L’ARTE DEL TACERE

Francois de La Rochefoucauld

Dalla IV Riflessione (“La conversazione”) di François de La Rochefoucauld

“E’ necessario osservare che non tutti i tipi di conversazione, per decorosa e intelligente che sia, si adattano egualmente a tutti i tipi di interlocutori: bisogna scegliere l’argomento adatto a ciascuno e scegliere anche il momento adatto per trattarlo.

Ma se parlare è un’arte sovrana, tacere non lo è da meno. C’è un silenzio eloquente che certe volte serve ad approvare oppure a condannare; c’è un silenzio beffardo e un silenzio rispettoso […] Il segreto di servirsene bene lo conoscono in pochi e certe volte sbagliano anche quelli che ne stabiliscono le regole; la più sicura, secondo me, è non averne nessuna immutabile, mostrare piuttosto negligenza che affettazione in ciò che si dice, ascoltare, parlar poco e non sentirsi mai costretto a parlare”

 

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15 risposte a L’ARTE DEL TACERE

  1. librista ha detto:

    Certo, giusto, citazione tempestiva, necessaria e pregnante visti gli sproloqui che imperversano!!
    ps Divorate prime 120 pagine taccuini di guerra! ciao

  2. utente anonimo ha detto:

    Abbi pazienza Gabrilu.  Un bel tacer non fu mai scritto,  è sempre di attualità.
    PS: mi ero dimenticato di dirti che anch’io mi sono procurato i Carnets de guerre e Pour une juste cause.
    Buona lettura a tutti.
    Andrea
     

  3. stephi ha detto:

     un veloce ma sentito saluto, gabriella!
    Questo post mi fa tornare in mente Arvo Paert, del quale mi è rimasto impresso il suo puntare sulle pause in musica come luogo dove la musica a delle volte raggiunge intensità massima. è un po’ questo, no?

    i tuo blog è lettura giornaliera anche se spesso in silenzio, ma appunto….

  4. gabrilu ha detto:

    librista, Andrea, Arden, Stephi

    il bel commento di  Stephi m’ha  fatto venire in mente un bel passaggio  a proposito dell’importanza del silenzio nella musica.
    Appena ho un po’ di tempo vado a cercare e  poi  magari    vi propongo la citazione esatta  di quel che  mi frulla nel cervello.
    Ciao  🙂

  5. annaritav ha detto:

    Oramai si moltiplicano le occasioni nelle quali dovrebbe essere messo in partica il prezioso consiglio.
    Grazie per averlo riproposto
    Salutissimi, Annarita

  6. stephi ha detto:

    certo che il passaggio dalla contemplazione della pause in musica alla poesia è breve e abbastanza diretto. frequentando il forum di fahrenheit mi sono imbattuta oggi in questo bellissimo video di Mariangela Gualtirei che voglio inoltrarVi perché ha molto a che fare con il silenzio!
    io la conobbi un ca. 3 anni fa assistendo ad uno suo spettacolo teatrale "Passaggio con fratello rotto" che mi sconvolse e mi si incise indimenticabilmente nella memoria…

  7. gabrilu ha detto:

    Stephi grazie per il link. Non conoscevo qusta artista, e il video mi è sembrato molto interessante.
    Ciao  🙂

  8. utente anonimo ha detto:

    A proposito di musica e pause Gian Francesco Malipiero ha scritto un brano musicale dal significativo titolo: Pause del silenzio.
    Andrea

  9. carloesse ha detto:

    Se è per questo John Cage ha portato all’estremo questo discorso musicale sul silenzio con la sua composizione 4’33", per strumenti qualsiasi, visto che consiste nel non suonarli. Un’opera che è al culmine della sua ricerca sul silenzio assoluto e sull’impossibilità di raggiungerlo (rimangono i rumori di sottofondo, le pulsazioni dei corpi, i rumori casuali, quelli del pubblico in una sala da concerto, quelli della natura o della città se all’esterno). Questa casualità, per quanto irritante, è estremamente rivoluzionaria: è l’ascoltatore a decidere cosa sia musica e cosa non lo sia.
    Tuttociò ha indubbiamente più rilievo per la percezione o per la filosofia che per il risultato musicale, mirando a minare alle basi la nostra concezione estetica.
    La Rochefoucauld ovviamente non avrebbe potuto mai aver ascoltato Cage.
    Forse però Cage potrebbe aver letto La Rochefoucauld.

