.

Quando lesse l’ Introduzione di Contini, Gadda diventò furibondo di dolore, disperazione, vergogna, angoscia.

Contini non aveva compreso né La Cognizione del dolore né la Recherche” 

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33 risposte a GADDA, CONTINI, PROUST

  1. utente anonimo ha detto:

     come dire : i critici non capiscono un tubo
    Jonuzza

  2. gabrilu ha detto:

    Jonuzza, la tua affermazione mi sembra un po’ troppo generalista e riduttiva  in particolare se riferita a Gianfranco Contini, che molto ha contribuito a far conoscere ed apprezzare Gadda.
    D’altra parte, Gadda non avrebbe frequentato Contini  (di persona o  per lettera) per tanti anni  se tra i due non ci fosse stato un rapporto di sostanziale stima ed apprezzamento.

    Come è ben detto  nell’articolo   del 1988  (sempre su Repubblica) di  Gian Carlo Roscioni intitolato "L’arduo Gianfranco"

    "Che il rapporto Gadda-Contini avesse segnato la storia delle nostre lettere era noto: solo ora però, grazie a questo libro, possiamo cercare di capire in virtù di quali affinità o complementarità, grazie a quali convergenze di gusti e d’ interessi abbia potuto realizzarsi, e durare negli anni, un così insigne sodalizio intellettuale"

    Testo integrale  >> qui

    Grazie e saluti

  3. utente anonimo ha detto:

    Devo ringraziarti innanzi tutto per avermi consentito di recuperare il bellissimo articolo di Citati (vivendo all’estero, me l’ero perso). Come già ho avuto modo di constatare in passato, il tuo blog vale come osservatorio quanto e più di una rivista letteraria! A proposito dell’episodio segnalatp, mi è tornato in mente un’affermazione di Gombrowicz: "Non esiste un solo artista che non finisca per capire che il critico è un nemico, perfino quando lo copre di fiori".
    Alessandro

  4. arden ha detto:

    La scena del ritratto della madre infranto, non c’è niente da fare, ma fa inevitabilmente venire in mente – pur nella consapevolezza delle differenze – la scena proustiana di mademoiselle Vinteuil che "vilipende" la memoria del padre esponendo in faccia a lui (al suo fantasma in effige) la propria trasgressione.
    Il fatto che Gadda si sia così acutamente risentito non è prova dell’assoluta mancanza di relazione tra i due episodi. Semmai, al contrario, fa supporre che lui stesso sapesse – sentisse – tale relazione e la volesse negare. Credo fosse la questione dell’omosessualità la cosa da negare.
    Ma può darsi che io non capisca.
    Comunque, in entrambi i casi, a me pare che il ritratto stia per la presenza intima e conflittuale del genitore. In entrambi i casi lo sfregio è anche uno sfregio diretto contro se stessi – un doloroso e rabbioso tentativo di liberarsi, quasi direi sradicarsi, da quella presenza, di risolvere drasticamente (e vanamente) il conflitto.

  5. gabrilu ha detto:

    Alessandro, ti ringrazio.
    Come ho detto tante volte,   io scrivo soprattutto per me, per mettere ordine nei  miei pensieri. Solo che invece di tenere il tutto ben conservato/occultato   nella  pancia del mio Hard  Disk lo metto  on line e sono  ovviamente felice se e quando scopro che  un mio post  può esser risultato utile o piacevole o  anche genericamente  interessante anche per altri.
    Il fatto di render  pubbliche le mie elucubrazioni  su un libro, un film o quant’altro mi **obbliga** a cercare di essere non superficiale, ad approfondire, a fare ricerche, a verificare dettagli. E tutto questo mi è molto utile.

    Conosco quella frase di Gonbrowicz,  è celebre     ma  lui ovviamente, essendo  scrittore, è "di parte".
     Io sono solo una lettrice, e penso che la funzione della critica, se e quando esercitata con serietà e soprattutto onestà intellettuale  possa risultare  di grande aiuto per tutti.
    Poi, certo, la letteratura non è una scienza esatta, le interpretazioni possono non essere univoche  e infine … ci sono critici  e critici. Come in qualunque mestiere e/o professione, se ne vedono di tutti i colori… 
    Ciao 🙂

    Arden, sono  molto d’accordo con te.
    Di mio aggiungo che, alla faccia di  quelli che insistono nel non voler prendere in considerazione le biografie  degli autori, non è possibile far finta di non sapere/non vedere  l’enorme analogia     che esisteva tra Proust e Gadda nel rapporto  di  profondissimo amore-odio con le loro rispettive madri  (e del loro rapporto con  l’omosessualità).
    Gonzalo rompe il ritratto della madre, Marcel (ritenendo di essere   prudente)  assegna al Narratore il ruolo di mero osservatore   delegando   il gesto  a M.lle Vinteuil  e trasforma la madre in padre (perchè  ormai è opinione   comunemente condivisa che  la fotografia del  padre rappresenta simbolicamente la madre di Proust…). Ma ha ragione Contini: "guardare",  nella RTP, non è certo qualcosa di innocente, tutt’altro.

