PER ELISA – MAGDA SZABÓ

Magda Szabo Per Elisa
Magda SZABÓ, Per Elisa (tit. orig. Für Elise), traduz. Vera Gheno, Introduz. Danilo Gheno, Note di Mónika Szilágyi, p.370, Editrice Anfora, 2010, ISBN: 8889076240, ISBN-13: 9788889076248

Magda Szabó, la grande scrittrice ungherese (poetessa, drammaturga, insegnante, critica e nominata per il Nobel) è diventata famosa come narratrice.

Dalla lettura dei suoi libri tradotti e pubblicati in italiano chi, come me, la segue e la apprezza da tempo aveva già compreso che nella sua opera letteraria è presente parecchio materiale autobiografico, ma — con l’eccezione di Abigail — nulla che riguardi la sua infanzia e la sua adolescenza.

Con questo Per Elisa, primo volume di quella che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere il primo di una trilogia rimasta incompiuta per la morte dell’autrice nel 2007, Magda Szabó ci racconta la storia della sua vita dal 1917 al 1935 e ci parla della sua famiglia, degli amici e dei suoi insegnanti nel contesto storico di un’Ungheria che si è appena lasciata alle spalle la Prima Guerra mondiale e che da questa è uscita smembrata e mutilata dal famigerato Trattato di Pace del Trianon.

Da quando è apparso in Ungheria nel 2002, questo libro autobiografico si è affermato presso i lettori ungheresi della Szabó come uno dei più conosciuti ed amati lavori della scrittrice.

Für Elise è stato letto da ragazzi, giovani, uomini e donne maturi, diventando un vero bestseller.

La casa editrice Anfora lo ha pubblicato adesso in italiano corredato da una introduzione di Danilo Gheno e dalle note di Mónika Szilágyi, molto utili perchè nel testo della Szabó si incontrano molte citazioni e riferimenti ad autori, personaggi ed eventi storici ungheresi che non è affatto scontato siano noti alla stragrande maggioranza dei lettori italiani.

La storia di Per Elisa (tornerò in seguito sul significato del titolo) racconta la storia di Magda — o Magdolna, come la chiamano i genitori e gli insegnanti, o Dódi come viene chiamata affettuosamente in famiglia — dall’infanzia e la sua vita scolastica sino al diploma di maturità.

Magda appartiene ad una famiglia della migliore borghesia della cittadina di Debrecen ed i suoi genitori fanno di tutto perchè la loro vivace e intelligente figlia sia felice ed abbia un’infanzia eccezionale.

La Szabó tratteggia bellissimi ritratti dei genitori.

Del padre che — avendo Magda imparato da sola a scrivere ad appena tre anni — insegna alla bimbetta la poetica e la metrica latina facendola esercitare con i piedi metrici più bizzarri e parlando con lei in latino.

Della madre, ex pianista e grande    narratrice e improvvisatrice  di favole che “rigirava l’universo con una mano […] A volte registro intimorita qualche commento dei miei lettori, perchè so che non è indirizzato a me: io, quando parlo ai bambini, con l’inconscio sto semplicemente dando voce alle antiche parole di mia madre, e se riesco a volare, sono le sue ali spezzate che supportano il soggetto”. Per assecondare il gusto della bambina la madre arriva persino a modificare sia le fiabe tradizionali che le storie della Bibbia.

Dopo la prima guerra mondiale, gli Szabó decidono di adottare una bambina di quattro anni, Cécilia Bogdán, un’orfana i cui genitori sono morti durante la fuga dalla Voivodina nel nuovo Stato della Jugoslavia costituito dopo il Trattato del Trianon.

Cécilia, “l’orfana del Trianon” che tutti chiamano semplicemente Cili all’inizio viene accolta malissimo dalla sua coetanea Magdolna che, gelosa, vede in lei una rivale e certo non aiuta il fatto che le due bambine siano completamente opposte, fisicamente ma ancor di più per il carattere.
Cili è biondissima, timida, riservata; si rivelerà molto brava in matematica, molto musicale e con una bella voce da soprano; Magda è bruna, vivacissima, pronta ad apprendere, schietta ed estroversa. Dopo poco tempo Magda però non solo accetta Cili, ma le si affeziona immensamente; le due diventano inseparabili e si amano profondamente come due vere sorelle supportandosi e sostenendosi a vicenda.

Avvenne il miracolo, Oreste trovò il suo Pilade, Achille il suo Patroclo, io la sorella dalla cui perdita non mi sarei mai più ripresa

Magda non è semplice da gestire. A scuola incontra molte difficoltà; ai suoi insegnanti, molto conservatori, la ragazzina non piace.

