LE MIE GERMANIE

Vetrata del Duomo di ColoniaColonia. Particolare di una vetrata del Duomo.

Ho finalmente messo su Flickr alcune foto che ho scattato in Germania a Colonia, Dresda, Lipsia, Berlino
Le foto non sono molte, e questo per due motivi: metereologici perchè non sempre il clima mi ha consentito di avere la luce giusta ma anche perchè da tempo mi sono resa conto che mi piace molto di più girare e montare video e che quindi più o meno consapevolmente scatto le mie foto sempre più in funzione dei video che andrò a montare finalizzando i miei scatti ad un lavoro successivo centrato sul movimento e sulla “narrazione”.

Di Colonia, Dresda e Lipsia mi hanno interessata soprattutto due aspetti di queste città: quello — certamente — dei grandi musei, dei favolosi tesori artistici ma forse e soprattutto quello in cui sono riconoscibili i segni e le cicatrici della drammatica storia recente.

Alcuni di questi segni sono dichiarati, esibiti e non si può non vederli; altri sono meno evidenti, si devono cercare e di molti di essi un turista distratto può anche non accorgersi.

Lipsia, muraleLipsia. Particolare di un gigantesco murale dipinto sulla parete di un palazzo in Bruehl Strasse.

Queste città furono infatti non solo quasi interamente rase al suolo durante la Seconda guerra mondiale dai bombardamenti anglo-americani (posseggo ormai una raccolta notevole di foto di quell’epoca, e sono impressionanti), ma Lipsia e Dresda fino al 1989 fecero parte della Repubblica Democratica Tedesca, la DDR.

Ho camminato perciò per le strade di Lipsia e Dresda avendo sempre presenti in particolare il libro sulla DDR di Anna Funder , la raccolta di conferenze intitolata Storia naturale della distruzione di Sebald e La Germania bombardata di Jörg Friedrich (libro di cui non ho mai parlato qui sul blog, ma la cui lettura, mesi fa, mi ha impressionata enormemente).

Certo, sono state tante le emozioni provate davanti ai capolavori ospitati dalla Gemäldegalerie Alte Meister o l’affascinante Cavalcata dei Principi nell’Augustus Strasse di Dresda, davanti alle vetrate del Duomo di Colonia o dentro la Thomaskirche di Lipsia in cui Johan Sebastian Bach visse e lavorò per tanti anni, anni durante i quali compose capolavori come il Magnificat e La Passione secondo Matteo.

Molto diverse eppure altrettanto profonde emozioni mi ha dato però guardare la documentazione della lunga e paziente opera di ricostruzione, ad esempio, della Frauenkirche, e i cartelli commemorativi delle manifestazioni che nel 1989 si svolsero a Dresda e che contribuirono alla caduta del Muro ed alla riunificazione della Germania.

A Lipsia, è stato emozionante entrare e sedermi in uno dei banchi della Nikolaikirche che sempre nel 1989 divenne con il suo motto “La Chiesa di San Nicola è aperta a tutti” e con le famose “preghiere del lunedi” il centro propulsore di un grande movimento pacifista contro il regime della DDR e per la riunificazione della Germania

Lipsia  Nikolaikirche

Giusto per rimanere a Lipsia:  visitare il Museo della STASI non è cosa banale.

Specialmente per chi abbia letto anche solo qualcosa su come funzionava ed operava la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio della Germania Est.

Il Museo infatti è allestito nell’edificio del Runden Ecke e cioè proprio nei locali in cui operava la STASI.

Salire i pochi gradini che portano a quelli che un tempo erano gli uffici della STASI, entrare nelle stanze in cui si svolgevano gli interrogatori, vedere le attrezzature utilizzate per le intercettazioni che servivano a spiare “la vita degli altri”, guardare i travestimenti, i baffi e le pance finte che gli agenti STASI utilizzavano durante i pedinamenti, sentire l’odore di chiuso e di stantio che ancora c’è in quelle stanze, camminare sui pavimenti consumati… beh, non è cosa che mi abbia lasciata indifferente.

Il giorno in cui ci sono andata c’erano molti giovani, studenti, e credo che fossi io l’unica persona, lì dentro, non tedesca.

