I FRATELLI ASHKENAZI – ISRAEL JOSHUA SINGER

Israel Singer I fratelli Ashkenazi
Israel Joshua SINGER, I fratelli Ashkenazi (tit. orig. The Brothers Ashkenazi), traduzione di Bruno Fonzi, Introduzione di Claudio Magris, pp. 768, Bollati Boringhieri, 2011, EAN 9788833921846

Finalmente Bollati Boringhieri ha ripubblicato questo romanzo dello scrittore polacco Israel Joshua Singer, fratello maggiore del ben più noto Isaac Bashevis Singer, Nobel per la Letteratura 1978. Si tratta di un romanzo che, pubblicato per la prima volta in italiano da Longanesi nel 2004 ma poi scomparso dalla circolazione, aspettavo da anni di poter leggere.

Quando The Brothers Ashkenazi era comparso per la prima volta negli Stati Uniti nel 1936, aveva riscosso immediatamente un immenso successo e per molto tempo fu, assieme a Via col vento di Margareth Mitchell in cima alla lista dei best seller del New York Times.

Se la parola “best seller” fa venire il mal di pancia a qualcuno (a me lo farebbe venire, ad esempio; sono dannatamente diffidente, nei confronti dei best seller) sia così paziente da leggere il resto del post. Sono in grado di assicurare che quel che allora era stato solo un best seller è poi diventato un long seller. Ed è questo, che è importante.

Prima di entrare nel merito del libro, però, qualche parola sul suo autore.

Israel Joshua Singer è molto più che il fratello maggiore di Isaac Bashevis Singer. Ci sono critici letterari, esperti di letteratura yiddish ma non solo, che lo ritengono scrittore di valore addirittura di molto superiore al fratello Isaac il quale, molto più longevo, ebbe anche il tempo e il modo di scrivere più libri di Israel.

Israel Jeoshua e Isaac Bashevis Singer

Israel Jeoshua e Isaac Bashevis Singer

…Ma questo adesso non ha molto importanza, e della questione magari parleremo in seguito, chissà.

Nato a Bilgorai, pittore a Varsavia, correttore di bozze a Kiev, nel 1933 Israel emigrò negli Stati Uniti, dove il suo teatro in yiddish è stato rappresentato per molto tempo.

I fratelli Ashkenazi è una grande saga familiare che si sviluppa per tre generazioni. Si svolge nell’arco di una cinquantina d’anni a cavallo tra Ottocento e Novecento nella cittadina polacca di Lodz che, su uno sfondo di miseria, di pogrom, di ricchezze ma anche di guerre e di rivoluzioni si trasforma da piccolo villaggio contadino a vivacissima città industriale.

Le prime pagine del libro, un Proemio in cui vengono descritte le grandi masse di “carri e barocci carichi di uomini, di donne, di bambini e di masserizie” che, percorrendo in lunghe processioni “le strade polverose della Slesia e della Sassonia, attraverso cittadine e villaggi devastati dalle guerre napoleoniche entravano in Polonia”, si impongono subito per la grandiosità della rappresentazione e l’andamento da esodo biblico con cui viene descritto l’arrivo a Lodz, in Polonia, di tessitori tedeschi ed ebrei ortodossi provenienti dalla Germania.

Mappa di Lodz

Scrive Claudio Magris nella lunga Prefazione (i grassetti sono miei):

Una lunga fila di emigranti è in marcia verso la città polacca di Lodz: fra loro una variopinta comunità di ebrei ortodossi che intende guadagnarsi da vivere con la tradizionale filatura a telaio. Sarà il seme dal quale nasceranno grandi industrie tessili capaci di imporre le loro merci in tutta l’Europa.In questo piccolo e operoso mondo, dove il tempo è scandito dal lavoro e dalle pratiche religiose, nascono i due figli del pio Reb Abraham Kirsch Ashkenazi, opposti nel carattere fin dalla prima infanzia: Jakob Bunin, vitale e generoso, rappresenta la forza naturale e l’istinto gioioso di vivere, mentre Simcha Meier, introverso e abile negli affari, riversa la sua febbrile inquietudine nell’imprenditoria. La parabola dell’esistenza porterà Jakob ad affermarsi con il suo talento di comunicatore, mentre Simcha toccherà le vette del capitalismo industriale grazie a un miscuglio di cupidigia e lungimiranza che tutto travolge in nome del profitto. Attorno a loro, tra la fine dell’Ottocento e il primo conflitto mondiale, si svolgono le grandi vicende della Storia e gli eventi minimi di una folla di personaggi uniti dalla comune spiritualità ebraica, che sfocia in conflitti generazionali, al punto di indurre i giovani a un progressivo allontanamento dalla tradizione dei padri, fino a esperienze estreme come la rivoluzione, la negazione degli affetti familiari e l’affermazione dell’individualismo assoluto.
[…]
…un magistrale affresco che si pone come il pendant ebraico dei Buddenbrook di Thomas Mann, e che spiega perché Isaac Singer disse dell’amato fratello: «Sto ancora imparando da lui e dalla sua opera.»

