I MIEI LIBRI 2011

TrapaniTrapani, foto di Gabriella Alù, 2008

Dico subito che la mia grande scoperta del 2011 è stato lo scrittore yddish Israel Joshua Singer di cui ho letto due romanzi che ho trovato talmente splendidi da non saper proprio dire quale dei due mi sia piaciuto di più.

Ecco, se con  i post che a questi due libri ho dedicato fossi riuscita a far venir  voglia di leggerli anche ad una sola persona, ne sarei orgogliosa.
I due romanzi sono I fratelli Ashkenazi e La famille Karnovski . Di quest’ultimo purtroppo non esiste ancora, che io sappia, una traduzione italiana. Cosa che non ho alcuna esitazione a definire vergognosa.

Ancora una volta, nell’elenco dei miei “libri dell’anno” ce n’è uno di Vassilij Grossman, Il bene sia con voi.

Come gli Happy Few di NonSoloProust sanno, considero Grossman molto più di un grande scrittore. Non sto a ripetere le mie argomentazioni, che si trovano in tutti i post che ho dedicato a questo immenso personaggio. Non c’è dunque da meravigliarsi se non smetto di cercare e di leggere tutto ciò che lui ha scritto e, nei limiti del possibile, quello che su di lui è stato scritto.

Tra le mie letture preferite di quest’anno c’è un altro libro russo, ed anche questo parla di un grande scrittore del buio periodo staliniano. Si tratta di Antonina Nikolaevna Pirozkova, Al suo fianco. Gli ultimi anni di Isaàk Bàbel.

E’ il racconto che Antonina, la bella, coraggiosa e intelligente moglie di Bàbel fa dei sette anni trascorsi insieme al grande scrittore dal 1932 al 1939, data in cui Bàbel venne arrestato dall’NKDV, la polizia segreta di Stalin.

Due libri di storia che direttamente e indirettamente parlano (anche) della storia d’Italia.

Il primo è la corposa, ricchissima e molto documentata biografia Caterina de’ Medici. Un’italiana sul trono di Francia di Jean Orieux.
Avvincente come un romanzo, personalmente questa biografia mi è stata molto utile anche non solo per comprendere meglio quanto delle dinamiche spesso … diciamo turbolente?  tra italiani e francesi ha le sue radici in fatti ed eventi che affondano nei secoli passati, ma mi ha anche aiutata a guardare alla “regina nera” con occhi diversi da quelli con cui troppo spesso la storia ufficiale e l’immaginario letterario e cinematografico me l’avevano fatta vedere.

Il secondo è di un giovane storico inglese, ed è un volume che in questo 2011 — in cui si celebrava il 150° dell’unità d’Italia — mi ha parecchio aiutata a guardare alla storia del cosiddetto Risorgimento italiano e alla grande questione dell’identità e del sentimento unitario  di appartenza nazionale  in modo più critico e consapevole.

Il libro è La forza del destino. Storia d’Italia dal 1796 ad oggi di Christopher Duggan.

Tornando alla narrativa, una piacevolissima, gradita sorpresa è stato scoprire che una delle attrici più brave e famose del cinema non solo francese, da me  da sempre molto ammirata in quanto tale, è stata anche un’eccellente scrittrice. Purtroppo il romanzo che ho letto è stato pubblicato qualche mese prima che morisse, e perciò è stato anche il suo ultimo lavoro.

Lei è Simone Signoret, il romanzo è Adieu Volodia. Era stato tradotto e pubblicato anche in italiano con il titolo Addio Volodia, ma in Italia è da tempo fuori catalogo e per trovarlo si può sperare solo nelle bancarelle dell’usato o in qualche libreria on line.

Oltre i libri che ho elencato sopra, ci sono poi tutti quelli ai quali nel blog ho dedicato un post.

Tra di essi ci sono libri di autori cui sono molto affezionata e di cui cerco di legger tutto come Sándor Márai, Magda Szabó, Anthony Trollope ma anche libri di autori a me totalmente sconosciuti, come La marcia dell’ americano Edgar L. Doctorow

Il 2011 è stato per me  anche l’anno di Georges Simenon. Non che non avessi letto nulla prima, eh, sia chiaro. Ma quest’anno ho cominciato a leggerlo (e a studiarlo, se così posso dire) sistematicamente, e a legger seriamente di lui  e su di lui.
Sono ancora appena a metà dell’opera, per mia fortuna, considerando la enorme mole del materiale a disposizione. Ma più vado avanti e più mi convinco che Simenon è  davvero un grande scrittore, uno che come pochi era capace di scandagliare ogni minimo meandro dell’animo umano. Maschile e femminile.

