PER UNA GIUSTA CAUSA – VASILIJ GROSSMAN [Prima Parte]

Vassilij Grossman Pour une juste cause
Vasilij GROSSMAN, Pour une juste cause (tit. orig. Za pravoe delo), traduz. dal russo al francese, prefazione e note di Luba Jurgenson, p.633, Editions L’Age d’Homme, Collection Au coeur du monde,2008, ISBN-10: 2825138398 ISBN-13: 978-2825138397

Come ho già accennato in un post precedente, chi legge Vita e Destino  di Vasilij  Grossman  ha spesso l’impressione che molti particolari delle vite dei protagonisti non vengano forniti e che certe storie manchino di un antefatto che l’Autore lascia all’intuizione del lettore.

Tutto però diventa chiaro sapendo che Grossman in realtà ha già cominciato il suo racconto in un altro romanzo, Per una giusta causa, prima parte di una dilogia di cui Vita e destino è la naturale continuazione.

Purtroppo, però, Per una giusta causa non è mai stato tradotto in italiano.

Ho letto il libro in francese edito dalla casa editrice svizzera Age d’Homme, la stessa che per prima diede alle stampe in Occidente (prima in russo e poi in francese) Vita e Destino arrivato in Europa dopo  mille traversie di cui ho parlato.

Spero proprio che qualcuno provveda al più presto alla traduzione italiana perchè se è innegabile che il capolavoro di Grossman è Vita e Destino, Per una giusta causa non solo contiene pagine memorabili, ma è anche un complemento fondamentale per comprendere sia l’ampiezza dell’affresco che Grossman ha delineato sui totalitarismi ed in particolare sugli anni della guerra tra Hitler e Stalin sia per misurare — attraverso le analogie e le macroscopiche differenze che ci sono tra i due romanzi — la profondità ed il travaglio del cambiamento personale ed ideologico di  Grossman.

Anche per questo romanzo, già come per Vita e Destino, non mi è proprio possibile essere breve e ad esso dedicherò più di un post.

Innanzitutto è molto importante conoscere la genesi dell’opera ed il contesto storico-politico in cui avvenne la sua stesura e la pubblicazione.

Perchè anche Per una giusta causa ha avuto una storia molto avventurosa e travagliata. Al punto tale che, mentre combatteva con le lungaggini e gli ostacoli che gli venivano posti per la pubblicazione, Grossman sentì il bisogno di scrivere un Diario dei progressi di un manoscritto.

Provo ad andare con ordine.

Nell’estate del ’42, la 6° armata tedesca di Paulus arriva davanti Stalingrado, ultimo bastione per superare il Volga. Mai nessun invasore ha violato così in profondità il suolo russo.

Grossman, scrittore sovietico di onesto talento, come tanti altri suoi colleghi partecipa attivamente alla guerra; con il grado di luogotenente-colonnello, viene mandato al fronte come inviato speciale di Stella Rossa, il giornale dell’Armata Rossa e partecipa a tutti gli avvenimenti più importanti, dalle ritirate all’offensiva ed alla presa di Berlino.

Nel 1942 si trova a Stalingrado. Il suo grado ed il suo ruolo gli permettono di mettersi in contatto con tutti i tipi di combattenti, dagli alti gradi dei Quartieri Generali fino agli anonimi soldati degli avamposti sulle linee del fronte.

I suoi taccuini sono zeppi di appunti.

Grossman comincia a trasformare il suo materiale in una forma narrativa lavorando ad un grande romanzo già a partire dal 1943, ma si dedica completamente a quest’opera (per la quale ha pensato al titolo Stalingrado) nel 1948-49.

John e Carol Garrard —  autori della eccellente biografia di Grossman Le ossa di Berdicev dedicano parecchie pagine alle vicissitudini del manoscritto e della sua pubblicazione.

La storia è lunga e troppo  complicata per riportarla tutta qui, ma è importante accennare ad almeno alcuni passaggi chiave.

Estratti del romanzo vengono pubblicati su due riviste settimanali, ma è quando si tratta di pubblicare l’intera opera su Novyj Mir che arrivano i guai.

Il caporedattore Simonov muove al manoscritto critiche pesantissime che nulla hanno a che fare con la letteratura ma sono esclusivamente di ordine politico-ideologico.

Anche Tvardovskij, il nuovo caporedattore che succede a Simonov, è molto critico.