Attraverso le vicende di una famiglia immerse nella storia dell’ebraismo polacco narrate in un libro dall’impianto pienamente ottocentesco Singer sviluppa molti temi: quello dell’ascesa e della decadenza borghese, delle prime contraddittorie lotte sociali e della progressiva presa di coscienza da parte dei lavoratori; ci fa assistere allo sfacelo dell’impero zarista, alla rivoluzione dei Soviet ed alla costituzione della caotica repubblica polacca.

Bambini  hassidici a Lodz, primi del 1900

Bambini chassidici a Lodz, primi del ‘900

Singer ricrea dunque, attorno ai due figli gemelli di Reb Ashkenazi, tutta una folla di personaggi, di eventi e di vicende private, tutta la fenomenologia culturale, storica e politica di una pagina importante della storia polacca e di quel brulicante mondo degli ebrei orientali che verrà, non molti anni dopo, ferocemente annientata.

Lodz 1900

Lodz, primi anni del 1900
(Fonte)

Leggendo il romanzo, ha costituito per me un’emozione in più la consapevolezza del fatto che Israel Singer, avendo pubblicato il libro nel 1936, non poteva conoscere il tragico destino cui gli ebrei di Lodz andarono incontro dal 1939 al 1944

I temi del romanzo che andrebbero approfonditi sono davvero tanti. Ne estrapolo solo alcuni:

  • Il tema dei due fratelli, che mi ha fatto riandare con il pensiero alle pagine de Gli scomparsi in cui l’ebreo americano Daniel Mendelsohn tratta a fondo l’importanza che, nella cultura ebraica, ha il tema del conflitto tra fratelli. Sono anche andata a rileggermele, quelle pagine, e ciò che scrive Mendelsohn mi ha fatto capire meglio tante cose dei due gemelli Ashkenazi
  • I dualismi e le contrapposizioni tra individui (i due fratelli), tra due modi di vivere l’ebraismo, due rappresentazioni del prezzo da pagare per l’ assimilazione e la conflittualità tra gruppi: ebrei e gentili, ebrei chassidici di stretta osservanza ed ebrei “modernisti” assimilati o che aspirano all’assimilazione, ebrei poveri ed ebrei ricchi (e qui, come non pensare a I cani e i lupi di Irene Nemirovski?), tra tedeschi ed ebrei, tra russi ed ebrei….Una delle cose più interessanti mi è sembrata proprio la rappresentazione dell’universo ebraico che fornisce Israel Singer: un universo non monolitico ma ricco, al proprio interno, di differenze ed anche di contraddizioni. Quella per esempio in cui di fatto si trova a vivere la maggior parte degli ebrei tradizionalisti: da una parte una puntigliosa (ai miei occhi ai limiti dell’ossessivo) adesione a tutti a  i rituali ma nello stesso tempo ipocrisia, indifferenza, persino crudeltà, poi, nella gestione concreta dei rapporti umani e dell’affettività.
  • Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo: la descrizione del microcosmo dei tessitori, dei lavoratori al telaio con tutta la rete di appaltatori e subappaltatori, la descrizione della miseria è anche il modo per descrivere lo sfruttamento esercitato da ebrei nei confronti di altri ebrei.
Una fabbrica di Lodz nel 1906

Una fabbrica di Lodz nel 1906
Fonte


  • I cambiamenti, che si verificano sia a livello collettivo che individuale ed in cui i frequenti mutamenti dello scenario geopolitico (cambiano i confini, cambiano i padroni, cambiano gli alleati ed i nemici) fanno sì che di volta in volta un gruppo o un singolo viene a trovarsi nel ruolo di vittima o di carnefice.Non solo una società in piena trasformazione in cui i cambiamenti vengono di volta in volta subiti, provocati, auspicati, tollerati, temuti ma una società in cui a ciascun personaggio accade di comportarsi in maniera diversa a seconda della situazione e del contesto in cui viene a trovarsi.