… E non finirebbe qui, perchè ci sarebbero anche tanti altri  bei libri che ho letto, libri  di cui non ho parlato su NonSoloProust ma a proposito dei quali mi sono limitata a scriver solo  qualche riga di commento nella mia libreria su aNobii.

Qui ed ora mi basta accennare al fatto che nel 2011 ho dedicato del tempo a  parecchi americani contemporanei.
Ho cercato di colmar lacune — Sherwood Anderson, per esempio — ed ho fatto alcune scoperte per me molto interessanti, come lo strepitoso, irresistibile Il falò delle vanità di Tom Wolfe (si, si, lo so, io arrivo sempre in ritardo),   autori come Jeffrey Eugenides e Walter Tevis ed ancora una volta sono rimasta folgorata dal bellissimo (e purtroppo molto attuale) Furore di Steinbeck.

Mi sono infine avventurata nell’esplorazione dell’universo David Foster Wallace (o DFW, se preferite chiamarlo così).

Ma ecco… arrivata a David Foster Wallace mi fermo.

In primo luogo perchè questo post è già diventato pericolosamente lungo.

In secondo luogo (e soprattutto, lo ammetto) perchè di impelagarmi in  un discorso su DFW non ho la benchè minima voglia. Almeno per il momento 🙂

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26 risposte a I MIEI LIBRI 2011

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. annaritaverzola ha detto:

    I tuoi post di lettura sono stati spesso per me illuminanti, come quelli su Trollope, il cui approccio, troppe volte rimandato, mi ha deliziata. Colgo l’occasione per augurarti un felice e sereno 2012, ricco di belle letture.
    Un abbraccio, Annarita

  3. Dragoval ha detto:

    Il 2011 si è aperto e si chiude nel segno di Iréne Nemìrovsky : da “Il calore del sangue” a “Il signore delle anime”, passando per “Due”, “I cani e i lupi”, “Il vino della solitudine” e per la splendida biografia a cura di Olivier Philipponat e Patrick Lienhardt . E’ stato l’anno di Nina Berberova (“Il corsivo è mio”), di Salvatore Satta (“Il giorno del giudizio”), e di W.G.Sebald (“Austerlitz” è stato una rivelazione, di cui sono naturalmente debitrice a questo blog;). E’ stato anche l’anno di Bolano, che però a dirla tutta non ha quasi lasciato traccia.
    Il 2012 vorrei fosse l’anno di Bernhard, di Canetti, di Ingeborg Bachmann. Ma le letture seguono strade imprevedibili e sentieri tortuosi, dunque meglio non fare programmi. Meglio l’augurio, rivolto alla padrona di casa e ai suoi “happy few” ;), di un anno sereno e di letture, quali che siano, pienamente appaganti .

    • gabrilu ha detto:

      Dragoval
      Bernhardt, Canetti, Bachmann? ottime scelte, signora mia, come no… ma procacciati anche qualcosa di allegro, per bilanciare la lettura di questi tre signori i quali, se pure di certo eccellenti, rischiano a volte di far precipitare l’umore sotto le suole delle scarpe 😉
      Ciao, bella! 🙂

  4. 'povna ha detto:

    Volevo farlo anche io il post sulle letture (singolarmente numerose, al ritmo di più di un libro a settimana) del 2011, ma alla fine sono planata sulla singola ricensione del (pen)ultimo letto.
    Un anno con scoperte, e anche alcuni clamorosi flop (cui volevo dedicare la loro parte di attenzione). Tra i libri mai-più-senza per me: Il gruppo di Mary McCarthy; Il libro dei bambini della Byatt; 22/11/63 di Stephen King.
    Condivido con te Wolfe (il cui Falò è inarrivabile, ma questa estate ho letto Charlotte Simmons e non è male), Eugenides (quest’anno per me La trama del matrimonio)…
    E ora mi sono decisa, infine, a intaccare Murakami.

