IL BENE SIA CON VOI ! – VASILIJ GROSSMAN

Dejneka Operaie tessili

Il secolo delle tenebre non è buio da un capo all’altro. Alcuni degli individui che vi hanno camminato potranno servirci da guida in questa traversata del male.
[…]
Grossman è l’esempio, se non unico, il più significativo

 

Adelphi ha recentemente raccolto in un volume otto testi (racconti, saggi, appunti di viaggio) scritti da Vasilij Grossman tra il 1943 e il 1963.

Alcuni di essi erano già stati pubblicati sia presso la stessa Adelphi che presso altre case editrici, altri compaiono in italiano oggi per la prima volta.

Sono testi non solo di grande e struggente bellezza, ma anche molto importanti per comprendere il percorso di vita di Grossman e le sue opere principali: Per una giusta causa e — soprattutto, ovviamente Vita e Destino.

Tra i testi della raccolta, il più lungo ed il più importante è quello che dà il titolo al volume, e cioè Il bene sia con voi!.

Grossman lo scrisse nel 1961, quando, ormai avanti con gli anni, malato e molto provato a causa di tutte le peripezie subite a causa di Vita e Destino il cui manoscritto gli era stato sequestrato l’anno prima dagli agenti del KGB, si recò nella repubblica socialista di Armenia.

Lo scrittore aveva pensato, in un primo momento, ad un titolo come Note di viaggio di un uomo in età avanzata ma poi preferì l’espressione armena Barev dzes, che tradotta in russo diventa Dobro vam! (Pace a voi!). Mi sono dilungata su questo punto, riprendendo quando scrivono John e Carol Garrard nella loro eccellente ed imprescindibile biografia di Grossman Le ossa di Berdicev perchè ho notato che le traduzioni italiane di questo scritto privilegiano a volte la traduzione dall’armeno e altre volte quella dal russo.

Si tratta di uno scritto molto denso e sofferto in cui il reportage di viaggio fornisce in realtà a Grossman lo spunto per riprendere ancora una volta molti dei temi a lui cari come la religione, il bene ed il male nel mondo, l’intolleranza e l’antisemitismo, la “bontà illogica” dell’uomo.

Su Il bene sia con voi! ho trovato in rete un eccellente post sul blog dispersioni, e siccome non ho motivo di scrivere su cose sulle quali altri si sono già espressi molto meglio di quanto potrei fare io, è a quel post — appassionato e competente — che rimando chi volesse approfondire.

Da parte mia mi limiterò solo ad accennare ad alcuni altri scritti contenuti nel volume Adelphi che mi hanno particolarmente colpita anche perchè riprendono, in contesti e da punti di vista diversi, il messaggio di Grossman sulla irriducibile sostanziale bontà dell’essere umano e la sua incrollabile fiducia in quella “bontà illogica”, la “bontà insensata” che costituisce uno dei fondamenti su cui si regge tutto Vita e Destino.

Il vecchio maestro, scritto nel 1943, quando Grossman al seguito dell’Armata Rossa non era ancora arrivato a Berdicev — il luogo in cui la madre era stata massacrata assieme ad altre centinaia di ebrei e gettata in una fossa comune — ci riporta ai tempi dell’invasione nazista, quando molti russi per paura, per opportunismo diventano collaborazionisti e denunciano gli ebrei ed è un racconto degli avvenimenti che avevano condotto alla fucilazione di centinaia di ebrei in una piccola cittadina dell’Ucraina.

Nel racconto Grossman accenna per la prima volta a quello che allora rappresentava uno sorta di tabu ma che oggi è cosa definitivamente accertata, e cioè che il  massacro di un numero impressionante di cittadini ebrei ucraini fu reso possibile ai nazisti grazie alla diffusa collaborazione della popolazione locale di ucraini non ebrei.

Il novantenne maestro ebreo, ben consapevole della sorte che lo aspetta, da una parte analizza la situazione con sorprendente e fredda lucidità e d’altra parte, e contemporaneamente, nemmeno per un attimo perde la sua fiducia nel “miracolo della bontà umana” (p.12) e la sua convinzione che “Hanno tolto le briglie all’odio, e ne è nata la compassione” (p.29).

Chi ha letto Vita e Destino e si è commosso alle pagine in cui il medico militare Sof’ja Osipovna Levinton muore nella camera a gas cercando fino all’ultimo di proteggere (o meglio, “accompagnare alla morte” il piccolo David) non potrà non riconoscere ne Il vecchio maestro l’anticipazione di questa scena, che si svolge però con un capovolgimento dei ruoli.