Romanzo di amplissimo respiro, che parte lento e poi accelera andando sempre più in crescendo, un racconto appassionante in cui l’incredibile capacità epica dell’autore ci offre un capolavoro di narrazione che non solo a I Buddenbrook di Mann fa pensare, ma che da alcuni è stato paragonato ad una sorta di “Rougon Macquart dello Stethl”.

Condivido in pieno. A me, ad esempio, molte pagine ed interi capitoli hanno in effetti rievocato pagine e capitoli de L’Assommoir, di Germinal (la grande scena dello sciopero della miniera in Germinal, l’analoga grande scena dello sciopero della fabbrica tessile ne I fratelli Ashkenazi), di Le ventre de Paris, di Au bonheur des dames

N ota
In una lunga intervista rilasciata nel 2009 a suo tempo pubblicata sul Corriere della Sera Harold Bloom parla del premio Nobel Isaac Bashevis Singer come di «Un autore mediocre. Al suo posto meritavano di vincere Chaim Grade, artefice dello splendido Yeshiva e Israel Joshua Singer, fratello maggiore ben più talentuoso di Bashevis che ci ha lasciato il bellissimo I Fratelli Ashkenazi ».

(Testo integrale dell’intervista >> qui)

Israel Singer

Israel Joshua Singer nel 1938

 

  • Israel Joshua Singer >>
  • La scheda del libro >>
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31 risposte a I FRATELLI ASHKENAZI – ISRAEL JOSHUA SINGER

  1. utente anonimo ha detto:

    Strano destino quello dei fratelli accomunati dalla stessa passione per la letteratura: fratelli dentro e fuori dalle pagine. come non pensare anche alla sorella scrittrice? non so quale sia il più bravo, certo oltre che imbevuti della stessa cultura, lavoravano molto sugli stessi temi (penso a La famiglia Moskat per esempio o a il Mago di lublino…) grazie della bella recensione, come sempre illumini quello che leggi. ciao, monica

  2. gabrilu ha detto:

    Monica
    Eggià!   

  3. utente anonimo ha detto:

    Che splendida notizia Gabri!!
    un abbraccio forte a te!:)

  4. utente anonimo ha detto:

    ops son la Giusi;)

  5. utente anonimo ha detto:

    Ho amato moltissimo "I fratelli Ashkenazi". Isaac Singer aveva una grande ammirazione per il fratello maggiore, a cui probabilmente deve la vita, per avergli dato un grande sostegno nella sua emigrazione in America che lo fece scampare dall'Olocausto, e a cui deve gli inizi della sua carriera di scrittore negli Stati Uniti.

    Ci sarebbe poi un bel po' da studiare sul fatto che la grande prolificità di Isaac sia sbocciata dopo la morte del fratello, come se prima fosse quasi impossibile per Isaac confrontarsi col talento di Israel. Anche a me, da grande cultore delle opere di Isaac Singer, resta un grande rammarico per la breve carriera di Israel. 

    un abbraccio!
    Bart

  6. gabrilu ha detto:

    Giusi
    Emozziunata veramente, eh? 

     Eh!    

    Bart
    Per la serie:  "le sorprese non finiscono mai".

    Su Isaac e Israel, su i due  fratelli  e sulla  di loro   sorella  (di cui nessuno si ricorda mai manco per sbaglio…    non  sia mai, che ci si ricordi che i due  fratellini   avevano anche una sorella  che avevano lasciato a macerarsi nell'angolo, come   i fratellini  William  ed Henry  James  avevano allegramente lasciato schiattare Alice)   magari  parleremo poi alla  fine,  chissà.

    Bacioni (se posso  permettermi)

  7. utente anonimo ha detto:

     Domani  mattina, vado di corsa a comprare " I fratelli Ashkenazi", che era sempre lì latente,  da cercare in qualche biblioteca (  freneticamente ansiosa di verificare che possa essere più bello de La famiglia Moskat , come Bloom sostiene…) . Grazie e ciao! Renza

  8. gabrilu ha detto:

    Renza
    Nella prima versione del  mio post avevo  tanto sproloquiato su differenze e analogie tra i due  Patriarchi  dei due fratellini (Israel e Isaac)  e cioè sul patriarca  Ashkenazi e sul patriarca Moskat.
    Poi mi sono ravveduta   (stavo proprio esagggggerando) ed ho cancellato tutto.