A Berlino ero già stata quindici giorni nel 2008, in quell’occasione l’avevo girata parecchio, ma com’è naturale che succeda, in quella prima visita avevo privilegiato luoghi e musei cosiddetti “imprescindibili”.

Questa volta mi sono quindi potuta concedere il lusso di andare a vedere cose che possono magari esser considerate più “di nicchia”, ma che a me interessavano molto.

E così sono andata a cercare Rosenstrasse e mi sono fermata davanti al  monumento commemorativo, e poi sono andata  in Stauffenberg Strasse a visitare il commovente Museo della Resistenza Tedesca al Nazismo allestito nei locali che un tempo erano la sede dell’Alto Comando della Wermacht.

Nel cortile vennero fucilati Claus Von Stauffenberg e gli altri ufficiali che avevano preso parte all’ “Operazione Walkiria”, il fallito attentato del 1944 contro Hitler.

Di tante altre cose mi piacerebbe parlare, ma mi accorgo che il post è diventato davvero troppo lungo.

Sarà per un’altra volta, spero.

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N.B. Le foto che ho inserito nel post sono mie.

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22 risposte a LE MIE GERMANIE

  1. utente anonimo ha detto:

    Cosa dire… è un paese affascinante, strano, ma molto forte e resistente. Un popolo unico.  Sono stata solo a Berlino, mi aspettavo una città grigia e noiosa e invece ero lì a girovagare per 5 giorni, non riuscendo a calmarmi, mordecchiata dalla curiosità e la voglia di vedere e imparare tutto!Vorrei aggiungere che il tuo blog mi piace molto, e che verrò spesso a leggerti. Un saluto

  2. utente anonimo ha detto:

    Tra le cose più singolari fatte a Berlino, quella di prendere una birra e qualcosa da mangiare in un ristorante al pianterreno di un condominio edificato ( dicono ) sul sito del bunker, ora interrato, di Hitler. Impressionante vedere, al posto dei palazzi del potere e della cancelleria,  una fila di edifici destinati a ospitare famiglie della rossa DDR. Berlino ti fa toccare con mano che tutto scorre….

  3. utente anonimo ha detto:

    Foto stupende, piene di chiaroscuri e intense come i tuoi post.Complimenti da una lettrice silenziosa di NonSoloProust.diana

  4. utente anonimo ha detto:

    Girare per le strade di una città, specie se straniera, con un libro che ne racconta la vita o gli accadimenti, è una cosa che dà particolare emozione. E immagino soltanto quanto possa essere emozionante entrare nella sede della Stasi..Bartleboom

  5. annaritav ha detto:

    Le foto non saranno molte, ma sono tutte molto belle e sono l'espressione del tuo sguardo attento e allenato a cogliere i particolari. Bellissimo viaggio vrtuale per noi :-)Salutissimi, Annarita

  6. gabrilu ha detto:

    SelenescellInnanzitutto benvenuta  :-)Si, è vero,  per molti  Berlino risulta una piacevolissima sorpresa e  fa scattare la voglia di ritornarci.Grazie per la visita, per il commento e a rivederti, spero  🙂Giacynta benvenuta anche a te  :-)Hai ragione. Tutte le grandi e antiche città sono, ovviamente,  stratificate ma in genere non vi facciamo caso  se non  quando  e perchè  ci troviamo di fronte a stili architettonici di epoche storiche  molto  distanti  e differenti  tra loro  accostati l'uno all'altro: un esempio banalissimo: il palazzo del Louvre e la sua piramide di vetro…A Berlino  la "stratificazione"    risulta  più immediata e  fa più impressione  è stata causata dagli effetti stravolgenti di   un periodo storico molto più presente nella memoria (reale o storica che sia) di ciascuno di noi.Ciao e arrivederci  🙂Dianati ringrazio per gli elogi (immeritati) delle mie foto, ma i "chiaroscuri"    sono stati spesso  ahimè determinati  — molto banalmente — dal cielo scuro e dal poco sole…Con  qualche foto ho dovuto  poi far miracoli  con Photoshop per farla … "resuscitare"   Ciao e… se decidi di esser meno silenziosa  non può che farmi piacere  🙂BartIn valigia avevo  solo  (solo?!)  i due Meridiani di  Theodor  Fontane, ma i libri che  ho citato nel post li avevo egualmente sempre presenti perchè sono libri che  in me avevano lasciato il segno ed i passaggi   principali me li ricordavo alla perfezione…Così succede, quando un libro interessa davvero.Ma che lo dico a fare  proprio a te che lo sai benissimo?   🙂AnnaritaTroppo buona, con le mie foto…Vedi anche quello che qui  sopra  ho risposto  a Diana…Ciao e grazie  🙂 

