LA VERA VITA DEL LIBRO

leggere

Il romanzo ha il dovere di non essere antologico. Non può essere giudicato da una pagina, né, meno ancora, da una frase, né dalla curiosa felicità di un epiteto (citiamo Petronio) o di una momentanea metafora. Forse diamo troppa importanza ai pregi o agli alti e bassi della successiva lettura di un libro; l’essenziale è l’immagine ulteriore, l’indefinita immagine inconfondibile che la lettura lascia nel ricordo

[…]

Chiuso il libro, il testo continua a crescere e a ramificarsi nella coscienza del lettore. Quest’altra vita è la vera vita del libro

Ho terminato ieri di leggere le 1249 pagine (più le note e l’introduzione) del Don Chisciotte.

Lo stralcio dell’introduzione di Borges che ho riportato vale, a mio parere per qualsiasi romanzo ma per alcuni — tra i quali appunto, il Don Chisciotte — in modo particolare.

Penso ad esempio, tanto per dirne una, a “À la recherche du temps perdu” di Proust, che si può non leggere affatto, per carità. Mica è obbligatorio.
Così come, d’altra parte,  della RTP si possono leggere solo alcune parti ed altre no.

Però sarebbe bene essere consapevoli del fatto che solo leggendola tutta ma proprio tutta, dal celeberrimo incipit “Longtemps, je me suis couché de bonne heure” alle righe finali alle quali si approda dopo un numero sterminato di pagine, “à des époques si distantes, entre lesquelles tant de jours son venus se placer — dans le Temps”, in cui il Tempo della prima riga di Du côté de chez Swann chiude il cerchio (ma non illudiamoci: solo perchè tutto ricominci — la RTP è un cerchio) con il Tempo della fine di Le Temps retrouvé si evita di prendere solenni cantonate di interpretazione di senso.

Così come, alla fine delle 1262 pagine di Cervantes mi sono resa conto che se mi fossi fermata alla Prima Parte e non avessi letto la Seconda mi sarei persa elementi che sono fondamentali per comprendere la grandezza di questo libro e non avrei nemmeno potuto non dico vedere ma nemmeno intravedere o sospettare il meraviglioso labirinto e le innumerevoli mise en abîme in cui mi ha fatto sprofondare Cervantes.

Ora, concluso il viaggio, essendomi tuffata in quella fornace di cui parlava Giuseppe Tomasi di Lampedusa nelle sue Lezioni su Stendhal il libro mi frulla nella testa e sto cercando di mettere un po’ d’ordine negli infiniti stimoli e nelle innumerevoli considerazioni che mi ha sollecitato.

E’ adesso il momento (sempre per dirla con Lampedusa) di aver “matita alla mano”.

Perchè secondo me ha ragione anche Vladimir Nabokov quando scrive

Permettetemi di darvi un suggerimento pratico. La letteratura, la vera letteratura, non deve essere tracannata come una pozione che può far bene al cuore o al cervello — il cervello, lo stomaco dell’anima.

Bisogna prenderla e farla a pezzetti, smontarla, spiaccicarla — ed allora il suo amabile profumo si farà sentire nel cavo del palmo, e la sgranocchierete e ve la farete passare sulla lingua con godimento; allora, e solo allora, la sua squisita fragranza potrà essere apprezzata nel suo vero valore e le parti frantumate e schiacciate torneranno ad unirsi nella vostra mente e riveleranno la bellezza di un’unità alla quale avrete contribuito con qualcosa del vostro sangue.

Tutto questo mi convince sempre di più di una cosa sulla quale vado riflettendo da un po’ di anni, e che cioè dovrei non avere la smania di leggere tanto e di più, ma dovrei imparare a leggere meglio.

La bulimia libridinosa va bene per gli anni dell’adolescenza e della prima formazione. Per quegli anni in cui ci si apre al mondo e si è — sanamente! — onnivori ed ingordi.

Dopo, occorrerebbe badare più alla qualità della lettura che alla quantità ed al numero dei libri che si leggono.

Ma questo è altro discorso ancora, ed io sto divagando.

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5 risposte a LA VERA VITA DEL LIBRO

  1. utente anonimo ha detto:

    Si può essere lettori cannibali, come lo era bufalino o, come dici tu, lettori più attenti alla qualità, ma chi stabilisce quale sia la qualità se ancora non hai letto il libro che altri dicono che sia di qualità; certo, non si può neanche lontamente apparentarsi al bufalino lettore sia perchè non si ha tutto il tempo che certamente gesualdo dedicava alla lettura sia perchè come diceva troisi in un suo film, appena hai finito di leggere un libro, ne sono sono stati già pubblicati almeno altri trecento; è vero anche quello che diceva orwell e cioè se ogni anni ad esempio vengono publicati 5000 libri, di questi circa 4995 sono carta straccia anche se tu non sai quali di questi 5000 siano i cinque che hai il dovere di leggere.Come vedi non esiste un metodo sicuro, io ad esempio leggo quando è il libro a dirmi che vuole esser letto, ma anche questo non è vero, però sicuramente vi è una forza intrinseca al libro stesso che mi porta a scegliere quello e non altro.Noi poi siamo il portato della nostra formazione culturale, di quello che abbiamo introiettato nel corso della nostra esistenza e delle nostre esperienze contingenti di vita; quindi è probabile che si abbia un raggio di azione delimitato, che ci porta a scegliere ad esempio la letteratura ungherese per la storia affascinante di questo paese, piuttosto che quella americana introdotta nel dopoguerra da vittorini per svecchiare la cultura letteraria italiana immiserita dal regime fascista; qualsivoglia sia la nostra scelta, è sempre benemerita poichè come diceva bellow la lettura non solo è affinamento spirituale ma aiuta anche a migliorare la nostra persona.

  2. utente anonimo ha detto:

    Ciao, credo proprio che il tuo commento di oggi sostenuto e rinvigorito dalle tue letture e dalle citazioni motlo interessanti che hai riportato sarà oggetto di innumerevoli opinioni commenti e dibattiti.Hai innescato una miccia     per vedere cosa succede?  Un salutoPaolo

  3. gabrilu ha detto:

    Anonimo #1…Epperò,   in questo preciso caso, parlando  di  "qualità della lettura"   e di "leggere meglio" una volta  tanto non mi riferivo affatto al "cosa" viene letto,  ma al "come" viene letto. Per esempio:  la modalità, l'atteggiamento mentale con cui   tu  hai letto il mio post  è stata determinante  per il modo con cui hai commentato/risposto.O no?PaoloLo sport nazionale in cui la maggioranza degli italiani ritiene  di eccellere non credo sia  — come molti ritengono — il calcio, ma la dietrologia.I prodotti di queste due italiche passioni sono sotto gli occhi di tutti.

  4. utente anonimo ha detto:

      E’ probabile che tu abbia ragione, devo però dire che non conoscendo le regole della blogosfera (si chiama così?) che impongono a chi vuol esprimere la propria opinione, di attenersi al tema del post, mi son fatto prendere la mano volando oltre o come si dice, fuori del seminato, senza una direzione ed una meta precisi, ma sempre con la convinzione di esprimere un pensiero sul leggere, sul come leggere, sul cosa leggere e sul quanto leggere.Prendo quindi atto di quello che volevi intendere nel tuo scritto e nelle citazioni che vi hai inserito e cercherò di rimediare; tenterò allora di esprimere un pensiero ed alcune mie personali considerazioni sia sulla metodologia della lettura contenuta negli enunciati di borges e nabokov, apparentemente dissimili, benché permeati del medesimo amore verso la letteratura sia su quanto tu dici in relazione alle tue ultime letture e sia su quanto poi noi lettori si possa ragionevolmente far seguire a quanto suggerito da questi due sommi scrittori.Ognuno di noi lettori, nel suo piccolo, dispone di alcuni strumenti che gli consentono di avere un particolare determinato approccio nei confronti dell’opera letteraria che ha scelto di leggere, poi seguono condizioni dello spirito che alimentate dalla lettura possono farci dire ad esempio di esser più vicini al metodo di borges piuttosto che a quello di Nabokov, anche se quest’ultimo appare di una suggestività che non può non affascinare.Ti cito qualche esempio su alcune mie letture più o meno recenti, l’ostico autodafé di canetti, le parole sono pietre di levi, primavera di bellezza di fenoglio e il mare non bagna napoli di ortese; del primo, letto più di qualche anno fa conservo come ricordo, ancora nitido, la figura del protagonista del romanzo, che avendo distrutto nel fuoco la sua biblioteca, costruisce una sua personale biblioteca nella testa (metodo borges), del libro di levi e della ortese mi pare che si possa utilizzare invece il metodo Nabokov, poiché  la struttura dei due romanzi si presta ad essere spezzettata e poi assaporata nella sua interezza, anche se a ben vedere, come borges dice, a lettura terminata ed a distanza temporale anche lontana, ne rimane, almeno a me, per sempre inalterabile, delle parole sono pietre, l’immagine della mamma del sindacalista siciliano ucciso dalla mafia, che seppur illetterata, grida tutto il suo dolore con una forza interiore che rimane scolpita per sempre nel mio immaginario e del mare non bagna napoli la figura degli intellettuali napoletani, romanzieri e non, che adbicando alla loro forza interiore, di fatto vengono meno al tentativo di trasformare una città in disfacimento in una occasione di risveglio e di rinnovamento delle coscienze.Per fenoglio e per la sua primavera di bellezza, mi resta non solo il senso ed il significato dell’immensa tragedia dell’8 settembre del 1943 bensì anche la figura e l’immagine del soldato italiano Johnny che progressivamente prende coscienza sia della inaccettabilità della guerra sia della necessità di contrastarla impegnandosi direttamente nella resistenza, senza che siano trascurate le vicende quotidiane e gli episodi apparentemente banali vissuti all’interno di una scuola romana adibita a ricovero degli sbandati che sono ancora convinti di essere agli ordini dell’esercito italiano.Va da sé che entrambi i metodi possono essere utilizzati per qualsivoglia romanzo poiché tutto dipende e dalla sensibilità di chi legge e dalla modalità stessa della lettura. Borges e Nabokov solo apparentemente parlano di cose simili, ma a ben vedere mentre borges rivolge la sua attenzione al romanzo che abbiamo scelto di leggere, Nabokov vuole esprimere concetti sulla letteratura tout court, anzi sulla vera letteratura poiché a suo avviso la non letteratura si può, se si vuole, anche leggere, senza esser poi tenuti a farla a  pezzettini o sviscerarla poiché anche così facendo non apparirebbe altro che una semplice parte ma non il tutto.Affascinanti e suggestivi, come dicevo,  mi paiono i suggerimenti di Nabokov, poiché sembra quasi che lo scrittore russo voglia trasformare il libro in un oggetto qualsiasi che può essere non solo maneggiato con tutto il fascino che ne consegue, ma anche eviscerato per cavarne poi il succo che si instillerà progressivamente nella nostra mente.Per quanto riguarda la tua chiusa credo che non si possa che condividerla, sia perché seguendo il tuo suggerimento si risparmia il tempo che può essere utilizzato per leggere libri degni di esser letti sia perché il piacere del libro di qualità avrà il sopravvento sul tedio delle letture che hanno come unico merito quello di aggiungere un mero dato quantitativo al numero di libri letti.Voglio fare un ulteriore esempio di due letture di romanzi di oltre 1000 pagine, assimilabili ma solo dal punto di vista quantitativo delle pagine, alla Recherche e al don Chisciotte; guerra e pace e il conte di montecristo, romanzi diametralmente opposti pur se espressione del medesimo secolo, di quest’ultimo non si può dire altro della sua lettura che conferirle il valore del mero piacere della lettura stessa, leggere per leggere e mai staccarsi dal testo fino alla fine solo per accertarsi di come la vicenda va poi a finire ed in questo caso il sistema Nabokov è decisamente inapplicabile, pena la perdita del godimento stesso della lettura.Per guerra e pace il discorso risulta più complesso, sia perché vi sono intere porzioni del romanzo scritte in francese, come per altro mi pare di ricordare avviene in un altro grande libro di mann, la montagna incantata, sia perché guerra e pace ha una sua compiutezza che può essere apprezzata solo dalla lettura integrale del capolavoro tolstojano.Di ciò che ne rimane, poi, in chi lo legge si potrebbero scrivere fiumi di inchiostro e forse questa non è la sede adatta, o sbaglio?Forse ho esagerato nella lunghezza del commento e per questo ora mi taccio.Un cordiale saluto, Michele S. (mi ero dimenticato di inserire almeno il mio nome di battesimo).  

  5. gabrilu ha detto:

    MicheleGrazie davvero per il tuo contributo,  molto stimolante ed articolato.Non  posso entrare nel merito di tutti i passaggi, dico la mia solo su uno.Personalmente non vedo quello che    possiamo chiamare  — semplificando giusto per comodità  —  il "metodo Borges"  in opposizione al  "metodo Nabokov".Non  vedo  i due  "metodi"  come  un'alternativa assoluta. Secondo me  — ed è per questo che li ho  citati entrambi, e nello stesso  post — complementari.   Non li vedo insomma  come un  "o così o pomì" o, per dirla  in modo  più elegante, come un "aut-aut".E poi, mi preme (e ti devo)  una precisazione/assicurazione:   nella mia risposta al tuo precedente commento  non c'era alcun richiamo a  netiquette o a regole di blogosfera:   i frequentatori abituali del blog sanno bene  che sono sempre ben lieta quando succede che chi  interviene sui miei post allarga il campo e la visuale.Perchè tutto questo favorisce la riflessione individuale e non solo.Il  mio voleva solo essere una  garbata (ma ho fallito l'obiettivo, a quanto pare) puntualizzazione di quanto incida il nostro atteggiamento  mentale (e tante altre altre variabili che non sto qui ora ad elencare) sul modo con  cui  leggiamo un testo. Un  ***qualsiasi**  testo.  Anche  il post di  blog.Banalità, Watson, banalità.Ma  con i tempi che corrono,  a volte anche ribadire quello che riteniamo  essere banalità scontate possono, chissà, risultar utili  a qualcuno  e/o  a qualcosa.Ciao 

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