I NOSTRI PIU’ CARI AMICI

Gustave Caillebotte, Donna alla finestra, 1875

E’ singolare quanto poco siamo inclini a pensare che gli altri possano parlare acidamente di noi e come ci arrabbiamo e ci sentiamo feriti quando ci giunge prova che essi l’abbiano fatto. Non è forse troppo affermare che tutti noi di tanto in tanto parliamo dei nostri più cari amici in un modo in cui ai nostri cari amici piacerebbe ben poco sentirsi menzionare, e tuttavia ci aspettiamo che i nostri più cari amici invariabilmente parlino di noi come se fossero ciechi davanti ai nostri difetti, ma intensamente consapevoli di ogni sfumatura delle nostre virtù

 

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13 risposte a I NOSTRI PIU’ CARI AMICI

  1. annaritav ha detto:

    Ho appena incominciato a centellinare <i>La canonica di Framley</i>
    Salutissimi, Annarita

  2. gabrilu ha detto:

    Annarita
    si,  è cosa giusta e   buona (oltre che sana)  volgere gli occhi altrove 

     
     
       

  3. utente anonimo ha detto:

    E' saggezza antica:

    "Non dare orecchio a tutte le ciarle
    Potresti udire un tuo servo
    Maledirti
    Ma tu stesso più di una volta
    Hai maledetto altri e lo sai."

    Qohélet, 7, 21-22 (nella versione di Guido Ceronetti)

    Maurizio

    p.s. complimenti per il blog!

  4. carloesse ha detto:

    Trollope è proprio uno di quelli che vorrei leggere, prima o poi. Ma la è che ho tanta di quella roba in programma… (e in questo momento mi sto dedicando alla Ortese).
    Ma verrà anche il suo tempo.
    ciao.

  5. utente anonimo ha detto:

    Buongiorno Gabriella
    spesso leggo il suo blog ma Lei è tanto colta e io sono ignorante per cui solo ora trovo il coraggio per scriverLe. Il quadro di Caillebotte che illustra il suo post, l'ho visto appena 10 giorni fa' alla mostra di Rimini "Parigi, gli anni meravigliosi". Sinceramente non mi ha suggerito i pettegolezzi; pensavo all'incomunicabilità dei coniugi e soprattutto alla tristezza della donna che osserva la vita fuori dalla sua finestra e dalla sua portata.
    grazie per il suo blog
    morena

  6. gabrilu ha detto:

    Maurizio
    la citazione è perfettamente azzeccata  e si presterebbe molto  ad introdurre e ad approfondire il tema  (che poi era quello che a me realmente più interessava, citando quel passo di Trollope)  del  "dove finisce  il pettegolezzo e dove comincia  il più appassionante tema della finestra di Johari",      e cioè del "quel che io so di me e quel che gli altri sanno di me e che io non so"

    Grazie

    carloesse
    Trollope è una vera goduria.
    Un vecchio saggio che la sapeva lunghissima  sulle umane  miserie   e  dotato di  una  straordinaria e deliziosa  ironia.

    Ho raccolto finalmente  ***tutti*** i suoi libri  esistenti in italiano  ma non li leggo  tutti e subito perché  me li conservo  —- come peraltro  ho già detto più volte —      per i momenti di magra.
    Vedere un intero scaffale della mia libreria occupato da romanzi di Trollope non ancora aperti mi fa sentir bene, mi rassicura, mi racconsola ….
    Ciao!   🙂

    Morena
    Siamo tutti colti  in qualche cosa ed incolti  per altre, perciò non c'è problema.
     
    Per quanto riguarda il quadro di Caillebotte, ovviamente ha ragione tu, ma a me piace inserire le  immagini  nei miei post di citazioni letterarie in base ad associazioni di idee in cui spesso il criterio dominante  è l'apparente  dissonanza, piuttosto che la pertinenza e l'assonanza.