  7. stephi ha detto:

    leggendo il tuo post sulle "tue Germanie" (che bel titolo!) mi è tornato in mente quel bellissimo articolo di Renzo Piano in cui dice delle cose per me illuminanti come: Un delicato gioco d’equilibrio, un’alchimia tra durevole e passeggero; forse è questo il segreto di una città felice?ecco una componente che secondo me fa di Berlino (parlo di lei perché la conosco meglio delle altre) una "città felice" e potrebbe sembrare un paradosso visto quanto fu distrutta; invece attraversandola percepisci quel senso di attenzione e cura del durevole o di ciò che riporta al suo passato travagliato ma, ecco, mai negato, anzi valorizzato per quanto possibile. Nel "durevole" pianiano sta la presenza e la dedizione alla memoria che è così palpabile in questa città. Abbinata ad un dinamismo una velocità costruttiva (in senso anche letterale), il passegero che ti fa quasi toccare con mano un "hic et nunc" presente e propulsivo.È il tempo che rende le città così complesse e così ricche, specchio come sono di infinite vite vissute tra le loro mura. Le città belle sono una delle più straordinarie e complesse invenzioni dell’uomo, veri monumenti allo stratificarsi del tempo. la stratificazione a Berlino (come sicuramente in tante altre città "belle"!) è anch'essa una "materia", la incontri in moltissimi punti della città, una materia che riceve la sua linfa dalla volontà di ricordare! ma un ricordare che cerca di metabolizzare il passato, di farlo fruttare, di percepirlo come richezza brutto o bello che sia.ecco, penso che ciò che mi commuove di più delle città felici sia questa sincerità verso il proprio passato e il tentativo di avvicinarlo accantonando i sensi di colpa.A Dresda sono stata per la prima volta agli inizi  del 2000 e ho avuto la fortuna di esserci stata all'inaugurazione della Frauenkirche! Non lo dimenticherò mai quella strana sensazione, emozione, commozione che m'invase all'interno di quella chiesa quasi completamente ricostruita ma talmente pregna ed intrisa di memoria, fui per la prima volta in vita mia travolta dalla mia appartenenza e ciò poco non è sul percorso della ricerca non del tempo perduto(:-)) ma della nostra identità.ma per tornare a Renzo Piano, quanto poi all'importanza del verde, ovvero collocare anche nella presenza della natura quella parte durevole che rende felice la città, allora bisogna dire che i berlinesi l'hanno capito da molto tempo:-)) 

  8. gabrilu ha detto:

    Stephiche bello, quest'articolo di Renzo Piano! Non solo ti ringrazio per  averlo segnalato (a me era sfuggito) ma invito tutti ad andarselo a leggere.Condivido in pieno tutto quello che scrive sulla bellezza e sulla necessità degli alberi in città, e avverto un  senso di  squallore verso  la  miopia di chi, in Italia, ancora si ostina a incrementare  il cemento armato e  l'automobile  privata  come unico mezzo di trasporto…Uno dei  tanti  motivi per cui ormai io appena posso scappo al Nord  è proprio la  massiccia presenza del verde nei centri abitati, la possibilità, anche abitando in una metropoli, di trovare ovunque un piccolo giardino o un grande parco  in cui sostare…Tu scrivi poi, tra l'altro:"per tornare a Renzo Piano, quanto poi all'importanza del verde, ovvero collocare anche nella presenza della natura quella parte durevole che rende felice la città, allora bisogna dire che i berlinesi l'hanno capito da molto tempo:-))"Per quel che ho visto in Germania, mi  sento di condividere e di aggiungere che non solo Berlino… Quanto verde    ad Amburgo, Lubecca, Monaco, Colonia, insomma in tutte le città  — grandi o piccole —  in cui sono stata!