    Cmq la cosa è solo rimandata.
    Quando avrò finito con questi Singer  proverò/proveremo a tirar le fila.

    Intanto leggiti  'sti fratelli Ashkenazi. Meritano. Te lo assicuro.
    Ciao e grazie a te 

  9. carloesse ha detto:

    Che un libro di tale importanza, un long seller  (possiamo a questo punto definirlo "un classico" ?) risalente al 1936 venga pubblicato per la prima volta in italiano nel 2004, poi scompaia per riapparire in altra edizione solo nel 2011, la dice lunga sulla nostra editoria.
    Rallegriamoci pure, ma fa anche un po' tristezza.

  10. gabrilu ha detto:

    Carloesse
    'Ste cose  non dirle a me, ché  sfondi una porta spalancata. 

    Però è anche vero che le case editrici  non sono    mica   Enti di Beneficenza, eh  (Ed è giusto che non lo siano. Ognuno dovrebbe fare il suo mestiere).

    Le case editrici  pubblicano  questo piuttosto che quell'altro  (anche)  perché  — giustamente  — fiutano il potenziale mercato   ed anche  perché  c'è   tutto   il  pressing di quei due o tre   Blog  letterari altolocati  ed accreditati   che  decidono  di fatto che cosa gli italiani e le italiane  è cosa giusta e buona che leggano.

    Fanno il bello e cattivo tempo e infatti  ci vedi sempre appiccicati  tutti  gli autori e le autrici  d'oggidì  affamati/e di fama che sembrano tante mosche sulla carta moschicida.  Ogni tanto qualcuno  riesce persino a raccattare  pure uno dei  tanti  Premi Letterari di  cui il BelPaese non è certo  avaro Bleah.

    …Dunque  il problema  non è solo delle case editrici ma (vogliamo ammetterlo?)    anche dei lettori italiani,  che sembrano non essere mercato appetibile per un certo tipo di letteratura.

     Ammesso  poi   che  davvero  esista, eh, problema!

    Magari, il problema esiste solo per me, per te e per  uno sparutissimo numero di  altri lettori  italiani che comunque non fanno  numero, non fanno mercato.

    La maggior parte  della gente che legge  continua  a vivere  giuliva e felice  andando ad attaccare   moccicosi   lucchetti sui ponti romani  o andando dove una tizia dice loro  che s'è diretto il cuore o accattando carta stampata   per cercar  di   studiare meglio e    di  più  i   plastici del vespone…

    A chi vuoi che interessi, oggi come oggi, un libro come  I fratelli    Ashkenazi?  Siamo seri.

    P.S.  Già che ci sono: l'hai letto  il librino (librino si fa per dire)  "Le Alpi nel mare" del nostro Sebald?

  11. carloesse ha detto:

    Cara Gabri, non ho dubbi che le case editrici seguano le regole del mercato. Quello che stupisce è che questo libro, a livello mondiale, non è un libro "di nicchia", ma un "long seller". Forse oggi può apparire di interesse per pochi (gioisco quindi all'iniziativa di Boringhieri), e sul finire degli anni 30 non mi sarei aspettato certo la pubblicazione di uno scrittore ebreo. Ma c'è stato il dopoguerra, gli anni '50 e i '60. Tra i '70 e gli '80 Adelphi pubblicava tutto Joseph Roth (e io ne feci una scorpacciata)!
    PS:
    Il "librino corso" di Sebald non me lo sono certo lasciato scappare!
    🙂  
    Tu hai letto "Secondo natura"?

  12. utente anonimo ha detto:

     Io intanto l' ho già in valigia (per la  montagna, dove pare ci sarà cattivo tempo e quindi, che brivido di piacere….).  Aspetto il confronto tra i patriarchi . Ciao! Renza

  13. gabrilu ha detto:

    carloesse
    con  Joseph Roth, altra porta spalancata

    (su quanto hai scritto prima, ne riparleremo.  Con i  Singer non ho finito)

    "Seconda natura"?!  Puoi precisare? MI lambicco il cervello ma non capisco a che ti riferisci.
    Ahò. E mica io so tutto, eh.

    gabrilu perplessa

    Renza
     .. però poi, se non ti  è piaciuto, non darmi randellate in testa, eh.