  10. gabrilu ha detto:

    Andrea, non conosco questo brano  di Malipero ma  già il titolo mi sembra come si suol dire "tutto un programma"

    carloesse
    Ecco, mi dispiace  ma su Cage   proprio non ti seguo.  
    La produzione (non saprei definirla in altro modo) di Cage proprio  non la sopporto.
    Sono andata un paio di volte in teatro ad ascoltare quella roba dal vivo  (per la serie: "non facciamoci mancar nulla, ohibò!")  ma ho scoperto che  scatenava in me  istinti  omicidi, e da allora ho evitato di rinnovare  l’esperienza 

  11. carloesse ha detto:

    Cara Gabrilu, se è per questo non mi seguo neanch’io.
    Nel senso che non ho mai detto che Cage "mi piaccia". Anzi: lo trovo anche io estremamente irritante, e nel mio intervento c’era un filo di ironia, che speravo si cogliesse dalla conclusione. Se non è così vuol dire che sono un pessimo ironista.
    Nei fatti credo anche io che i suoi risultati siano pessimi sotto il profilo estetico. Il punto è che lui voleva distruggere il nostro concetto di estetica, e quindi che se ne fregava altamente del nosto punto di vista. La cosa potrebbe pur lievemente interessarmi dal punto di vista filosofico (anche se alla fine le considero le tipiche masturbazioni intellettuali), ma certamente poco o nulla dal punto di vista musicale.
    Non mi sognerei mai di andare a un concerto di Cage.
    Personalmente ritengo che spesso le avanguardie, e in genere molto facilmente quando portano il loro discorso all’estremo, si cacciano volentieri in un vicolo cieco.
    O, in questo caso, in un vicolo sordo. 

  12. utente anonimo ha detto:

    Gabrilu, visto che si stava discorrendo dell’importanza del silenzio e delle pause silenziose nella musica, volevo fare dello spirito (?) ricordando che c’era anche la musica che in effetti è una pausa del silenzio.  Le Pause del Silenzio di Malipiero , lascio parlare l’Autore, ‘vennero concepite nel 1917 durante la guerra, quando era più difficile trovare il silenzio e quando, se si trovava, molto si temeva di interromperlo sia pure musicalmente.’
    Recentemente a Milano, per rimarcarne l’importanza, sono state eseguite insieme alla V di Mahler alla quale si possono avvicinare oltre che per il clima storico anche per l’uso insolito di una fanfara di apertura sia nel primo tempo di Mahler che all’inizio delle sette Pause del Silenzio.
    A proposito del povero John Cage, pur convenendo di massima col vostro giudizio, cercherei di salvare le prime composizioni per strumenti a percussione e vari tipi di piani preparati quando ancora era fresco degli insegnamenti ricevuti da Arnold Schoenberg e non aveva ancora smarrito del tutto il buonsenso.
    Andrea

  13. carloesse ha detto:

    Malipiero è un compositore della massima importanza. Proprio qui in Italia dovrebbe essere ampiamente rivalutato. Non ho mai ascoltato le sue "Pause del silenzio" (in effetti conosco solo qualche quartetto e la Sinfonia del mare) ma questa segnalazione di Andrea mi ha molto incuriosito.
    Cercherò di tappare la falla.

  14. gabrilu ha detto:

    carloesse
    Mi sento tutta racconsolata,  nel leggere che stavi solo scherzando, a proposito di Cage  
    E spassosa la definizione di "vicolo sordo" 

    andrea, anche a me è venuta voglia  di conoscere questo "Pause del silenzio" di Malipiero.
    Molto  bello il brano  che hai citato.

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