Nel racconto del 1943 infatti, avviandosi alle fosse comuni per essere massacrati dai nazisti il maestro porta in braccio la piccola Katja chiedendosi “come posso tranquillizzarla?”. A quel punto però

“nel silenzio improvviso che era sceso il vecchio sentì la sua voce:
‘Maestro’ disse ‘non guardare da quella parte, se no ti spaventi’ e come una madre gli coprì gli occhi con le sue manine”.

Nel volume, che comprende anche La Madonna Sistina, di cui avevo già parlato >> qui, troviamo testi che si riferiscono alla vita quotidiana ai tempi di Stalin, al periodo del Grande Terrore.

Mamma si svolge nella casa di Ezov — il capo dell’NKDV ed uno dei massimi artefici del Grande Terrore del 1937 caduto in disgrazia nel 1939 all’avvento di Berja — ed è uno squarcio sul tragico destino dei bambini che, figli di cosiddetti “nemici del popolo” ed in quanto tali considerati nemici  essi stessi venivano sballottati da un orfanotrofio di Stato ad un altro o venivano letteralmente presi e  portati  (non si fa la stessa cosa con  un cane o  con un gatto?)  come figli in casa di potenti del momento che magari sarebbero   a loro volta caduti in disgrazia e fatti scomparire nelle cantine della Lubjanka o nei gulag della Kolyma.

Nel racconto ci sono un paio di righe che costituiscono un piccolo prezioso cammeo: in casa di Ezov compare infatti, ad un certo punto, anche “un tipo pelato con gli occhiali e un sorriso che metteva voglia di sorridere”.

Si tratta di Babel’, che finirà da lì a poco travolto anche lui dallla macchina del Grande Terrore.

L’inquilina è brevissimo ma fulminante: racconta di Anna Borisovna, amica di Majakoskij, riabilitata dopo aver passato diciannove anni tra lager e prigioni, cui assegnano una bella casa a Mosca, mentre Periferia descrive la vita di privilegio di funzionari del partito e intellettuali di regime in un quartiere residenziale; oltre il bosco delle loro amene passeggiate, le baracche fatiscenti del popolo, che “li guarda come oppressori”.

Ne La strada, l’atrocità della guerra è raccontata attraverso le sofferenze di Giu, un mulo italiano che segue gli alpini nella campagna di Russia e i cui occhi buoni e mansueti registrano ogni sorta di eventi terribili e dolorosi, mentre in Fosforo Grossman parla dei suoi amici di gioventù e dei suoi sensi di colpa per non avere apprezzato quanto invece avrebbe meritato quello fra loro che benchè avesse meno “fosforo” in testa, e cioè “sale in zucca” si era sempre però dimostrato il più umano ed il più disponibile di tutti nei confronti di tutti.

Ho lasciato per ultimo Riposo eterno, scritto tra il 1957 e il 1960 in cui Grossman parla di un cimitero, il cimitero Vagan’kovskoe.

Insisto molto con le date perchè anche qui, la contestualizzazione e la conoscenza della biografia di Grossman consente di leggere questo testo con una consapevolezza ed una commozione particolari.

Avevo già scritto nel post dedicato a Le ossa di Berdicev della surreale diatriba che alla morte di Grossman, avvenuta nel 1964 era seguita a proposito del luogo in cui avrebbe dovuto venir sepolto.

Grossman infatti aveva lasciato scritto, nel suo testamento, che avrebbe voluto essere sepolto a Vostrjakovo, il cimitero ebraico di Mosca. Lo voleva perchè era ebreo, e perchè l’idea che avrebbe riposato in un cimitero ebraico lo faceva sentire più vicino a sua madre, che per tomba aveva avuto solo l’anonimato di una fossa comune.

La vedova Ol’ga Michailjlovna però, che ebrea non era e che voleva per il marito un luogo più prestigioso si affrettò a fare cremare il corpo — rendendo così impossibile la sepoltura a Vostrjakovo essendo la cremazione contraria alla legge ebraica — ebbe varie discussioni con i parenti e gli amici più intimi di Grossman (la figlia Katja, i membri della famiglia materna e paterna) che a questo punto avrebbero voluto seppellirlo nel cimitero Vagan’kovskoe.