Il sapere precoce della bambina non ottiene ammirazione e riconoscimenti nè dagli altri membri della famiglia, a cominciare da Béla, lo zio prete “che il mio fresco sapere faceva addirittura indignare” e nemmeno dalla maggior parte degli insegnanti. A scuola, infatti, le sue risposte alle interrogazioni “invece che con lodi erano accolte con silenziosa disapprovazione”.

Essendo cresciuta in un ambiente familiare intellettualmente molto stimolante ed avendo acquisito davvero precocemente un’educazione classica ancora da bambina, Magdolna si trova di fatto ad essere in continua contrapposizione con la maggior parte degli insegnanti che seguono in modo bacchettone le tradizioni della scuola che frequenta, l’Istituto di Educazione Femminile Riformato Gedeon Dóczi.

La mia insolita cultura dell’antichità […] non mi arrecò sempre vantaggio, non nei miei anni di scuola, e nemmeno durante il regno del terrore dopo la guerra perduta; […] i critici cresciuti secondo la dottrina zdanoviana, ferocemente sprezzante verso la cultura latineggiante, mi accusarono di studiare latino all’università a causa della mia inconscia fuga innanzi al marxismo

Con un simile background culturale, è inevitabile che gli anni della scuola risultino pieni di frustrazioni, disillusione e rabbia perchè Magda si ribella, è perfettamente consapevole delle sue conoscenze e capacità nelle materie scolastiche (in particolare quelle letterarie, classiche ed umanistiche in genere) e del suo non comune talento nello scrivere e nel raccontare storie.

Magdolna si ritrova anche emarginata ed esclusa dal gruppo delle compagne di scuola; è la sua prima esperienza di quella che la Szabó chiama “la danza dell’interferenza”:

Era la prima volta che venivo esclusa da qualche comunità. Non sapevo che questa sarebbe stata soltanto un’ouverture, il primo, il primissimo cerchio sul grande specchio d’acqua che era rappresentazione emblematica della mia vita; per la prima volta vi avevano gettato una pietra, dando inizio alla danza dell’interferenza che durerà fino alla mia morte, e che ridarà nuovamente immobilità alla superficie sconvolta dell’acqua soltanto quando non sarò più viva

Questo ritratto della micro-storia di Debrecen e dell’intelligencja calvinista, con le sottili interpretazioni della maturazione delle menti e della psiche delle ragazzine da parte dei genitori, i loro comportamenti, formano una realistica e anche divertente sequenza di eventi.

Per ragazzine che sono state allevate secondo principi intellettualmente liberali, lo stimolo per acquisire la conoscenza/imparare che è stato fornito dalla famiglia non può che entrare in rotta di collisione con i tentativi della scuola di educarle secondo i dettami di una stretta educazione religiosa.

I romanzi, i libri che a Magdolna e a Cili è stato permesso in famiglia di leggere hanno risvegliato in loro un precoce interesse verso il sesso, nasce l’amore.

Dall’appassionata prosa della Szabó emerge dunque la figura di un’allieva dall’immaginazione molto ricca, profondamente versata nel mondo classico antico, coraggiosamente tesa ad emergere, e che fa la sua prima esperienza con l’amore nel momento in cui, appena diplomata, sta per lasciare la scuola di Debrecen per andare a studiare a Vienna.

I molti episodi che si succedono in Per Elisa riflettono però non solo l’acutezza dell’approfondimento psicologico del racconto ma anche la meticolosa descrizione di un certo contesto storico. Il libro ci offre un ampio panorama di frustrazioni individuali e sociali nell’Ungheria post-Trianon, fornendo attraverso l’emergere della coscienza sociale e politica nella giovane Magdolna il senso dei processi che in Ungheria hanno poi condotto alla Seconda Guerra mondiale.

Magda SzaboL’esempio più significativo del libro è, in questo senso, il modo in cui le ragazze del ginnasio sono invitate corrispondere per lettera con cittadini tedeschi con il pretesto di agevolare ad entrambe le parti il perfezionamento della conoscenza rispettivamente del tedesco e dell’ungherese.

Magdolna, sempre entusiasta e pronta a gettarsi nelle nuove iniziative coglie al volo l’opportunità offertale e — nonostante la preoccupazione e i dubbi manifestati dal padre che vede nell’iniziativa proposta dal governo ungherese e da quello tedesco qualcosa di politicamente molto poco chiaro e addirittura inquietante — si lancia in uno scambio di lettere con un certo Fritz Lehner, commerciante di Berlino salvo poi scoprire, tempo dopo, che i dubbi del padre erano fondati e che quello che era stato presentato come un innocente ed utile mezzo per perfezionare la conoscenza linguistica non era che una manovra politica di avvicinamento al Reich tedesco.

