TOUT MAIGRET, Tome I° – GEORGES SIMENON

La casa editrice francese Omnibus ha pubblicato tutti i “Maigret” di Simenon raccolti in dieci volumi.

Ho deciso di “assaggiare” uno di questi tomi, ed ho cominciato ovviamente dal primo.

Questo “Tout Maigret” dell’Omnibus è talmente bello !

Gradevolissimo al tatto (il tatto: ecco un motivo per cui gli e-book temo non mi avranno mai), gradevolissimo e davvero molto curato per grafica, impaginazione, corredo di fotografie (già, ci sono anche quelle: 16 pagine di fotografie che, poste a metà del volume illustrano l’universo di Maigret: luoghi in cui sono stati scritti i singoli romanzi, riferimenti biografici a Simenon…).

L’immagine di copertina è dell’Atelier Dominique Toutain, con illustrazioni originali di Nicolas Poupon.

Il volume è talmente bello, dicevo, che, nonostante abbia, nel corso degli anni, letto già tanti Maigret (come tutti, credo e soprattutto spero) ma in ordine sparso, senza concentrarmi troppo considerandoli — a torto! — soprattutto libri di mero intrattenimento, ho deciso di leggermeli adesso tutti di fila e sistematicamente.

L’idea sarebbe la seguente: tra una “lettura” e l’altra, ci infilo un Maigret. Voilà!

Questa volta però in ordine strettamente logico e cronologico di stesura e di pubblicazione e dedicando l’attenzione che personaggio e autore meritano. Questo dunque è un post in progress, perchè scriverò qualcosa man mano che andrò avanti. Niente di particolare, solo appunti volanti.

Tranquilli, mi guardo bene dallo spoilerare o rivelare alcunchè di significativo delle trame

Pietr le Letton
(ed. italiana Pietr il Lettone , Adelphi >>

Che emozione, assistere alla nascita “ufficiale” del commissario Maigret… E’ qui infatti che vengono delineati i tratti fondamentali, le caratteristiche della sua fisicità; è qui che compaiono i piccoli tic, le manie, le abitudini, i punti forti e le umane debolezze di un personaggio letterario che diventerà, per tutti coloro che avranno letto almeno un paio di libri in cui compare, così familiare, così… paradossalmente, meravigliosamente privo di sorprese. Nascita “ufficiale”, ho scritto. Perchè Simenon aveva, prima di questo, già scritto cinque romanzi con Maigret, ma li aveva firmati con uno pseudonimo. Forse non si sentiva ancora sicuro, forse non si sentiva ancora davvero in confidenza con il suo commissario. E’ con Pietr le Letton che Simenon si assume coram populo la responsabilità della paternità di Maigret e comincia a firmare con il proprio vero nome e cognome, ed è da questo libro che inizia — con pifferi e tamburi — il mito.

Le charretier de La Providence

Per apprezzarlo appieno bisogna conoscere qualcosa (o almeno documentarsi un po’) sull’ “universo” della vita dei canali, delle chiatte, delle chiuse, della routine quotidiana della gente che popola questo mondo. Perchè il romanzo è ambientato nel canale della Marna, a Dizy, vicino Epernay. Anche qui, come già in Pietr le Letton, un Maigret immerso in tanta pioggia, tanto fango, tanta umanità

Monsieur Gallet, décédè
(Ed. italiana: Il defunto signor Gallet, Adelphi >>

“All’inizio, era sembrato un caso insignificante. Un uomo che aveva tutta l’apparenza di un piccolo borghese era stato ucciso da uno sconosciuto in una camera d’albergo. Adesso, ogni informazione che arrivava complicava il problema. invece di renderlo più semplice” (p.273)

La traduzione (molto ruspante) è mia. Un Maigret immerso, questa volta, in un caldo canicolare che lo rende consapevole della sua stazza e del suo sudore. Un Maigret che deve darsi da fare in una serie di piccole cittadine della sonnolenta provincia francese, quella provincia francese che riesce, quando vuole, ad esprimere i crimini magari non efferati più di altri, ma sicuramente più intriganti. …Più leggo Maigret e più mi rendo conto di quanto importante sia —- per Maigret ed il suo papà — la meteorologia

