IL RE DEGLI SCACCHI – ACHENG

Scacchi cinesiCina 1990. Partita a scacchi su un marciapiede di Datong
© Bruno Botta (Fonte)

In questo periodo le mie letture sono molto a-sistematiche. Leggo molto, ma (troppo?) disordinatamente.Procedendo in questo modo, e cioè leggendo quello che capita a tiro ho preso bufale gigantesche (per fortuna però la maggior parte delle volte si trattava di libri brevi) ma mi sono imbattuta anche in qualche perla.

Per esempio in questo Il re degli scacchi dello scrittore cinese Zhong Acheng.

Un autore a me totalmente sconosciuto, un librino letto assolutamente per caso, una scoperta molto bella.

Il re degli scacchi è un racconto lungo (meno di un centinaio di pagine) di grande pulizia formale in cui nulla è superfluo, in cui ogni parola, ogni virgola è lì dove deve stare, in cui tutto ha un senso ed una necessità di esserci.

Il re degli scacchi, che si svolge nella Cina della Rivoluzione Culturale, narra la storia di Wang Yi Sheng, un giovane di umili origini che, mandato dal Partito in un campo di lavoro nelle campagne dello Yunnan per essere sottoposto come tante altre migliaia di giovani ad un duro programma di “rieducazione delle masse” mostra una grandissima abilità nel giocare a scacchi. La vita di questo giovane ruota intorno a due elementi: il cibo, bisogno primario simbolo del corpo e della materialità, e gli scacchi, bisogno primario per la dimensione spirituale e filosofica dell’esistenza.

Sotto l’apparente semplicità della trama e della linearità di scrittura si intravede la presenza di parecchi possibili livelli di lettura: politica, simbolica, metaforica, esistenziale…

Ne Il re degli scacchi, il protagonista-simbolo , il giovane Wang Yi Sheng, gira tra villaggi sperduti e campi di rieducazione in cerca di qualcuno che possa impegnarlo agli scacchi (e il racconto finirà con una memorabile partita). Impermeabile ai tumulti della politica, Wang Yi Sheng rivendica nei fatti la propria indipendenza e libertà interiori, il proprio essere individuo: nulla e nessuno potrà mai privare della sua libertà una persona che sa giocare a scacchi dentro di sé, a memoria.

“… rispose: – Gli scacchi sono la mia passione. Quando gioco, mi dimentico di tutto. Quando sono immerso in una partita, mi sento bene. Sono capace di giocare a mente, senza la scacchiera e i pezzi. Non do fastidio a nessuno.
– Che faresti se un giorno ti proibissero di giocare e persino di pensare agli scacchi?
– Guardandomi sorpreso rispose: – Non è possibile, come farebbero? Io so giocare a mente, dovrebbero scavarmi nel cervello. Dici delle assurdità.”

Zhong Acheng (Acheng è il suo nome proprio, divenuto anche il suo nom de plume) è nato a Pechino nel 1949, lo stesso anno in cui venne proclamata la Repubblica Popolare Cinese. Suo padre era un comunista, sceneggiatore e critico cinematografico: nel ’57 un articolo sgradito al potere gli fruttò però  l’espulsione dal partito e l’invio in un campo di rieducazione. Il ragazzo Acheng diventò così il figlio di un “controrivoluzionario” e, pur continuando a frequentare la scuola, conobbe in prima persona la riprovazione sociale e l’isolamento. Tornato a Pechino nel 1979, Acheng trovò lavoro in una rivista e nel 1984 pubblicò Il re degli scacchi, primo volume di una trilogia che comprende anche Il re degli alberi e Il re dei bambini.

Dalle notizie che sono riuscita a reperire in rete ho appreso che questi libri vennero messi praticamente all’indice e per molti anni furono pressoché introvabili; nella forma di fotocopie o di volumi logorati dall’uso, o in edizioni pirata, passavano però di mano in mano, in una circolazione semiclandestina (oggi sono ancora ufficialmente proibiti, ma sembra sia più facile trovarli nelle librerie).

Dal 1987 Acheng — che nel 1992 ha ricevuto il Premio Nonino .. . — vive a Los Angeles. Ha fatto il muratore e l’imbianchino, ha riparato vecchie automobili e radio. Dice di aver imparato tutti questi mestieri consultando i manuali. Mentre era nello Yunnan si fabbricò da sé un violino. Dice di prediligere il lavoro manuale, anche il più faticoso, che “permette al cervello di rimanere libero”.

Sono certa di non essere riuscita, da occidentale, a decodificarli tutti, i possibili livelli di lettura de Il re degli scacchi (ad esempio: gli scacchi come simbolo della disciplina taoista), ma ho trovato già splendida la contrapposizione che mi è sembrato di poter cogliere tra la razionalità del gioco degli scacchi e l’inafferrabilità/irrazionalità della vita.

