BAVAGLI(O)

Vladimirsky
B.I. Vladimirsky, Rose per il Compagno Stalin (1949)

Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,
a dieci passi le nostre voci sono già bell’e sperse,
e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina
eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino.
Le sue tozze dita come vermi sono grasse
e sono esatte le sue parole come i pesi d’un ginnasta.
Se la ridono i suoi occhiacci da blatta
e i suoi gambali scoccano neri lampi.
Ha intorno una marmaglia di gerarchi dal collo sottile:
i servigi di mezzi uomini lo mandano in visibilio.
Chi zirla, chi miagola, chi fa il piagnucolone;
lui, lui solo, mazzapicchia e rifila spintoni.
Come ferri di cavallo, decreti su decreti egli appioppa:
all’inguine, in fronte, a un sopracciglio, in un occhio.
Ogni esecuzione, con lui, è una lieta
cuccagna ed un ampio torace di osseta.

>>> Osip Mandel’stam, Ottanta poesie – Einaudi <<<

Costò molto cara, questa poesia, a Mandel’stam.
L’aveva scritta nel 1933, non l’aveva  pubblicata, ma solo letta ad una decina di amici.

Ma il  regime lo seppe, e  il regime sentenziò:

isolare, ma mantenere in vita”.

La tregua (o la grande illusione)  per Osip  e Nadezda   durò tre anni.
Ovvio che alla prima occasione   spedirono  Osip   in un gulag.
Dove crepò nel giro di pochi mesi.

Perchè tutto questo?

Nadezda scrive:

“Osip diceva sempre che da noi arrestano senza commettere sbagli: vogliono distruggere non soltanto un uomo, ma anche il pensiero”

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5 risposte a BAVAGLI(O)

  1. bamborino ha detto:

    Il marxismo-leninismo e i regimi politici realizzati nel suo nome prendono la letteratura sul serio, terribilmente sul serio. Proprio al culmine della battaglia condotta per la propria sopravvivenza dalla rivoluzione sovietica, Trotskij trovò modo di affermare che "l'evoluzione dell'arte è la prova più alta della vitalità e del significato di ogni epoca". Stalin stesso giudicò essenziale aggiungere alle proprie voluminose dichiarazioni strategiche ed economiche un trattato sulla filologia e sui problemi del linguaggio in letteratura. In una società comunista il poeta è considerato una figura essenziale alla salute del corpo politico. Tale considerazione si manifesta in maniera crudele nell'urgenza stessa con cui l'artista eretico è costretto al silenzio o viene perseguitato fino alla rovina. Tale preoccupazione costante per la vita della mente basterebbe da sola a distinguere l'autocrazia marxista da altre forme di totalitarismo. Fucilare un uomo soltanto perché non si condivide la sua interpretazione di Darwin o di Hegel è un tributo sinistro alla supremazia delle idee nelle cose umane – ma pur sempre un tributo.(George Steiner, Il marxismo e il critico letterario, da Linguaggio e silenzio)

  2. gabrilu ha detto:

    Bamborino,  il  brano del mio amatissimo  Steiner che hai riportato è molto azzeccato, anche se condivido meno la seconda parte.Continuo a pensare  che non soltanto  "Il marxismo-leninismo e i regimi politici realizzati nel suo nome" temono la letteratura, la poesia e l'arte in senso lato (o meglio, la vorrebbero completamente asservita) ma tutti i regimi autoritari in genere.Certo, l'estensione alla scienza  è  di fondamentale importanza, ma non sono  del tutto sicura che basti da sola  "a distinguere l'autocrazia marxista da altre forme di totalitarismo"….Ma non mancherà occasione di tornare sull'argomento, ne sono sicura.Intanto ciao e grazie  del contributo  🙂

  3. annaritav ha detto:

    Sono d'accordo con te, qualunque autoritarismo teme l'arte in tutte le sue espressioni. E purtroppo non solo l'arte. Salutissimi, Annarita

  4. utente anonimo ha detto:

    Ciao, Gabriella. Il titolo del post suggerisce che sei concentrata, come molti specie in questi tempi grami, sull'attualità. C'è un fenomeno che mi sorprende in questi giorni giù nella nostra Sicilia: mai come in questo periodo la gente ha voglia di parlare, di commentare, di criticare; gente sicuramente non educata al dialogo dalle virtù socratiche dei blogs, né dalle qualità salottiere di alcuni di essi. E non si tratta, come spesso accade, di maldicenze, pettegolezzi, lamentele vaghe sui prezzi della carne e sui mala tempora. Vai dal medico, vai in spiaggia, vai alla Posta, c'è sempre un gruppetto che prova a parlare di politica, a offrire analisi della situazione del Paese o della città, ai suoi ascoltatori (quasi sempre insofferenti), ad accendere un piccolo fuoco rivoluzionario. Tutto ciò mi sorprende. Ero abituato alla ostinata servitù del popolo verso i potenti, soprattutto se populisti e collusi con qualche altro "potere"; all'identificazione dei concetti di "potente" e di "giusto"; alla solita anarchia (garantita e santificata dalla politica). La poesia di Mandel'stam unita alla precisazione storica che hai fatto sull'occasione privata delle sue letture da parte dell'autore, mi ha fatto venirei in mente i convegni semi-pubblici cui ho assistito: sembra che non ci sia vanità, nè voglia di un aperto confronto/dibattito nelle voci che ascolto intorno a me, ma il tono astutamente delatorio di chi sta preparando una rivoluzione (o quantomeno la desidera).  Ciao,Gioacchino

  5. gabrilu ha detto:

    Gioacchino, il fatto che non ne parli mai direttamente qui sul  blog non significa che io non segua  l'attualità e la politica  In quanto al resto del tuo commento, confesso che l'ho riletto più volte ma non sono sicura di avere capito davvero quello che intendi dire, in particolare quando scrivi:"i convegni semi-pubblici cui ho assistito: sembra che non ci sia vanità, nè voglia di un aperto confronto/dibattito nelle voci che ascolto intorno a me, ma il tono astutamente delatorio di chi sta preparando una rivoluzione (o quantomeno la desidera)"Ciao, è sempre un piacere  per me vederti qui  🙂

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