LA PESTE BRUNA. DIARI 1931-1935 – KLAUS MANN

Klaus Mann Erika Mann

Klaus e Erika Mann, c. 1928–1932
Ph. Lotte Jacobi
Dietmar Siegert Collection,
Copyright ©2009 National Gallery of Art, Washington, DC

Klaus Mann Diari
Klaus Mann comincia a scrivere il suo diario intimo a 25 anni.

Questo volume contiene solo la prima parte dei Diari di Klaus, quella che va dal 1928 al 1935.

Nei Diari, egli non esita a mettere a nudo la propria anima.

Sono pagine che ci mostrano lo spirito irrequieto dell’autore di bellissimi romanzi come Il vulcano o di quel Mephisto ispirato alla figura dell’attore e regista Gustav Gründgens — ex marito della sorella Erika — che aveva aderito al nazismo per non sacrificare la propria carriera e che è stato poi trasposto sullo schermo nel 1981 con il bel film di Istvan Szabó magnificamente interpretato da Karl Maria Brandauer.

Pagine di diario scritte nel momento del crollo dell’universo della giovinezza di Klaus quando a Monaco, la città in cui egli vive, si assiste al disfacimento  della Repubblica di Weimar mentre nei cabaret ci si batte a colpi di lancio di confetti.

Nelle pagine di questo diario fittissimo, frenetico, troviamo una miriade di informazioni perchè in esso è rappresentata, attraverso la scrittura e lo sguardo di Klaus, un’ intera epoca.

Leggendo i Diari ci si trova, all’inizio, molto spaesati. Non si tratta di una lettura facile.

Il materiale non è elaborato. Klaus butta giù annotazioni telegrafiche, i riferimenti di contesto sono molto scarsi e le pagine pullulano di sigle e di abbreviazioni. Per fortuna, però, il volume degli Editori Riuniti presenta un eccellente ed utilissimo apparato di note esplicative e un’ottima prefazione di Marino Freschi.

Molte delle annotazioni contenute nei Diari serviranno per la redazione de La Svolta, la bellissima autobiografia che verrà pubblicata per la prima volta nel 1942.

I Diari sono zeppi di nomi, eventi, luoghi, aneddoti.

Si possono però individuare alcuni filoni dominanti e temi ricorrenti.

Il rapporto con il padre, per esempio.

Klaus era il primo figlio maschio di Thomas Mann, nato un anno dopo  Erika, la sorella alla quale fu legato sempre da un affetto così profondo da far pensare, ad alcuni, persino a caratteristiche incestuose.

Nei diari ci sono moltissime annotazioni (mai irriverenti) che riguardano il padre Thomas che Klaus chiama (come da sempre hanno fatto tutti i ragazzi di casa Mann) “Il Mago” ed i suoi rapporti con il nazismo avanzante.

Il rapporto con il nazismo, l’atteggiamento da tenere nei confronti dei nazisti e nel momento del disfacimento della Repubblica di Weimar, le discussioni sulla opportunità se non addirittura della necessità, per la famiglia Mann, di lasciare la Germania e di rifugiarsi all’estero cominciano, da un certo momento in poi, ad essere l’argomento principale delle discussioni in casa Mann e con i loro ospiti.

Da tenere presente anche che Katia Mann, moglie di Thomas e madre di Klaus apparteneva ad una ricca famiglia ebrea di Monaco, per cui il problema ebraico era molto presente nella famiglia Mann.

La parola “emigrazione” viene pronunciata per la prima volta il 19 dicembre 1931 ad una cena in casa Mann a Monaco; tra gli ospiti c’è anche il direttore d’orchestra Bruno Walter, legatissimo alla famiglia.

Da quella sera la parola “emigrazione” diventa ossessiva e ricorrente. Thomas esita, gli costa troppo lasciare la Germania, il suo mondo. Si deciderà a partire appena in tempo e quando la situazione è ormai precipitata.

Al contrario, Klaus mostra una grande preveggenza e lucidità politica. Egli infatti già alla fine del 1931 annota: “Sempre politica oltre gli affari”.

Ma l’esistenza di Klaus è contrassegnata anche, da un certo momento in poi, dalla droga dalla quale diventa sempre più dipendente e dall’omosessualità.
Le avventure omoerotiche vengono esibite provocatoriamente e di molte di esse Klaus fornisce, nelle pagine dei Diari, descrizioni ricche di particolari.