  14. carloesse ha detto:

    Cara Gabrilù perplessa, “Secondo Natura” è in realtà la prima opera narrativa di Sebald, anche se tra gli ultimi libri pubblicati in italiano (Secondo natura: un poema degli elementi, traduzione di Ada Vigliani, Adelphi 2009 ) )    )    )      ). E' un breve poema nel quale già buona parte del suo universo di digressioni è raffigurato, ma senza il repertorio iconografico che contraddistingue tutte le sue opere seguenti. E proprio questa assenza, più che l’essere scritto in versi (che almeno nella traduzione italiana peraltro poco si avverte, se si saltano gli a-capo), si fa sentire e rende faticosa la lettura, a meno che non si vada in cerca su Internet delle opere cui qui ci si riferisce (i quadri di Grunewald, per esempio).

    Per maggiori dettagli:
    http://www.adelphi.it/libro/9788845924156 
     
    Buona lettura (come al solito ne vale la pena).

  15. gabrilu ha detto:

     carloesse
     Argh.
    In effetti, avrei potuto cavarmela subito con una  veloce  googlata, ma a parte che sono pigra  (accidenti a me) … vuoi mettere  una risposta  personalizzata come la tua piuttosto che una risposta efficiente ma automatica e anonima di un motore di ricerca.

    Della scheda di Adelphi mi attira   molto  quell'accenno a Grunewald, mi respinge  molto  invece la parola "poemetto".

    Sono  pressoché allergica a tutto quello che richiama la  Poesia che si presenta con la "P" maiuscola con tanto di vele spiegate, pifferi e tamburi.

    Ovviamente ho anche io  i  miei  poeti e i  miei poemi preferiti, ma son davvero  pochissimi  e se esplicitassi il perchè io li ami tanto  … insomma, non interesserebbe alcuno.

     Grazie per  la pazienza  dimostrata nel fornire  una risposta  così dettagliata. 
    Ciaociao

  16. carloesse ha detto:

    Mah, che dirti . La forma “poema” (specie se in un’opera contemporanea) per qualche ragione respinge anche me, ma come ti ho già detto, almeno nella traduzione italiana, la si avverte poco, in pratica solo negli a-capo che marcano ogni verso.
    Difficile capire se in originale tedesco rispondano a qualche metrica (regolare o irregolare), a qualche musicalità o ritmo dei versi.
    Mi piacerebbe sapere per quali ragioni Sebald abbia scelto comunque questa forma oggi inconsueta per il suo esordio letterario, ma proprio non so. Certe descrizioni, alcune immagini evocate in questi versi, appaiono sicuramente più potenti e talvolta quasi violente. Di certo fu una scelta felice sostituirla nelle opere successive con quell’originale matrimonio tra testo e fotografie, che ha reso inutile tale ricorso all'iperbole.
    Il contenuto è comunque tipicamente sebaldiano. E la prima parte (proprio quella dedicata a Grunewald) è la più affascinante.
    Chiacchierare con te è sempre un piacere per me.
    Ciao

  17. gaglioffo ha detto:

    Messo in lista desideri. Aggiungo inoltre, solo per precisare, che la prima pubblicazione italiana de “I fratelli Ashkenazi” avvenne, sempre per Longanesi, nel 1970. Un saluto.

    http://www.coliseum.it/mostra-libri?libro=323&titolo=IfratelliAshkenazi&autore=SingerIsraelJoshua

  18. gabrilu ha detto:

    Grazie per la precisazione sulla data della prima pubblicazione di Longanesi. Non lo sapevo.
    Nella mia testa, i blog dovrebbero servire anche a questo: a correggere, suggerire, colmare lacune.
    L’informazione/precisazione che hai dato mi fa molto piacere ma anche dispiacere. Piacere perchè constato che in Italia, nel 1970, c’era una casa editrice che non esitava a pubblicare un romanzo di questo tipo; dispiacere perchè constato che dal 1970 ad oggi le cose, nell’editoria italiana, sono molto cambiate. E non in meglio (ma questa è solo una mia opinabilissima opinione, argomentare la quale mi porterebbe davvero troppo lontano)

  19. Gianni ha detto:

    Avevo letto il romanzo da giovane assieme alla “famiglia Moskat” ritenedolo dello stesso autore..rileggendolo ora mi ha colpito la forte critica verso un mondo (chassidim) al limite dell’antisemitismo…mi devo preoccupare?