Le pendu de Saint Pholien
(ed. italiana: L’impiccato di Saint-Pholien, Adelphi  >>
Un vagabondo che si suicida in Germania, in uno squallido alberghetto di Brema,  un episodio triste ma apparentemente banale attorno al quale “des mystères multiples venaient s’agglutiner” , ombre cominciano ad agitarsi “comme sur la plaque photographique qu’on plonge dans le révélateur”

Da Bruxelles a Brema a Parigi, questo romanzo ha però il suo centro di gravità a Liegi, città natale di Simenon ed un finale che, ancora una volta, mostra la grandissima umanità del commissario Maigret.

La tête d’un homme
Ed. italiana Una testa in gioco, Adelphi >>

Questa volta Maigret rischia davvero grosso. Si gioca la carriera.
L’assassino che lui ha preso e consegnato alla giustizia è stato processato e condannato.
…Epperò Maigret sente che c’è qualcosa che non quadra e pur di essere sicuro di arrivare alla verità arriva al punto da favorire ed organizzare l’evasione del condannato.Al superiore che gli dice: “Commissario, lei capisce che così facendo lei si gioca tutto?” Maigret risponde: “Chiedo soltanto dieci giorni di tempo. Se fallisco, dò le dimissioni, me ne vado”.

Le chien jaune
(ed. italiana Il cane giallo, Adelphi >>

Una serie di delitti, accompagnati sempre dall’apparizione di uno strano cane giallo, scuote la piccola cittadina portuale di Concarneau, in Bretagna. Che ruolo ha Emma, la giovane cameriera del Caffè dell’Ammiraglio, attorno quale ruota tutta l’intricata vicenda?

La nuit du carrefour
(ed. italiana Il crocevia delle Tre Vedove, Adelphi >>
Più che un giallo, un vero e proprio noir ambientato in un solitario crocevia della provincia parigina e in cui gli eventi più decisivi e drammatici si svolgono di notte. Un noir con tanto di donna fatale e misteriosa che vive in completo isolamento con il fratello il cui monocolo nasconde un occhio di vetro in una villa chiamata “delle Tre Vedove” perchè proprio lì, quarant’anni prima, vennero scoperti i cadaveri di tre donne avvelenate…
Nel 1931 Jean Renoir ne fece un film, in cui Maigret era interpretato da Pierre Renoir, il fratello del regista.

Un crime in Hollande
Maigret deve scoprire chi è l’assassino in un paese (l’Olanda) di cui non conosce la lingua, in cui la maggior parte delle persone implicate non parlano il francese…
Ah. Una curiosità: la famiglia protagonista di questo “Maigret” che si svolge in Olanda si chiama Popinga.
Popinga, yes.
Come il Kees Popinga (olandese anche lui) de “L’uomo che guardava passare i treni”, pubblicato nel 1938.

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Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
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6 risposte a TOUT MAIGRET, Tome I° – GEORGES SIMENON

  1. utente anonimo ha detto:

    Bravo pour votre passion de Simenon, vous en parlez avec enthousiasme et c' est très communicatif !
    Ciao du Sud Ouest.
    Versus, France

  2. gabrilu ha detto:

    versus
    Il mio rapporto con Simenon è mooooolto ambivalente.
    Ma qualunque cosa si possa dire o pensare di Simenon, certo è che lo scrittore è grandissimo.
    Apprezzavo già enormemente il Simenon  "no-Maigret".
    Adesso, da quando ho cominciato a leggere  con attenzione e criticamente i "Maigret"   mi rendo conto che davvero ha fatto benissimo  la Pleiade a dedicargli un  largo posto nei suoi scaffali  

    Ciao!