Essendo ormai impossibile una sepoltura ebraica, Vagan’kovskoe avrebbe potuto andar bene, considerando che appena qualche anno prima Grossman, nelle belle e malinconiche pagine di Riposo eterno tutte dedicate a riflessioni sulla vita e sulla morte, aveva descritto le enormi folle che visitavano Vagan’kovskoe, soprattutto di domenica, sottolineando  come questo ne faceva paradossalmente un luogo non di mestizia ma di serenità e aveva anche annotato come a Vagan’kovskoe fossero sepolte molte figure conosciute.

Eppure, e nonostante tutto, alla fine Ol’ga l’ebbe vinta e Grossman fu sepolto nel cimitero di Troekuroskoe.

Ancora una volta, la volontà di Grossman non venne rispettata. Nemmeno in occasione della sua morte.

Vasilij Grossman
Vasilij Grossman Il bene sia con voi
Vasilij GROSSMAN, Il bene sia con voi!
Traduzione di Claudia Zonghetti
Biblioteca Adelphi, 2011, pp. 253, isbn: 9788845925757
  • La scheda del libro >>

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Nota: L’immagine in alto è quella che compare nella copertina del volume Adelphi.
Aleksandr Aleksandrovic Dejneka, Operaie tessili, (1927), Museo di Stato Russo, San Pietroburgo.

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8 risposte a IL BENE SIA CON VOI ! – VASILIJ GROSSMAN

  1. utente anonimo ha detto:

    Non ho ancora letto questo libro solo perché, come hai detto tu, Gabrilu, Grossman non si può leggere nei ritagli di tempo e di cervello. Non credo che in tutto il Novecento esista scrittore  più profondo e con un senso morale più alto; ma aldilà di questo, leggere Grossman è anche è sempre una grande prova emotiva, e merita concentrazione e rispetto.
    Con il senno di poi mi viene in mente che forse un'intensità simile la si legge solo in alcune pagine del nostro  Primo Levi- e non mi riferisco all'ovvietà dell'argomento comune: tanta letteratura di guerra e di lager non riesce a commuovere e a bruciare in maniera così potente. Allora che il bene- anzi probabilmente  la pace, che tradurrebbe anche la formula ebraica Sholem aleichem- sia con noi e ci ricordi, ogni tanto, che siamo uomini e non caporali.
    Dragoval

  2. gabrilu ha detto:

    Dragoval
    Voglio/devo  rileggere  Vita e Destino.
    Ma rimando di giorno in giorno perché  aspetto il momento  giusto.
    Soprattutto ora che so che cosa mi aspetta.

  3. utente anonimo ha detto:

    " Struggente bellezza" mi sembra la definizione perfetta per la scrittura di Grossman. Non ho ancora letto " Il bene sia con voi!", ma ho cominciato
    " Le ossa di Berdicev". Quanto a " Vita e destino"  è vero che dovrà essere riletto, ma intanto lo riconsulto spesso, a piccolo brani. Forse non è la metodica corretta, ma Grossmann mi pare adatto anche a queste piccoli consulti, a queste sorsate di intensità. Renza

  4. gabrilu ha detto:

    Renza
    Sono sempre felice quando trovo qualcuno che apprezza Grossman…
    Ciao e grazie!

  5. roberto ha detto:

    io ho cominciato con “tutto scorre” poi “il bene sia con voi” e “l’inferno di treblinka” e ho trovato uno scrittore paragonabile solo a Primo Levi. adesso sto leggendo il suo capolavoro “vita e destino” con tutta la calma e l’affetto che Grossman merita. ai miei figli lo leggo e spero lo leggeranno quando sarà il momento.
    fa bene al cuore sapere che tanti lo apprezzano. ciao a tutti.

    • gabrilu ha detto:

      La sequenza da scelta per legger Grossman è un po’ bizzarra (sei partito dalla fine 😉 ma non ha molta importanza.
      L’importante è leggerlo. E che bello che lo leggi ai tuoi figli!
      Ciao e a presto, spero 🙂

  6. ml ha detto:

    raramente i testi brevi riescono a darmi un senso di compiutezza e profondità, la scrittura e l’animo di Grossmannn con “il bene sia con voi” mi hanno fatto questo regalo. sono pienamente d’accordo che “Vita e destino” debba essere letto non una sola volta, ma penso anche che a prescindere dal momento o dal nostro stato d’animo alcune letture ci portano oltre, ogni momento è quello giusto

    • gabrilu ha detto:

      ml beh, i testi raccolti in questo volume (ed in particolare “Il bene sia con voi!”) rappresentano davvero, assieme al romanzo “Tutto scorre” il testamento letterario dello scrittore e dell’uomo Grossman… sono testi di una straordinaria densità

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