VISITATORI AD AUSCHWITZ

Auschwitz, 1945
Liberazione di Auschwitz, 27 Gennaio 1945
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Non era mai successo, neppure nei secoli più oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i moribondi. Noi, figli cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che è stato civile, e che civile è ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniamo. In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si è toccato il fondo delle barbarie.

Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi , le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai.

Primo Levi
Il testo integrale >> qui sul sito della Fondazione Memoria della Deportazione

In realtà io non volevo andarci. […]. Auschwitz, la cui sola parola è assurta a imponente simbolo, a triviale generalizzazione, a epitome di quel che accadde agli ebrei d’Europa, anche se ad Auschwitz in effetti non accadde quello che si verificò a milioni di ebrei originari di posti come Bolechow, allineati sull’orlo di fosse comuni e trucidati con raffiche di mitra, o deportati in altri campi di sterminio che, diversamente da quello, avevano una sola ragion d’essere, lager molto meno noti proprio perchè non offrivano alcuna alternativa alla morte, e da cui nessuno uscì vivo, che non produssero memorie nè storie.

Ma, anche a voler considerare Auschwitz come l’emblema dell’ Olocausto […] mentre visitavo le famigerate stanze piene di capelli umani, di arti artificiali, di occhiali, di valige destinate ad essere spedite nel nulla, mi resi conto che la terribile ironia di Auschwitz è che essa mostra l’enormità di quel che accadde a un tale livello che l’aspetto collettivo e quello personale, l’ambito entro il quale si compie il crimine, sono costantemente, paradossalmente affermati a scapito di ogni individualità. […] Esisteva il problema della sovraesposizione.

[…] Perchè i turisti visitano un luogo come quello? Non certo per scoprire cosa vi accadde; tutti coloro che si recano ad Auschwitz e in altri siti analoghi lo sanno già. E nemmeno per farsi un’idea più realistica di “com’era”, quasi che, esaminando l’architettura o le dimensioni del campo, misurando quanto ci vuole per andare dal punto A al punto B, si possa comprendere meglio l’esperienza di quelli che vi giunsero nonin pullman provvisti di aria condizionata ma in carri bestiame. No.
[…] Credo ci siano altre due ragioni per visitare un posto come Auschwitz. La prima è di carattere scientifico e giuridico: il sito rappresenta una prova schiacciante, e sotto questo aspetto osservare di persona i mucchi di occhiali e di scarpe, piuttosto che sapere che eesistono per avrli visti in fotografia o in video, è più utile per comprendere quello che accadde. La seconda è di ordine sentimentale: si va ad Auschwitz come si va in un cimitero, perchè tale è questo luogo: una sorta di riconoscimento nei confronti dei morti.

Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi, pag. 163 e segg.

 

Auschwitz, 1945Liberazione di Auschwitz, 1945
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6 risposte a VISITATORI AD AUSCHWITZ

  1. utente anonimo ha detto:

    Un'altra notte. Torvo, il cielo si chiude ancora
    sul silenzio mortale volteggiando come un avvoltoio.
    Simile ad una bestia acquattata, la luna cala sul campo –
    pallida come un cadavere.

    E come uno scudo abbandonato nella battaglia,
    il blu Orione – fra le stelle perduto.
    I trasporti ringhiano nell'oscurità
    e fiammeggiano gli occhi del crematorio.

    È umido, soffocante. Il sonno è una tomba.
    Il mio respiro è un rantolo in gola.
    Questo piede di piombo che m'opprime il petto
    è il silenzio di tre milioni di morti.

    Notte, notte senza fine. Nessuna alba.
    I miei occhi sono avvelenati dal sonno.
    La nebbia cala su Birkenau,
    come il giudizio divino sul cadavere della terra.

    Tadeusz Borowski, KL Auschwitz

  2. carloesse ha detto:

    Mi ha molto colpito l'iniziativa di quell'insegnante di Firenze che ha voluto "far provare" ai propri studenti, inventandosi una circolare del provveditorato fasulla nel giorno della shoah, che cosa significhi essere coinvolti nella discriminazione razziale.
    Una piccola grande idea.
    Dieci e lode alla prof.

  3. gabrilu ha detto:

    Anonimo #1
    Grazie.
    Grazie davvero per  il bellissimo contributo.

    carloesse
    Si,  l'iniziativa dell'insegnante di Firenze ha colpito molto (e positivamente) anche me.

    Mi ha anche fatto pensare a quel film  tedesco del 2008  "L'onda" (Die Welle), 

    http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=57645

    in cui un insegnante tedesco, per  fare capire ai suoi studenti come anche persone cosiddette normali possano trasformarsi in  belve umane  adotta più o meno le stesse tecniche.
    L'esperimento/simulazione  riesce sin troppo bene.
    Film non capolavoro, troppo   "a tesi" e didascalico, ma sicuramente da vedere.
    Ciao

  4. utente anonimo ha detto:

    Io che avevo letto quasi tutto sono andata. Era una forza di irresistibile attrazione verso l'orrido precipizio della storia. Solo molto dopo ho veramente capito. Solo dopo aver letto i diari di Klemperer:  lui ce ne da una spiegazione chiarissima. Non è vero che si può capire il razzismo, la brutalità, la violenza, l'odio puro e la distruzione, l'emarginazione non si possono capire. Solo chi li ha vissuti e provati sulla propria pelle può capire. Dunque andiamo in pellegrinaggio nei luoghi per percorrere gli stessi passi, respirare la stessa aria, guardare lo stesso cielo, andiamo per rivivere, andiamo per cercare di capire. Pia

  5. gabrilu ha detto:

    Pia
    Sul visitare Auschwitz et similia la penso com Mendelsohn (d'altra parte, non è un caso che l'abbia citato).

    I diari di  Klemperer (che io, quando  leggo/sento Klemperer, penso sempre e solo al direttore d'orchestra, e invece lo so,  è sbagliato e riduttivo)   per quel che ne so, sono fuori catalogo,  introvabili, ce li ha solo  Maremagnum…

    Prima o poi  li comprerò e come sempre, quando compro  libri di questo genere,   mi dico: "ma chimmmelo faffare?!?!"

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