L’INCANTATORE – VLADIMIR NABOKOV

Norman Drake

Norman Drake , Young Girl with Red Umbrella

L’Incantatore narra di un pedofilo di quarant’anni che “punta” una bambina di appena dieci-dodici anni.

Cosa succede quando un plot di questo tipo viene trattato da un Vladimir Nabokov?

L’incantatore è un romanzo breve (o racconto lungo) scritto da Nabokov nel 1939. Era firmato «V. Sirin», pseudonimo usato da Nabokov per i suoi scritti in russo dalla prima giovinezza in poi perché non fossero confusi con quelli di suo padre, Vladimir pure lui. In russo (ci spiega il figlio Dmitri ) Sirin significa una specie di gufo o un uccello dell’antica mitologia,

La storia di questo testo è già di per sè una specie di romanzo: nel 1939 i Nabokov (Vladimir, la moglie Véra e il piccolo Dmitri) erano riusciti a imbarcarsi per l’America fuggendo dall’Europa occupata dai nazisti ed erano ancora in viaggio quando una delle bombe hitleriane su Parigi cadde sulla loro casa. Vladimir pensò che il manoscritto, la cui stesura non era stata ancora ultimata, fosse andato distrutto.

Parecchi anni dopo però lo scrittore ritrovò per caso il manoscritto che conteneva, come lui stesso disse “il primo, piccolo palpito di Lolita”: “ero convinto di averlo distrutto ma oggi [1959] mentre raccoglievo del materiale da spedire alla Library of Congress, è saltato fuori l’unico esemplare del racconto».

Perchè in italiano il titolo è “incantatore“? Precisa Dmitri Nabokov, che ha curato la traduzione del racconto, che il vocabolo russo volshebnik si può anche tradurre con «prestigiatore» o «mago», ma di aver “preferito rispettare la chiara intenzione dell’autore che fosse reso in questo caso con «incantatore».

Siamo a Parigi, alla fine degli anni Trenta del secolo scorso. Il protagonista del racconto (senza nome, come senza nome sono anche tutti gli altri personaggi) è un sognatore corrotto, una specie di “libidinoso re Lear che vorrebbe vivere in un isolamento fiabesco vicino al mare con la sua piccola Cordelia”.

Il vizioso quarantenne incontra un giorno per caso, mentre è seduto su una panchina di un giardino pubblico una bambina di appena dodici anni (sembra che nella prima stesura del racconto ne avesse addirittura dieci) e ne rimane ossessionato. Riesce a mettersi in contatto con la madre di lei, introducendosi così in casa della sua giovane vittima. Per potere godere della bambina sposa la madre — malata terminale — la cui morte prevista come imminente gli consentirà di appropriarsi in qualità di padrigno dell’orfanella ormai sola al mondo definitivamente e senza destar sospetti.

Al di là del suo cinismo, il protagonista percepisce la sua natura deviata, anche se i suoi istinti sessuali annullano qualsiasi forma di rimorso.

La sua è una “silenziosa follia” , un’ossessione “libera e genuina solo quando fluiva tra i confini della fantasia”.

Come scrive Dmitri “L’uomo è un sognatore come tanti altri, solo che è un sognatore marcio”

Il mondo onirico dell’Incantatore è perfetto, pianificato in ogni particolare, liscio e senza crepe. Ma appena questo sognatore è costretto dalla sua stessa ossessione a tradurre in realtà le sue fantasie ad abbandonare il mondo dell’immaginazione e del sogno, ecco che nulla accade come previsto e l’incantatore si trova in balìa dei beffardi giochi dell’Imprevisto avviandosi sempre più rapidamente verso una una catastrofe che, peraltro, Nabokov ci aveva fatto già intravedere sin dalle prime righe del racconto

In fondo, il nucleo centrale del racconto è costituito dal catastrofico passaggio dal sogno proibito del protagonista al confronto con la realtà.

E le analogie con Lolita? Ci sono, certo. A cominciare dal titolo, che richiama l’albergo “I cacciatori incantati” in cui in Lolita si fermano Humbert Humbert e la sua ninfetta, e l’autista de L’Incantatore anticipa le ambiguità e le mistificazioni di Quilty. C’è la struttura portante del racconto, e cioè l’ossessione di un uomo maturo per una adolescente-bambina…

Ma ci sono anche le differenze, e alcune di queste sono fondamentali.

La dodicenne senza nome de L’incantatore è ancora fisicamente immatura, assolutamente priva dell’astuzia e delle civetterie che caratterizzeranno Dolores Haze; è davvero una bambina innocente che può apparire “perversa solo agli occhi del folle” incantatore, lui stesso altrettanto perverso ma anche più cinico e diabolico di Humbert Humbert.

