LA FORZA DEL DESTINO. STORIA D’ITALIA DAL 1796 AD OGGI – CHRISTOPHER DUGGAN

Duggan La forza del destino
Christopher DUGGAN, La forza del destino. Storia d’Italia dal 1796 a oggi (tit. orig. The Force of Destiny: A History of Italy since 1796) traduz. di H. Ferrara degli Uberti, p.794, Laterza, Collana i Robinson/Letture, 2011, ISBN: 9788842095309

«Storia di una nazione mancata potrebbe essere il titolo di questo poderoso volume», ha scritto Simonetta Fiori sulle pagine culturali di «Repubblica» recensendo, il 25 novembre 2008, questo libro di Christopher Duggan, storico britannico dell’Università di Reading, allievo di Denis Mack Smith già noto in Italia per una biografia di Francesco Crispi.

A questa monumentale storia del nostro Paese che va dalle invasioni napoleoniche a oggi Duggan ha dato il titolo verdiano “La forza del destino”, opera andata per la prima volta in scena a San Pietroburgo proprio nel 1861.

Si tratta di circa ottocento pagine molto fitte di date, nomi, eventi che nonostante la loro densità scorrono veloci come del resto spesso succede quando ci troviamo davanti opere di storici e/o biografi anglosassoni.

In esse Duggan ripercorre l’evoluzione dell’idea di nazione in Italia a partire dall’invasione napoleonica fino ai giorni nostri.

Perchè il libro comincia proprio dal 1796, e cioè dall’anno in cui le armate napoleoniche entrarono nella penisola?

A Duggan interessa “esaminare come, sotto l’urto dell’invasione napoleonica e della miscela di ottimismo e rancore da questa generata, un gruppo (dapprincipio ristretto) di uomini e donne appartenente al ceto colto cominciò a promuovere l’idea di una nazione italiana” (p.IX).

E’ dunque partendo da questo presupposto secondo cui l’ingresso delle armate napoleoniche e delle idee della rivoluzione francese nella nostra penisola in qualche modo determinò un “risveglio” degli italiani, che Duggan indaga poi l’evoluzione dell’idea nazionale durante gli ultimi due secoli.

Il dominio e le speranze di Napoleone avranno infatti termine, ma non il movimento di idee che, al contrario, si amplificherà sempre più. Un poco alla volta nasce un movimento di pensiero che mira a creare un nuovo Stato, nascono i movimenti sovversivi e la carboneria, si diffondono le idee dei grandi pensatori del Risorgimento: Mazzini, Gioberti, Cattaneo, D’Azeglio…

Ma su tutto questo non mi dilungo.

Quello che mi interessa soprattutto sottolineare è il fatto che Duggan non scrive un arido manuale di storia: non ci sono date rigide o eventi in sequenza cronologica. Lo studioso segue il flusso delle idee, degli scritti, dei movimenti e soprattutto delle lotte intestine e delle contraddizioni del movimento risorgimentale.

Sin dai primi capitoli “La forza del destino” si va sempre più delineando come il racconto di un’idea, dell’idea di “Italia” ed una ricerca della nascita, dell’esistenza e dello sviluppo e dell’eventuale consolidarsi di un senso di comunità nazionale che si snoda attraverso il racconto della storia della penisola italica che da mera “espressione geografica” (come ebbe a dire Metternich) arriva a costituirsi come nazione Italia.

Secondo Duggan però (ed io la penso come lui) gli Stati, per funzionare bene, hanno bisogno di un senso pervasivo e dominante che faccia da collante.

Qual’è stata l’evoluzione dell’idea nazionale negli ultimi due secoli per quel che riguarda l’Italia? Quali tentativi ha fatto la politica per colmare il divario tra realtà immaginata e quella che si pensava fosse la realtà? Cosa è stato fatto dal 1861 ad oggi, quali risultati sono stati raggiunti per sanare la frammentazione geografica, economica, linguistica, sociale?

All’unità geopolitica e formalmente istituzionale rappresentata dalla proclamazione di Vittorio Emanuele II a Re d’Italia il 17 marzo 1861 è poi seguita effettivamente anche una coscienza collettiva di unità nazionale? Interrogativo che a me pare (purtroppo) attualissimo ancora dopo 150 anni…

Secondo Duggan, quello che si riuscì a realizzare, anche dopo il 1860, fu l’unificazione materiale del paese e questa, per giunta, ottenuta in gran parte grazie all’intervento straniero; dietro il tracollo della potenza austriaca nel 1859 c’erano infatti il Piemonte e la Francia, ma non tutti gli italiani collettivamente considerati.

E l’unificazione morale ? Rimane ancora, secondo Duggan, in gran parte da realizzare.

L’autore parla molto, nel suo saggio, del fare l’Italia ma anche del fare gli italiani, parla del “brutale contrasto tra ciò che avrebbe potuto essere e ciò che era” (p.294), dell’ “abisso che separava il sogno dalla realtà, la poesia dalla prosa” (p.259).

Santa Croce tomba di AlfieriMonumento di Antonio Canova a Vittorio Alfieri (1806-10)
La figura dell’Italia afflitta
Firenze, Chiesa di Santa Croce

Le conclusioni di Duggan sono alquanto pessimistiche.

Egli definisce infatti la nostra identità nazionale “malcerta e contestata”. L’Italia ha, secondo lui, bisogno di italiani che soppiantino l’“uomo di Guicciardini”, bollato da Francesco de Sanctis nella sua colpevole indolenza (vede, capisce quel che c’è da fare, ma non muove, per cinismo, un dito) e che “facciano del mondo moderno il nostro mondo”.

