LE DONNE DI THEODOR FONTANE

Caspar David Friedrich

David Caspar Friedrich
Donna di fronte al sole
, 1810

 

Mi sono spesso chiesta quanti dei lettori di Effi Briest sappiano che questo personaggio femminile così celebre ed amato non è che uno dei tanti che popolano l’intera opera narrativa di Theodor Fontane.

Eccezion fatta per i protagonisti maschili di due dei capolavori di Fontane (il giovane e bello Schach von Wuthenow e l’anziano signore di Stechlin degli omonimi romanzi), la maggior parte infatti dei personaggi principali di Fontane sono donne, e quasi sempre compaiono anche nel titolo delle opere delle quali sono protagoniste.

Queste donne compongono una ricchissima galleria: da Melanie van der Straaten de L’adultera a Grete Minde, da Cécile a Stine, da la Lene di Smarrimenti, disordini a Mathilde Möhring e la Victoria von Carayon di Schach von Wuthenow — decisamente uno dei personaggi femminili più grandi di Fontane — , e poi ancora Frau Jenny Treibel, le protagoniste de I Poggenpuhl — aristocratiche decadute ma moralmente molto forti — alla Melusine de Lo Stechlin e tante altre.

Effi, insomma, non è sola.

Personaggi femminili tratteggiati e considerati sempre con grandissima sensibilità e umanità, compresi e mai condannati anche quando sbagliano o si rendono colpevoli di qualcosa che per la legge è degno di punizione, fanciulle e donne guardate con occhio sempre affettuoso ma mai paternalistico. Considerate sempre come individui, persone di cui aver rispetto.

Insomma, Theodor Fontane, nato in Germania ma i cui genitori erano francesi ugonotti, prussiano ottocentesco e conservatore ma anche impietoso critico della Prussia imperiale ed ufficiale, della borghesia dei nuovi ricchi, dell’arrivismo e dell’opportunismo; questo prolifico giornalista profondo conoscitore dell’Inghilterra e dell’Europa, notissimo e temuto critico teatrale, che esordisce nella narrativa a cinquantasette anni e che a sessantadue scrive Shach von Wuthenow — il primo di una serie di capolavori — , ebbene questo vecchio signore è riuscito a regalarci, nei suoi romanzi e racconti, figure femminili creature dell’inquietudine che mi appaiono di una umanità e di una modernità che raramente mi succede di trovare in moltissimi scrittori (giovani e anziani) di oggi.

Come scrive Giuliano Baioni nell’eccellente saggio introduttivo ai due volumi dei Romanzi di Fontane editi da Mondadori, Fontane ha simpatia “per tutto ciò che non è imposto e costruito e dunque non ha impalcature morali, è semplicemente vita […] tutti i suoi romanzi sono scritti contro la morale virile, […] il suo talento di scrittore sapeva parlare solo attraverso le donne”.

Le figure femminili hanno una centralità assoluta, nell’opera di Fontane.

“L’uomo naturale vuole vivere, non vuole essere religioso, casto o morale, tutti prodotti artificiosi che avranno, sì, un certo valore, ma sono pur sempre dubbi e sospetti, perchè non hanno genuinità e naturalezza. Questa naturalezza mi ha sempre affascinato, è la sola cosa che per me ha peso e importanza e che per questo mi attrae e questa è certo la ragione per cui le mie figure femminili hanno tutte qualcosa che non va. Ma proprio per questo le amo, mi innamoro di loro, non per la loro virtù, ma per la loro umanità e ciò vuol dire per le loro debolezze e i loro peccati. Molto importante per me è la sincerità e la schiettezza. Ne ho trovato più nelle Maddalene che nelle sante Genoveffe. Tutto questo per spiegare, almeno in parte, Cécile e Effi”

Theodor Fontane, Lettera a Colmar Grünhagen, 10 ottobre 1895

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4 risposte a LE DONNE DI THEODOR FONTANE

  1. utente anonimo ha detto:

     
    Ben detto Gabrilù, Fontane sa tratteggiare l'animo femminile in modo impareggiabile lo ricorda anche Magris e aggiunge che il saggio introduttivo di Baioni è un capolavoro nel capolavoro.

    Una delle donne più attuali di Fontane è Jenny Treibel.   
    La signora Treibel è una delle tante donne che anelano all'arte, è appassionata di poesia ma è esperta nel "ricamo invisibile" come scrive Fontane. Si è sposata con un industriale e ha disdegnato la corte di un suo buon amico professore cresciuto con lei quando lavorava nel negozio del padre e vendeva arance.
    In fondo un professore per lei garantisce una dialogo profondo ma una bella villa, un fasto ricercato, un "nome", lo garantiscono gli industriali. Canta lieder che intonano "Quando un cuore incontra un cuore", dice che l'oro non conta nulla e nei fatti è tutto ciò che conta per lei. Tesse le trame per far sposare suo figlio con una giovane e ricca berlinese e mette i bastoni fra le ruote quando suo figlio s'innamora di Corinna, una berlinese arrampicatrice che ricorda lei stessa da giovane. In questo romanzo di conversazione c'è già tutto quello che vediamo oggi, lo shopping nei negozi dalle grandi firme, l'educazione stilizzata e soffocante, il predicare bene e razzolare male di certe classi borghesi oggi mutato nella sua forma schizofrenica a larga scala in cui tutto si confonde e sfocia o nel bigottismo o nel cinismo.     

    Anche una frase del signore di Stechlin mi torna spesso alla mente in certe occasioni. Il protagonista si rivolge a suo figlio che aveva pronunciato la parola “idiosincrasia” con una particolare enfasi: “ Tu credi di aver detto chissà quale cosa, ma è una parola e una parola non è mai qualcosa di fine anche se può sembrare il contrario, i sentimenti indefiniti, quelli sì, fanno raffinate le parole “.  Fontane sapeva che le parole vanno trattate da pari a pari e quando diventano simboli o vagheggiamenti si entra nel territorio Jenny Treibel. 

     
    Ciao
    Domenico Fina
     

  2. gabrilu ha detto:

    Domenico Fina
    I due volumi di Fontane (di cui sino ad allora avevo letto e riletto  solo Effi Briest) mi hanno tenuto compagnia e sono stati la mia full immersion  dell'estate del 2010 trascorsa nella Germania del Nord. Fontane mi ha incantata e decisamente conquistata, e non solo per le sue  splendide figure femminili.

    Tra queste, credo che ciascuno di  noi (lasciando momentaneamente da parte Effi) abbia  la sua preferita. Io sono rimasta affascinata da Victoria von Carayon, ma è comunque difficile scegliere.

    Lo Stechlin: la lettura delle   pagine che descrivono  gli ultimi mesi di vita e la morte dell'anziano  signore di Stechlin ha costituito per me una delle pochissime volte in vita mia  in cui un testo letterario di pura finzione    mi ha   commossa  fino alle lacrime. Davvero, e non tanto per dire.

    Sempre un piacere vederti qui 🙂

  3. Carmelo ha detto:

    Il post è vecchio, comunque scrivo lo stesso. Ho iniziato da poco la lettura di Effi Briest, ho letto finora solo il primo capitolo ma noto chiaramente dalla dettagliata descrizione iniziale della tenuta il suo essere stato giornalista, la protagonista è simpatica, molto più dell’odiosa Emma Bovary, spero che sia una buona lettura

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