Magda scopre infatti che a Berlino non esiste alcun commerciante di nome Fritz Lehner e di aver scambiato lettere con il Capitano Lehner, il cui vero obiettivo era di acquisire informazioni sull’Ungheria post Trianon.

Narrato in prima persona singolare e strutturato con un andamento temporale non lineare ma che procede con una serie continua di flash-back e soprattutto di flash-forward, il libro fornisce molte chiavi di lettura per comprendere la genesi dei romanzi (almeno, di quelli che sino ad oggi sono stati tradotti in italiano), i loro temi ed i loro personaggi. La Szabó dice chiaramente a chi si è ispirata, ad esempio, per l’ Abigail del romanzo omonimo o per la Blanka di Via Katalin o la Caieta de Il momento. Vi troviamo anche la fonte di alcuni nodi tematici che ricorrono spesso nei testi narrativi. Leggendo Per Elisa ho avuto la conferma della giustezza di alcune mie intuizioni riguardo al tema che sarà ricorrente e centrale in molti romanzi della Szabó (penso in particolare a La porta, La ballata di Iza e a Via Katalin) e cioè quello del far del male a qualcuno senza averne avuto l’intenzione ma anzi, al contrario, pensando di fare il suo bene.

In questo libro scopriamo una famiglia Szabó straordinaria e soprattutto una Magda bambina e adolescente che sono sicura nessuno di noi si aspettava.

Per Elisa torna molte volte sul forte legame che c’è tra Cili e Magdolna, legame così stretto da far dire a Magda che insieme formano una sola persona.

Cili divenne una delle quattro colonne portanti della mia vita: se Cili non ci fosse stata, io non avrei vissuto ciò per vivere il quale fui eletta dal destino

Questo legame viene brutalmente spezzato dalla prematura morte di Cili e così, le parole che Magdolna — su richiesta di Cili — ha scritto per il brano Per Elisa di Beethoven — che dà il titolo al libro — costituiscono il filo che percorre e lega la storia delle due sorelle.

“Scrivi un testo per questa melodia, Dódi […] io posso solo improvvisare, ma tu sai davvero scrivere poesie […] questa melodia è così bella: il maestro ha mandato un messaggio a quella ragazza, solo che la sua bacchetta magica di Prospero è il suono, la tua invece è la parola, quindi esprimi tu con le parole quello che lui esprime con le note. Beethoven voleva dire qualcosa del genere, tra le molte altre cose importanti: Io ho servito i tuoi sogni segreti sempre sempre, sempre”

Magda Szabo Debrecen
Alcuni oggetti di Magda Szabó esposti alla scuola riformata Dóczy di Debrecen
(Foto Flickr)
  • Il libro >>
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Informazioni su gabrilu

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11 risposte a PER ELISA – MAGDA SZABÓ

  1. utente anonimo ha detto:

    Non sapevo di questa uscita. Grazie. Corro ad acquistarlo.Vera

  2. utente anonimo ha detto:

    Aspettavo la tua recensione per questo libro appena uscito. Non pensavo però che arrivasse così presto.Grazie e complimenti ancora per questo meraviglioso blog.CiaoMarianna

  3. utente anonimo ha detto:

    Ciao, grazie tantissimo, sei sempre la migliore…Monika (Sz.)

  4. utente anonimo ha detto:

    il mondo della Szabo è interessante, con i legami interpersonali sempre scandagliati a fondo, inoltre mi piacciono molto le autobiografie e sarei tentata di leggere questa; tuttavia trovo lo stile della Szabo , alla lunga, pesante , monotono e infine anche noioso. 

  5. gabrilu ha detto:

    Vera   e MariannaGrazie!Monika  #4Stile  pesante?! Monotono?!  Noioso?!  Mah. Non so che dire se non che  a me non fa assolutamente questo effetto…Ciao  🙂

  6. SLec ha detto:

    non sapevo di questo, non potrò non leggerlo.ho letto "La porta" qualche anno fa, una scoperta bellissima, mi ha ricordato "cinque stagioni" di A. Yeoshua, centinaia di pagine nelle quali non succede moltissimo, ma non ti stacchi.anche "La ballata di Iza" e "Abigail" mi sono piaciuti moltissimo, leggevo lentamente, non avevo voglia della fine.

