TROPPI LIBRI SONO DISPERSIVI

Jean Louis David
Jacques Louis David (1748-1825)
La morte di Seneca
olio su tela, collez. privata

Bada poi che il fatto di leggere una massa di autori e libri di ogni genere non sia un po’ segno di incostanza e di volubilità. Devi insistere su certi scrittori e nutrirti di loro, se vuoi ricavarne un profitto spirituale duraturo. Chi è dappertutto, non è da nessuna parte. Quando uno passa la vita a vagabondare, avrà molte relazioni ospitali, ma nessun amico. Lo stesso capita inevitabilmente a chi non si dedica a fondo a nessun autore, ma sfoglia tutto in fretta e alla svelta.

Non giova né si assimila il cibo vomitato subito dopo il pasto. Niente ostacola tanto la guarigione quanto il frequente cambiare medicina; non si cicatrizza una ferita curata in modo sempre diverso. Una pianta, se viene spostata spesso, non si irrobustisce; niente è così efficace da poter giovare in poco tempo.

Troppi libri sono dispersivi: dal momento che non puoi leggere tutti i volumi che potresti avere, basta possederne quanti puoi leggerne.

“Ma,” ribatti, “a me piace sfogliare un po’ questo libro, un po’ quest’altro.”

È proprio di uno stomaco viziato assaggiare molte cose: la varietà di cibi non nutre, intossica.

Leggi sempre, però autori di valore riconosciuto e se di tanto in tanto ti viene in mente di passare ad altri, ritorna poi ai primi.

Anch’io mi regolo così ; dal molto che leggo ricavo qualche cosa.

Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio, Parte prima, Lettera 2

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11 risposte a TROPPI LIBRI SONO DISPERSIVI

  1. carloesse ha detto:

    E dire che ai suoi tempi i libri disponibili non erano neanche lontanamente vicini al numero di quanto viene pubblicato oggi!
    A maggior ragione pertanto…

  2. utente anonimo ha detto:

    E' da quando l'ho studiato al liceo (vale a dire da diciotto anni a questa parte) che mi chiedo se quest'affermazione di Seneca sia condivisibile…Però il punto è: ma se non leggo i libri COME FACCIO A SAPERE COSA MI PERDO ?  Ad esempio, la Némirovsky l'ho scoperta soltanto lo scorso anno, su Nabokov devo ancora decidermi, mi aspetto qualcosa da Simone Weil; se  avessi dovuto dar retta a Seneca, mi sarei dovuta fermare a Dostoevskij (il mio massimo sistema)e a Dante;…MA: e Proust?  E Orwell? E Mann? E Musil? E la Mansfield, la Lessing?,E tutti quelli di là da venire? Ecco, magari potrei saltare Bruno Vespa….

  3. utente anonimo ha detto:

    Arbasino? Citati? Forse sbaglio, nessuno di loro lo avrà detto, ma ricordo che qualcuno disse, leggi l'etica di spinoza e non avrai bisogno di leggere altro, poichè lì  troverai tutte le risposte, anche se tu avevi aperto il libro senza alcuna intenzione di cercare il tesoro.
    Credo sia vero quello che diceva seneca, anche se il suo ritengo fosse un metodo e non un sistema, metodo che avrebbe consentito al lettore dell'epoca di comprendere non solo un mondo diverso dal suo, ma anche di crescere e di progredire intellettivamente; l'unica cosa certa è che non è necessario leggere i libri non scritti ma solo per non correre il rischio del plagio e cioè di quella particolare e naturale  attività dello scrittore in fieri che vuol assumere nella propria scrittura lo stile del suo maestro.
    Bloom in fondo non ha fatto altro che ricalcare il metodo di seneca con il suo canone occidentale in cui poneva nell'empireo e nel firmamento letterario un pugno di geni alla cui sommità troneggiavano shakespeare e dante, ed avevano un posto in seconda fila giganti come dickens, g. eliot, kafka ed altri; leggere è comunque un atto di libertà a cui non bisognerebbe mai sottrarre alcun testo di qualsivoglia natura e valore intrinseco, foss'anche il meno potabile, pena il progressivo aridimento del piacere della lettura stessa, poichè si legge anche per avere l'illusione di essere in un territorio altro da quello battuto quotidianamente.
    Ciao Michele S.

  4. annaritav ha detto:

    Quoto l'utente anonimo #2… e se poi mi perdo qualcosa d'interessante? È vero che sono consapevole di continuare a procurarmi un tal numero di libri che non riuscirò a leggere in tutta la vita che mi resta,  ma non mi pongo pochi e precisi limiti. Sarò di natura incostante e volubile, anche un po' viziata, ma, caro Seneca, mi piace così!
    Salutissimi, Annarita

  5. utente anonimo ha detto:

    Ovviamente non sono d'accordo con quanto scritto da Seneca. Probabilmente vista la brevità della vita, si poteva correre il rischio di essere superficiali, ma francamente dissento persino dal concetto di dispersione.

    Sarà che nella dispersione ritrovo la mia unità, sarà che sono per tutto ciò che sia eclettico e poliedrico.

    Sarà anche che non è vero che chi è dappertutto non è in nessun luogo (e poi nessuno è dappertutto così come nessuno legge tutto).

    Ma soprattutto avendo passato (e passando) una vita da vagabonda posso smentire sia le molte relazioni ospitali sia l'assenza di amicizie. Al contrario, chi viaggia molto (io sono in giro dal 1995) coltiva nel tempo pochissime relazioni superficiali e approfondisce sempre di più le amicizie. Che non sono né poche né tante. Sono quelle giuste per me.