    Infine, detto en passant: che vita ed opere di un autore non possono essere completamente scisse  lo stesso   Proust lo sapeva talmente bene  che non solo  lo scrive nel Jean Santeuil, ma proprio perchè lo sapeva   fin troppo bene scrisse anche, e soprattutto, quell’opera  di dépistage rappresentata da il  Contro Sainte-Beuve.  
    Io, almeno, di questo sono convinta  da tempo.

    Per farla breve: credo anch’io che Contini ci avesse azzeccato in pieno,   altro che storie, e che proprio per questo Gadda soffrì tanto… (altrimenti si sarebbe solo imbufalito).

    Ciao 🙂

  6. arden ha detto:

    Speriamo che l’Ingegnere non ci ascolti (dalla cornice di un suo ritratto;-))

  7. utente anonimo ha detto:

    Hops!
    Il ritratto che Gonzalo stacca dalla parete, "appiastra" a terra, ci monta sopra e calpesta come se pigiasse l’uva in un tino è quello "del suo povero Papà" (così Battistina al dottore – CD, P. I, II); e lo stesso aveva fatto anni prima (ma "dopo" nella narrazione della CD – P. II, VII), tanto che la madre di fronte a questo accesso d’ira non osa "abbassar gli occhi alla memoria straziata del marito".
    Questo ogni lettore avveduto dovrebbe ricordare, prima di avventurarsi in spericolati commenti sulle metamorfosi della madre in padre, o viceversa (invertendo l’ordine dei fattori etc.).
    Insomma il povero Ingegnere – cui non risere parentes – non aveva problemi solo con Maman…
    Saluti gaddiani
    ellebi

  8. gabrilu ha detto:

    ellebi
     Per quel che riguarda   L’Ingegnere ed il suo   Gonzalo Pirobutirro  è  vero,  è   proprio come dici tu.
     Sono andata a controllare ed effettivamente  Gonzalo  pesta il ritratto del padre, non della madre.

      Grazie per la precisazione, che mi ha non solo costretta ad andare a verificare   di persona come San Tommaso ma che mi ha fatto venir  voglia di rileggermi  ancora una volta  la meravigliosa  Cognizione del dolore!

     Detto  questo, non è che comunque  —  e  sempre nello stesso brano —   Gonzalo tratti molto  bene  la madre, eh!

     Infatti il racconto della Battistina  al medico è proprio una lunga sequela  di nefandezze commesse  dal   figlio nei confronti della madre (vivente) oltre che del pestaggio  della  foto del  padre (morto).

    Dunque tu hai  certo  ragione nel dire che  l’Ingegnere "non aveva problemi solo con Maman",  ma come vedi    il gaddiano  "gnuommero"   (prendo  il termine  in prestito dal Pasticciaccio, lo dico  prima che  tu venga a bacchettarmi sulle dita     ) è tale, tra  questi genitori e il figlio, che  risulta comprensibilissima (e anche secondo me proficuamente  significativa) la confusione che  può generare  nella memoria  di lettori/lettrici che forse  si sono confusi nel dettaglio, ma ci hanno azzeccato nella sostanza  

    E comunque  hai ragione: controllare, controllare sempre, quando  si fanno riferimenti e citazioni.

    Per quanto   riguarda  Proust e la scena di Montjuvain  confermo  invece   quello che ho detto sopra e non  mi rimangio nulla.

    Ciao, grazie    e spero  proprio   di rivederrti  da queste parti  

  9. elletibi ha detto:

    Much ado about nothing?
    Leggere (o rileggere) direttamente i testi, prima di (af)fidarsi (alle)delle interpretazioni altrui è sempre cosa lodevole. E così chi si prendesse la briga di leggere cosa scrisse Gadda a Contini nell’aprile del 1963 a proposito dell’Introduzione alla Cognizione (lettera n. 70 dell’epistolario pubblicato da Contini per Garzanti nel 1988, e lettera n. 71 del 9 aprile dello stesso anno), scoprirebbe che il povero Ingegnere non contestava affatto il collegamento Longone/Mountjouvain, con quello che si tira appresso (ne riconosce anzi la "verità critica"), ma che, in preda all’eccesso di scrupoli che lo tormentò nell’ultima parte della sua vita, chiese alcune modifiche marginali, o travestimenti, per rendere il commento continiano "meno esplosivo e tragico per i cuori delle … vittime tuttora viventi" . La richiesta fu accolta (forse solo inparte), e di ciò Gadda ringraziò Contini promettendogli una lettera (della quale Contini scrive "non mi sembra […] sia mai stata scritta", ed a me pare un po’ strano che l’affermazione sia così incerta) in merito alla "asserita analogia tra il caso della Vinteuil e il caso del personaggio Gonzalo" (dal quale quindi l’Ingegnere vuole prendere le distanze). Non ho trovato il testo originale della Introduzione di Contini, e mi è noto solo quello riveduto e corretto (pubblicato sia in "Varianti e altra linguistica" del 1970, sia nella Cognizione Einaudi-Struzzi 1970) ma sarebbe interessante confrontare le due stesure per capire la portata delle modifiche. Per il resto vale quello che riconosce anche Citati, e cioè che la stima reciproca fra i due mai venne meno, pur nella turbata visione del mondo che afflisse Gadda negli ultimi anni della sua vita.
    Saluti gaddiani  

  10. elletibi ha detto:

    cara gabrilu, mi rivedi subito per precisare:
    a) che ellebi ed elletibi sono sempre io, che ho pasticciato nella registrazione;
    b) che non ho letto tutta la Recherche (e so che questo mi farà perdere molti punti) e che, pur non vantandomene, non me ne vergogno più (e questo me ne farà perdere altri);
    c) ho letto invece Gadda (e qualche altro buon autore);
    d) chiedo quindi scusa per l’arbitraria ed incopetente invasione di campo, essendomi permesso di ironizzare sulle metamorfosi in casa Vinteuil.
    Ciao ( e spero che qualcuno si/mi/ci procuri l’Introduzione 1963)

  11. gabrilu ha detto:

    elletibi/ellebi,
    niente panico  in sala, va tutto benissimo!
     
    a) Che fossi sempre tu  lo avevo capito  
     
    b) Che tu abbia letto  in tutto, in parte o per nulla la RTP  non  ti fa nè perdere né guadagnare  punti.

    c) In compenso io adoro Gadda ma  non conosco bene la sua Opera Omnia  così in profondità quanto te,   però in compenso ho letto  anch’io  anche qualche altro buon autore, perciò pari siamo

    d) Invasione di campo?!  Ben vengano, questo genere di  "invasioni di campo". Da questo tipo  di  scambi credo  che tutti possano trarre vantaggio.

    Perchè  mai  dovrebbe esser  considerato disdicevole ironizzare sulla metamorfosi  in casa Vinteuil?!  E poi  l’avevo capito, che scherzavi   

    Sulla famosa Introduzione continiana del 1963 non posso aiutarti, ma chissà, magari qualche  viandante gaddiano  passa di qui,  legge e si commuove. Le vie della Rete sono infinite…

    Bene, ora che abbiamo messo i puntini sulle  "i" non mi resta che decidere se chiamarti  Ellebi oppure  Elletibi.

    Vado a meditare.

  12. elletibi ha detto:

    ma insomma, Citati pesta l’acqua nel mortaio? O ha altre fonti, diverse dall’epistolario? E Contini è reticente? E salterà fuori l’introduzione 1963? Ed io , pensando ai blog, smetterò di pensare "tu causes, tu causes, c’est tout ce que tu sais faire" come l’immortale e saggio Laverdure?

  13. utente anonimo ha detto:

    Cara Gabrilu, 
    l’introduzione di Contini è presente nel ricchissimo sito dedicato a Gadda da Federica Pedriali:

    http://www.arts.ed.ac.uk/italian/gadda/Pages/resources/archive/classics/continicognizione.php

    Molto interessante è il poscritto:

    1988. Il rito del ritratto paterno calpestato corrisponde a un tic dell’autore, che fu confidato allo scrivente dal nipote di Gadda e suo condiscepolo al Politecnico. Un giorno che i due preparavano insieme un esame e vi trovavano difficoltà, Carlo Emilio alzò gli occhi a un soprastante ritratto di san Carlo, attribuì le difficoltà patite al suo malefico influsso, lo staccò, lo infranse coi piedi. Il quadro era assai caro alla madre.

    A me sembra che in questo modo si annulli il paragone tra Gonzalo ed il Narratore, poiché la distruzione del ritratto andrebbe addebitata all’ira di Gonzalo ed alla sua volontà di fare un dispetto alla madre. 

