CANE BIANCO – ROMAIN GARY

Romain Gary Cane bianco
Romain GARY, Cane bianco (tit. orig. Chien blanc), traduz. R. Fedriga, pag. 240, Neri Pozza, 2009, ISBN: 8854503649, ISBN-13: 9788854503649

Ci sono tanti scrittori che amo ma  non stimo affatto come persone; ce ne sono però altri (pochi, per la verità) che non saprei dire se apprezzo più come scrittori o come persone.
Romain Gary, che ho scoperto due anni fa grazie a Tzvetan Todorov è uno di questi.

Cane bianco, pubblicato nel 1970, è un libro di un’attualità sconcertante. E’ la storia di un cane  ma  anche una riflessione sul razzismo, sul potere e sui poteri, sulla natura umana ed  un prezioso reportage sull’America del Black Power.

Nel 1968 Romain Gary vive negli Stati Uniti a Beverly Hills con la moglie, l’attrice Jean Seberg. Negli Stati Uniti si è ancora nel pieno della segregazione razziale. Una mattina, Gary trova davanti alla porta di casa un grosso cane lupo tedesco. Non è un cucciolo, ma in età già più che adulta.
Il cane, che si è perso, è affettuoso e conciliante, è bagnato fradicio per l’uragano che per tutto il giorno ha imperversato su Los Angeles, insiste per entrare in casa… Gary, che ama molto gli animali lo fa entrare, lo adotta e lo inserisce nel piccolo zoo privato che lui e Jean tengono in casa: un altro cane (il cucciolone Sandy), Mai, una dolcissima gatta siamese, Bruno, il gatto birmano, il tucano Billy-Billy…

Tutto fila a perfezione: Batka (così, con questo nomignolo che in russo significa “Piccolo Padre” è stato chiamato il vecchio lupo) è affettuosissimo, va molto d’accordo con l’altro cane e con i due gatti…La dolcezza di Batka colpisce proprio per il suo contrasto con la sua imponenza, la sua forza fisica, le fauci enormi.

Tutto fila liscio ma… fino ad un pomeriggio di qualche settimana dopo: Batka, completamente trasformato dall’odio, attacca ferocemente e con una violenza inaudita prima un inerme ed innocuo fattorino e, il giorno dopo, uno spazzino. Entrambi sono neri. La ferocia con cui Batka li ha assaliti non lascia adito a dubbi: voleva ucciderli.

Gary si accorge che il colore dei due non era irrilevante: è ben presto costretto a rendersi conto con orrore che Batka attacca soltanto neri.

Batka è infatti (gli spiegherà un esperto addestratore di animali) un white dog, un “cane bianco”, uno di quei cani cioè che negli anni Sessanta venivano addestrati dalle forze di Polizia degli Stati del Sud per dare la caccia ai neri.

Sconvolto da questa scoperta, rifiutandosi di abbattere il cane che si rivela essere un vero e proprio killer di neri, indignato dall’idea che un animale debba pagare con la morte il prezzo della follia degli uomini, Gary accompagna Batka presso un canile specializzato chiedendo che il cane venga “recuperato” e reso inoffensivo. Batka viene affidato a Kies, un addestratore famosissimo e considerato un genio, nel suo campo.

Già. C’è però il piccolo particolare che Kies è… un nero.

Romain Gary Chien  blanc

Su Batka e Kies mi fermo qui: non voglio rovinare il gusto di scoprire cosa succederà tra il cane bianco e il nero che si assume il compito di recuperarlo…e mi guardo bene dal rivelarvi quale sarà il destino di Batka.

Questo testo di Gary, a metà tra il racconto autobiografico, il romanzo e un saggio sul razzismo, sui pregiudizi e sulle miopie determinate dalle ideologie prende sì l’avvio dalla particolare vicenda di Batka, ma per allargare poi il campo su tutta la questione delle rivolte dei neri all’emarginazione ed alla segregazione, sull’assassinio di Martin Luther King e sulle sue conseguenze, e ad analisi e riflessioni di Gary su movimenti come Black Power, Black Panthers, su leader come Malcom X o Stokely Carmichael.
Non solo: siamo nel ’68 e mentre gli Stati Uniti sono attraversati dai moti di rivolta dei neri, la Francia e Parigi in particolare sono messe sottosopra dai movimenti studenteschi nel periodo che verrà poi sempre ricordato come il “Maggio francese”.

Gary il quale — pur abitando temporaneamente negli Stati Uniti — non dimentica mai che la sua storia personale e le sue radici culturali sono profondamente europee torna a Parigi per vedere con i propri occhi quello che sta succedendo.

Leggendo Cane bianco ci si ritrova dunque catapultati da una parte nel mezzo delle lotte dei neri degli USA per i diritti civili e dei movimenti di protesta contro la guerra in Vietnam e dall’altra nel mezzo degli avvenimenti francesi del maggio 1968.