  9. oyrad ha detto:

    Grazie Gabrilù…Ho visto le bellissime foto di Dresda… In merito all'articolo di Piano, e sul tema in questione, segnalo questo articolo apparso qualche settimana fa su La Stampa del paesaggista e creatore di giardini Paolo Pejrone (che pubblica anche cataloghi di giardini e libri sul giardinaggio e le sue storie – editi soprattutto da Einaudi)(speriamo che il link funzioni…)Grazie e a presto

  10. elletibi ha detto:

    Bentornata! Io ho forti resistenze a viaggiare in un Paese del quale non capisco la lingua: puoi spiegarmi come si fa? Nelle mie rare puntate fuori dalle koiné anglofona e francofona (Vienna e Praga), ancorché sorrette e preparate da buone letture, mi sono sentito molto limitato. Un poco meglio – ma non tanto – è andata in Spagna e Portogallo, dove se la lingua parlata è inaccessibile, quella scritta è almeno in buona parte comprensibile.  Il problema non è ovviamente la sopravvivenza, ma è che a me piace parlare con le persone e capire quello che dicono.Adesso sono io a partire, ma per l'Italia (Pisa; Lucca="Delizioso è il vecchio albergo Universo…"; Siena; Pienza e dintorni): Ceronetti (Viaggio in Italia del 1983 ed Albergo Italia del 1985) come guida. 

    "Com'è questo Albergo Italia? "Un albergo del malessere – risponde Guido Ceronetti, – del fastidio e dell'insonnia. Qua e là, sempre di più, dell'ansia, della paura. Ma ha il fascino dei Grandi Alberghi declassati, con le lapidi che ricordano i soggiorni degli Imperatori e dei musicisti; e poi è il mio … Tutti frequentano […] l'Estero; i pù dei miei viaggi io li faccio su e giù per questo albergo dove compensi al malessere e alla vergogna sono una quantità di angoli immaginari, tante stanze non occupate e senza numero sulla porta (prive anche di porta, anche di pavimento), le Sale di Scrittura dove agonizzano i fermacarte sotto l'applique impolverata, i bagni dove la bianca vasca è grande e fuggitiva come Moby Dick. Anche nella riservata Camera-Me-Stesso ritrovo una montagnesca pace, costantemente intrattenuto da Ombre […]. Ma, nelle camere occupate, non immaginarie, lo strepito triviale è così forte da insaguinare i muri."  (dal risvolto di copertina di Albergo Italia, Einaudi – coll. Saggi 687, Torino 1985).Con "deferente cordialità" (come chiudeva le lettere un signore che conoscevo).elletibi 

  11. gabrilu ha detto:

    OyradGrazie anche a te per la segnalazione dell'articolo  di Pejrone, che ho letto con interesse.Non ho certo competenze urbanistiche, architettoniche o botaniche per entrare nei dettagli  tecnici della controversia tra Renzo Piano e Pejrone, anche se mi permetto di pensare che  Renzo Piano non è certo uno sprovveduto,   e che se ritiene   possibile     mettere alberi    in una città  come Milano  fatico a immaginare  che non tenga conto di tutti i problemi di cui parla Pejrone…Come semplice  abitante di una città ritengo però di avere il diritto   dire di  trovarmi in ***assoluto disaccordo ***  con quanto sostiene Pejrone   quando scrive:"Perché piuttosto non fare boschi nelle periferie, nella cintura, dove si presume ci siano spazi più ampi e decisamente più adatti? Spazi a bosco ben previsti, ben studiati, ben piantati. Perché non dare la gioia degli alberi a chi sta ai bordi della città?Sarà poi una questione di scelte, e questo mi pare molto importante: chi vuole stare a contatto del verde può lasciare il centro per andare nelle periferie alberate"I boschi  i parchi nelle periferie sono certo cose bellissime,  figuriamoci, chi potrebbe negarlo? Ma davvero una  cosa deve  escludere necessariamente l'altra? Se abiti e lavori in centro città, nel  parco "fuori le mura"   devi andarci  apposta e per poterlo  fare  devi avere molte ore libere (elementare Watson, elementare).A me piacerebbe vivere  in  una città in cui non vengo soffocata dal cemento, in cui si possano trovare aiuole, giardini  (non necessariamente  enormi) in cui durante la giornata, e svolgendo  le normali  attività si possa ogni tanto comunque  entrare, sedersi, sostare anche solo per un quarto d'ora.  Avere strade con  alberi, o comunque con  del verde.Questo significa per me "una città  con del verde".In questo periodo tra l'altro sono particolarmente sensibile all'argomento visto che qui a Palermo non solo sono soffocata dal cemento  e dai tubi di scarico delle macchine ma invece che tra alberi e piante  mi tocca da circa un anno far lo slalom, camminando in città, tra montagne di spazzatura…  Ma questa  è un'altra  (squallidissima) storia  elletibiBentornato tu, caro elletibi, quale onore! Ma andiamo  al dunque:Viaggiare in un paese di cui si sconosce la lingua, dici.Quando  Proust   cominciò a dire in giro che si accingeva a  tradurre  Ruskin  in francese, agli amici che obiettavano: "ma come fai a tradurre  Ruskin se non conosci  l'inglese?"   pare rispondesse: "E' vero, non conosco l'inglese, ma conosco bene Ruskin".Thomas Bernhard      in un'intervista  disse  a proposito dei posti che sceglieva per andare  in vacanza, che preferiva  posti la cui lingua non conosceva perchè,  diceva Bernhard   "se capisco la lingua capisco anche che la maggior parte delle cose  che la gente dice  sono stupidaggini, se invece non la  capisco posso pensare a quante cose  argute ed intelligenti  la mia ignoranza mi impedisce di cogliere…".Ho citato  a memoria, ma il senso  è questo e l'intervista di B. si trova facilmente in rete.Mi ritrovo molto con questi due apparenti paradossi, anche se poi, come avrebbe detto Monsieur de Lapalisse, avere  una decente padronanza della lingua nel cui  Paese si va, è decisamente   cosa giusta e buona, oltre che ovviamente  utilissima   :-)P.S. I miei più sentiti complimenti   per  l'avatar 

  12. elletibi ha detto:

    L'onore è tutto mio, naturalmente, ma l'interrogante – come in Parlamento – si dichiara insoddisfatto.Avevo (o dovrei dire "avevamo"?) un amico torinese, grasso e rubicondo come un frate e di singolare faccia tosta, che raccontava di aver preso parte a Parigi ad una tavola rotonda sulla multiculturalità nella quale i partecipanti erano di nazionalità diverse ed ognuno si esprimeva solo nella lingua sua propria, del tutto ignota agli altri. Sosteneva che il dibattito era stato efficacissimo. Ma era (e spero tuttora sia), come ho detto, persona di singolare improntitudine, e sull'efficacia dei dibattiti nelle tavole rotonde ho un mio radicato pregiudizio, che prescinde del tutto dalla lingua usata.. Lo so da me che si può visitare un Paese senza saperne la lingua, ma quanto si perde? Ho dimenticato, forse non a caso, di confessare di essere stato anche in Thailandia, girandola per conto mio con un'automobile presa a nolo, perdendomi regolarmente nelle zone non turistiche nelle quali le indicazioni stradali erano solo negli eleganti "arabeschi" della lingua Thai… Mi sono anche divertito assai, ma le due cose più belle che ricordo sono una lunga conversazione (in inglese) con un monaco buddista a Chiang Mai, ed un intero pomeriggio trascorso all'interno di una "missione" Sikh a Bankgok in compagnia di un fedele, già ingegnere elettronico negli USA e che all'età di 50 anni aveva lasciato moglie e figli in America, ritenendo di aver lavorato a sufficienza per la famiglia e per sè, ed era tornato in India per mettersi al servizio della sua religione (da lì un anno dopo lo avevano inviato alla loro "missione"  in Thailandia).Le persone (a differenza de "la gente"?) in genere non dicono stupidaggini, con buona pace (e tutto il rispetto) per Thomas Bernhard. Cosa si vedrebbe/si capirebbe dell'Irlanda se non si fosse in grado di parlare con gli Irlandesi? E non a caso cito l'Irlanda (Paese che ho molto amato e molto frequentato) dato che – salvo poche eccezioni – non ci sono "opere d'arte" (autoreggenti, come le calze): solo paesaggi e persone.In Germania è diverso? Questo volevo sapere.Forse ancora non ho superato la frustrazione provata molti anni fa in una stazione della metropolitana a Vienna, interamente automatizzata, di fronte ad un cartello che capivo dovesse contenere le istruzioni per l'uso ma per me del tutto inutile dato che era redatto unicamente in tedesco. Spero che, se avrò l'onore di una risposta, non mi si dica che adesso ci sono cartelli bilingui. Temo comunque che le "mie" Germanie continueranno ad essere solo quelle di "gabrilu".E di ciò, salutandola, la ringrazioelletibiP.S. Oltre a non capire il tedesco non so cosa sia l'atavar, ma ringrazio comunque anche per i certamente immeritati complimenti