    A presto,
    Alessissimo84

  14. elletibi ha detto:

    Grazie Alessissimo84,
    ma il testo dell’Introduzione continiana da te cortesemente segnalato  non è quello del 1963, ma quello corretto da Contini (in parziale accoglimento delle richieste di Gadda) e pubblicato sia nella CdD Einaudi-Struzzi del 1970, sia nella raccolta di scritti continiani Varianti e altra linguistica (Einaudi Paperbacks 1970).
    Gli interventi richiesti da Gadda erano sostanzialmente due: 1) non fare esplicito riferimento a Longone al Segrino, per non offenderne gli abitanti; 2) apportare modifiche del tutto marginali alla parte relativa ai riferimenti proustiani, dei quali riconosce la "verità critica", per non turbare i suoi familiari ancora viventi (vedi lettera n. 70 dell’epistolario Garzanti 1988).
    In una seconda lettera (n. 71) lo ringrazia per le assicurazioni ricevute in merito al futuro accoglimento delle sue richieste: apprezza appieno e gli è grato per la "umana risposta al [suo] caso di angoscia", precisando: "non si tratta tanto di me quanto di ragioni familiari e di prudenza municipale".

    Insomma, andando alla fonte, cioè direttamente alle lettere gaddiane, si scopre che l’Ingegnere era turbato allo stesso modo dallo svelamento "geografico" compiuto da Contini (Lukones=Longone) e dal collegamento letterario (Mademoiselle Vinteuil=Gonzalo) perché timoroso di reazioni (da parte degli abitanti di Longone o da parte della sorella ancora vivente), e che simili turbamenti erano purtroppo comuni nell’ultimo periodo della sua vita, nel quale era anche ossessionato dal timore che qualcuno – identificandosi in uno dei suoi personaggi – gli facesse causa ritenendosi maltrattato (non ho tempo di fare ricerche, ma sono quasi certo che qualcosa del genere successe davvero, aumentando i suoi timori ed il suo turbamento).
    Niente di puriginoso, insomma, e niente che induca a scomodare l’omosessualità latente od a farlo apparire impegnato nel tentativo di negare il rapporto fortemente conflittuale con i genitori (entrambi i genitori) che ha sempre pacificamente conclamato.
    Resta da chiedersi come mai Citati abbia tanto enfatizzato un preteso contrasto interpretativo, e resta la curiosità di leggere la versione originale dell’Introduzione continiana del 1963.
    Saluti a tutti
    P.S. su Alias di oggi è pubblicato un bell’articolo firmato da Niccolò Scaffai che tratta davvero della nuova edizione dell’epistolario, integrata dalla 62 lettere (stavolta di Contini a Gadda, e non viceversa come erano tutte quelle pubblicate prima)  salvate dalle acque (stavano a Firenze e furono alluvionate nel 1966).

  15. utente anonimo ha detto:

    Leggo solo ora, fuori casa, questo appassionato dibattito. Mi pare di capire che sia fondamentale conoscere esattamente il testo dell’introduzione di Contini all’edizione del 1963. Siccome ho la fortuna di possederla, stasera vedrò di controllare ed informarvi delle differenze riscontrate.
    Andrea   

  16. utente anonimo ha detto:

    Ho controllato i seguenti testi:
    La Cognizione del dolore, prima edizione 1963
    La Cognizione del dolore, seconda edizione accresciuta, 1970
    Contini, Varianti e altra linguistica, Edizione 1970
    Tutti i tre testi continiani sono identici.
    E’ pure identico il testo del link sopra citato, tranne per il P.S. datato 1988.
    Visto che la lettera di Gadda è datata 9 aprile 1963 e che la prima edizione reca indicato: Finito di stampare in Torino il 26 aprile 1963, sarebbe da ritenersi che queste fantomatiche correzioni di Contini siano state fatte
    prima. Del resto il testo  della Cognizione doveva essere già in qualche modo in circolazione se il 3 aprile su Il Giorno apparve la recensione di Citati su la Cognizione del dolore e sulla concomitante pubblicazione da Garzanti  della raccolta di racconti  ‘Accoppiamenti giudiziosi’.
    E’ da notare che Citati all’epoca lavorava da Garzanti , era molto amico di Gadda e frequentava Contini e quindi, secondo me, era  al corrente di quello che stava succedendo.  
    Per il momento mi fermo qui ma mi piacerebbe sentire qualche commento ai fatti sopra elencati.
    Buona notte a tutti.
    Andrea 

  17. gabrilu ha detto:

    Alessissimo84
    Conosco  quel sito dedicato a Gadda, ed avevo visto  l’introduzione di Contini che però —  concordo con elletibi —  non è quella oggetto di questa caccia  🙂
    Grazie cmq, e davvero 🙂

    elletibi
    Lascio agli  esperti   la delicata questione del "che cosa  avrà mai scritto  il Contini   nel 1963 nella prima stesura   dell’introduzione a  la CdD"  e  mi  appassiono  invece all’interrogativo del   "come mai Citati abbia tanto enfatizzato un preteso contrasto interpretativo".
    Già.
    Come mai?