Scrive Duggan «al principio del nuovo millennio l’ “Italia” continuava ad apparire un’idea troppo malcerta e contestata per poter fornire il nucleo emotivo di una nazione, o almeno di una nazione in pace con se stessa e capace di guardare con fiducia al futuro» (p.674)

Una vicenda nazionale incompiuta, dunque, frenata dal continuo riproporsi della combinazione tra familismo, lotta tra fazioni e clientelismo che ha fatto prevalere, ad ogni cambiamento, l’interesse particolare su quello collettivo, l’individualismo sul senso di cittadinanza comune.

Conclude Duggan: “L’Italia deve individuare, e corroborare, una chiara visione collettiva di se stessa e della meta che intende raggiungere, se vuole arrivare a celebrare il duecentesimo anniversario dell’Unità” (p.684)

Questo libro — complesso e problematico nonostante la scrittura limpida e vivace — mette noi italiani davanti alle nostre responsabilità, scardina molti luoghi comuni, rivela particolari apparentemente marginali ma invece estremamente significativi (vedi ad esempio le pagine sull’opera di “piemontesizzazione” obiettivo principale, secondo Duggan, di Cavour il quale — tra l’altro — parlava il francese come prima lingua e “faticava a scrivere e perfino a parlare in italiano”

Come ha — secondo me giustamente — notato più di un lettore, il libro risulta complessivamente poco equilibrato. Molto spazio e molta accuratezza dal periodo napoleonico sino alla fine dell’800 e poi una veloce carrellata sul ‘900.

A me però questo non è importato granché, perchè era proprio il periodo che Duggan ha maggiormente approfondito quello che mi interessava esplorare.

Per Grande Guerra, Fascismo, Seconda Guerra mondiale ho già altri libri, di altri autori, cui far riferimento. E infatti dalla Parte Quinta in poi il libro di Duggan l’ho scorso molto velocemente.

Detto questo, da “La forza del destino” ho ottenuto esattamente quello che chiedevo e cioè non una grigia e puntigliosa sfilza di date, nomi, eventi (avessi voluto questo, non mancano certo ottimi manuali, in giro) ma una ricerca analitica sulle radici di un’idea di nazione, di coscienza collettiva nazionale, sull’esistenza o meno di una reale identità collettiva.

A mio parere questo tema è esplorato in maniera intelligente e, come ho già detto, con una scrittura vivace e mai noiosa.

Un’ultima piccola notazione.

Il libro mi pare sia stato complessivamente bene accolto, dai lettori italiani, ma ho notato anche che alcuni critici nostrani si sono affrettati ad imputare allo studioso inglese lacune e inesattezze di ogni genere.

Si è accusato Duggan di avere tralasciato il contributo di molti grandi del pensiero italiano e di avere eccessivamente sottolineato quello di personaggi minori, di aver tralasciato di consultare fonti storiografiche molto importanti e di aver “trattato male” Cavour e… chi più ne ha più ne metta.

Io non ho certo la competenza per stabilire chi abbia ragione, ma devo dire che ho trovato molte di queste critiche espresse con uno zelo e a volte con un’acrimonia tale da apparirmi spesso più che sospetta…

Christopher Duggan
Christopher Duggan
  • L’autore >>
  • La scheda del libro >>
  • Il testo integrale dell’articolo di Simonetta Fiori su La Repubblica >>
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5 risposte a LA FORZA DEL DESTINO. STORIA D’ITALIA DAL 1796 AD OGGI – CHRISTOPHER DUGGAN

  1. utente anonimo ha detto:

    Guarda, non conosco questo testo ma invece ri-conosco benissimo le puntualizzazioni capziose che compaiono dal nulla quando i messaggi colpiscono, sostanzialmente, il bersaglio.
    Di solito ci si attacca al sì, ma…certo che avrebbe potuto…
    Questo è un vizio tipicamente italiano e sai perché? Dà sempre fastidio che qualcuno, specialmente se straniero, evidenzi qualcosa che i critici nostrani, di solito per convenienza o per quieto vivere, ma spesso anche per vera e propria malafede, hanno taciuto.
    Io che vivo al Nord non vedo come si possa contestare che l'Unità nazionale sia in pericolo. Basta andare in un bar qualsiasi e mettersi ad ascoltare i discorsi della gente.
    Il mio unico appunto riguarda il titolo, notoriamente iettatorio. Speriamo che il maleficio colpisca l'intellighenzia culturale italiana e la smuova un po' (in senso lato eh?).
    Ciao 🙂

  2. gabrilu ha detto:

    Amfortas
    Non mi impelago in un discorso sull'unità d'Italia di oggi perché il discorso sarebbe davvero troppo lungo e complicato.
    Dico solo  che se tutti   tenessimo  sempre a mente  che non c'è nessuno al mondo  che non sia comunque  a sud di qualcun altro un sacco di gente eviterebbe di dire un mucchio di sciocchezze.

    …Ma  torniamo al libro e all'opera di Verdi:   … sai che non ricordavo (lo sapevo, ma non lo ricordavo)  la trista fama  iettatoria de "La forza del destino"?  
    Me l'hai fatto ricordare tu…
    Chissà se Duggan era a conoscenza di questo, quando ha scelto il titolo del suo libro?
    Ciao!  🙂

  3. utente anonimo ha detto:

    vedo con piacere che sei sempre sulla breccia (stavolta di Porta Pia?!)
    Fuori dalla blogsfera da due anni ti ritrovo con piacere
    un caro saluto khinna

  4. utente anonimo ha detto:

    sloggata, ma non anonima khinna, se non ricordi, ma come potresti
    cristina aicardi riciao

  5. gabrilu ha detto:

    Khinna
    che bello rivederti qui!  Non solo mi ricordo di te, ma ho seguito le peripezie del tuo blog e ho visto che sei rientrata, bene!
    Grazie e ciao

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