Intanto, tutti i salotti d’Europa sono aperti, per il figlio di quello che viene considerato il più grande autore tedesco vivente, a cui nel 1929 è stato conferito il Premio Nobel.

Klaus ha la possibilità di frequentare e di corrispondere con gli intellettuali e gli scrittori più rappresentativi del suo tempo. I Diari sono un turbinìo di nomi: da Crevel a Cocteau a Giraudoux a Gide a Julien Green e innumerevoli altri a quelli di lingua tedesca che Klaus ammira, che considera suoi Maestri: per esempio Stefan George, Gotfried Benn, Stefan Zweig.

Con alcuni di essi però ad un certo punto arriva alla rottura ed allo scontro verbale proprio a proposito dell’atteggiamento da loro tenuto nei confronti di Hitler e dei Nazisti. Questo avviene soprattutto con Gotfried Benn, da lui giudicato troppo condiscendente nei confronti del nazismo e con Stefan Zweig, al quale invia una lettera dai contenuti molto forti e a proposito del quale scriverà “Un altro vigliacco che si tira indietro”.

Gotfried Benn, molti anni dopo, si trovò ad ammettere in La doppia vita: “Quel ragazzo di ventisette anni aveva valutato la situazione, era stato più chiaroveggente di me”.

L’ebreo Zweig si rese conto anche lui di quanto giusto avesse visto Klaus Mann e riuscì a fuggire dall’Austria ormai occupata dai nazisti appena in tempo per non essere travolto dalla catastrofe.

Uno degli aspetti più singolari e inquietanti dei Diari è costituito dal grande numero di sogni che Klaus vi annota. La maggior parte si tratta di incubi, incubi eloquenti e profetici dell’approssimarsi del terrore nazista.

Klaus Mann lascia la Germania il 13 marzo del 1933.

La sua esistenza, così come viene fuori dai Diari, mostra una singolare, affascinante ma anche drammatica oscillazione tra una precoce maturità intellettuale, una lucidissima capacità di analisi politica ed uno stile di vita da dandy viziato, un mixing che si esprime attraverso una febbrile, nevrotica attività, un’esistenza stracolma di incontri, impegni, incarichi, progetti.

Eppure, dal 1933, questo dandy figlio di Thomas Mann si trasforma in vero intellettuale europeo, coinvolto lucidamente nella lotta antifascista.

Fino al suicidio, avvenuto il 21 maggio del 1949 in un albergo di Cannes, incarna una generazione profondamente impegnata e profondamente ossessionata dalla morte.

La lettura del Diario di Klaus spinge anche, in qualche modo, alla compassione per questo giovane uomo colto, intelligente, sincero; per questo tedesco che amava profondamente la Germania ma che forse proprio anche per questo ha saputo, molto prima di tanti altri intellettuali decifrare il nazismo e lottare contro di esso addirittura prima che il Terzo Reich consolidasse il suo potere.

Nella sua autobiografia Klaus, ricordando quei giorni, scriverà:

“Non capivo più i tedeschi! Ma non ero forse un tedesco anch’io? Certo lo ero; e non per la lingua soltanto. La cultura tedesca aveva formato la mia visione cosmica, la mia individualità spirituale, o quanto meno l’aveva influenzata in modo decisivo. Una casa paterna come la mia, un’infanzia sotto il segno dei canti e delle fiabe tedesche, una giovinezza trascorsa con Novalis, Hölderlin, George; come potevo esssere estraneo allo spirito tedesco? […] La Germania mi era divenuta estranea e io ero uno straniero in Germania prima ancora di essermi definitivamente staccato da lei”

E’ un vero peccato che — almeno per quel che ne so io — in Italia non risulta essere stato pubblicato anche il secondo volume dei Diari, quello che va dall’anno dell’esilio al suicidio.

In Francia non solo i Diari sono stati tutti pubblicati integralmente, ma proprio di recente è stato pubblicato dall’editore Daniel Arsand Contre la barbarie, un volume che raccoglie saggi, conferenze, cronache, articoli e lettere di Klaus Mann dal 1925 al 1948 tradotti dal tedesco al francese da Dominique Laure Miermont.