    • gabrilu ha detto:

      ‘povna
      tu hai deciso di “intaccare” Murakami, io sto sperimentando l'”universo DFW”.
      Ho letto già tre suoi libri (“Una cosa divertente che non farò mai più”, la raccolta di racconti “La ragazza dai capelli strani” e il romanzo “La scopa del sistema”) e sono a circa pag. 200 dell’ IperTomoneMaximo “Infinite Jest”.

      Più vado a avanti e più ahimè lo trovo tra l’indigeribile e l’indigesto nonché uno dei libri più colossalmente sopravvalutati di tutto l’orbe terraqueo e dell’intera galassia (almeno a giudicare da queste prime 200 pagg. che ho letto) ma è ancora troppo presto per compromettermi pubblicamente ed espormi al ludibrio e al disprezzo del fondamentalismo wallaciano (che esiste, oh, se esiste, mon Dieu!)

      Murakami? Non è che mi ispiri, eh? Ho annusato un paio di suoi libri e temo proprio non sia nelle mie corde.
      Ma… “mai dire mai”! Chissà, magari lo leggerò e ne rimarrò sedotta 🙂
      Vedremo.

      • 'povna ha detto:

        Su DFW non potrei essere più d’accordo. Di lui ho letto anche io La ragazza dai capelli strani (molto medio, a mio avviso), e poi i saggi di Tennis, TV, Trigonometria, Tornado (alcuni arguti, ma spesso troppo arguti, non so se mi spiego). E trovo che in generale DWF sia stato molto ma olto sopravvalutato!
        Di Murakami sto legendo Norwegian Wood, che è il meno murakamiano dei suoi. Prima parte davvero bella, poi c’è un capitolone centrale che vuole essere profondamente filosofico e invece è solo un irritante congegno, che mi ha molto irritato. Ora procedo e lo finisco, ma temo che per me per un bel po’ sarà l’unico che leggo, e poi torno ben volentieri ad altri lidi!

  5. valigiesogni ha detto:

    Gabriella cara, da buona happy few di Nonsoloproust (che poi, secondo me, mica saremo così few, anzi…), attendevo con impazienza questo post. Tra i tanti libri citati ero stata colpita soprattutto dal tuo pezzo su “I fratelli Ashkenazi” e dalla biografia di Caterina de’ Medici. Poi c’è Trollope di cui mi vado invaghendo (sempre per colpa tua) che attende d’esser acquistato e letto; e poi Simenon, Simenon… di cui abbiamo già chiacchierato.
    Auguro a te e a tutti gli happy few che ti seguono un 2012 meno turbolento dell’anno che stiamo lasciando; che sia un anno di letture interessanti, di manovre meno pesanti – possibilmente assenti -, che si smetta di berciare e che si cominci a parlare di cose concrete. Chiedo troppo, è?
    Un abbraccio

  6. VITO CALABRESE ha detto:

    CARA GABRIELLA,
    TI AUGURO UN FELICE BUON 2012
    Vito Calabrese Alias ALIFIB

  7. 'povna ha detto:

    torno per augurarti buon anno, Gabrilù…

  8. Leonardo ha detto:

    Sono sempre più convinto che in questo blog di Gabriella Alù, io non leggo, ma ascolto.

    Sì, passando il tempo su queste pagine si sente la voce, appassionata e curiosa, di chi vivendo un esperienza, e leggere è una esperienza, incontra uomini, personaggi, storie, sensi e non sensi e ha anche la fortuna che è per tutti – grazie di avercelo ricordato – di trovare qualcosa “di totalmente splendido” e ne ritorna arrichita.

    E la voce non resta muta ma si fa scrittura, precisa e discreta, quindi “ udibile “ da molti che così possono condividere e continuare o iniziare nuove esperienze.
    E mi sembra che dal confronto con i testi, a brillare è l’interesse per gli uomini, per le loro storie i loro vissuti. ( ah “il raro verificarsi del previsto” WC Williams)

    Mi ritrovo in questa prospettiva con cui guardare al mondo dei libri. E questi pensieri mi hanno portato ad un testo che ho letto nel 2011 che mi pare offra ancora un voce da ascoltare.

    “L’apprezzamento critico dei personaggi costituisce in effetti un ottimo termine medio tra il mondo reale del lettore e quello referenziale del testo, più semplicemente tra la vita da una parte e i libri dall’altra, frequentemente in reciproco conflitto.

