GEORGE STEINER E LA CRITICA LETTERARIA

George Steiner

“La critica letteraria dovrebbe scaturire da un debito di amore. In modi evidenti e tuttavia misteriosi una poesia o un dramma o un romanzo afferrano la nostra immaginazione. Nel momento in cui deponiamo un libro non siamo più quelli che eravamo prima di leggerlo. Per usare un’immagine rubata a un’altra regione: chi ha davvero assimilato un dipinto di Cézanne non potrà più guardare una mela, o una sedia, come li guardava prima. Le grandi opere d’arte ci attraversano come venti di tempesta, spalancando le porte delle nostre percezioni e investendo l’architettura delle nostre convinzioni con la loro potenza trasformatrice. Noi cerchiamo di registrare il loro urto e di riorganizzare la nostra casa sconquassata secondo il nuovo ordine. E, spinti da un qualche primario istinto di comunione, cerchiamo di comunicare agli altri la qualità e la forza della nostra esperienza. Vorremmo convincerli ad aprirsi ad essa. E’ da questo sforzo che nascono le intuizioni più vere della critica.

[…]

Esiste in effetti una grande quantità di opere da seppellire se vogliamo tutelare la salute della lingua e della sensibilità. Troppi libri, invece di arricchire la nostra coscienza, invece di essere sorgenti di vita, ci tentano con le armi della facilità, della grossolanità e del più effimero dei piaceri.

Ma quelli sono i libri destinati al mestiere del recensore, non all’arte meditativa e ricreatrice del critico. Ci sono più di “cento grandi libri”, ce ne sono anche più di mille, ma il loro numero non è inesauribile. A differenza sia del recensore che dello storico della letteratura, il critico dovrebbe occuparsi di capolavori. Il suo primo compito è quello di distinguere non tra il buono e il cattivo, ma tra il buono e l’ottimo”

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10 risposte a GEORGE STEINER E LA CRITICA LETTERARIA

  1. utente anonimo ha detto:

    Tutto arriva a chi sa aspettare, dicono.
    Mi chiedevo da tempo quando avrei avuto il piacere di vedere sul tuo blog un post dedicato a questo saggio  da me amatissimo.Non che tu fossi tenuta, eh. Ma, a maggior ragione, e anche  perché ne avevamo accennato in altra sede, mi fa davvero piacere. Come suol dirsi, per cortesia e mai per comando. 
    Dragoval

  2. utente anonimo ha detto:

    carissima gabriella, il tuo è uno dei più interessanti blog di letteratura che ci siano e molte delle mie ultime letture sono il risultato dei tuoi suggerimenti. è per merito tuo che ho letto La Recherche tra ottobre 2010 e maggio di quest'anno. mi chiedo però, sempre con il fine di imparare da te, come fai a leggere così tanto e in così poco tempo. un caro saluto
    simonetta

  3. utente anonimo ha detto:

    Ok, ma chi è preposto a distinguere tra la figura del recensore e quella del critico? Qual è la discriminante tra queste due figure mitologiche? Il tempo? La posterità?
    Mi pare un discorso condivisibile ma un po' epidermico. Forse bisognerebbe leggere tutto il saggio in questione.
    Ciao!

  4. utente anonimo ha detto:

    Il lettore come critico, in questo Brodskij scrisse parole memorabili.
    Se un brano di musica lascia ancora a un uomo la possibilità di scegliere tra il ruolo passivo dell'ascoltatore e quello attivo dell'interprete, un'opera letteraria lo destina a un ruolo unico, quello dell'interprete; in tale ruolo l'uomo dovrebbe esibirsi più spesso che in ogni altro; non credo di sapare della vita più di un qualunque altro individuo della mia età, ma mi pare che un libro, come interlocutore, sia più fidato di un amico o dell'innamorata; un romanzo o una poesia  non è un monologo, bensì una conversazione tra uno scrittore e un lettore, una conversazione del tutto privata che esclude tutti gli altri, un atto se si vuole di reciproca misantropia, e nel momento in cui questa conversazione avviene, lo scrittore è eguale al lettore come del resto viceversa e non importa che lo scrittore sia grande o meno grande; questa uguaglianza è l'uguaglianza della coscienza; essa rimane in una persona per il resto della vita sotto forma di ricordo, nebuloso o preciso.
    Ecco, se Steiner, come tutti i grandi critici letterari, ci vuole guidare per mano sugli scaffali alla ricerca del giusto testo e cioè solo di quel testo che a suo avviso è indispensabile che si legga, brodskij vuol dirci che siamo noi lettori a giudicare non la grandezza di un testo ma la necessità che quel testo una volta conosciuto attraverso la lettura, faccia parte della nostra vita per sempre; se questo non succede, allora io dico che la fatica della lettura non è stata pienamente ricompensata e il ricordo di quelle pagine lascia il posto all'oblio.
    Un saluto, Michele S.