  13. gabrilu ha detto:

    elletibiE quando mai s'è visto in Parlamento (per lo meno in quello italiano, d'altri Parlamenti non  so) assistere alla scena   di un qualsiasi  Interpellante che si dichiara  soddisfatto della risposta  a lui fornita dall'Interpellato? Quindi, fin qui tutto bene,  i  protocolli parlamentari sono stati rispettati a puntino.Glisso  per brevità (non farei che ripetermi) sull'ovvia piacevolezza- utilità dello sgambettar per un  foresto Paese  conoscendo  l'indigena  lingua.Però su  due  punti, caro elletibi,  mi soffermo****   "Cosa si vedrebbe/si capirebbe dell'Irlanda se non si fosse in grado di parlare con gli Irlandesi? E non a caso cito l'Irlanda (Paese che ho molto amato e molto frequentato) dato che – salvo poche eccezioni – non ci sono "opere d'arte" (autoreggenti, come le calze): solo paesaggi e persone.In Germania è diverso? Questo volevo sapere."Tutto vero, tutto   sacrosanto.  Ci mancherebbe. Visto che su questo possiamo concordare, provo ad   andare oltre…. E dunque   mi permetto di chiedere: siamo sicuri   che   perchè  io  sono palermitana e    conosco e parlo  benissimo il  siculo idioma   (il dialetto  siciliano)  e tu caro  elletibi  perchè  conosci (ne sono certa)  altrettanto bene lingua  e dialetto del posto in cui  sei nato e ti sei trovato a vivere… che questa conoscenza  di lingua  dialetto  costituisca una garanzia dal prender cantonate  nel giudicare il prossimo  mio/tuo?Certo che no. Rammaricarsi di  non conoscere la lingua del posto  è giusto  per mille motivi ma almeno   a proposito di uno possiamo non rammaricarci: pensare infatti  che la conoscenza  della lingua possa  in qualche modo aiutarci  a non prendere cantonate nel valutare  ciò che ci circonda  è solo un'illusione. .****   "la frustrazione provata molti anni fa in una stazione della metropolitana a Vienna, interamente automatizzata, di fronte ad un cartello che capivo dovesse contenere le istruzioni per l'uso ma per me del tutto inutile dato che era redatto unicamente in tedesco"Ecco, qui mi sono divertita veramente  assaje     Perchè  la prima cosa che io ho fatto  la pri-mis-si-ma volta che  ho varcato un confine tedesco è stato proprio di andarmi a cercare una macchinetta  e investire  un buon quarto d'ora in simulazioni varie per imparare ad acquistare con  celerità e destrezza   biglietti sia  della DB (Ferrovie tedesche) che delle reti  metro-bus   cittadine (la cui sigla non posso qui riprodurre, avendo   le aziende dei trasporti locali  sigle  diverse a seconda delle varie città).Quel quarto d'ora    di addestramento durante  il quale  zompavo come  un canguro  tra un "lo vuoi così o pomì?", "vuoi il finestrino  oppure no?",  e  "dimmi, in quale zona  ti trovi che sennò cambia la tariffa e se ti beccano in castagna sono guai seri chè qui in  Tedeschia certe  cose non le  facciamo passar sottogamba" e  "dimmi in che  zona sei: AB  oppure ABC?!"   e  "dove  vorresti andare?!"    evvai con tutta una serie  di menu e sottomenu vari ed assortiti   mi ha fatto scendere  tutti gli   dei dell'Olimpo  ma… mi è stato   utilissimo.Una delle mie  più grandi soddisfazioni  dei miei viaggi in Tedeschia   l'ho avuta   l'estate scorsa   sulle coste del Baltico quando, a Travemunde, sono   accorsa  (io, italiana analfabeta)  in  aiuto di  una famigliola tedesca che  non riusciva a  venire a capo dell'infernale   macchinetta  (che poi è infernale solo  finchè non la si conosce, poi    appare facilissima da adoperare)  per  fare i biglietti  del traghetto  e  guardava il marchingegno  con  aria triste e sconsolata.I biglietti  glieli ho fatti  e, ragassssi, non   posso descrivere la soddisfazione  di sentire il  loro  "Danke schon!"