  20. gabrilu ha detto:

    @gianni
    puoi spiegarti meglio? Non vorrei equivocare, perché considerare antisemiti i fratelli Israel ed Isaac Singer — tra l’altro figli proprio di un rabbino chassidico — mi è proprio difficile.

    Non sono certo un’esperta di ebraismo, ma per quel che ne so il non ritrovarsi del tutto nei rituali e nei precetti del chassidismo, allontanarsene o criticarlo non fa certo di un ebreo (ma anche di un non ebreo, mi permetterei di aggiungere) un antisemita…

    Nell’altro bellissimo romanzo di Israel Singer, “La famiglia Karnovski”, il capostipite, l’ebreo polacco David Karnovski decide (come ho scritto in questo post di lasciare la Polonia e di abbandonare assieme alla giovane moglie Léa il mondo chassidico, sinonimo per lui di oscurantismo per raggiungere la società ebrea assimilata di Berlino, culla della Haskala, movimento ebraico dei Lumi.

    Per quello che capisco, l’ebraismo non è per nulla un un monolite, ma un mondo parecchio complesso.

    In ogni caso, se altri che ne sanno più di me vogliono dire la loro saranno i benvenuti.

  21. Vito ha detto:

    A distanza di quattro anni da questa tua recensione, Amazon mi ha proposto questo libro in formato epub per il mio Kindle. Prima di acquistarlo ho voluto cercare una recensione, Ho avuto la fortuna di arrivare qui. Mi sono subito preso la briga di registrare il tuo blog tra i preferiti. Ti ringrazio per l’esauriente recensione che mi ha subito spinto all’acquisto. Ti ringrazio anche per avermi spinto a leggere anche la recensione del libro della Nemirovski che mi affretterò ad acquistare. E come non finire ringraziandoti per aver segnalato qua sopra La Famiglia Karnovski??

    • gabrilu ha detto:

      Vito
      grazie a te e benvenuto 🙂
      Se “La famiglia Karnovski” l’hai già letto ed apprezzato, posso assicurarti che “I fratelli Ashkenazi” di certo non ti deluderanno.
      Se poi avrai voglia, a lettura terminata, di dirci le tue impressioni non potrai che farci piacere.
      Ciao!

  22. Vito Saponaro ha detto:

    Ho appena terminato di leggere la storia di questi due fratelli Ashkenazy.
    Ho apprezzato moltissimo la bravura nel descrivere le condizioni di vita dei lavoratori in quell’avvio di industrializzazione. Come pure le grandi diaspore attraverso la Polonia. Sembrava non di leggere un libro ma di vedere un film di Coppola, così bravo nel rendere le atmosfere di epoche ormai lontane. E che dire della descrizione dello stile di vita degli ebrei: così completa, dettagliata senza andare nello scolastico e nel documentaristico. Ora mi avvio a leggere La Famiglia Karnovsky.

    • gabrilu ha detto:

      @Vito Saponaro
      grande autore, Israel Joshua! Sono molto contenta che gli Ashkenazi ti siano piaciuti. Finalmente, anche se in ordine sparso e soprattutto ahinoi in disordine cronologico stanno pubblicando/ripubblicando i suoi scritti e si può cominciare a considerare la sua opera letteraria nel suo complesso. Per quel che ne so, abbiamo ancora non disponibili, in Italia, un altro suo romanzo e un volume di racconti (pubblicato già invece, e da tempo, in Francia).
      Sono in attesa di conoscere il tuo parere su i Karnowski, quando l’avrai finito.
      Ciao! 🙂

  23. Emilia ha detto:

    Chi conosce l’ordine dei libri di yoshe kalb.?

  24. gabrilu ha detto:

    Emilia
    io certamente no. Non sapevo che Yoshe Kalb avesse scritto libri.
    Ok. stavo scherzando:
    Puoi formulare meglio la tua domanda?
    Grazie 🙂

  25. Piera ha detto:

    Ho visto che sta per uscire presso Adelphi La pecora nera di Singer. Ne sai qualcosa Gabrilu?
    Grazie:)

  26. Pingback: Un Libro al giorno...oggi vi segnaliamo: - A oriente del giardino dell'Eden - di Singer Israel J. - IoSocialDesignIoSocialDesign

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