  5. utente anonimo ha detto:

    Magistrale ! Tanto Steiner quanto Brodskj .
    E grazie per questo prezioso blog.

    http://baotzebao.tumblr.com/post/10525613247

  6. utente anonimo ha detto:

    Allora mi sa che è da un po' che la critica letteraria (non solo italiana) non assolve più il proprio dovere… Queste parole di Steiner mi fanno venire in mente una battura di Swann che il narratore della "Recherche" riporta con tono ironico: "Quel che io rimprovero ai giornali è di farci prestare attenzione ogni giorno a cose insignificanti, mentre non leggiamo che tre o quattro volte in tutta la vita i libri dove ci sono cose essenziali"…
    Un abbraccio
    Rendl

  7. utente anonimo ha detto:

    Ha proprio ragione, Randi. Con qualche eccezione anche fra i conemporanei, Berardinelli, per esempio; o Escobar, del quale la invito a leggere il pezzo “fenomenologia del critico” sul Domenicale 24 ore di oggi, 25/9. Di cinema scrive E. , ma il discorso vale fra le pagine o davanti a un quadro. Saluti e grazie, Valerio Baotzebao Fiandra

  8. utente anonimo ha detto:

    Mi scuso, Rendl .

  9. gabrilu ha detto:

    Dragoval
     Steiner non  mi delude mai,  da tutti i suoi libri  imparo sempre qualcosa. In questo,  ho apprezzato moltissimo i primi capitoli  di carattere generale.  Per quanto riguarda  lo specifico…beh,  che ti devo dire… capisco e rispetto  le argomentazioni di Steiner, ma per quanto riguarda il Dusty io rimango incollata a quello che ha scritto Nabokov, che rispecchia esattamente quello che del Dusty penso io…

    Simonettta
    Grazie, e grazie soprattutto perché quando qualcuno mi dice che ha  letto Proust perché in qualche modo incuriosito/sollecitato/stuzzicato da qualcosa che ha trovato nel  mio sito  o nel  mio blog  mi sento enormemente gratificata.

    In quanto al fatto che io leggerei tanto…  guarda che  non è affatto vero. Se ti fai un giro su aNobii  vedrai che io sono l'ultima ruota del carro, c'è gente che scodella ogni giorno decine di titoli e macina un libro dietro l'altro (almeno, così appare).

    Molti anni fa facevo anch'io in quel modo, quando ero una lettrice bulimica.  Probabilmente è una fase che appartiene alla vita di ogni lettore.  Oggi, invece cerco di leggere meno ma di leggere meglio. Non sempre ci riesco come vorrei, ma insomma io ci provo 

    Recentemente poi mi sono accorta che la mia velocità di lettura è inversamente proporzionale al mio gradimento del libro: termino velocissimamente un romanzo  che non mi interessa (voglia di levarmelo di torno senza doverlo mollare, cosa che detesto fare) e vado invece  moooolto lentamente quando ciò che leggo mi interessa.
    Ciao a rileggerti, spero 

    Amfortas
    Io non lo trovo  "epidermico" ma molto pragmatico: il recensore si occupa più o meno di tutto quello che gli passa per le mani (per sua scelta, se si tratta di recensioni  "amatoriali" come quelle che leggiamo  su aNobii  o anche su questo blog, per mestiere  se ad esempio tiene una rubrica fissa e viene pagato per questo), il critico si occupa di poche cose ma cerca di farlo (secondo Steiner ha addirittura ***il dovere*** di farlo)   andando in profondità.

    Almeno, questo è quello che ho capito io, e se ho capito bene,  mi trovo assolutamente d'accordo con Steiner.

    Michele S.
    Splendida questa citazione di Brodskij (mi sembra di ricordarla,  è tratta per caso da "Fuga da Bisanzio"?).
    E poi, secondo me, risulta complementare a quanto scrive Steiner.
    Ciao e grazie 🙂

    Baotzebao
    Grazie!  

    Rendl
    Swann? Chi era costui?   

  10. utente anonimo ha detto:

    chiedo scusa per aver omesso la fonte della citazione, il brano di brodskij è tratto da un volto non comune, in profilo di clio, adelphi, che poi è il titolo del discorso pronunciato da brodskij all'accademia svedese di stoccolma in occasione della consegna del premio nobel 1987 per la letteratura.
    mi son sempre chiesto se fosse vero che chi scrive sui blog lo fa per narcisismo, se questa è l'accusa più forte e forse ingiustificata che piove sul mondo del web a me sembra che tu ne sia immune e voglio aggiungere anche che anche quando tu ti limiti a citare brani senza commentare, sembra quasi che in quelle parole ci sia qualcosa di tuo e questo consente a chi ti legge di apprezzare non solo quello che citi ma anche il senso ed il significato ulteriore di quelle parole.
    aggiungo che……..dal momento che siamo tutti dei moribondi e leggere libri è un'attività che prende tempo, dobbiamo trovare un sistema che ci consenta una parvenza di economia temporale. naturalmente non si vuole negare che possa essere piacevole rintanarsi da qualche parte con un romanzone interminabile e mediocre, però sappiamo tutti che si può indulgere a questo genere di gusto solo fino a un certo punto, alla fine leggiamo non tanto per leggere ma per imparare, da qui la necessità di una bussola nell'oceano del materiale stampato disponibile ed il ruolo di questa bussola è rivestito dalla critica letteraria e dai recensori etc etc. etc. (Brodskjij, da come leggere un libro in profilo di clio adelphi).
    Il brodskij saggista è una miniera da cui poter attingere tra i metalli più preziosi quello che ciascuno di noi ritiene più vicino alla propria sensibilità.
    Ciao Michele S.

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