“C’è differenza tra i principi degli scacchi e i principi della vita? […] Rispose che gli scacchi consistevano in un preciso numero di pezzi e in una scacchiera di una data grandezza. I princìpi che li regolavano erano sempre gli stessi, ma cambiavano le situazioni. I pezzi della scacchiera erano tutti bene in vista. Negli eventi del mondo invece erano troppe le cose di cui non si sapeva nulla. […] ne si può intravedere il senso solo in parte, non si può arrivare a penetrare tutta la verità. Non tutti i pezzi sono sulla scacchiera, è una partita che non si può giocare”

Acheng

  • L’autore >>

Acheng Il re degli scacchi

Acheng, Il re degli scacchi, traduz. M.R. Masci, p. 84, Bompiani , I Grandi Tascabili, 2001

  • Tutta la Trilogia dei Re (compreso quindi Il Re degli scacchi) si può leggere on line >>QUI
  • Gli scacchi cinesi (Xiangqi)  >>
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15 risposte a IL RE DEGLI SCACCHI – ACHENG

  1. giacinta ha detto:

    Molto bello.

    Stavo pensando che le partite non sono mai uguali, eppure i pezzi sono sempre quelli. Le scelte di chi gioca determinano l’andamento della partita. Certo, la vita mette sulla schiacchiera pezzi che si materializzano all’improvviso, ma non è detto che non ci si possa giocare ( non è il termine che vorrei usare, ma ricorro alla terminologia degli scacchi ).

    • gabrilu ha detto:

      Giacinta: l’alfabeto è costituito da un numero definito e limitato di lettere, la musica di sole sette note (parlo per l’Occidente). Eppure vedi che cosa s’è capaci di fare, pur con una strumentazione tanto “povera”… 😉

  2. Grazia ha detto:

    Mi è venuto a mente il ” Giocatore di scacchi” di Zewig. Certo racconti diversi per trama e situazione, ma affini per la descrizione della concentrazione, la voglia di perfezione e di assoluto e l’isolamento mentale che solo un gioco come quello degli scacchi può offrire.

  3. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. noceimboscata ha detto:

    Gli elementi di questo libro li ritrovi tutti in un altro, che parla di due ragazzi figli di borghesi, mandati in un campo lavoro. Uno dei due suona pure il violino; durante la rieducazione scoprono del materiale proibito, libri europei per lo più, e assieme a una ragazzina passano il tempo a leggerli. Il libro di cui parlo è “Balzac e la piccola sarta cinese” di Dai Sijie, che dopo l’uscita del libro, qualche anno dopo ci ha fatto pure il film, in veste di regista. Il libro che hai letto tu lo ricorda in maniera evidente, solo che da quanto dici, questo sembra molto più bello. Purtroppo il difetto del libro e del film di Dai Sijie, è che manca completamente di spessore, punta sulla delicatezza ma finisce col non approfondire né i personaggi, né l’argomento principale, l’amore per i libri. Comunque, dato che tu hai già letto questo, non mi sento di sconsigliarti del tutto l’altro. A me, come avrai capito, non è piaciuto per niente, ma molti l’hanno apprezzato per gli stessi motivi per cui io l’ho detestato. La delicatezza, il non detto, ecc. Perciò se ti capita, prova a darci uno sguardo. Il libro lo leggi in pochissimo tempo, e il film ti consiglio di vederlo solo dopo. Purtroppo l’auotre/regista, non so per quale motivo, ha stravolto la storia, cambiando la sequenza cronologica dei fatti, perciò non si può dire la proieziojne cinematografica sia molto fedele alla storia impressa su carta. (sempre naturalmente che tu non abbia già letto il libro, o visto il film).

    A presto 🙂

    • gabrilu ha detto:

      noceimboscata Innanzitutto bene arrivata 🙂
      no, non ho letto “Balzac e la piccola sarta cinese” e non ho visto il film… perciò siamo pari: io non ho letto il tuo Dai Sijie, tu non hai letto il mio Acheng 🙂 e dunque non sono in grado di valutare eventuali analogie o differenze…

      Quello che mi ha calamitata verso il libro di Acheng è stato proprio il tema degli scacchi, mi interessava vedere che cosa, in questo libro, l’amore per gli scacchi determinava nel protagonista.
      Perché l’amore per gli scacchi, a certi livelli, non solo è totalizzante e spesso ossessivo (almeno, da quel che sempre ne ho letto) ma gli effetti che determina possono essere molto diversi, per quanto riguarda ciascun “portatore sano” di questa passione.
      Ciao e grazie 🙂

  5. gabrilu ha detto:

    Grazia, Giacinta, noceimboscata
    io, che ***non*** so giocare a scacchi, sono però affascinata dai testi narrativi centrati sul gioco degli scacchi.

