NON HO PAROLE

Un'immagine della Divina Commedia tratta da un incunabolo stampato presso Bonino de Boninis, Brescia 1487, con commenti di LandinoSul Corriere della Sera on line di oggi ho letto una notizia che mi ha lasciata di stucco:

La Divina Commedia deve essere tolta dai programmi scolastici: troppi contenuti antisemiti, islamofobici, razzisti ed omofobici. La sorprendente richiesta arriva da «Gherush92», organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti.

(Da Il Corriere della Sera on line del 13 Marzo 2012. Il testo completo QUI)

Questi signori del Gherush sembrano ignorare il vocabolo “contesto” e il verbo “contestualizzare”. Seguendo pedissequamente le loro miopi considerazioni, non solo dovremmo spazzar via tre quarti almeno dei grandi capolavori della letteratura mondiale di ogni tempo ma, come è già stato rilevato da qualcuno, l’uso forsennato  e fondamentalista del “politicamente corretto” finirebbe per produrre lo stesso nefando effetto dei roghi di libri nazisti.

Una scempiaggine, insomma, ma pericolosa e da non sottovalutare.

Il sito di Gherush92 – Comitato per i Diritti Umani

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13 risposte a NON HO PAROLE

  1. Grazia ha detto:

    E allora ” La Gerusalemme liberata” di quel cupo integralista di Torquato Tasso ? E l’incitazione al terrorismo nazionalista dell’ Inno di Mameli ? E la cripto omofobia di quel bacchettone di Manzoni?
    Hai ragione sono scempiaggini pericolose. E la più pericosa di tutte è il ” politically correct”.

    • gabrilu ha detto:

      @ Grazia
      e perchè, “L’Orlando Furioso con tutti quei Mori neri” ? 🙂 e tutta la letteratura latina e greca in blocco con tutto quel pullular di schiavi?! Suvvia, subito un bel falò, presto!
      Sul “politically correct” poi non potrei essere più d’accordo, con me apri una porta già da tempo spalancata: una di quelle cose che nacque con nobili intenzioni ma è stata poi immediatamente distorta e pervertita.

  2. amfortas ha detto:

    Oddio, ma davvero se ne legge ogni giorno una nuova!
    Io propongo il rogo per l’Otello e il Ballo in Maschera di Verdi, tanto per cominciare, perché in quei pericolosi testi si parla di atro tenebror e addiritura di immondo sangue dei negri.
    Anzi, propongo una bella riunione di femministe che bruciano reggiseni davanti a qualche teatro che allestisce il Don Giovanni.
    Mi raccomando, Grazia e Gabrilu, venite anche voi perché a me manca la materia prima, ok?
    Bah!
    Ciao 🙂

    • gabrilu ha detto:

      @Amfortas
      stabilito una volta e per sempre che sei un provocatore – smile 🙂
      Io mi sono autocensurata, perchè sai quanti titoli mi sono subito venuti in mente sulla lirica del BelPaese… ma mi sono tenuta perchè temevo che tu fossi nei paraggi e non ho voluto invadere il tuo campo.

      …Ma… ragazze/i: e se lo facessimo noi un bell’elenchino pulito pulito di grandi classici dell’italica letteratura e anche di opere liriche (perchè no?) di dipinti ed arte figurative in genere da ammucchiare nel falo’?

      (P.S. Il “Don Giovanni” no. Giù le mani dal “Don Giovanni”. Anche perchè ai tempi non si usavano i reggiseni ma i corsetti. Quindi sei andato clamorosamente OT, dear Amfortas) 🙂

      • amfortas ha detto:

        Oltretutto si pone il problema – che non si risolverà mai, credo – della collocazione di un’opera d’arte in un determinato contesto storico. In certi casi è assolutamente indispensabile, soprattutto quando si vogliono dare giudizi “morali” sull’arte, ricordarsi che ogni artista è figlio del proprio tempo. Troppo facile – o semplicemente troppo stupido – giudicare una frase espunta da un contesto ben preciso con le categorie di giudizio odierne.
        Un po’ come ho fatto io parlando di reggiseni quando i reggiseni non esistevano, Certo, esistevano le tette, però questo non giustifica il mio esempio stolto.
        La domanda è: parlare di tette è politically incorrect e dovrei usare qualche altro
        vocabolo? Se sì, qual è un vocabolo politicamente corretto, in questo caso? Seno?
        Mammelle? Petto? O, addirittura, ghiandole mammarie???
        Ciao 🙂

  3. nicole ha detto:

    Guardate che si fa presto a far una montagna di libri.Proporrei anche libri che parlano in modo irrispettoso dei gatti, altrimenti non partecipo 🙂 Non posso dire nemmeno di essere scandalizzata, arrabbiata, non so..proprio senza parole.L’ignoranza impera in modo imperioso, pare, e la per spacciano per ” politically correct”.Pensavo che certe idee di tale limitatezza cerebrale potessero averle solo degli ministri dell’istruzione italiana e già non ero tranquilla così!

