CORRI RAGAZZO, CORRI – URI ORLEV

Ghetto di Varsavia

Polonia. Ghetto di Varsavia. Seconda Guerra mondiale.
Srulik, un bambino ebreo di otto anni, vive nel ghetto di Varsavia con i genitori, due fratelli e una sorella con i quali condivide un’esistenza miserabile. I genitori hanno già tentato di fuggire dal ghetto portando con loro il piccolo Srulik e sperando che poi i ragazzi più grandi possano seguirli, ma la fuga fallisce. Trovati dai tedeschi, il padre riesce a fuggire tra i campi, Srulik e la mamma no, vengono picchiati e riportati dentro le mura del ghetto, dove tra mille peripezie riescono bene o male a sopravvivere.

Un giorno però, mentre Srulik è intento a rovistare tra la spazzatura per cercare qualcosa da mangiare, la mamma scompare, come inghiottita dal nulla. Non riuscendo ad orientarsi nel ghetto, non sapendo come ritrovare casa, Srulik si rende conto di essere rimasto solo al mondo.

E decide di fuggire.


Si unisce prima ad un gruppo di altri ragazzini ebrei fuggiaschi come lui, poi si inoltra nella foresta dove impara a sopravvivere giorno dopo giorno nutrendosi di quello che trova, resistendo anche al gelo dell’inverno polacco, diventando abilissimo nel cogliere qualunque segnale di pericolo (umano) e a sfruttare tutte le possibilità di sopravvivenza che la natura gli fornisce.

E’ proprio nella foresta che un giorno ritrova suo padre, il papà che credeva di avere perduto.

Il padre gli dice (anzi, gli ordina) di fuggire, di restare vivo a qualunque costo, a qualunque prezzo.

Per poter sperare di salvarsi dovrà però — dice al suo bambino — cambiare nome. Dimenticarsi del passato. Dimenticare il nome dei genitori e dei fratelli.

Ma non dovrà mai dimenticare di essere un ebreo.

“Srulik, non c’è tempo. Voglio che ascolti bene e ricordi tutto quello che ti dirò. Devi sopravvivere, è un ordine! Trova qualcuno che ti insegni come comportarti tra i goyim, a farti il segno della croce e a pregare, così che potrai restare da qualche contadino fino alla fine della guerra. Vai sempre dai poveri, sono più disponibili. E non fare mai il bagno nel fiume con altri bambini”. “Questo lo so”. Dal tetto della camionetta il tedesco chiese qualcosa al compagno, il quale gli rispose da un punto molto vicino a loro. “Avanti!” disse suo padre, e riprese a parlare: “Se ti inseguono con i cani entra nell’acqua o nel fango, per far perdere le tracce. E soprattutto, Srulik” continuò affannosamente, “scordati il tuo nome, cancellalo dalla memoria […] “Ma se anche ti dimentichi tutto, perfino me e la mamma, non ti dimenticare mai che sei ebreo”.

Comincia allora, per Srulik, una nuova vita, una vita il cui scopo principale è sopravvivere fino alla fine della guerra. Per riuscire a passare inosservato Srulik si inventa un altro nome e cognome, un’altra biografia ed un’altra storia familiare.

Ma è davvero possibile dimenticare?

“Ti ordino di sopravvivere” gli ha detto il padre prima di venire ucciso.

Per avere la forza di seguire quell’ordine, il ragazzo è costretto dunque a imparare a tacere e a mentire, a cancellare il ricordo del suo passato, della madre e del paese della sua infanzia. Dimenticando, il bambino concentra tutta la sua energia nel momento in cui vive, povero, affamato, senza protezione, a un certo punto perfino senza un braccio, che ha perso perchè il chirurgo dell’ospedale in cui è stato portato si è rifiutato di curare il bambino avendo capito che si tratta di un ebreo .

Braccato dai tedeschi, che sembrano non aver meglio da fare che dare la caccia ad un bambino di otto anni,Srulik vive nella foresta, ma ogni tanto si avventura a cercare lavoro presso case di contadini polacchi andando di villaggio in villaggio, lavorando in cambio di un tetto (il più delle volte dormendo in mezzo agli animali della stalla) e di un po’ di cibo. Impara a tenere a bada la paura, la necessità di nascondersi, di tacere.

