L’USANZA DEL PAESE – EDITH WHARTON

John Singer Sargent

L’usanza del Paese è un romanzo di Edith Wharton che oggi purtroppo in Italia mi risulta essere fuori catalogo e che io ho avuto la fortuna di trovare qualche giorno fa per soli due euro in una bancarella dell’usato, qui a Palermo.

I motivi per cui questo ottimo romanzo che la Wharton pubblicò nel 1913 meriterebbe di venir riscoperto e ripubblicato in Italia sono diversi, a mio parere.

In esso, tra l’altro, l’autrice americana vissuta, come il suo grande amico Henry James, tanti anni in Europa (lui in Inghilterra, lei in Francia) anticipa tutti i temi che ritroveremo in seguito nel decisamente più celebre L’età dell’innocenza del 1920, molto più noto anche grazie al successo del bellissimo film che da esso fu tratto da Martin Scorsese nel 1993.

New York, inizio del 1900.

Arrivata da poco da Apex, una oscura cittadina della provincia, la giovanissima Undine Spraag, divorata dall’ambizione, vorrebbe fare un matrimonio favoloso che le porti riconoscimento sociale, fasti mondani e tanti, tanti soldi. Dalla sua parte non ha che giovinezza, straordinaria bellezza e la ricchezza consistente, si, ma non solidissima accumulata da suo padre.

Figlia unica, Undine è adorata e viziatissima dai genitori, che appartengono a quella schiera di “nuovi ricchi” ignoranti per i quali l’unico valore è rappresentato dal denaro capace, secondo loro, di aprire tutte le porte.

L’ambiziosa Undine vuole in effetti “fare carriera”, e cioè arrivare in cima alla scala sociale utilizzando i mezzi che la società le offre: il matrimonio, le relazioni, la sua bellezza.

Il problema è che non è facile incontrare uomini ricchi, ed ancora più difficile è riuscire a farsi sposare quando non si ha un nome, e non serve a molto essere la ragazza più bella ed ammirata di un ricevimento o di un ballo…

I primi tentativi di Undine per farsi largo nell’alta società sono molto maldestri.

Undine però, sebbene molto provinciale e profondamente ignorante, è intelligente e molto astuta e si mostra subito non solo bravissima nell’ imparare velocemente tutte le sfumature delle regole di comportamento sociale ma anche capace di sfruttarle al meglio per i suoi fini e dopo poco tempo riesce a far innamorare di lei Ralph Marvell, rampollo di una delle più antiche e tradizionaliste famiglie newyorkesi.

I due si sposano e Ralph la porta anche a fare un lungo viaggio in Europa, dove Undine rimane stregata dal fascino della vita mondana di Parigi.

Dal momento del matrimonio con Ralph vediamo dunque Undine farsi largo nell’alta società newyorkese ed europea; smaniosa di riconoscimento sociale, riesce a definire la propria identità soltanto in relazione a questo.

Seguiamo con curiosità tutti i suoi maneggi, le sue astuzie, le sue manipolazioni e ci ritroviamo a sorridere di certi suoi comportamenti a volte stupidi, delle sue gaffes, della sua tracotanza.

Ma ci è chiaro sin dalle primissime pagine del libro che Undine è una vera e propria macchina da guerra e che pur di ottenere quello che vuole travolge tutti coloro che, anche amandola appassionatamente (il padre, i mariti) lei percepisce in qualche modo come un ostacolo ai suoi piani di ascesa mondana.

Undine passa la sua vita ad elaborare stratagemmi, a divorziare nella speranza di accalappiare un partito migliore di quello precedente ritrovandosi però comunque sempre, malgrado la sua inarrestabile ascesa sociale, eternamente insoddisfatta.

Non sono pochi i momenti in cui leggendo il libro, si smette di sorridere: la determinazione e la pressocchè assoluta incapacità affettiva di Undine fanno paura.

Bisogna proprio dire che Edith Wharton ha avuto davvero un bel coraggio a porre come protagonista assoluta del suo romanzo un’eroina così poco simpatica se non addirittura detestabile.