    In merito M. Buber confessa candidamente che, se da giovane gli avessero chiesto: “Scegli tra gli uomini e i libri!”, avrebbe preferito i libri. Ma aggiunge prontamente anche che “ in seguito però la mia opinione è decisamente cambiata”. Non propriamente perché gli uomini gli abbiamo offerto un sovrappiù di esperienze positive, pure e piacevoli – quali al contrario gli sono state elargite piuttosto dal mondo scritto che dal mondo vivo. Una sorta di paradiso, di manna spirituale offrono i libri, che dischiudono un mondo puro e superiore, ben organizzato in sublimi sentenze, scremato dalla Babele delle lingue e dal flusso caotico della vita, quel mondo dello spirito al tempo stesso estasiante e prepotentemente accattivante, capace di afferrarci con il suo artiglio celeste.

    Ma il mondo dei libri – per quanto ammirevole – non è, però dimora esclusiva e neppure preferenziale, non risultando altrettanto accattivante quando il mondo degli uomini.
    “Nel mio intimo, il mio cuore ama di più il mondo che lo spirito”, gli umani più dei libri, dal momento che “ le molte esperienze negative con gli umani hanno alimentato la mia vitalità come non può riuscire a fare il libro più nobile, e quelle positive hanno trasformato ai miei occhi la terra in un giardino”.

    La loro mensa non offre una manna celestiale (al contrario gli uomini avanzano pieni di attese ed esigenze di fronte alle quali – legittime o assurde che siano- ci si trova più spesso in posizione di insolvenza. Il cibo imbandito è più povero “ il mondo ha pronto per me un pezzo di pane nero, sulla cui crosta posso spaccarmi i denti e del quale non divengo mai sazio: gli esseri umani!”).

    “Ah! Come amo questi confusionari e buoni a nulla! Ammiro i libri – quelli che leggo veramente- molto di più di quanto potrei amarli. Mentre della persona più amabile ricevo sempre più qualcosa da amare che da ammirare, sempre qualcosa di più da questo mondo che è appunto qua come lo spirito non potrà mai essere… al mondo degli uomini basta sorridere con il suo sorriso silenzioso perché io mi renda conto che non potrei vivere ancora. E’ silenzioso, perche tutte le chiacchiere degli uomini generano parole come quelle altisonanti che a volte mi giungono dai libri; ed io accetto tutte queste chiacchere per poter percepire il silenzio che le penetra, il silenzio delle creature… un silenzio composito.

    I libri sono puri, gli uomini sono compositi, i libri sono spirito e parola, puro spirito e parola purificata gli uomini sono una combinazione di chicchere e silenzio.. e guarda! Dal silenzio, dietro le chiacchere, sale verso di te lo spirito, lo spirito in quanto anima E’ lei l’amata”.

    Buber ci vuole dalla sua parte, visto che conclude esibendoci una prova a suo dire “infallibile” che ciascuno può’ facilmente verificare si di sé. “Immedésimati ai primordi del mondo, dove sei da solo, sei l’unico essere sulla terra, e dove potresti ricevere uno dei due: libri o uomini. Certo a volte sento qualcuno che elogia la propria solitudine, ma può farlo solo perché nel mondo ci sono pur sempre altri uomini, anche se lontani.

    Non ne sapevo niente di libri quando ero nel grembo di mia madre e voglio morire senza libri, stringendo una mano. E’ vero che a volte chiuso la porta della mia stanza e mi immergo in un libro, ma solo perche posso riaprirla e c’è una persona che alza il suo sguardo verso di me”; M. Buber, Incontro Frammenti autobiografici, Città nuova, Roma 1994, 97-99 passim).””

    Il pezzo invece è desunto da R. Vignolo, Personaggi del quarto Vangelo, Glossa Editrice, Milano 2010 233- 234 passim).

    In attesa di ascoltarla ancora Buon 2012

    Leonardo

  9. gabrilu ha detto:

    ‘povna
    La parola chiave per DWF è proprio quella che hai scritto tu:
    TROPPO.
    Troppe parole, troppa incontinenza, troppa intelliggggggenza non adeguatamente grecizzata (ah, la Misura, Signora Mia, la MISURA!)
    Lo capì persino lui, che lui era TROPPO.

    Tant’è che a un certo punto implose incravattandosi.

    …Ma ora basta, con DFW, chè sennò mi tocca andare in giro con tuta, elmetto protettivo e tuta/scafandro antiatomico.