    Appunto: Artemide pro domo sua.

    Sei sempre stimolante, cara Gabrilù.
    Jacqueline

  6. utente anonimo ha detto:

    @utenteanonimo: per come leggo io questo estratto il punto sta nella modalità in cui ci si approccia alla lettura. Io credo che avere un metodo formi la mente e i sentimenti; avere un metodo non vuol dire essere rigidi, anzi, significa avere la pazienza di acquisire, di assorbire, di metabolizzare. Indubbiamente applicarsi su pochi autori, tornarci, riscoprirli, educa e insegna anche a capire cosa ci piace davvero e cosa no. E' ovvio che ciascuno di noi, a volte, faccia il farfallone amoroso con tanti testidifferenti, ma non bisogna distrarsi troppo, o non si porteranno a casa che frammenti, pezzi sparsi di un discorso. Ma questo è solo il mio punto di vista.
    Un bacio Gabrilu!:* 
    Giusi Meister

  7. utente anonimo ha detto:

    Nell’improbabile caso che qualcuno volesse approfondire l’argomento, ci si potrebbe soffermare a riflettere sul fatto che per Seneca, tre o quattrocento anni prima dell’uso generalizzato della pergamena e quindi ancora ai tempi del papiro, i libri erano una cosa che non ha nulla a che fare con quel che sono adesso.

  8. amfortas ha detto:

    Interessante il commento del nr 7, non ci avevo pensato.
    Per quanto riguarda me sono onnivoro da sempre e in ogni campo, dalla letteratura alla musica. Inoltre tendo ad accumulare, in linea generale, cose e sensazioni. Credo sia una delle tante conseguenze di un serio problema di controllo, problema che è come i fiumi carsici che scompaiono ad un certo punto e riappaiono quando meno te li aspetti.
    Ciao gabrilu.
    P.S.
    In merito alla mia soddisfazione per essere entrato nel tuo "catalogo", non scherzavo ero serissimo.

  9. gabrilu ha detto:

    ***  Oggi  i libri pubblicati sono molto di più di quelli con cui aveva a che fare Seneca.E' un problema di numeri?
      (carloesse)

    *** "E se poi mi perdo qualcosa di importante?!?"
    (Dragoval, Annarita, Jacqueline)

    *** "Non è tanto questione del  "cosa" e del "quanto", ma piuttosto del  "come".
    La centratura è sul  metodo e sulla filosofia dell'approccio  ( Giusi Meister).

    *** E' solo una  questione di supporti  e di tecnologia?
    Il  senso della riflessione  di Seneca cambia molto se al posto del papiro e delle pergamene ci si trova ad avere a che fare con  la carta stampata o con un e-reader digitale?
    (Anonimo #7)

    ***  Il  problema del  "controllo"  (Amfortas)

    Il "quanto", il "cosa", il "come", il "come  tengo  tutto questo sotto il   — mio— controllo"?

    …. Oh: sia chiaro:
    la discussione  rimane aperta, neh    

    "Nell'improbabile caso" —-  ri- cito  Anonimo #7 —   che qualcuno volesse approfondire l'argomento"….  noi siamo qua. 

     

  10. utente anonimo ha detto:

    E’ sempre fecondo mettersi in ascolto del suo blog; e voglio tentare anche io di confrontarmi con la bella frase di Seneca, che me ne ha ricordate altre  due:

    1)  Da “Ricordi” di Marco Aurelio, libro II,2

        “…scaccia via, invece, quella sete di libri se non vuoi giungere a morte mormorando, bensì sereno veramente grato agli dei dal profondo del cuore.”

    2) Da Qoelet, I,16

        “Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho compreso che anche questo è un inseguire il vento perchè molta sapienza molto affanno, chi accresce il sapere accresce il dolore.”

    Sete di libri, illusione che attraverso la loro conoscenza si possa giungere ad un sapere capace di raccogliere e dire tutto il mondo e, in questo modo, di svelarcene il senso; pero’ la rete del sapere (della mente e del cuore) non sembra abbastanza grande per reggere tutto il senso ed il non senso del mondo.

    Non posso, pero’, stare senza leggere e quindi senza libri: fanno parte di me.
    Forse, allora, ha senso il suggerimento Giusi Meister, che invita alla misura che è un metodo, e gli fa eco Qoelet ricordandoci che c’ è un tempo per tutte le cose.

    Capire questo per me vuol dire  trovare un senso e quindi un valore al leggere ed ai libri, impedendoci di trasformarli in qualcosa d’altro.

    Leonardo

  11. gabrilu ha detto:

    Leonardo
    Quanto sono ignorante.
    Non avevo la minima idea di chi si parlasse parlando di  Qoelet.
    Son dovuta  andare a mendicar notiziuole  su Wiki e Google…
    Eh, si.

    Confessato questo… sono d'accordo con tutto il resto.

    Ed in particolare su

    *** consapevolezza di  DI-pendenza  (dai libri)
    *** necessità di  senso della misura (io sono una fan dei Greci, che  sull'oltrepassare  la misura ci hanno costruito sopra le loro più belle ed immortali tragedie e non solo)
    *** l'illusione  (cito testualmente, perché non saprei trovare parole migliori)

    "che attraverso la loro conoscenza si possa giungere ad un sapere capace di raccogliere e dire tutto il mondo e, in questo modo, di svelarcene il senso; pero’ la rete del sapere (della mente e del cuore) non sembra abbastanza grande per reggere tutto il senso ed il non senso"

    Grazie   🙂

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