Undine infatti, la cui vanità non è pari che all’ambizione, non ha in effetti proprio nulla di simpatico. Frivola e calcolatrice, passa le sue giornate tra sarti e modiste a rinnovare il suo guardaroba, spendendo fiumi di denaro (che pretende dagli uomini che le sono vicini, siano essi il padre o i mariti) e a studiare tattiche e strategie per la sua ascesa sociale. E poco importa se, per ottenere i suoi obiettivi, ferisce e porta alla rovina chi, pur amandola moltissimo, non riesce per un qualunque motivo a soddisfare tutti i suoi capricci.

Posseduta dal desiderio di possedere, Undine compra vestiti, gioielli, mobili ma non ne ha mai abbastanza: come un bambino viziato, lei chiede sempre, a suo padre e poi anche ai suoi mariti.

Allevata con l’idea che gli uomini non esistono che per soddisfare i desideri e i capricci delle loro donne, l’unica attenuante che le si può concedere la si può trovare nel fatto che Undine è talmente egocentrica da avere appena la consapevolezza del male che infligge a chi le sta vicino, e pensa sempre di stare agendo per il meglio. Una cosa che pensa spesso è infatti: se io sono felice, gli altri dovranno necessariamente esser felici per avermi reso tale.

La grande forza di questo romanzo è che la Wharton riesce a rendere questa donna detestabile, sciocca, frivola, superficiale, capricciosa, avida e fredda … interessante!

Il libro si legge tutto d’un fiato e ci si ritrova catturati anche nostro malgrado — e come tutti gli uomini del romanzo — nelle trame di questa Undine il cui nome, sia detto per inciso, non viene affatto, come poeticamente pensa il colto e raffinato Ralph da quello delle Ondine ninfe del Reno ma, molto più prosaicamente da… quello della marca di un ferro per ondulare i capelli!

…Questo, giusto per dare l’idea del livello sociale e della cultura dei genitori della ragazza ed in particolare della madre che ha scelto il nome da dare alla figlia.

Attraverso il personaggio di Undine, Edith Wharton dipinge una società newyorkese in piena mutazione in cui la vecchia aristocrazia rappresentata dai Marvell declina e in cui appaiono speculatori senza scrupoli e senza cultura che si arricchiscono con le speculazioni di Borsa.

Si tratta di una società codificata all’estremo e che imprigiona i suoi membri in una rete di convenzioni sociali e di pregiudizi tenaci. Una società in cui le donne sono sempre dipendenti dai loro mariti e considerate come decorativi soprammobili.

Un universo regolato da ferrei codici di comportamento, basato su pregiudizi profondamente radicati.

Di questo sistema che Edith Wharton denuncia, Undine è, alla fine, vittima: per quanto antipatica possa risultare (ed antipatica, credetemi,questa donna lo è davvero) la sua eterna insoddisfazione suscita anche, in qualche modo, compassione perchè Undine, anche quando raggiunge i suoi obiettivi, è incapace di accontentarsi di ciò che ha ottenuto. A questo proposito, l’ultima frase del romanzo — che volutamente non cito — è illuminante e, di per sè, un capolavoro

Il romanzo della Wharton analizza i meccanismi della società americana ed europea e ci si rende conto che la cosa più importante è l’apparenza. Finchè si osservano le convenienze, i codici di comportamento, tutto fila liscio ed è significativo che le sequenze che si svolgono nel privato siano davvero pochissime (forse perchè nel privato Undine, non potendo mostrarsi, esibirsi, non ha nulla ma proprio nulla da fare?). Tutto si svolge in pubblico: alle cene, all’opera, negli atelier di artisti, alle mostre. I personaggi del romanzo (con l’unica eccezione di Ralph) vogliono esibirsi, mettersi in mostra, “apparire” e proprio per questo i loro discorsi ed i loro comportamenti sono stereotipati, perchè le persone non fanno che riprodurre gli schemi ed i pregiudizi della loro classe. Quando discorsi e comportamenti si discostano dal codice sono di grande cinismo e disillusione.

