LENZUOLA GUALCITE

Titano, la luna di  Saturno

“…dove un’opera si rivela commisurabile alla sua parafrasi, là non ci sono lenzuola gualcite, la poesia, per così dire, là non ha pernottato”

Su Conversazione su Dante, sulle   folgoranti osservazioni di Mandel’stam sulla Commedia, sul grande amore di questo grande russo per la lingua italiana che egli  definisce “la più dadaistica delle lingue romanze” in cui “il baricentro dell’attività discorsiva [s’è] spostato verso le labbra, verso l’esterno della bocca”, verso questa lingua italiana che lo colpisce con il   “carattere puerile” della sua fonetica e la sua “stupenda infantilità” avevo cominciato a scrivere un post.

Per fortuna, a metà strada mi sono imbattuta in rete in questo articolo di Eusebia Perrotto che dice già e molto meglio di quanto avrei saputo fare io esattamente le cose che io stessa avrei voluto scrivere.

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L’immagine in alto è una foto di Titano, la luna di Saturno. (Fonte)

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5 risposte a LENZUOLA GUALCITE

  1. oyrad ha detto:

    Titano? Ma pensa… io credevo che quelle cime laggiù fossero… ehm… il Resegone… … comunque, il virgolettato che hai postato è uno dei pensieri più belli che abbia mai letto… Grazie cara, come sempre…

  2. elletibi ha detto:

    Anche io l'avevo scambiato per il Serruchòn, e in effetti la somiglianza c'è:  "una lunga erta montana tutta triangoli e punte, quasi la groppa-minaccia del dinosauro: di levatura pressoché orizzontale salvo il giù e su feroce di quelle cuspidi e relative bocchette, portelli del vento. Parete altissima e grigia incombe improvvisa sull'iddilio, con cupi strapiombi: e canaloni, fra le torri, dove si rintanano fredde ombre nell'alba, e vi persistono, coi loro geli, per tutto il primo giro del mattino. Dietro nere cime il sole improvvisamente risfolgora: i suoi raggi si frangono sulla scheggiatura del crinale e se ne diffondono al di qua verso il Prado, scesi a dorare le brume della terra, di cui emergono colline, tra velati laghi"E mi associo ai ringraziamenti a Gabrilu, che mi ha indotto a rileggere Mandel'stamelletibi

  3. gabrilu ha detto:

    Oyrad ed elletibiEh, eh, lo sapevo, lo sapevo!  A me questa foto faceva venire in mente un brano diverso, ma  non tanto distante dai luoghi e dall'autore  cui avete pensato  voi.Avete  presente "quel ramo del lago di  Como"  oppure  "addio monti sorgenti dall'acque" etc. etc.?   In realtà però ho scelto questa immagine pensando sia  alla Commedia, ai gironi ed ai cieli danteschi sia  a Mandel'stam  perchè le  poesie che ho letto di questo russo mi evocano silenzi, lontananze,  spazi siderali  (in senso positivo, eh, voglio precisare).

  4. AnnaSetari ha detto:

    Prezioso davvero questo libretto.Per me fu la sorpresa di cogliere un'immagine di Dante assolutamente diversa dall'accigliato e risentito poeta tramandatoci dalla critica ottocentesca – un Inferno in cui dominano i colori, un poema paragonato al cristallo.

  5. gabrilu ha detto:

    Anna, sarebbe da riprodurlo  per intero, questo testo, altro che citarlo…Quello che è particolarmente interessante è proprio l'originalità del "punto di vista" con cui M. parla di Dante e poi, personalmente, sono rimasta molto colpita da tutto quello che dice a proposito della lingua italiana

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