Tornerò (ma solo alla fine)  su queste critiche che sono molto illuminanti sia per comprendere il clima politico in cui Grossman si trovava a lavorare sia perchè capire quale livello di compromessi lo scrittore dovette accettare pur di vedere pubblicata la sua opera e su quali punti si dimostrò invece irremovibile aiuta a valutare meglio le profonde differenze che ci sono tra questo Per una giusta causa e Vita e Destino.

Finalmente, dopo una serie infinita di ostacoli burocratici, difficoltà di censura, problemi di ogni genere — Grossman, esasperato, arriva al punto di scrivere direttamente a Stalin senza peraltro ottenere alcuna risposta — il romanzo esce in quattro puntate consecutive su Novyj Mir tra luglio e ottobre del 1952.

Tra tagli e compromessi vari, al romanzo è stato cambiato anche il titolo: invece che Stalingrado, il titolo adesso è Per una giusta causa, espressione usata da Molotov nella guerra di propaganda contro la Germania nazista.

All’inizio, sembra andar tutto bene: Per una giusta causa è accolto da un vero e proprio coro di lodi, ottiene un successo straordinario e davanti alle librerie del Paese si creano code di lettori in attesa di mettere le mani su ogni nuovo numero della rivista.
Ricordo che Grossman era un giornalista molto amato dai lettori di Stella Rossa, le sue corrispondenze dal fronte erano sempre state seguitissime.

Si parla del romanzo addirittura come probabile candidato al Premio Stalin.

Dopo appena qualche settimana, però, la Pravda sferra una serie di pesantissimi attacchi sia al romanzo che a Grossman come persona; il redattore capo di Novij Mir Aleksandr Tvardovskij si reca di persona da Grossman per fargli notare come si parli troppo della volontà del popolo e troppo poco del ruolo del partito come organizzatore della vittoria, e come la figura di Stalin non sia messa nel dovuto risalto.

“Grossman passò da potenziale vincitore di un premio a potenziale prigioniero della Lubjanka”, scrivono giustamente i Garrard.

L’attacco della Pravda risulta comprensibile se si pensa che “la grande guerra patriottica” ha nel frattempo lasciato il posto ad una nuova ondata di purghe aggravata da un vero e proprio antisemitismo di Stato.

Stalin ha vietato la pubblicazione del Libro nero che, curato dallo stesso Grossman e da Il’ja Erenburg raccoglieva tutta la documentazione disponibile sul genocidio degli ebrei in Russia: per l’Unione Sovietica la Shoah non deve esistere. La “soluzione finale” degli ebrei voluta dai nazisti viene passata sotto silenzio.

A Praga, nel 1950, c’è stato il processo contro quattordici rappresentanti del partito socialdemocratico, socialista nazionale e popolare che si è concluso con quattro condanne a morte, tra cui quella di Milada Horaková.

A Mosca, l’attore Mihojels è scomparso nel 1948, lo scrittore Peretz Markish viene fucilato nel 1952.

La stampa sovietica ufficiale mette in piedi tutto un battage secondo cui medici ebrei avrebbero ordito un complotto per assassinare Stalin: si tratta di quello che viene chiamato il “complotto dei camici bianchi”.

Grossman diventa, a questo punto, una sorta di appestato che solo la morte di Stalin (5 marzo 1953) salva da un destino che sarebbe stato sicuramente funesto.

Dopo la morte del “Piccolo Padre” le critiche lentamente si attenuano, Grossman viene di nuovo festeggiato, ripubblicato, decorato, ma… lui ormai non sta più al gioco e si getta nella stesura di Vita e Destino.

E succede tutto quello che succede.

Oggi finalmente le due parti dell’epopea che Grossman consacrò a Stalingrado sono finalmente riunite. Due parti, due opere, ma non due volumi della stessa opera. Perchè tra Per una giusta causa e Vita e Destino lo scrittore sovietico è divenuto un clandestino della letteratura, un uomo che ha subito una crisi filosofica e morale talmente profonda da sovvertire le fondamenta stesse della sua percezione del comunismo.

(Continua  >> )

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2 risposte a PER UNA GIUSTA CAUSA – VASILIJ GROSSMAN [Prima Parte]

  1. annaritav ha detto:

    Quante notizie in questo post, hai ragione di volerci tornare sopra. Altri libri da mettere nella lista dei desideri
    Salutissimi, Annarita

  2. gabrilu ha detto:

    Annarita
    Ci sono autori    che  non è possibile  sbolognare con un solo post…
    Beh, a questo  punto,  spero che resisterai  fino all’ultima temporaneamente definitiva puntata di questo mio feuilleton 
     
    Ciao   🙂

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