Abbiamo qui uno studio della società che la Wharton porta avanti con la meticolosità e la precisione di una etnologa.

Edith Wharton svolge dunque un’appassionata analisi sociologica che decripta differenti tipi di contrapposizioni.

Innnanzitutto quella che vede da una parte la vecchia aristocrazia newyorkese — rappresentata dai Marvell — incistata nei suoi principi e che disprezza il denaro e dall’altra la massa dei nuovi ricchi che costruiscono le loro fortune a Wall Street incarnata dal personaggio di Elmer Moffat, una sorta di “doppio” al maschile di Undine perchè come lei è assetato di denaro e divorato dall’ambizione mondana.

C’è poi la contrapposizione tra la cultura americana e cultura europea (tema questo carissimo sia alla Wharton che a Henry James), francese in particolare attraverso Raymond de Chelles e tutti i componenti della sua numerosa ed aristocratica famiglia.

Anche qui, profondi pregiudizi esistenti da una parte e dall’altra determinano la profonda incomprensione tra l’aristocrazia francese e gli americani.

Anche se ritengo L’età dell’innocenza superiore a L’usanza del Paese, considero questo un romanzo di eccellente qualità, in cui Edith Wharton dà prova di tutta la sua ironia e di una sottigliezza non priva di cinismo e di corrosiva satira.

Ultima notazione: il romanzo della Wharton, la sua antipaticissima eroina Undine, la descrizione minuziosa dei maneggi per arraffare, arricchirsi, acquisire visibilità e prestigio affidandosi esclusivamente alla potenza del denaro, l’ignoranza e il disprezzo per la cultura manifestato da tutti i “nuovi ricchi” che popolano le pagine del libro rendono questo testo, ai miei occhi, purtroppo tremendamente attuale.

Basta guardarsi attorno per convincersene.

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John Singer Sargent, Lady Millicent Fanny St. Clair-Erskine, The Duchess of Sutherland, 1904

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2 risposte a L’USANZA DEL PAESE – EDITH WHARTON

  1. utente anonimo ha detto:

    Quindi le costrizioni sociali e il rigoroso odice di comportamento sono un tema ricorente della Wharton? Non ho mai letto niente di suo, ma ho visto e rivisto il film di Scorsese e mi ha davvero conquistato… peccato che poi si sia cimentato sempre con assassinii, morti cruente, sparatorie e gang, un regista che ha dimostrato di essere così delicato e attento ai particolari!!Ma credi che la distinzione tra la nobiltà francese e quella newyorkese di alto rango stia nel fatto che i primi tralascino un po' l'etichetta perchè, essendo del vecchio continente, sanno di essere comunque superiori rispetto alla società americana, di data più recente e che, volente o nolente, si mescola agli affari e ai parvenu???Engrik

  2. gabrilu ha detto:

    EngrikQualcosa su L'età dell'innocenza l'ho scritta quihttp://nonsoloproust.splinder.com/post/13722440Il libro è bellissimo, e merita.Uno di quei rari  casi in cui libro e film sono entrambi di altissima qualità, pur utilizzando, com'è giusto che sia, codici linguistici differenti.Si, il tema delle convenzioni/costrizioni sociali è uno dei temi principali di tutti  i libri della Wharton  (vedi anche, per es., La casa della gioia, un altro romanzo in cui  la protagonista femminile viene  triturata dalle convenzioni sociali).Mentre leggevo questo L'usanza del  Paese  mi veniva da pensare che questa antipaticissima Undine  è in qualche modo  speculare (in negativo) al personaggio (positivo) della  contessa Ellen Olenska (Michelle Pfeiffer  nel film di Scorsese), anche lei divorziata. Il divorzio, per l'alta società del tempo era uno scandalo che penalizzava  enormemente la donna, qualunque fosse il motivo del divorzio… La  Wharton è un'autrice che apprezzo molto,  i suoi  libri  li leggo e li rileggo sempre con molto piacere.Ciao  🙂

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