VISIONI D(ELL)’ AUTORE

William Hogarth-The artist's servants

L’autore dovrebbe considerare se stesso non come un gentiluomo che offra un pranzo in forma privata o d’elemosina, bensi come il padrone d’una taverna aperta a chiunque paghi.

Nel primo caso, colui che invita offre naturalmente il cibo che vuole, e quand’anche questo sia mediocre e magari sgradevole ai loro gusti, gli ospiti non debbono protestare; chè l’educazione impone loro d’approvare e lodare qualunque cosa venga loro posta dinanzi. Proprio il contrario accade al padrone d’una taverna.

Quelli che pagano vogliono dar soddisfazione al proprio palato, anche quando questo sia raffinato e capriccioso, e se non è tutto di loro gusto, si sentono in diritto di criticare, di protestare, d’imprecar magari contro il pranzo, senz’alcun ritegno.

Ecco perchè, per non deludere i clienti, l’oste onesto e benintenzionato espone in genere una lista delle pietanze, a cui tutti, appena entrati nella taverna, possono gettare uno sguardo; ed essendosi resi conto di quel che c’è, possono rimanere gustando ciò che vien loro offerto, oppure andarsene altrove dove la lista meglio s’accordi coi loro gusti.

>>>Henry Fielding, Tom Jones <<<

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William Hogarth, (1697-1764) – The Artist’s Servants,1750-55- Londra, Tate Gallery (part.).

Per vedere l’intero quadro di Hogarth  basta cliccare sull’immagine. Un gruppo  in un interno che val bene una cliccata  😉

 

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3 risposte a VISIONI D(ELL)’ AUTORE

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Rendl ha detto:

    Ed ecco spiegato il motivo per cui…l’incipit (o prologo) di un’opera è importante e gioca un ruolo-chiave (come si suol dire): da lì si capisce se l’autore in questione è un gentiluomo che offre un pranzo o il padrone d’una taverna in cui sono tutti invitati a mangiare ciò che vogliono… E questo mi spinge a ipotizzare che troppi romanzi oggi hanno inizi “scoppiettanti” o “shock” per accalappiare il lettore di turno che, poi, magari, andando avanti, scopre che nella “taverna” che ha appena comprato c’è davvero poco da mangiare (o cibo poco interessante)…
    Henry Fielding: un altro che dovette leggere e apprezzare molto il Don Quixote di Cervantes..,
    Un abbraccio e buon 25 Aprile!
    Rendl

    • gabrilu ha detto:

      @RENDL
      Una volta, gli incipit dei romanzi erano sicuramente studiati, elaborati, sofferti anche… ma … come posso dire… erano il travaglio normale di uno scrittore.

      Oggidì, anche dell’incipit di un romanzo (come di tantissime altre cose) s’è studiato a tavolino il “come e qualmente posso accalappiare il — potenziale — lettore”.
      Ed anche l’incipit di un romanzo è diventato tutto un’altra cosa.

      Laondepercui per quanto riguarda i romanzi scritti e pubblicati diciamo dopo il secondo dopoguerra non mi affido più all’incipit (del quale, anzi, diffido e anche molto) ma apro il libro a metà, lo sfoglio un poco e poi… mi affido al mio naso.

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