  7. gabrilu ha detto:

    SLec innanziutto benvenuto, caro  Franz (mammamia, che   nick e avatar che ti sei scelto, mi hai messo   in soggezzzzione  … Ma  andiamo  al dunque: se hai già apprezzato alcuni romanzi della nostra Magdolna, mi sento di assicurarti     che  Per Elisa  sarà  per te una lettura molto piacevole ed interessante,  perchè è un libro che apre… ehm… tante   porte, di questa grande scrittrice ungherese.Peccato, proprio un peccato che  la morte  dell'autrice ci  abbia privato della seconda e della terza parte di questa intrigantissima autobiografia.Ciao  🙂

  8. utente anonimo ha detto:

    Ciao Gabri,la Szabó ha altri due libri propriamente autobiografici: Ókút (Il vecchio pozzo) e Régimódi történet (Una storia di altri tempi).Speriamo che li traducano anche in italiano e che sia Vera Gheno a farlo. Mi dispiace se sono di parte ma pur senza conoscerla di persona devo complimentarmi con lei per le sue traduzioni. Non solo per quanto riguarda la Szabó ma per esempio anche per il bellissimo "Tentazione" di  Székely.Hai per caso già letto i libri tradotti in italiano di Péter Nádas. Cosa ne pensi? ciaoMarianna

  9. gabrilu ha detto:

    Marianna, so che la bibliografia della Szabo è  molto nutrita, vedremo che succede."Tentazione" di Székely è stato  una bellissima scoperta, per me, mi è piaciuto moltissimo e  ho fatto anche un lungo post…Di Nadas non  ho letto ancora nulla, come non  ho letto nulla, ad esempio, di Gyula Krudy. Le mie letture  "ungheresi" fanno molto riferimento agli autori citati ed amati da Sandor Marai,  finora il mio ungherese preferito in assoluto  Mi  incuriosisce molto anche Margit Kaffka….Eh, ci vorrebbero sette vite per leggere anche solo una parte di quello che vorremmo.Ciao e grazie  🙂

  10. utente anonimo ha detto:

    Sono d'accordo con l'utente anonimo del 23.10.2010. Ho letto "La ballata di Iza" e "La Porta" e ora sto leggendo "Per Elisa". Non c'è dubbio che la Szabò sappia fare analisi psicologiche profonde e che il tratteggio dei personaggi sia perfetto, ma lo stile è rigido. Nella sua scrittura io averto qualcosa di poco naturale, come se le situazioni dovesse costruirle, più che narrarle. Faccio un esempio per essere intesa meglio. Ho appena finito "Due" della Nemirowsky. L'analisi psicologica è altrettanto profonda (se non di più perchè affronta lati della personalità anche molto sgradevoli) ma lo stille scorre come l'acqua; si direbbe che scrive come respira. L'esatto opposto della Szabò.Nel caso particolare di "Per Elisa" poi è impressionante come l'infanzia e la giovinezza della protagonista siano un eslcusivo susseguirsi di letture, materie di studio e rapporti con gli insegnanti. Non c'è un solo accenno nel libro ad un gioco che la protagonista faceva da bambina, ad un oggetto o una stanza amata della casa (non descritta) o ad un piatto di cui era golosa; i personaggi (anche quelli di 4 o 5 anni d'età) si muovono come se fossero perennemente intenti ad un dibattito filosofico, più che tra le mura domestiche. Insomma, ilrisultato è uyna lettura un po' noiosa, seppure non priva di stimoli di riflessione.Lella    

  11. gabrilu ha detto:

    LellaL'apprezzamento o meno di  una autobiografia   dipende moltissimo  da quanto di volta in volta condividiamo la  scelta (assolutamente legittima e — a mio modo di vedere  —  insindacabile)  dl che cosa l'autore  vuole/è disposto a rivelare di se stesso.Esistono eccellenti autobiografie diversissime le une dalle altre.Poi c'è, ovviamente, la questione dello stile di scrittura, ed a proposito di quello della Szabo non mi ripeto.Il confronto della Szabo con la Nemirovsky immagino tu lo faccia esclusivamente per lo stile, perchè sui contenuti… quello della N. è un romanzo (anche se in ogni romanzo sono sempre presenti elementi autobiografici), mentre  il libro della S. è un'autobiografia (anche se pure un'autobiogrofia viene sempre, inevitabilmente,  almeno un poco romanzata).Sono rimasta    colpita dal  fatto che tu parli dei familiari, dei parenti e degli amici della Szabo che compaiono nel libro definendoli "personaggi", come se il libro fosse un romanzo in cui i caratteri, le azioni, gli eventi di cui leggiamo fossero stati creati/inventati dall'autrice…Ciao, grazie e spero di rileggerti

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