  14. elletibi ha detto:

    Cantonate a parte, sempre possibii sotto questo cielo, ci sono luoghi nei quali talvolta penso, nella mia immodestia, di essere più paesano dei paesani.Come capitò ad Emilio Cecchi, in viaggio tra gli Usa e il Messico, assistendo in un pueblo, con indignazione crescente, all'esibizione canora ad uso dei turisti di un vecchio Navajo, a nome Leopoldo: "Per ragioni mie personali, quella mattina ero così poco disposto agli scherzi. Il mugolio del vecchio ridente e sdentato mi offendeva come la più avvilente prostituzione. Con quelle paturne, io mi sentivo davvero barbaro e feroce. Io che stavo lì in <borghese>, in <incognito>: io ero il vero, l'unico pellerossa della sitazione. Un pellerossa che Leopoldo non se l'era sognato mai. Che voglia di menargli! E invece, mescer soldi in fretta e furia, per farlo prima possibile star zitto." (E. Cecchi, Messico, Vallecchi ed., Firenze 1948, p. 53). O come capitava a Gordon, uno dei cani della mia vita, che, quando accompagnava mia figlia in visita a casa di amici, poco dopo si sentiva tanto "accasato" da ringhiare agli stessi proprietari, che considerava pericolosi intrusi in un territorio ormai divenuto interamente suo.Grazie comunque per la preziosa indicazione: la chiave che apre le porte delle Germanie è un training sull'uso delle macchinette automatiche emettitrici di biglietti: ma temo che all'età mia non basterà certo un quarto d'ora, e neppure quattro volte quattro quarti d'ora.Più passano gli anni e più insistente si fa l'interrogativo: e se avesse ragione Paolo Conte? Lo cito a memoria : … è più facile dormire / e andare oltre i pensieri / con un libro  di Lucrezio / aperto fra le dita / così è la vita / tra una vestaglia e un mare / chi vuole andare in gita / non sa, non sa, non sa.Per non parlare di Xavier de Maistre.Con tendenzialmente sedentaria ed affettuosamente rispettosa simpatiaelletibi 

  15. charlotte62 ha detto:

    Cara Gabrilu avrei tante di quelle cose da dirti, inizio allora dicendoti che sei,da una ventina di giorni ,la compagna delle mie serate. Il tuo blog è per me fonte inesauribile di suggerimenti librari e non. Attraverso i tuoi filmati ho visto Palermo , ho sentito il rumore del mare sulla spiaggia di Mondello, ho ascoltato il coro a Lipsia, ho visto ballare una delle più grandi ballerine di flamenco, e tanto altro ancora, insomma hai riempito molta parte del mio tempo.Si puo' essere felici di due cose agli antipodi? Felice di aver letto alcuni dei libri da te recensiti, e felice di non averne letti altrettanti per poterlo fare. Ti è mai capitato di essere invidiosa di qualcuno che deve ancora leggere un libro da te molto amato tipo "Le braci"? Ebbene io mi devo ancora immergere nella Oates in Bernhard e in molti altri . Sentivo da giorni di doverti rappresentare queste sensazioni , ed eccomi qua. Ciao Stefania