Nell’uno e nell’altro caso, Gary non si lascia intrappolare dai luoghi comuni e da prese di posizione acritiche e settarie. Fulminante la frase con cui etichetta i “ribelli” del maggio francese: “Se altrove non esistessero la condizione nera, il Vietnam, il Biafra e la schiavitù, la rivoluzione degli studenti parigini somiglierebbe in modo straordinario a una rivolta di topi nel formaggio”.

Non è sempre chiaro, per noi lettori, quali tra i fatti di cui parla Gary siano quelli accaduti realmente e quali siano frutto di invenzione e finzione; sembra a volte che il racconto sia costruito in maniera tale da consentire a Romain Gary l’occasione di esporre il suo pensiero fortemente individualista e contrario ad ogni schematismo ideologico. Eppure, questa mescolanza tra avvenimenti reali e avvenimenti realistici è uno degli elementi che rende avvincente la lettura di questo libro in cui troviamo — nonostante il tema molto serio e sequenze spesso drammatiche — anche pagine di schietto umorismo e finissima ironia.

Lo sguardo con cui Gary ci rende partecipi degli eventi che racconta è quello per cui personalmente apprezzo tanto questo scrittore: uno sguardo umano e profondamente indipendente.
Cane bianco è un bel libro sugli animali (il “personaggio” Batka è uno di quelli che difficilmente si dimenticano) “Quando in un cane si vede un essere umano, non si può fare a meno di vedere un cane in qualsiasi essere umano, e di amarlo”.

E’ anche un lucida riflessione sulle lotte contro il razzismo di ogni tipo. Dei bianchi nei confronti dei neri, ma anche dei neri nei confronti dei bianchi, perchè Gary non dimentica mai l’individuo, la responsabilità personale, si rifiuta di condannare o assolvere nel nome di un’etichetta, di un gruppo, di una massa.

Il suo è uno sguardo lucido e non conformista: bacchetta sia la destra razzista che i liberal troppo romantici e sognatori mettendo alla berlina la «democrazia americana» in bilico tra il razzismo della destra e l’ipocrisia delle anime belle democratiche affrontando la questione razziale uscendo dagli stereotipi dettati dalla superficialità dei rapporti tra le persone.

Definirei Cane bianco una sorta di “libro a spirale”, perchè è attraverso Batka che Gary ci parla del suo grande amore per le bestie e per gli uomini ma anche dell’umanità delle bestie e della bestialità degli uomini,
Romain Gary è un grande scrittore, spirito libero, anticonvenzionale, infastidito dai luoghi comuni e dal conformismo. E’ soprattutto un intellettuale che cerca di capire, ma anche capace di compatire.Era un uomo sensibile ed impulsivo. I buoni sentimenti “politicamente corretti”, il mentire a se stessi (secondo lui la menzogna peggiore) lo facevano andare fuori dai gangheri. Rispetto, lealtà generosità, onestà, queste erano le sue parole d’ordine.

sento che bisogna continuare a fidarsi degli uomini, perché preferisco esser deluso, tradito e preso in giro, ma continuare a credere in loro e fidarmi di loro. Preferisco permettere ad altre bestie astiose di abbeverarsi a mie spese, nel corso dei secoli, a questa sacra sorgente, piuttosto che vederla inaridita. E’ meno grave perdere che perdersi.

post-it Merita di essere ricordata anche la singolare e per molti versi secondo me paradossale vicenda del film White Dog che nel 1985 venne tratto dal romanzo di Gary per la regia di Samuel Fuller. Proiettato in Francia con un discreto successo, venne fortemente osteggiato negli Stati Uniti con l’accusa di essere uno dei film più razzisti della storia del cinema. Particolari si possono leggere >> qui

Romain Gary Chien blancIl manoscritto della prima pagina di “Chien blanc” (Fonte)
  • Romain Gary >>
  • La scheda del libro >>
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19 risposte a CANE BIANCO – ROMAIN GARY

  1. alessandro ha detto:

    Bellissimo; Grazie da un Fan accanito (e antico) di Romain Gary…..