  4. antonella ha detto:

    ANCH’IO SONO RIMASTA PITTOSTO SCIOCCATA

  5. carloesse ha detto:

    Letto anche io il Currierùn, e rimasto scioccato assai: ma dove li pesca l’Onu sti consulenti? Ma chi li paga? Ma soprattutto quand’è che finirà sta storia dell’imbellously political correct con cui i più stolti continuano imperterriti a farsi i gargarismi?

  6. anna setari ha detto:

    Poco male. Una volta tolta dai programmi scolastici, potrà suscitare curiosità come tutte le opere censurate e magari venire letta.

    Scherzo, naturalmente. In verità a volte penso che si vada incontro a un nuovo oscurantismo bigotto, senza roghi materiali forse, ma anche senza movimenti eretici degni di nota. Una specie di cenerario universale. Questo nuovo fanatismo della “correttezza politica” ha capovolto grottescamente il senso della tolleranza e del rispetto. Più che una causa, è, secondo me, una delle conseguenze (dei segni) dell’appiattimento in orizzontale della visione del mondo e della perdita del senso stesso di storia che caratterizza il nostro tempo. Un segno di quella omologazione culturale secondo un modello unico che sta cancellando le diversità sia nello spazio (altre culture) sia nel tempo.

  7. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  8. nicole ha detto:

    A proposito di termini…Uno dei miei figli da piccolo ebbe gravi problemi alla vista per cui trascorse parecchio tempo in reparti specialistici a contatto anche con persone cieche, vi assicuro che solo quei deficienti che hanno inventato la parola ” ipovedenti” e gli ipocriti come loro la usano, gli altri, quelli non ci vedono, usano la parola ” cieco” .Mio figlio stesso era molto disturbato del fatto che si aggirassero le cose..”ipoudenti,ipovedenti ” un giorno disse ” ma i cretini si devono chiamare ipotiroidei o sono cretini differenti” facendo spanciare tutti dalle risa.
    La logica inattaccabile di un bambino( con cultura medica!)

  9. gabrilu ha detto:

    ¬@Amfortas e Nicole
    Provo a dire anch’io la mia.
    Il problema non sono le parole in se stesse, ma “il modo”, “l’intenzione” (offensiva o meno) con cui vengono pronunciate.
    Per esempio: cosa c’è di male in ciascuna di queste parole che elenco qui di seguito (e sono solo alcune, ne potremmo citare tante altre):

    — cameriere/cameriera: è semplicemente il mestiere (o professione, se si preferisce) di chi si occupa di tenere in ordine, tener pulita una camera.
    No: oggi si deve dire “colf” = “collaboratore/collaboratrice domestico/a”. Sennò apriti cielo.
    — cieco (e già ha detto tutto Nicole)
    — handicappato: se domani divento sorda o mi tagliano una gamba io vorrò essere chiamata “handicappata”, e non “diversamente abile”. Per il semplice motivo che se non sento o se non posso correre la mia abilità diminuisce assai, eccome se diminuisce. La mancanza dell’udito o di una gamba (o di un braccio, fate voi a piacere) costituisce un handicap. O dobbiamo fare finta di no?!
    Riconoscere questo non implica, evidentemente (perchè questo è il punto) una diminuita dignità della persona nella sua interezza, o un suo minor diritto al rispetto.
    — spazzino: = colui che spazza la strada, che tiene pulita la strada.
    Non si può dire: si deve dire “operatore ecologico”.
    — negro: si può disquisire — ed è non solo legittimo ma anche moto interessante) su cosa si intenda con questa parola (razza, colore della pelle o che altro etc.) ma di per sè la parola “negro” non è, almeno per me, parola offensiva. La utilizzerei sempre e tranquillamente e con la coscienza pulitissima, ma figurati mai. Oggi si deve dire “nero”, sennò sei razzista.
    Eppure, tutti sappiamo che si può essere molto sprezzanti ed offensivi dicendo il politically correct “nero” con un certo tono e magari accompagnando la parola con espressioni facciali o gestacci…

    Insomma tutto questo sproloquio solo per dire ancora una volta che il linguaggio è una bellissima/brutta bestia: non si fa ingabbiare da leggi e diktat. Il linguaggio è solo una parte della comunicazione, e la comunicazione avviene non solo per mezzo delle parole, ma attraverso il complesso di tanti altri codici.
    Le parole che ho citato sono innocenti; colpevoli sono coloro che le caricano di valenze offensive.
    Questi codici vengono filtrati dalla sensibilità individuale: ciascuno di noi ha il proprio “vocabolario” privato determinato dalla propria storia personale, dalle letture che ha fatto, da valori, credenze etc.

    Dire a una donna (o di una donna) che ha “belle tette”, di per sé, non è né particolarmente bello né particolarmente brutto: dipende dal contesto in cui la cosa viene detta, dalla persona a cui viene detta, dalla percezione che questa persona ha di colui (o di colei — perché può essere anche una colei) e della situazione in cui la frase viene pronunciata o scritta.

    Si possono urtare sensibilità pur essendo in perfetta buona fede e senza avere la benché minima intenzione di offendere,

    Adoperare un vocabolo piuttosto che un altro, destreggiarsi con il linguaggio equivale ***sempre*** a camminare su un terreno minato.

    Questa è la vera cosa importante da non dimenticare mai.

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