  • Klaus MANN, La peste bruna. Diari 1931-1935 (Tit. orig. Tagebücher 1931-1935), traduz. di Matilde de Pasquale, Prefazione di Marino Freschi, p. 368, Editori Riuniti, Collana Biblioteca di storia, 1998, ISBN: 8835945658, ISBN-13: 9788835945659 >>

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8 risposte a LA PESTE BRUNA. DIARI 1931-1935 – KLAUS MANN

  1. utente anonimo ha detto:

     Preziosissima quanto profondamente inquietante testimonianza. Non so perché ma il mio pensiero è piombato subito su "L’eletto", non appena è affiorata quella sottile e misteriosa trama tra i due fratelli, forse gli stessi che durante la vacanza italiana dello scrittore combattevano il sonno nell’attesa del numero magico tanto atteso? Certo che mi hai davvero incuriosito e poi una fine così tragica… Intanto su Abebooks ho trovato il testo dei diari disponibile, penso che sia lo stesso edito da Firenze Libri. Peccato per quel periodo mancante.
    Cordialità,
    luigi

  2. gabrilu ha detto:

    Luigi, il collegamento con  L’eletto  è giustissimo e inevitabile.
    La  storia di almeno tre generazioni della famiglia Mann presenta una serie impressionante di suicidi e di fantasie incestuose più o meno agite, come ha mostrato  in maniera eccellente Marianne Krull nello splendido libro Nella rete dei  maghi, la cui lettura è assolutamente imprescindibile per chiunque si accosti a questa straordinaria famiglia.
    Se ti va di dare un’occhiata, ne ho parlato  qui.

    Ripeto quello che avevo già scritto in quel post, e che cioè  dopo aver letto il volume della Krull è inevitabile  trovarsi a riconsiderare  tutta l’opera di Thomas (e non solo  L’eletto) con occhi completamente diversi.
    Ciao e grazie 🙂

  3. utente anonimo ha detto:

     Questo spazio che gestisci è una miniera di informazioni preziose. Grazie anche per la segnalazione dell’altro testo, che non conoscevo. L’amore per Mann è ereditato da una profonda passione di mio padre: posseggo parecchie edizioni anche parecchio antiche e sto continuando ad approfondirlo. Questo lato del suo alveo famigliare, così complesso e doloroso, mi mancava.Ti chiederei anche se sai qualcosa del testo "Lettere a Paul Amann" di Thomas Mann, riguardo ai contenuti e al tipo di tematica affrontata. Mi incuriosisce parecchio.
    Saluti cordiali.

  4. gabrilu ha detto:

    Luigi, ho letto e amato Thomas Mann  da tanti, tanti  anni.
    Poi però ho scoperto  il  fratello Heinrich, e Klaus.
    Eccellenti scrittori, stili molto diversi.
    Ho imparato a  pensare ai  Mann  come  ad un  "rete", e da allora mi si è spalancato un  mondo.

    Non ho letto  le lettere  a Paul Amann (forse perchè quando le ho cercate non le ho trovate,  adesso non ricordo).

    Però appena ho un attimo di tempo vado a spulciare il libro della Krull e vedo quello che ne dice lei.

    Ciao e grazie 🙂

  5. alexandra3 ha detto:

    George ha scritto un magnifico Anno dell’anima. Ho in casa il libro con la traduzione di Leone Traverso (eredità paterna). Non mi piace invece la sua posizione in politica. Klaus Mann mi interessa molto e penso che la sua critica agli altri intellettuali incapaci di reagire sia coraggiosa.
    Curtius ha scritto pagine magistrali (anche se non del tutto condivisibili) sullo spirito tedesco, in contrapposizione a quello francese. Era anche una lotta tra filologi. Una lavoro di filologia ed esegesi ha salvato questi Diari che ho intenzione di leggere. Mi sono sempre piaciuti i journaux intimes.

    Alessandra

  6. utente anonimo ha detto:

    Grazie! E' una bellissima introduzione alla lettura di un personaggio affascinante e complesso che ci aiuta ad entrare nella vita, nell'atmosfera, nella cultura che si respirava in Germania negli anni 20-30. Mi è stata di aiuto anche la lettura di Victor Klemperer con la sua diaristica sterminata. Si tratta di riuscire a capire determinati periodi della storia dal di dentro. E' quello che cerco di fare ma non sempre è facile trovare le traduzioni.

  7. dragoval ha detto:

    Dopo tempo immemore, se del volume de La peste bruna non vi è più traccia , La svolta , almeno, è stato ripubblicato quest’anno.
    Deo gratias .

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