  2. Giusi Meister ha detto:

    Sai che ‘Cane bianco’ non l’ho letto? Provvederò presto!:)

  3. Carmen ha detto:

    Di R. Gary ho letto solo La vita davanti a sé che mi è piaciuto molto. Dopo aver letto quaesto post credo che leggerò anche questo, Grazie! Auguroni di Buone Feste. Carmen

  4. valigiesogni ha detto:

    Consigli preziosi, come sempre.
    Ma tu come fai a leggere così tanto? Sei insonne? Hai un distributore di tempo nascosto in qualche dove? Mi sveli il segreto come regalo di Natale…
    Buona giornata

  5. gabrilu ha detto:

    alessandro, che piacere scoprire che anche tu apprezzi Romain Gary il quale, per la verità, ha molti più estimatori di quanto in genere non si creda. Per fortuna, dico io.
    Ciao e a presto! 🙂

    Giusi
    ti piacerà, ne sono certa 🙂

    Carmen
    benvenuta 🙂
    Ho fatto un giro sul tuo blog (complimenti) e considerando il tipo di lettura che mi pare di aver capito tu apprezzi, penso che “Cane bianco” possa piacere molto anche a te.

    valigiesogni
    ma non è vero! Ne abbiamo già parlato qualche mese fa, mi pare… In confronto alle masse bulimiche che vedo su aNobii io sono una lettrice lenta e in eventuali statistiche e/o sfide non farei certo una bella figura.
    In quanto al mio tempo di lettura: se posso, preferisco se e quando posso leggere al mattino presto, a mente fresca, magari rinunciando a qualche ora di sonno.
    La sera leggo poco e male, il cervello è già troppo intasato da tutto quello che è successo durante la giornata, da tutti i bombardamenti di notizie… La sera preferisco — tra un telegiornale e l’altro — vedere qualche film o ascoltare musica.

  6. matisse54 ha detto:

    Cane bianco ce l’ho. Non il cane. Il titolo e l’immagine che d’après-moi corrispondeva. Chissà dov’è finito… Però lulù, il blog delle fotografie e dei libri è ora tutto salvo. Tutto, eh! Sono così contenta d’andare perfino OT 🙂 Ti aspetto. Un bacio. Matisse

  7. Versus ha detto:

    Très intéressant message à propos d’ un livre des années soixante dix de Romain Gary.
    Mi trovo qui vicino di Paul Pavlovitch il suo nipote dans le Quercy, où il vit…
    Il est très intéressant de lire le Cahier de l’ Herne paru à propos de Gary avec des lectures récentes et des approches inédites sous la direction de Paul Audi.
    Mais peut-être n’ a t-il pas été encore traduit en italien. Il se trouve en France un nouvel élan de lecture vers Gary. Et cela lui rend une place plus juste dans l’ histoire récente de notre littérature hexagonale.
    Belles fêtes de Noël à vous!

    • gabrilu ha detto:

      versus
      Non conoscevo questi Cahiers de l’Herne, grazie per averli segnalati. Sono andata a sfogliare il loro catalogo, davvero ricco e con tanti nomi interessanti.
      Metto qui il link, magari interessa anche ad altri

      http://tinyurl.com/774flbn

      Ho visto anche che il “Cahier Gary”, che nella versione cartacea sembra sia ormai non più acquistabile, esiste anche in eBook (formato .pdf), e lo si può acquistare e scaricare on line (anche se a un prezzo non proprio economico, eh, questo va detto…)

      http://tinyurl.com/6vqedjb

      Grazie per la segnalazione!

  8. carloesse ha detto:

    Di Gary ho letto ‘La vita davanti a sè’ e proprio grazie al tuo post. Ed è sta una piacevolissima scoperta, un libro semplicemente delizioso. Non vedo quindi perchè non seguire anche questo tuo nuovo consiglio. Io lo farò di certo.

  9. Stefano ha detto:

    Ciao Gabrilu,

    io ho letto da poco “La vita davanti a sé” dello stesso autore e, come te, mi sono chiesto se siano più appassionanti le storie che racconta o piuttosto la sua biografia da romanzo d’appendice…
    Qui il mio breve commento:
    http://cheleggo.blogspot.com/2012/01/la-vita-davanti-se-romain-gary.html

    Ps. grazie a uno dei tuoi ultimi post sono alle prese con “La vita” di Alfieri: una piacevole sorpresa!

  10. MLetizia ha detto:

    In questo caso, Gabrilù, non sono d’accordo. Non ho letto tutto Gary (mi aspetta per esempio Le radici del cielo), ma mi piaceva, e moltissimo. Questo libro è stato una doccia fredda. Ma per le parole di sufficienza che riserva a Jean Seberg, che mi hanno indisposto moltissimo e hanno condizionato il mio giudizio complessivo.

    • gabrilu ha detto:

      @MLetizia
      Beh, consòlati, non sei mica sola, a pensarla così
      Se vai a dare un’occhiata sulla scheda di “Cane bianco” su aNobii
      http://tinyurl.com/cgauhsk
      in uno dei commenti si legge, a proposito di Gary

      “insopportabile pallone gonfiato e patetico vecchio narcisista”

      Da parte mia ammetto di aver serie difficoltà a considerare Romain Gary un “insopportabile pallone gonfiato e patetico vecchio narcisista”, ma così va il mondo. Uno pensa una cosa, un altro ne pensa un’altra.

