NESSUNO SAPEVA QUELLO CHE SAREBBE ACCADUTO

Il brano era la Sinfonietta di Janácek. Non esattamente la musica più adatta da sentire in un taxi bloccato nel traffico. […] Aomame, sprofondata nel sedile posteriore, gli occhi leggermente socchiusi, ascoltava la musica.

Quante persone ci saranno al mondo che, sentendo l’attacco della Sinfonietta di Janácek, possono dire con sicurezza che si tratta proprio della Sinfonietta di Janácek? La risposta potrebbe variare tra «pochissimi» e «quasi nessuno».

Eppure, per qualche ragione, Aomame era in grado di riconoscerla.

Ascoltando la musica di Janácek, Aomame si immaginò il vento spensierato che spazzava le pianure della Boemia e pensò alle vicissitudini della storia.
Janácek aveva composto questa piccola sinfonia nel 1926. Il tema iniziale era stato scritto come fanfara per una grande manifestazione sportiva. Aomame provò a immaginarsi la Cecoslovacchia del 1926. I suoi abitanti, dopo la fine della Prima guerra mondiale e la liberazione dal lungo dominio asburgico, si godevano la pace temporanea che aveva visitato l’Europa centrale, bevendo birra Pilsner nei caffè e producendo mitragliatrici belle e potenti. Due anni prima si era spento, ignorato dal mondo, Franz Kafka. Presto, non si sa bene da dove, sarebbe comparso Hitler e in un attimo avrebbe divorato quel paese bello e accogliente, ma allora nessuno sapeva che sarebbe accaduta una cosa tanto terribile. Forse la frase più importante che la storia insegni agli uomini è “A quel tempo nessuno sapeva ciò che sarebbe accaduto”.

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10 risposte a NESSUNO SAPEVA QUELLO CHE SAREBBE ACCADUTO

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. leila ha detto:

    Ciao e complimenti per questa miniera d’oro che è il tuo blog!

    L’incipit di 1Q84 è bellissimo , il romanzo è “architettato” in modo impeccabile, Aomame è una delle figure femminili più belle delle mie ultime- ma non solo- letture e Murakami ha avuto il merito di infondermi una curiosità vivissima sulla Sinfonietta di Janácek. Trovo molto bello anche il racconto * Il paese dei gatti* e toccante i la scoperta del Cechov de *L’isola di Sahalin* e del popolo dei ghiliachi . Un po’ indigesta tutta la storia dei Little people ma la scrittura di M.H conserva sempre una cristallinità che affascina.
    Sai che non ti immaginavo murakamiana:-) ? Una piacevole sorpresa …

    • gabrilu ha detto:

      leila
      grazie per le belle parole a proposito del blog 🙂

      In quanto a Murakami: per il momento non mi sento di arruolarmi né nelle file dei murakamiami né in quelle degli anti-murakamiani (che esistono, eh, se esistono!)

      1Q84 è il primo libro suo che leggo. Ci sono molte cose che mi piacciono e molte altre che mi lasciano perplessa e che ancora non mi è molto chiaro come inquadrare. Murakami mi sembra però uno scrittore molto interessante e proprio per questo ho deciso di approfondirlo. Magari ne parlerò quando lo conoscerò un po’ meglio.

      Dare giudizi complessivi su un autore che ha già scritto e pubblicato così tanto, basandomi sulla lettura di un solo libro, ultimo e per giunta incompiuto non mi sento di farlo.

      Per il resto sono d’accordo con te su tutto: il paese dei gatti, la parte su Sachalin, i ghiliachi… di cose molto belle nel romanzo ce ne sono davvero tante.

      I Little People… ecco, quelli hanno messo a dura prova la mia buona volontà di sospendere la credulità: come interpretarli? Da una parte mi hanno profondamente irritata, mi sentivo presa per i fondelli perché esser costretta a digerire una sorta di banda dei Puffi mi sembrava un po’ troppo :-)… dall’altra per alcuni versi, mi facevano pensare ai topi che invadono Orano ne “La peste” di Camus… In fondo anche loro cercano di diffondersi dappertutto e sono una presenza malefica…e in quest’ottica più simbolica anche i Little People diventerebbero più accettabili e potrebbero avere un loro perché… boh, staremo a vedere.

  3. carloesse ha detto:

    Che io sia un appassionato lettore di Murakami credo tu lo sappia già. A molti non piace. Ho visto imputargli proprio il perdersi in troppe descrizioni di musiche, di cibi, di capi di vestiario, ecc. (che dovremmo dire allora di Flaubert, di Proust, di Tolstoj ?). A me piacciono molto invece, e mi piace il modo in cui le tratta facendone parte della storia. E poi mi ritrovo molto nei suoi gusti musicali (classici, jazz, pop): in fondo apparteniamo alla stessa generazione.
    Qui quest’incipit musicale legato a Janàcek (e quel brano assumerà un preciso ruolo negli eventi narrati) mi pare strepitoso.
    Ho il vago sospetto che sia un omaggio a Kundera, altro scrittore amante della musica e particolarmente legato proprio al compatriota Janàcek, spesso citato in diverse sue opere.
    Forse vi sono altre affinità fra il giapponese e il ceko che meriterebbero ulteriori indagini.
    Comunque aspetto con trepidazione la pubblicazione italiana del secondo volume di questo 1Q84.
    Per volesse ascoltare l’attacco della Sinfonietta:

  4. carloesse ha detto:

    PS: la mia è un’altra versione (Kubelick) suonata in modo più veloce e brioso di quella proposta da te. Però la tua è più solenne, forse più in linea per l’ambientazione giapponese….
    😉

  5. carloesse ha detto:

    Vedo dalla tua pagina di aNobii che stai proseguendo con Murakami, leggendo ‘Dance, Dance, Dance’. E’ un peccato che tu lo stia leggendo prima di ‘Sotto il segno della pecora’. Sono due storie a sè stanti, è vero, ma condividono personaggi (il protagonista, l’Uomo-pecora, ..) e ambientazione: il Dolphin Hotel: nel primo libro naturalmente è nella ‘versione’ precedente (come viene citato all’inizio del secondo). Così diverse cose possono apparire meno oscure leggendoli in sequenza corretta. Soprattutto riguardo all’Uomo-pecora.
    Ciao
    PS: questo è l’unico libro di Murakami che sia il seguito di un altro. Credo tu abbia pescato male. Ma del resto anche io avevo seguito lo stesso itinerario, anche perchè quando lessi ‘Dance,…’ il ‘Segno …’ non era ancora stato pubblicato in Italia.

  6. gabrilu ha detto:

    carloesse
    *** si, ho scelto quella versione della Sinfonietta proprio perché ha un andamento maestoso e ritmato che mi pareva meglio si confacesse a costituire la colonna sonora principale delle vicende di Aomame e Tengo e perché mi sembrava più…”giapponese” (non so come meglio dire ma sono sicura che mi hai capita)

    *** Murakami, Janacek, Kundera: una cosa che ho capito immediatamente, per quel poco che ho letto di M., è che bisogna resistere alla tentazione di lasciarsi trascinare dalle mille associazioni musicali e letterarie che i suoi testi sollecitano. Anch’io ho pensato subito che, guarda caso, Janacek è il musicista preferito di Kundera, e — vado anche oltre — che la possibilità/impossibilità di comunicare tra Aomame e Tengo richiama molto (almeno, a me) le dinamiche di relazione che esistono tra molti personaggi dei romanzi di Kundera… ma poi appunto mi sono detta che procedendo di questo passo rischiavo la deriva associativa, e mi sono fermata.
    Anche se la tentazione c’è sempre: per esempio, in Dance, Dance, Dance, più vado avanti nella lettura e più il rapporto tra il protagonista e la tredicenne Yuki mi sembra esattamente il rapporto (assolutamente speculare e puntigliosamente capovolto) tra Humbert Humbert e Lolita. Ma cerco di tenere a freno la mia immaginazione…
    Insomma: credo proprio che ne parleremo ancora, di Murakami, dei suoi uomini-pecora, delle sue lune, dei suicidi che costellano i suoi romanzi, dei suoi gatti Sardina, Colomba…
    Il discorso è apertissimo e si accomodi chi vuole 🙂

    P.S. Sotto il segno della pecora ho potuto procurarmelo soltanto ieri. A volte, il leggere il secondo libro prima del primo non dipende esclusivamente dalla nostra volontà.
    Mi è successa la stessa cosa con “Vita e Destino”, che ho letto prima di “Per una giusta causa”… Cerco di consolarmi pensando che a volte la cosa può avere anche risvolti positivi.

    P.S. Complimenti per la foto 🙂

  7. valigiesogni ha detto:

    Leggo il tuo post solo oggi così, tra il titolo del post e l’attacco iniziale, credevo si parlasse di una situazione realmente vissuta in Sicilia, in questi giorni… Curiose coincidenze…

  8. sara ha detto:

    i Little People e la Sinfonietta mi hanno affascinata tanto da togliermo il sonno…. era da tanto che un libro nn mi faceva fare le ore piccole! complimenti per il tuo Blog tornerò a leggerti con piacere. Sara

  9. sescm ha detto:

    credo che questo sia un libro che non può essere letto una volta sola. e soprattutto che non può essere interpretato prima di avere letto anche la terza parte… mannaggia manca ancora quasi un anno! personalmente murakami, stilisticamente, mi ha conquistato immediatamente. non so perchè, mi ha fatto subito venire in mente il modo in cui l’autrice porta avanti la narrazione ne “le situazioni di lui e lei”… la scena iniziale è maestosa, lo stile è minuzioso e nulla è lasciato al caso. penso sia questa la principale caratteristica di murakami: nulla è lasciato al caso, opera come un artista che costruisce un mosaico, dove ogni tessera si incastra perfettamente con le altre. credo che verso fine anno scriverò una serie di post su 1Q84.

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