    “La novella degli scacchi” dell’austriaco Stefan Zweig, “La variante di Luneburg” dell’italiano Maurensig, il bellissimo “La regina degli scacchi” dell’americano Walter Tevis (di cui mi rammarico di non aver mai parlato qui) e naturalmente “La difesa di Luzin” del Maestro Nabokov — solo per limitarmi a quelli che ho letto, ma so che la bibliografia non finisce qui…

    Ognuno di questi libri non solo fa degli scacchi una metafora della vita ma mette a fuoco un aspetto particolare dello stare al mondo di un essere umano.

  6. dreca ha detto:

    lo lessi anni fa…io ci arrivai dai romanzi incentrati sul gioco del go, che viene spesso messo in relazione con il gioco degli scacchi…sullo stesso filone anch’io sono passata per zweig, mentre ora prendo nota degli altri che segnali tra i commenti 😉

  7. nicole ha detto:

    Mi incuriosisce, non lo avevo mai sentito l’Autore nè il libro.Detesto gli scacchi, è liberatorio per me dirlo, perchè ho avuto nonno, padre e fratello ” gasatissimi” per gli scacchi. Non li ho mai sopportati,hanno anche tentato fin da piccola di coinvolgermi, ma preferivo le bambole e i libri.
    E’ una passione che impedisce la vita normale a volte, son lì a pensare alla prossima mossa dei pezzi lasciati due giorni prima sulla scacchiera, sanno a memoria la partita della finale del 1936… e almanaccare, dico io, in realtà son processi mentali per loro superiori ai comuni mortali.Poi non ricordano tre cose in fila che devono fare e disseminano casa di pro memoria(che perdono regolarmente).Non sanno mai dove hanno parcheggiato l’auto, ma la terza mossa di XY contro ZK a Oslo ( per dire..), mossa che ha cambiato il mondo..quella se la ricordano. Uno zio andò a denunciare il furto dell’auto, in realtà non gliela avevano rubata, solo si era ricordato di una mossa e doveva controllare subito e la mollò…poi il fratello lo incontrò due settimane dopo con l’ auto e gli chiese” ma l’hai trovata alla fine?”, non sapeva di cosa parlava, non sapeva nemmeno che avrebbe dovuto andare a ritirare la denuncia, semplicemte aveva rivisto l’auto , c’era risalito come nulla fosse.Potrei scrivere un libro: vita con uno scacchista( io con due sotto lo stesso tetto per 20 anni).Anche esilarante, col senno di poi.

    • gabrilu ha detto:

      @Nicole
      Anche con me ci hanno provato, ed anche con il bridge ci hanno provato in tanti, a convincermi ad imparare, ma ho sempre declinato l’offerta. E non solo perché sono convinta di non avere l’attitudine e le capacità necessarie per questo tipo di giochi.. 🙂
      Per il resto, sono d’accordo con te, e allargando il campo, da parte mia credo che più qualcuno presenta le stimate della genialità (nel proprio campo) più è da evitare come la peste, se è possibile, l’averci a che fare di persona.
      Poi, certo, le eccezioni esistono sempre, ma secondo me sono, appunto, eccezioni
      Ciao! 🙂

  8. Gianni ha detto:

    Gli scacchi del libro non sono gli scacchi tradizionali che conosciamo noi

    • gabrilu ha detto:

      @Gianni
      infatti si tratta degli scacchi cinesi, (Xiangqi) di cui personalmente nulla sapevo. Infatti avevo cercato in rete per capirne qualcosa e poi ho messo pure un link in fondo al post…
      In ogni caso, mi pare che per quanto riguarda la passione e il livello di ossessione che questa passione può raggiungere non ci sia gran differenza con il gioco degli scacchi come lo si intende da noi. Almeno, questa è l’idea che mi sono fatta io.
      O sbaglio? A giudicare da questo romanzo, mi pare proprio di no…

  9. Gianni ha detto:

    Se può interessare esiste una edizione edita da THEORIA che racchiude i tre romanzi dei Re (Alberi, Bambini, Scacchi)

    • gabrilu ha detto:

      @Gianni
      grazie per la segnalazione 🙂
      In alternativa si può sempre utilizzare il link alla Trilogia on line che ho messo in fondo al post: il testo si può scaricare direttamente (se si è iscritti al sito o a Facebook — io non lo sono) oppure salvarlo in HTML —-> copiarlo e incollarlo su un qualsiasi programma di videoscrittura —-> salvarlo in .rtf —–> esportarlo in .pdf ed infine convertirlo in .epub (o in formato Kindle che mi sembra essere il .mobi) per leggerselo comodamente sul proprio eReader.
      Il procedimento è più lungo a descrivere che a farsi. Tutta l’operazione non richiede più di cinque-dieci minuti :-). sicuramente meno del tempo occorrente per procurarsi il libro cartaceo 😉

      Ciao! 🙂

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