I contadini a volte si mostrano buoni e protettivi, altre volte malvagi e delatori, alcuni arrivano a consegnarlo alla Gestapo; si imbatte in soldati tedeschi spietati ma anche in soldati tedeschi umani e che lo proteggono; in questa sua fuga che sembra non aver fine dorme sugli alberi, perfino nelle tombe di un cimitero e, a forza di nasconderlo, arriva non solo a dimenticare di essere ebreo, ma a considerare una colpa l’essere ebreo. Eppure, un buon sacerdote cattolico con cui viene in contatto, gli dice affettuosamente: “Non è un peccato, essere ebreo…”

La corsa di Srulik, la sua fuga che sembra non debba mai aver fine prosegue, Srulik non molla mai, e finalmente ecco arrivare i Russi, ecco arrivare la fine della guerra: “il bambino biondo senza un braccio” riesce a salvarsi e a rimanere in vita.

La storia di Srulik è una storia vera. E’ la storia di Yoram Friedman, che oggi vive e insegna in Israele. Uri Orlev l’ha ascoltata dalla sua voce e l’ha narrata in questo libro con grande sensibilità ed intensa partecipazione.

Ghetto di Varsavia

Corri ragazzo, corri è un libro commovente, molto forte, e davvero in molti passagi della narrazione ci si chiede come questo bambino abbia trovato la forza di affrontare per tanti lunghi mesi tutto quello che si è trovato di fronte (da un certo punto in poi, lo ricordo, anche privo di un braccio); ci si ritrova a chiedere a noi stessi se saremmo stati capaci di tanto. Dove ha trovato, questo bambino, la forza di sopravvivere, di non cedere mai, di non lasciarsi mai andare?

Ho scoperto con stupore che Corri ragazzo, corri è classificato come “libro per ragazzi”, che viene consigliato per una età che va intorno ai dieci-dodici anni, che viene pubblicato nelle collane per ragazzi.

Secondo me è un libro che certamente sarebbe bello che tutti i ragazzini leggessero, ma che dovrebbero leggere anche tanti adulti: Srulik-Yoram ha qualcosa da insegnare a tutti.

Relegarlo nelle collane “libri per ragazzi” è troppo limitativo, perchè si tratta di un testo molto bello, in cui la storia di questo “bambino ebreo biondo e senza un braccio” è raccontata con uno stile asciutto, assolutamente privo di qualsiasi facile retorica ma proprio per questo tanto più efficace e commovente. Un libro che si legge tutto d’un fiato, dalle cui pagine è difficile staccarsi.

Uro Orlev Uri Orlev è nato a Varsavia nel 1931 e ha vissuto in prima persona molti dei tragici eventi che la guerra ha portato con sé: con sua madre e suo fratello, Uri passò molto tempo nascosto nel ghetto di Varsavia. In seguito la madre venne uccisa e i due ragazzi deportati a Bergen-Belsen. Liberato nel 1945, Orlev si è trasferito in Israele, dove attualmente vive con la moglie e i figli. Autore di romanzi e racconti pubblicati in tutto il mondo, Orlev è stato, tra l’altro, vincitore nel 1996 del premio internazionale H.C. Andersen

Uri Orlev Corri ragazzo corri

Uri ORLEV Corri ragazzo, corri (tit. orig. èwr hlj èwr) traduz. dall’israeliano Daria Merlo, pag.201, Salani, 2002

  • L’autore >>
  • Il libro >>

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Le immagini del post  sono foto del ghetto di Varsavia, 1941 (fonte)
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Informazioni su gabrilu

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16 risposte a CORRI RAGAZZO, CORRI – URI ORLEV

  1. 'povna ha detto:

    Sicuramente da quanto dici si capisce che non è per ragazzi. E però credo che lo farò, ugualmente, leggere ai Pesci e ai Merry Men. Sai dirmi se si trova in e-book?

    • gabrilu ha detto:

      E’ certamente ***anche*** un libro per ragazzi. Intendevo dire che non è ***solo*** per ragazzi, mi sono spiegata male.
      Il libro è forte, ma nel senso positivo del termine. Vai tranquilla! 🙂

  2. Ronnydaca ha detto:

    Gabrilu, come spesso succede molti dei libri che leggi finiscono nella mia libreria. Stanno diventando troppi però. Questo mi interessa molto e per rispondere a ‘povna, sì.