    Andrea,
    Ti ringrazio molto per  la ricerca.
    A me la tua risposta è stata  utile, e  spero possa risultar utile anche ad altri.

  18. elletibi ha detto:

    Caro Andrea, hai certamente ragione tu: le varianti devono essere state fatte prima dell’uscita dell’edizione in volume, ma non sono per nulla "fantomatiche".
    Ne parla esplicitamente Contini sia nel commento all’epistolario Garzanti 1988,  esprimendosi in termini tali da farmi ritenere che le varianti all’Introduzione fossero state apportate fra le versione 1963 e quella 1970, che  lui stesso scrive aver subìto "un’aggiunta capitale" ( ma leggo nel tuo intervento – e sei certamente, come Antonio, uomo d’onore – che i due testi sono identici…). E ne parla soprattutto, ed assai diffusamente, in un suo articolo del 1988 per il Corriere della sera, ripubblicato col titolo Ancora della Cognizione in Quarant’anni d’amicizia, una raccolta di tutti i suoi scritti su Gadda pubblicata da Einauidi nell’89. Vi si legge, tra l’altro, che a quietare le ansie gaddiane contribuì moltissimo "la squisita mediazione di Roscioni", anche lui di famiglia nelle case Gadda &Contini e che, lavorando all’epoca per Einaudi, doveva essere in medias res assai più di Citati.

    Quanto al malizioso "come mai?" di gabrilu la risposta è semplice: Citati voleva mettere alla prova la serietà della fede gaddiana e far togliere ai veri credenti un po’ di polvere dai loro sacri testi, costringendoli a compulsarli con acribia per incoraggiare gli esitanti, sostenere i dubbiosi, smascherare i falsi adepti e sconfiggere gli infedeli. E mi pare ci sia riuscito.
    La mia tendenza a strafare mi ha poi indotto a versare un adeguato obolo al mercato librario (ed anche questo effetto indotto non è poi male), ordinando tramite il benemerito Maremagnum la più economica delle alcune copie della Cognizione "aprile 1963" DOC che avevano in catalogo. Ho resistito invece alla tentazione di acquistare anche la seconda edizione (giugno 1963, disponibile per soli 22 euro, anche perchè un poco malandata) per essere certo di avere tutto sotto controllo… Forse sto invecchiando.
     

  19. utente anonimo ha detto:

    Anch’io non riesco ad appassionarmi al giallo delle diverse stesure della Introduzione, trovo convincenti le deduzioni di "Andrea" e mi guardo bene dal metter becco (per non rischiare qualche bastonata da un ayatollah di passaggio). Sulla presunta "enfatizzazione" di Citati avrei una mezza idea: non è che per rispetto a Contini si fa scudo di Gadda e gli attribuisce pensieri che sono invece tutti suoi? E "Gabrilu",  che sa tutto di Proust e quasi tutto di Gadda, come la pensa?
    caterina 

  20. utente anonimo ha detto:

    Caro elletibi,
    chiarisco due particolari. L’aggiunta capitale nell’edizione 1970, di cui parla Contini, è nel testo della Cognizione del Dolore non nella sua introduzione. Ho usato l’aggettivo fantomatico semplicente nel suo senso di sfuggente, misterioso.  
    Complimenti per l’acribia dimostrata. 
    Andrea

  21. elletibi ha detto:

    Certo, Andrea, hai come sempre ragione. Ma noi ayatollah ci facciamo talora prendere la mano.
    Con l’occasione invito i veri credenti a leggere, se già non lo conoscono, questo bel saggio pubblicato sull’Edinburgh Journal of Gadda Studies che, pur non affrontando il delicato tema dei raffronti proustiani, parla del non facile rapporto figlio/madre di altri grandi della letteratura (Baudelaire e Leopardi) cari a Gadda. http://www.gadda.ed.ac.uk/Pages/journal/monographs/cecche/Ceccherleop1.php
    Il saggio è assai ricco e interessante in sè, ma forse contiene spunti per comprendere la presa di distanze di Citati dalla lettura della CdD in chiave proustiana fatta da Contini.
    Vi troverà riportato anche il comico-tragico incidente capitato a Giancarlo Vigorelli che, andato in visita allo "scrittore Gadda", fu letteralmente aggredito dalla di lui Madre che, come noto, lo voleva ad ogni costo Ingegnere.