    In altre parole: ho messo il quadro di Caillebotte  non pensando a quello che il quadro del pittore francese  vuole o sembra esprimere in realtà, ma perché c'è una donna che volta le spalle, che guarda fuori e non dentro…
    Pensa tu che prima di Caillebotte avevo pensato, leggendo quel passo di  Trollope,  ad una immagine di Jack Vettriano,  "On parade"  che con  il barbutissimo vecchione  vittoriano apparentemente ci azzecca ancora molto, ma  moooolto   meno che Caillebotte… 😉

    Ciao e grazie per l'attenzione   🙂

  7. oyrad ha detto:

    Cara Gabrilù…

    Pensa che leggendo uno dei racconti italiani di Trollope raccolti in "L'ultimo austriaco che lasciò Venezia" (edito da Passigli) mi sono commosso  nel trovare le descrizioni del Lago di Como e di Colico, il paese dove trascorrevo le vacanze da piccolo…

    «Non proverò a descrivere il paesaggio intorno a Colico. Il paese in sè è uno dei posti più miserabili della terra: non vi sono sistemazioni per i viaggiatori e la sua insalubrità è davvero eccessiva; ma pochi posti a nord o a sud delle Alpi, e forse potrei aggiungere pochi posti al mondo, superano in bellezza le montagne raccolte sulla testa del lago».

  8. amfortas ha detto:

    Il tuo post ha riaperto una ferita che credevo rimarginata, accidenti.
    Scusa se la butto sul personale, ma è così.
    Certo, non ho poi tutte 'ste virtù, quindi facile che si parli di difetti nel mio caso.
    Ciao.

  9. gabrilu ha detto:

    Caro Oyrad
    non sarò certo io a cercar di illustrarti   gli stranissimi percorsi che    ciascuno di  noi  tenta   e sperimenta  per trovare  (o ritrovare) le sue  personalissime Combray e le sue altrettanto personalissime Balbec
    Ciao  🙂

    Amfortas
    Che la tua ferita, caro Amfortas, fosse quasi rimarginata   sconvolge il mio universo   wagneriano… e di questo ti riterrò  personalmente   responsabile    

    Detto questo, e se proprio volessimo addentrarci nei nostri vizi e nelle nostre virtù (ma qualcosa mi dice che in realtà non lo vogliamo…. no… no… non lo vogliamo…)  … eh, qui   si  che il discorso   si farebbe difficile…

    Niente paura, gente: questo è solo un  blog.
    Che oggi c'è e domani non  è detto  ci sia ancora.

    Ciao e grazie   🙂

  10. utente anonimo ha detto:

    Gabrilu,
    ma comei? Aggiungi sale alle ferite emotive di noi tutti- per ciascuno di noi ce n'è almeno una, legata agli ex migliori amici- paventando anche di toglierci il "solacium" di questo blog ? E no, eh, per favore….

  11. utente anonimo ha detto:

    Bonsoir gabrilu !
    Je retrouve à vous écrire après un peu d' absence et votre blog est désormais visible de chez moi.
    A bientôt.
    Versus

  12. utente anonimo ha detto:

    una volta avevo letto "è più facile dire bene degli altri, che pensarne bene"
    Agata L.
    un bellissimo luogo il tuo, complimenti per il lavoro che offri, grazie! 

  13. gabrilu ha detto:

    #10
    Pare proprio che nessuno di noi riesca ad accettare il fatto che non è detto che gli altri (amici oppure no, in somma "gli Altri") possano vederci in modo diverso da come ci vediamo noi, eh?
    Insomma,  quel che intendeva dire il povero Trollope non se lo vuole filare proprio nessuno 

    …Vabbè, considerazione pseudofilosofica a parte, sono qui  che medito su come devo decidere di sentirmi nel vedermi definita  un… "solacium"   

    Versus
    Bien retrouvé:  : -)

    Agata L.
    Benvenuta, e … grazie a te  🙂

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