    P.S. Ritenuto l’anzidetto, e messi i miei puntini sulle “i”, è ovvio che ci sono, in DFW, cose godibilissime. Molte parti de “La scopa del sistema” e alcuni racconti di “La ragazza dai capelli strani” sono splendidi.
    Ad esempio: il racconto “Per fortuna il funzionario commerciale sapeva fare il massaggio cardiaco” è semplicemente sublime, e bellissimi i racconti “Lyndon” e “Piccoli animali senza espressione”.

  10. carloesse ha detto:

    Il tomone di DFW in mio possesso ha ancora l’orecchietta a pag.120, che lì sta da un paio di anni. A volte penso di tentare di proseguire. Poi ci ripenso. Ma chi me lo fa fare? Peccato. Altre sue cose le ho trovate divertenti ed acute. Ma di certo nel complesso convengo sia uno scrittore sopravvalutato.
    Il viaggio che ti sei già accinta a compiere dentro Simenon è invece sicuramente più entusiasmante, ma arduo. Solo leggere tutti i suoi 393 romanzi pubblicati sotto nome suo (193) o sotto pseudonimo (altri 200) mi pare quasi impossibile. Io ne avrò letti almeno un’ottantina (fra i 50 e i 60 certamente solo di Maigret, e una trentina tra gli altri romanzi). Quasi tutti letti fumando la pipa (per me, grande appassionato di tabacchi ed in particolare di “English Mixtures”, Simenon e pipa era un binomio indissolubile). Da quando la pipa la fumo solo sporadicamente Simenon lo leggo molto meno. Ma se mi capita non resto mai deluso.
    Tra i libri “su” Simenon ricordo “L’uomo che non era Maigret” di Patrick Marnham (un libro del 92: in italiano lo pubblicò nel 94, come prima biografia completa di Simenon nel nostro Paese, La Nuova Italia), ed il curioso “Maigret e il caso Simenon” di Maurizio Testa (ed. Robin 1998).
    Per ciò che riguarda Murakami io ne sono invece un grande estimatore. Ma avendo imparato a conoscere i tuoi gusti posso comprendere quanto sia lontano dalle tue corde. E da quelle di molti altri. Io continuo a leggerlo con immenso piacere, ed ogni suo nuovo libro che esce è per me una festa.

    • gabrilu ha detto:

      Ma non ti pare bello sapere che nei momenti di magra hai sempre un Simenon cui ricorrere? Con pipa o senza pipa? 🙂
      In quanto a Murakami… penso proprio che prima o poi ne parleremo.
      Ciao!

  11. 'povna ha detto:

    quasi OT, ma per concludere il discorso: ho finito Nowegian Wood, bello, ma con alcuni ma (l’ho recensito da me)

  12. oyrad ha detto:

    Non ho una idea precisa di quali libri abbia letto nel 2011 e quali, invece, sul finire del 2010. Ho un po’ di confusione in testa: ad esempio, ci sono libri che ho letto nel 2009 e invece mi sembra di averli letti ieri, Così su due piedi, mi viene in mente “Mao II” di Don DeLillo, libro che – e di questo ne ho la certezza – ho letto pochi mesi fa e che mi ha folgorato: del resto, con Don DeLillo si va sul sicuro ❤

  13. Renza ha detto:

    Beh, a me la voglia l’ hai fatta venire, Gabrilù, di leggere ” I fratelli Ashkenazi”. L’ ho letto in estate e mi ha lasciato quei ” pieni” che ti inducono ad attendere un po’, prima di parlarne. Ho sempre avuto in mente il paragone con ” La famiglia Moskat” per trovare conferma del giudizio di Harold Bloom, ma in verità non saprei definire graduatorie tra i due fratelli. Israel scrive con l’ occhio puntato sui quadri strutturali storici e avanza di gran carriera dipingendo un mondo nella sua evoluzione. Isaac, più attento a caratterizzare i personaggi, tratteggia figure originali che restano impresse a lungo. Entrambi, secondo me, molto, molto grandi. La morte di Simcha Meier chiude l’ epopea con una forza drammatica e lirica di altissimo livello. Ciao. Renza

  14. gabrilu ha detto:

    Renza
    come puoi immaginare sono molto, molto contenta che I fratelli Ashkenazi ti sia piaciuto! Speriamo che qualcuno si decida prima o poi a tradurre in italiano anche La famiglia Kernowski, stupendo pure quello.
    E con i Singer mica abbiamo finito qui, eh 😉

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