  22. utente anonimo ha detto:

    Caro elletibi,
    grazie per la veramente interessante segnalazione e per le acute osservazioni fatte in proposito.
    Andrea

  23. utente anonimo ha detto:

    Aiuto! altre mamme vengono fatte scendere in campo e la confusione aumenta. A me di mamme ne basta (ed avanza) una sola: la mia, con la quale ho fin dalla fase prenatale rapporti tali che dovrei star tranquilla sul mio futuro di grande scrittrice (peccato che me ne manchi il tempo).
    Ma non si trattava di capire se avesse avuto ragione Contini nell’individuare nel comportamento di Gonzalo-Gadda una "componente erotica o lesbica o profanatoria" od invece Citati che la nega?
    Mi si risponderà che "il problema è un altro" ed io, al solito, mi sentirò una perfetta deficente.
    caterina (un poco sconsolata)

  24. gabrilu ha detto:

    Solo    qualche  considerazione:

    ** questa discussione ha dimostrato ancora una volta che spesso i commenti (ma  possono, questi, dirsi    solo "commenti"?) risultano  molto più interessanti e coinvolgenti del post da cui traggono spunto.
    E questo, siore e siori,  non può che farmi  piacere.

    ** Comprendo bene la volontà di puntualizzazione e di approfondimento  di  elletibi, nei cui interventi mi sono    vista un po’ allo specchio.

    E già,  perchè  capita anche a me  a volte di reagire così quando vedo che un autore da me molto amato (e studiato) viene trattato  con  quella che a me può sembrare superficialità  ma che non è detto lo sia.
    Non vorrei banalizzare,  ma non è affatto scontato  che, pur apprezzando un libro e/o un autore,  il desiderio di  rivoltarlo come un calzino debba essere   uguale per tutti. O no?

    Il problema credo  quindi  non sia tanto nella   giusta esigenza di essere precisi,   di approfondire,  di pretendere che  si verifichi  ciò che si cita, che non si sentenzi a vanvera  etc.,  quanto di volta in volta  quello di  renderci conto fino a che livello è opportuno  spingerci a seconda del luogo in cui siamo, delle persone con cui parliamo.

    Altrimenti la nostra     legittima passione può farci passare   per   ayatollah e fondamentalisti.
    Mi permetto di dirlo  perchè a me questo è capitato  più di una volta

    Il  blog è uno strumento eccezionale, ma pone anche problemi:  per esempio  quello di riuscire, da parte sia di chi scrive  un post sia da parte di chi si trova a commentarlo, a mantenere un equilibrio che eviti di far scivolare tutto nella  melassa  della superficialità o, di contro,  in quello che potrebbe  apparire come un eccessivo  "furore"  specialistico…

    Detto questo,  dal mio punto di vista trovo   cento volte meglio una discussione che  si sviluppi  in questo modo (anche a colpi di sana ironia, ma con sostanziale serietà da parte di tutti) che    cosette algide in cui    si legge e si scrive solo per  dire: "ci sono anch’io".

    Caterina,  se può consolarti (ma lo dico per dire, perchè non hai certo bisogno di esser consolata  ) ad un certo punto mi sono confusa anche io e ho dovuto rileggermi tutto un paio di volte,   non capivo più  bene quale fosse  l’oggetto della  (civil) tenzone.

    Ma forse questo dipende dal fatto che  gli obiettivi di approfondimento  erano/sono diversi, per alcuni di noi. A me  in realtà  quello che interessava di più era il tema della analogia/ differenza tra  Gonzalo-Vinteuil/Gadda-Proust  sulla tematica  madre -(padre) figlio, altri  avevano/hanno un interesse più specificamente  storico-filologico sulla questione  del rapporto Contini-Gadda.

    Ma tutto questo  (anche la confusione che forse ad un certo punto ha generato in  alcuni di noi,  in me certamente)  non significa altro   che ricchezza. 

  25. utente anonimo ha detto:

    Non tocca a me, ma mi verrebbe da chiudere questa discussione con il paragrafo inziale del saggio segnalato da elletibi:
    "Ci sarebbe da chiedersi che senso abbia lo scrivere sulla presenza di un autore in un altro autore. Una volta che l’opera – e l’autore per mezzo di essa – ci emoziona, rintracciarne una qualche specie di eziologia appare se non altro secondario. Quando la particolare combinazione delle parole riesce a commuoverci, non vi è forse motivo di decomporla: basta così com’è."
    E’, me ne rendo conto, una specie di lastra tombale, ma oggi mi va così
    caterina

  26. elletibi ha detto:

    Cara gabrilu, non direi proprio che si tratti di cose fra loro scollegate o divergenti: sono stato educato a pensare che si può affrontare un problema interpretativo o di valutazione della validità/condivisibilità di intepretazioni altrui solo dopo aver fatto chiarezza sui testi di riferimento (affrontando un problema che, volendo gratificarsi, si può definire storico-filologico). 
    Così ho cercato di fare e, grazie anche all’apporto di Andrea, mi sono convinto che:
    1) Gadda rimase certamente turbato ed agitato dalla lettura della Introduzione di Contini (allora bastava assai poco a turbarlo), ma non perché ritenesse che "Contini non aveva compreso né La Cognizione del dolore né la Recherche"; anzi si direbbe proprio per la ragione opposta, temendo che uno svelamento troppo brusco potesse offendere la sorella (e gli abitanti di Longone, messi sullo stesso piano);
    2) le modifiche chieste da Gadda sono – come ho già segnalato –  del tutto marginali, e marginali sono le varianti apportate da Contini, da lui stesso descritte come tali nell’articolo "Ancora sulla Cognizione", ora in Quarantanni d’amicizia; e analogamente marginale era il mio desiderio di poter confrontare i testi delle 2 Introduzioni (ad Oxford, quando frequentavo e quando gli studi erano una cosa seria, lo avrebbero definito "solo un prurito di culo"; i fini psicologi della Sorbona avrebbero invece più acutamente parlato di un alibi per giusticare l’acquisto della CdD 1963 della quale ero deplorevolmente sprovvisto);
    3) la miglior definizione dell’atteggiamento di Gadda nella circostanza mi pare sia quella che ne fa Contini  a conclusione dell’articolo che ho appena citato, dove le descrive come "uno scrittore attanagliato dalla doppia branca della sincerità e della paura";
    4) sulla questione di merito (Citati vs. Contini)  io un’opinione me la sono fatta, ma – avendo letto solo parzialmente Proust(^), come ho pubblicamente confessato – mi devo fermare ed attendere che si pronuncino i tanti dottori in utroque.

    Cara caterina, la tua citazione è tutt’altro che un epitaffio, è anzi – ma tu lo sai bene – un’ulteriore provocazione che spero non sarà lasciata cadere…

    (^)[Ho trovato recentemente motivo di consolazione per la mia "incompiuta" nell’apprendere da Roscioni in particolare di gadda che ignoravo: "Tutti sanno che non ha finito di scrivere quasi nessuno dei suoi libri: meno noto è che solo raramente ha letto fino in fondo i libri degli altri"]
     

  27. gabrilu ha detto:

    Caterina, altro che lastra  tombale! Tu maliziosamente  spalanchi non una porta ma un portone, lanci un’esca davvero  gustosa, ma io mi guardo bene dall’abboccare 
    Già, perchè il capoverso che hai citato non è che una escusatio, un artificio retorico  per l’autore del saggio per     poter  poi serenamente e in tutta tranquillità   dedicarsi   proprio alla   "presenza di un autore in un altro autore"   
    Citazione per citazione: il capoverso che hai riferito è seguito immediatamente da:

    "Eppure – chissà? – provare a dimostrare come una grandezza si ripercuota in un’altra grandezza può, se non aiutare, arricchire la lettura e l’interpretazione di un’opera. Per quanto sempre in agguato sia il rischio del sofisma, sostenere che, una volta nota l’influenza di uno scrittore in un altro scrittore, si possa essere in grado di intonare diversamente una sua frase, non ci appare capzioso né sofisticato: le parole nascondono armonici impensati. Ecco dunque la ragione della nostra analisi: Leopardi in Gadda non tanto per spiegare, quanto per impreziosire, per proporre un’intonazione particolare."

    Cosa che io (ma ho proprio bisogno di dirlo?) condivido in pieno, essendo   l’esplorazione delle  connessioni, delle convergenze o divergenze autori e  testi diversi  uno dei  miei sport mentali preferiti 

    Caterina, mi rendo conto di avere  almeno in parte abboccato alla tua esca  e dunque mi affretto a ritirarmi  in dignitoso riserbo.
    Ciao 🙂

    elletibi
    Mi pare di  ricordare   di averlo  letto anch’io da qualche parte, che Gadda  raramente terminava la lettura  dei libri degli altri. Non mi pare una cosa strana, devo dire: se uno  è  — sia per convinzione razionale o perchè così di fatto  si comporta  —  per la  "non definizione", la "non compiutezza"   non c’è da stupirsi più di tanto che lo  sia  e come  scrittore e  come lettore.
    Ciao  🙂

  28. utente anonimo ha detto:

    gabrilu mi sembra una di quelle mamme (sono in tema, quindi) che, dopo aver lusingato i suoi bambini con lodi non del tutto meritate (come siete stati bravi oggi) li esorta a smettere di giocare per andare a fare i compiti: lei baderà alla casa e preparerà la merenda. Ma non sembra essersi accorta che alcuni si sono persi per strada, caterina vorrebbe che fosse mamma ad aiutarla ed elletibi continua a giocare con secchiello e paletta e fa tortine di fango (storico filologiche, s’intende). E poi ha detto culo e non merita la merenda.
    Mauro

  29. elletibi ha detto:

    Qual era il compito, Mauro? O dovrei dire "Curly", dal momento che mi ricordi molto, troppo da vicino quel personaggio del fumetto B.C. che si autodefiniva "maestro di umorismo sarcastico"?
    Si trattava forse di votare alle primarie e di scegliere fra Citati e Contini?
    Oppure di partecipare ad un quiz per decidere chi ci piace di più fra Gadda e Proust, rispondendo a domande del tipo:
    a) cosa scegliereste fra un robusto piatto di risotto patrio ed una delicata ed evocatrice madeleine?
    b) preferite gli autisti di taxi o gli appetitosi garzoni di salumiere?
    c) volete più male alla mamma o al babbo?
    e così via.
    Però prima di tutto devi chiarire natura e caratteristiche della "merenda", se no chi si mette a lavorare?
    Una cosa però l’hai indovinata: mi piace davvero far tortine di fango, ed a conferma di ciò, ma solo se gabrilu mi assicura che lo pubblicherà sul suo blog, posso inviarle un raro Portrait of the Ayatollah as a Young Man raffigurato ai giardini di piazza Pallone con gli strumenti di lavoro (secchiello e paletta) mentre si avvia con passo ancora un po’ traballante verso la ricerca storico-filologica.

  30. utente anonimo ha detto:

    Io ci avevo provato, lo ammetto, ma siete tutti troppo bravi per me. Non infierite, però: e spero che il riferimento al Portrait non sia il preludio all’ingresso in aula di un altro autorevolissimo sedicente matricida letterario. 
    In ogni caso vi ringrazio per avermi fatto pensare ad altro che non siano solo le frustrazioni che mi derivano quotidianamente (oltre che dalle telefonate di mamma, espertissima allevatrice dei miei sensi di colpa) dalla lettura dei giornali alla quale non posso sottrarmi perchè fa parte del mio lavoro. Dai ringraziamenti è escluso Mauro, il cui intervento non mi è piaciuto nè oer il tono nè per il contenuto.
    caterina   

  31. gabrilu ha detto:

    Mauro
    Ti hanno già risposto (e bene)  Caterina ed  Elletibi.
    Non ho nulla da aggiungere

    Caterina
    Non parlarmi di giornali, telegiornali  e affini che sprofondo subito in depressione
    Io sono già in overdose la mattina alle otto, dopo aver sentito  la rassegna stampa internazionale e poi quella nazionale su RaiTre… 
     
    Elletibi

    Ostriche Occhiute Osservano Oscuri Orizzonti
    (Dalle  Poesie Alfabetiche di B.C.)

    P.S. Sugli autisti di taxi ho  studiato e mi sento preparata, ma nulla sapevo di  "appetitosi garzoni di salumiere". Sono ancora qui che rido 

  32. elletibi ha detto:

    Sono certo che ti sei distratta un po’, gabrilu, perché sicuramente non ignori che il commendator Angeloni, alto funzionario der Ministero dell’Economia Nazzionale ed uno degli abitanti del palazzo de li pescicani, a via Merulana: ar ducentodiciannove…– fu a lungo interrogato (con gran sussurro dei casigliani e dei colleghi dell’Economia) negli uffici di Santo Stefano del Cacco per il sospetto andirivieni nel suo appartamento di garzoni di pizzicagnolo (maschietti co la parannanza bianca), uno dei quali era stato visto far da palo sulle scale in occasione della rapina alla vedova Menegazzi. E certamente sai che Gadda si divertì ad attribuire all’imbarazzato commendatore alcuni suoi tratti fisici ed alcuni aspetti del suo carattere, tra i quali la sua passione gastronomica.

    Povera caterina, fai davvero un lavoro terribile, forse non tanto terribile come quello di Bartleby (Bartleby had been a subordinate clerk in the Dead Letter Office …) ma forse tale da poter produrre, a lungo andare, quelli che una volta si chiamavano "disturbi nella sfera della personalità". Difenditi quindi, cerca un antidoto, fai qualcosa insomma. Quanto a Joyce non era mia intenzione richiamare l’Ulysses e passi come il famoso: Agenbite of inwite. Conscience. Yet here’s a spot. Però, visto che mi ci hai fatto pensare… No, sto scherzando; e poi mi sono trovato un altro impegno. Saluti a tutti e buone letture

  33. utente anonimo ha detto:

    Difendermi? Una volta avevo pensato di cambiare i titoli della mia rassegna stampa ed a casa un sabato ci avevo provato con risultati non male. Ma i miei donatori di lavoro non sono spiritosi, non credo abbiano letto Saramago e non si limiterebbero ad assegnarmi un affascinante supervisore con il quale avviare una torrida storia d’amore. Ma adesso lasciatemi finire di lavorare che se no mi capita un guaio
    caterina 

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