      Per lo specifico: Jean Seberg morì suicida il 30 agosto 1979 ( e come saprai meglio di me, il suo suicidio è tutt’ora una ghiottoneria per tutti gli assatanati di dietrologia).

      Romain Gary si suicidò il 2 dicembre 1980.

      Erano stati insieme ed avevano condiviso molte cose.

      Si suicidarono a circa un anno di distanza l’uno dall’altra.

      Non me la sento di emettere sentenze sul loro rapporto.

      “…ci son più cose in cielo e in terra, Orazio” disse qualcuno (etc. etc. etc.)
      Ciao! 🙂

      • MLetizia ha detto:

        buffo, cara Gabrilù, Ho cercato il commento incriminato ma non l’ho trovato. Sarà stato rimosso? Comunque mi son fatta un giro e ho appreso che su “Cane bianco” prevalgono giudizi entusiasti. Non ti pare che quasi sempre siano dettati da – aspetta, credo di aver letto un’espressione che rende l’idea ne “Il cigno nero” e vado a controllare – ecco: distorsione retrospettiva? Quello che in genere è piaciuto a tutti di Gary, in questo romanzo, è la sua demistificazione del velleitarismo altrui. Alla luce di quello che sappiamo oggi, attribuiamo a Gary una rara lungimiranza. Ma quello che ho percepito io è solo una inadeguatezza che parla con acredine. Perché Gary scopre di essere vecchio, un vecchio che vorrebbe essere un maitre à penser ma che non è in sintonia con questi sbarbatelli frikkettoni, moglie compresa. Ma forse sono solo suscettibile ed è la mia cattiva coscienza a parlare.
        A presto! >3

      • gabrilu ha detto:

        @MLetizia
        Ho controllato adesso. Il commento è sempre lì, non è stato rimosso. Purtroppo su aNobii non è possibile indicare i link specifici a singoli commenti, perciò posso darti solo il link della scheda del libro, che riporta 55 pareri

        http://tinyurl.com/cgauhsk

        il commento in questione — almeno fino a dieci minuti fa — c’era ancora. Lo trovi a firma Let ed è datato 27 agosto 2012
        Beh, a questo punto lo ricopio per intero:

        “Premessa. La vita davanti a sé – scoperto per caso – e poi subito dopo La promessa dell’alba mi avevano folgorato. Ho amato Gary. Lo ammetto, anche per il fascino dell’uomo Kacew (bello, bellissimo).
        Ma ho trovato insopportabile questo romanzo per l’acredine con cui parla dell’ingenua, sprovveduta, generosa, giovane Jean Seberg e delle sue battaglie a sostegno del Black Power. L’aveva sposata quando era una musa della Nouvelle Vague. E la chiama LA Seberg, o Jean Seberg, e solo poche volte “mia moglie” o semplicemente Jean. Già questo l’ho trovato insopportabile…
        e ho cominciato a vederlo sotto una luce diversa.
        E vogliamo dire qualcosa anche delle sue pagliacciate nelle giornate del Maggio francese? Correre a Parigi per essere sul posto e vestirsi di tutto punto per provocare gli studenti?
        Avrà anche capito tutto, della pretenziosità e del velleitarismo di tutti i movimenti di protesta dei Fab Sixties, ma, Dio mio, che insopportabile pallone gonfiato e patetico vecchio narcisista che si rivela in queste pagine …
        Scusate, ma la violenza del mio commento è proporzionata alla delusione degli amori traditi …”

        E’ un giudizio diametralmente opposto al mio, ma non per questo lo considero “incriminato”, ci mancherebbe 🙂

        Ciao 🙂

        • MLetizia ha detto:

          Oddio, che grandissima figura di ***. E’ il mio! Sono arrossita! Non mi ricordavo di essere stata così violenta e perentoria! 😀

  11. MLetizia ha detto:

    Sono andata a leggermi le altre recensioni senza rileggere la mia. Ahi ahi, andiamo bene … sarà il caso che mi metta un tappo e che conti fino a diciamo 10 mila, la prossima volta? 😀

  12. gabrilu ha detto:

    @ML
    hai solo detto la tua.
    Basta guardare i tiggì per vedere che c’è chi fa e dice cose abnormi (ho scelto con cura il vocabolo, per non trascendere 🙂 e su cose ben più fondamentali ahimè del “che ne pensi di questo romanzo”? e tutti fanno firulì firulà.

    Tu almeno hai espresso un’opinione sentita, l’hai espressa a caldo, e se anche qualcuno (per esempio io) non la condivide, certamente apprezza però la sincerità e certamente è portata a riflettere su aspetti del libro che prima aveva magari trascurato.
    Ciao e a presto, spero 🙂

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