  16. utente anonimo ha detto:

    Si, Charlotte, il mondo è bello tanto per i libri letti che per quelli ancora da leggere. E poi è tutto così romantico…Ma mi rode che qualcunaltro pensi di essere il vero pellerossa, che invece sono io, che mi chiamo Capo Giuseppe (anzi Capo rag. Giuseppe, ci tengo al titolo). Augh! Quindi caro elletibi rassegnati. E non farti tante pippe sul tedesco che non sai e che è per quello che non vai in Germania. Perchè il Thai lo sapevi? Non è che forse non ti piacciono i Krukki? Alle volte hai visto troppi telefilm tedeschi (di quelli che solo a guardarli di striscio si capisce che sono tedeschi) e giustamente non li sopporti? O sei di quelli un po' e un po', che Bach sì ma i mangiacrauti no?Augh, ho detto.Chief Joseph

  17. elletibi ha detto:

    Egregio ragioniere,il suo ragionamento (pardòn) mi ha quasi convinto. Vedo poco la televisione, ma da piccolo andavo al mare sulla riviera romagnola, e lo spettacolo dei turisti d'oltralpe che si dondolavano tristissimi sulle panche delle pizzerie del Riminese dopo essere riusciti ad imbriacarsi con l'improbabile Moscato di San Marino ha forse lasciato tracce indelebili sulla mia allora giovane e sensibile mente. Ed anche i repellenti sandali a ragno, di gomma trasparente, dentro i quali il piede sudava e scivolava (sandali anch'essi tedeschi, come i turisti di cui sopra) devono aver avuto un ruolo. Appartengo senz'altro alla categoria degli "un po' e un po'", perché Bach mi piace davvero. Quanto alla mia apparente incoerenza suggerirei di considerare anche questo aspetto: forse quello che trovo ragionevolmente accettabile nel Far East, mi fa invece sentire inadeguato nella vecchia Europa, cagionando (come i sandali di gomma) un senso di malessere che, per autodifesa, tendo ad evitare.La ringrazio e la saluto, pregandola di esternare i sensi della mia simpatia ai suoi Nimiipuu (o Nez Perce)elletibi

  18. utente anonimo ha detto:

    Chief  joseph ho percepito male o nella frase" è tutto cosi' romantico" c'è una lieve ironia . Già perchè noi "romantici" spesso abbiamo i sensi all'erta, comunque  le cose che volevo dire a Gabrilu erano proprio queste romantiche,banali, enfatiche o liriche ma vere. Qualora i miei sensi avessero preso un abbaglio mi scuso.

  19. utente anonimo ha detto:

    brava charlotte, proprio brava, ci hai preso! ma come hai fatto? ti sei meritata un premio, da scegliere tra un cd (le più belle melodie romantiche della evergreen records) od un poster di heidi da appendere nella tua cameretta rosa.chief joseph

  20. charlotte62 ha detto:

     Fantastica pure su camere rosa, cerbiatti e cddei Pooh .P.s. (anche su nanetti da giardino).Mi interessa solo ciò che mi dà sollievo non boria e sufficienza.

  21. gabrilu ha detto:

    Charlotte/Stefania, bene arrivata! Non so come ringraziarti per le tue  parole. Come  puoi immaginare, mi gratificano molto, perchè è sempre molto bello vedere che  il piacere per alcune cose  viene compreso  e condiviso anche da altri.Ciao   Chief JosephSe vuoi frequentare questo blog ed intervenire  — anche criticamente — sei ovviamente il benvenuto.Ti prego però di astenerti dal farlo con una modalità  che finora mi è sembrata avere  come  unico    obiettivo  quello di  stuzzicare e cercare  di ridicolizzare  altri frequentatori   in modo assolutamente gratuito ed immotivato.Grazie.

  22. utente anonimo ha detto:

    Nessuna fantasia, lo giuro. E sappi che noi uomini delle Grandi Praterie, anche se odiamo la melassa, lotteremo fino alla morte perché tutti quelli che gli piace abbiano la libertà di nuotarci dentro. Ma attenti agli spruzzi, per favore. Ma che ci azzeccano i Pooh?

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