  3. utente anonimo ha detto:

    I Maigret sono una chicca. Anche dopo tempo, restano in mente le atmosfere ( le nebbie, i porti, le sere buie, le solitudini di paesi) ; gli ambienti familiari, il senso dellle cose passate. Dopotutto, la trama dei gialli non è molto importante : io spesso la dimentico, così posso rileggere con piacere  i Maigret rivivendone   il gusto. Ciao.Renza  

  4. carloesse ha detto:

    Sono cresciuto a pane e Maigret, dapprima quello della TV in b/n di Gino Cervi e Andreina Pagnani, poi coi girasoli di Mondadori, fino alla scoperta del Simenon "non Maigret" grazie ad Adelphi. Il primo, per caso, fu "Le finestre di fronte". Da allora moltissimi altri, senza mai incontrare una delusione. E fino alla collezione delle nuove edizioni di Maigret fra i più nuovi adelphini dalla copertina gialla. Con la riscoperta della grandezza del più grande commissario della letteratura poliziesca e di capolavori quali Piotr il Lettone, o L'Impiccato di St. Pholien. Ma i miei preferiti rimangono Il Porto delle nebbie e Non si uccidono i poveri diavoli. 

  5. matisse ha detto:

    Non vale. Non vale!
    Vuoi dire che:
    1) dopo aver passato gli ultimi quarant'anni a collezionare volume per volume, volumetto per volumetto (pensa, gabrilu, che ogni volta che andavo in Francia portavo la lunga lista dei titoli che già possedevo per cercarne di nuovi)
    2) dopo aver occupato, disposto in bell'ordine, persino spolverato (!) quattro scaffali (50 X 30) delle mia libreria con i miei Simenon
    3) dopo essermi beata della lunga fila di copertine gialle, dei neri dei livre de poche e dei folio policier, dei colori stupendi e polverosi dell'adelphi… dopo tutto questo…
    citi l'Omnibus in dieci volumi?!

    Lo voglio subito! (è leggibile? Voglio dire il corpo del font è di dimensioni umane?) Un bacione.

  6. gabrilu ha detto:

    Renza
    E' verissimo. Il punto forte, anzi fortissimo dei Maigret sta proprio nell'atmosfera, nelle ambientazioni.  Però sto apprezzando molto anche  le trame, ed i finali mai banali e spesso molto poco  "giallisticamente  ortodossi".

    carloesse
    Io ho fatto il percorso inverso, e cioè  avevo visto molti telefilm tratti dai Maigret, ma come libri avevo letto ed apprezzato prima  quelli "no-Maigret" (il mio preferito  è "La neve era sporca", seguito da "L'uomo che guardava  i treni" —  ma è  inutile  far classifiche, sono tutti belli).

    A proposito degli interpreti di Maigret: anch'io sono cresciuta  con gli eccellenti  telefilm  con il bravissimo  Gino Cervi  (per la serie: quando la RAI era una RAI di tutto rispetto e gli interpreti delle fiction erano veri attori e non ex veline  o ex partecipanti a reality show…).

    Però oggi, che sto leggendo i Maigret  sistematicamente e con occhio davvero critico mi rendo conto che Gino Cervi  ha fornito (per scelta, evidentemente, sua e del regista) un'interpretazione che è molto, molto lontana dal  Maigret di Simenon.  Si tratta proprio di  due Commissari  diversi, che vanno  apprezzati ed amati separatamente.
    Oggi come oggi tendo a  pensare che, dei Maigret che conosco, quelli più "simenoniani" siano stati  Jean Gabin e Brumo Cremer.

    matisse
    Il testo  è  ***leggibilissimo**, te lo garantisco  io che lettura su carta e su monitor   hanno da un pezzo reso ahimè sin troppo  esigente, circa dimensioni dei caratteri etc.

    Vai tranquilla, i font sono di dimensioni più che umane, la carta  è bianca ma non accecante e la stampa ottima.

    Insomma, una goduria. E poi, rapporto qualità-prezzo molto, molto buono.
    Ciao! 
     

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