Ancora una volta Nabokov si dimostra grandissimo maestro insuperabile di stile; anche qui, come sempre, il lettore si ritrova immerso in un vero e proprio turbinìo di metafore abbaglianti, scaraventato al centro di una sala di specchi spesso deformanti e in una molteplicità di livelli e di significati tale che a volerli analizzare tutti si finirebbe per scrivere un testo lungo almeno il doppio di quello del racconto di Nabokov.

Concordo in pieno con Dmitri Nabokov che nella sua nota di accompagnamento scrive:

Ovviamente si potrebbe entrare nei particolari di ogni tema, immagine, e richiamo, ma ciò comporterebbe un apparato critico più lungo del testo. E poi, la scoperta autonoma di questi piccoli rompicapi, che hanno sempre un preciso scopo artistico, deve anche divertire. Quanto al lettore approssimativo, reso sonnolento dall’aria malsana dell’aereo di linea e dalle bevande gratuite, egli dispone sempre della triste facoltà di saltare ciò che non capisce subito, come avrà fatto quel lettore che comprava per ragioni sbagliate il bestseller Lolita.

Da parte mia, penso che il vero “incantatore” sia  lui, Volodia.

Solo Nabokov, infatti, poteva scrivere un racconto che ha per protagonista un pedofilo riuscendo a suscitare nel lettore reazioni contrastanti ma tutte potenti come il disgusto, l’ilarità (sì, L’incantatore  è anche un racconto molto umoristico e ci sono passaggi davvero esilaranti), la pietà, il disprezzo, la partecipazione, l’indignazione…

E concordo in pieno anche con la frase di Martin Amis riportata da Dmitri secondo cui “lo stile di Nabokov è la freccia della sua moralità”

L’incantatore, che  era già stato pubblicato in Italia nel 1987 da Guanda, viene  riproposto oggi da Adelphi in una bellissima edizione molto curata. Il volume contiene infatti, oltre che due note di Vladimir Nabokov, un’eccellente, lunga ed utilissima nota del figlio  Dmitri — che ha curato la traduzione dal russo — e un interessante contributo dal titolo Nabokov, Lolita e le farfalle del biologo, zoologo e paleontologo americano Stephen J. Gould.

Nello scritto di Gould viene dato il giusto riconoscimento alle competenze del Nabokov  entomologo, di cui Gould sottolinea la grande professionalità e l’assenza di dilettantismo e del quale  vengono ricordate le pubblicazioni scientifiche e il rispetto e la stima che Nabokov godeva nell’ambito degli specialisti.

L'incantatore Vladimir Nabokov

Vladimir NABOKOV, L’incantatore (tit. orig. Volshebnik), traduz. dal russo Dmitri Nabokov, pp. 116, isbn: 9788845926129

  • La scheda del libro >>
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9 risposte a L’INCANTATORE – VLADIMIR NABOKOV

  1. 'povna ha detto:

    Nabokov è puramente e semplicemente un dio.

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. carloesse ha detto:

    L’ho letto anche io di recente. Bello. Simile a Lolita ma diversissimo da Lolita. Più netto, più essenziale, più incisivo. Strepitoso il finale cinematografico con camion.
    Per converso Lolita è più sfumato, più complesso, più angolato. Dallo sviluppo più tortuoso. Ed è più persistente nella memoria.

  4. gabrilu ha detto:

    Totalmente d’accordo. Pensa tu che l’argomento mi repelleva, e confesso che se il testo non avesse portato la firma di Nabokov quasi sicuramente non l’avrei letto.
    Invece è un testo folgorante e con un finale, come dici tu, “strepitoso”.

  5. annaritaverzola ha detto:

    Repellente, ho pensato anche io così, alle prime righe del tuo post. Poi mi sono ricreduta. La perizia di Nabokov e il tuo limpido giudizio non si mettono in discussione, sarà uno dei prossimi acquisti.
    Grazie e salutissimi, Annarita 🙂

  6. Rendl ha detto:

    La tua recensione (puntuale, come sempre), cara Gabrilù, mi fa tornare in mente una citazione del Nostro (da “Intransigenze”? Forse…): “La letteratura è invenzione. La finzione è finzione. Definire una storia vera è un insulto all’arte e alla verità. Ogni grande scrittore è un grande imbroglione”… o “incantatore”, si potrebbe dire citando questo titolo (che leggerò quanto prima).
    Grazie e alla prossima (su questi schermi)
    Rendl

    • gabrilu ha detto:

      Rendl, la frase che hai riportata (e che credo anch’io sia in “Intransigenze”) esprime un concetto che Nabokov ripete comunque spessissimo anche in altri scritti, anche se con parole leggermente diverse: un concetto espresso chiaramente nella sua autobiografia “Parla, ricordo”, nell’introduzione alle “Lezioni di letteratura” e insomma un po’ dappertutto.
      Questa sua visione della letteratura spiega anche molto i suoi gusti letterari, le sue passioni e le sue idiosincrasie verso certi autori piuttostto che certi altri.
      Ciao, è sempre un piacere leggere i tuoi commenti 🙂

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