  3. annaritaverzola ha detto:

    È il destino di tanti libri, finire relegati sugli scaffali del settore giovanile, quando meriterebbero massima visibilità, come questo. Inutile dire che da molta gente la letteratura per ragazzi sia considerata “minore” e ciò spiega molte cose. Grazie e un cordialissimo saluto, Annarita.

  4. monicavannucchi ha detto:

    Che bella segnalazione! lo comprerò per me, intanto starà per un poco sul comodino a strutturare la torre dei desideri di lettura… sono sicura che tenere dei buoni libri sul comodino faccia bene, anche se non si riescono a leggere subito. ah, e devo sempre ringraziarti anche per “La marcia”, ricordi? comprato su amazon e scaricato sul kindle che ho regalato già così farcito!
    🙂 monica

  5. Giusi Meister ha detto:

    Non l’ho letto, recupererò. Grazie infinite, Gabri!

  6. nicole ha detto:

    bellissimo

  7. Francesco ha detto:

    Sono un ragazzo di 12 anni e ho letto questo libro e dico che è molto angosciante, ma allo stesso tempo avventuriero. Anche oggi possono esistere dei bambini come Srulik che soffrono la fame e che hanno anche perso la madre o il padre. Yoram Friedman che, prima diceva di chiamarsi Jurek Staniak è rimasto in un orfanotrofio dopo la guerra per tutta la sua adolescenza, per poi trasferirsi dalla Polonia a Israele. Purtroppo ci sono ancora oggi nei paesi poveri bambini che non hanno genitori e quindi vivono da soli. O magari anche che non hanno nemmeno da mangiare. Purtroppo tutto questo è accaduto e accadrà ancora. Tutto questo che è successo a Srulik è, purtroppo, la realtà! Non lo possiamo negare. Dobbiamo ritenerci fortunati per quello che abbiamo e penso che questo libro ci voglia far capire o farci riflettere su tutto quello che hanno passato i bambini ebrei fatti prigionieri dall’artiglieria tedesca. Per questo mi è piaciuto il libro, perchè è molto riflessivo. Alla redazione

    • gabrilu ha detto:

      @Francesco
      Ho qualche difficolta’ a immaginarti come un dodicenne, ma se lo sei davvero, che dire? ce ne fossero tanti altri, come te…
      Per entrare nel merito del tuo commento: certo che hai ragione, e su tutta la linea.
      Il problema pero’ rimane sempre, allora (ai tempi di Slurik) —- ma anche ai tempi di Dickens, cosi’, giusto per dire– e rimane oggi.
      Che fare?

  8. chiara ha detto:

    sono una ragazza di 13 a me questo libro mi e piaciuto un sacco, perche mi ha fatto rifletere molto e mi ha fatto scoprire cose nuove .

  9. gabrilu ha detto:

    @ chiara
    sono molto contenta che questo libro ti sia piaciuto e, come dici, ti abbia fatto riflettere.
    Se hai voglia, ci dici come ti è capitato di leggerlo? Ti è stato consigliato? L’hai scovato da sola?
    Grazie, ciao e spero di rivederti qui 🙂

  10. chiara ha detto:

    ho avuto l occasione di leggerlo grazie alla mia prof. che ci ha dato da leggere un libro sulla shoa ,e mia nonna che è un amante di libri mi ha detto di leggere questo libro all’ inizio non volevo ma poi ho iniziato a leggerlo e ho iniziato a prenderci gusto . a me piace tanto la pagina 73 , quando srulik incontra suo padre dove lui gli dice di dimenticarsi tutto (persino il suo nome) ma non di essere ebreo !

    • gabrilu ha detto:

      @Chiara
      grazie, spero che tornerai qui e che — se e quando ne avrai voglia — ci dirai il tuo parere quando c’è qualcosa che ti incuriosisce o ti stimola.
      E’ bello averti qui.
      Ciao, e a rileggerti presto, spero 🙂

  11. kiara ha detto:

    ho letto questo libro in quinta elementare grazie alla mia ex maestra e ora che devo andare in 3 media la mia prof me lo ha dato da leggere come compito delle vacanze gia alle elementari mi era piaciuto molto ma adesso che lo rileggo con un cervello piu maturo mi ha letteralmente lasciata a bocca aperta pensare a tutte le cattiverie che gli ebrei hanno dovuto subire e a quanto scritto bene sia questo libro.. tralasciando che mi piacciono da morire tutti i libri e i film sul periodo della seconda guerra mondiale 🙂

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