LE LUNGHE FRASI DI PROUST [1]

Tullio Pericoli Marcel Proust

Mi accusano di essere enormemente prolisso, e per quanto mi sforzi alla stringatezza, per quanto mi tagli, per pesare meno,
la libbra di carne che pretendeva Shylock, non riesco a stare nella misura richiesta

(Marcel Proust, lettera dell’ 11 ? maggio 1907 a   Robert de Montesquiou)

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Nel 1912 Jacques Madeleine, lettore per la casa editrice Fasquelle, terminata la lettura di Du côté de chez Swann era furibondo e nella relazione con cui sconsigliava decisamente la pubblicazione dell’opera di Proust scrisse:

“Un uomo soffre d’insonnia. Si rigira nel letto, richiama alla mente le impressioni e le allucinazioni del dormiveglia, alcune delle quali hanno a che fare con la difficoltà ad addormentarsi quand’era ragazzo nella stanza della sua casa di campagna dei genitori a Combray. Diciassette pagine! Con una frase (alla fine di pagina 4 e pagina 5) che va avanti per quarantaquattro righe!”

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Immagine: Marcel Proust visto da Tullio Pericoli

(continua >>)

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3 risposte a LE LUNGHE FRASI DI PROUST [1]

  1. giacinta ha detto:

    “quella sua misura consiste esattamente nel non averne alcuna”. Do ragione a Robert de Montesquiou; la sua è una sintesi suggestiva, almeno di primo acchito. Ho letto interamente il primo volume della Recherche; una volta superato lo scoglio delle prime trenta, quaranta pagine ( forse meno o forse più – ho letto il romanzo troppo tempo fa – ) mi sono adattata alla misura del periodo proustiano che, effettivamente, è la stessa del pensiero, dunque senza misura. Non ho ritrovato lo stesso eccesso nel secondo romanzo di impianto più tradizionale. I successivi non li conosco.

    Che bello il tuo sito su Proust!

    • gabrilu ha detto:

      @Giacinta
      Sei troppo buona, tu 🙂
      La frase di Montesquiou che citi non è affatto benevola come potrebbe sembrare: Montesquiou riteneva Proust uno scrittorello, un piccolo parvenu. Esattamente, d’altra parte, come lo ritenevano Madeleine e Gide — il quale Gide dovette poi strisciare ginocchion ginocchioni e genuflettersi a Canossa.
      Mi rendo conto comunque che è anche troppo facile oggi per noi che abbiamo la possibilità di leggere tutta la RTP al completo, criticare i poveri primi lettori che avevano a disposizione solo il primo volume dell’opera.
      Perché “Swann” non è un romanzo. E’ ***una parte*** di un romanzo, e quel romanzo è la RTP. Su questo punto non si insisterà mai abbastanza.

  2. Rendl ha detto:

    E leggendoti mi domando: “Come si fa a insegnare Letteratura Francese senza aver mai letto la “Recherche”? Sarà poi vero che ci sono individui che dicono d’intendersi di Letteratura Francese, a prescindere da Proust?”.

    Ora, a parte questo, mi sembra evidente che si stia perdendo la capacità di concentrazione necessaria a leggere un’opera letteraria di alto livello (come è la RTP). Ci si stanca subito (e internet – con Google – incide assai); ci si distrae per un nonnulla; i periodi troppo lunghi annoiano o spazientiscono. E invece… a ben guardare, Proust fa quello che ogni scrittore di qualità dovrebbe fare: coinvolgere il lettore nella “costruzione del senso” (di una frase, di un pensiero, di una sensazione, di un’ipotesi) e nella “costruzione di un mondo” (quello della fiction – che s’ispira alla realtà e sembra così vicino al nostro).

    Non vorrei sembrare azzardato, ma penso che il mondo della “Recherche” non avrebbe mai potuto vedere la luce senza quelle frasi lunghe (a volte, obiettivamente lunghissime, a tratti snervanti) che criticava tanto Montesquiou… Forma e contenuto, come diceva una volta De Sanctis, che qui si compenetrano e si condizionano a vicenda, indefinitinamente (e ora mi viene voglia di rivedere l’ultima frase dell’ultimo volume del “Tempo ritrovato” per vedere se è vero che, più ci s’avvicina alla conclusione e, quindi, alla fine di quel “mondo” e più le frasi si fanno brevi…o no? Forse è solo una suggestione la mia. Diciamo anzi che è tutta suggestione…

    Un abbraccio Gabrilù!

    Rendl

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