2 GIUGNO 2012 FESTA DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Repubblica italiana
Ebbene si, domani mattina mi piazzerò davanti alla tivvì e mi piacerebbe potere assistere alla parata (notare le sobrie minuscole) per la celebrazione della festa della Repubblica Italiana.

Quella Repubblica conquistata con il sangue di tanti e con il voto di chi, come Anna Banti —- che assieme ad altre centinaia di migliaia di donne italiane poterono votare allora per la prima volta —- ebbe a dichiarare che «nella cabina di votazione avevo il cuore in gola e avevo paura di sbagliarmi tra il segno della repubblica e quello della monarchia».
Mi piazzerò davanti alla tivvì, ma chissà cosa vedrò.

Previsioni del tempo? Un qualche cartoon degli insopportabili Simpson (con o senza “s” finale)?

Chissà chi lo sa.

So bene invece quello che ho visto in questi ultimi giorni.

Galline starnazzanti e combattimenti di galletti.

galline

combattimento di galli

Prima o poi dovrò farmi una ragione del fatto che è questo il Paese in cui vivo ed ho residenza legale.

Ci hanno provato prima Ciampi e adesso Napolitano, a cercare di convincere gli itaggggliani a non sottovalutare i simboli.

Ma pare che alla stragrande maggioranza degli itagggliani-brava gggente piaccia molto di più altro tipo di simbologia.

Sarà mica un caso che dopo vent’anni di burlesque berlusconiano e di mascherate pseudoceltiche con tanto di corna inalberate  su elmetti/casseruole  adesso ci si fiondi a corpo morto nelle braccia di un altro sedicente comico.

E sarà mica un caso se la migliore filmografia italiana rimanga quella dei personaggi impersonati da Sordi, Totò, e da tanti altri della cosiddetta “commedia all’italiana”.

Che la nostra vera vocazione di fondo sia il burlesque?

P.S. Si, lo so del terremoto. Questo post è scritto con la piena consapevolezza della  immane tragedia del terremoto.

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16 risposte a 2 GIUGNO 2012 FESTA DELLA REPUBBLICA ITALIANA

  1. 'povna ha detto:

    Concordo con te. Nonostante non abbia nessuna passione per Ciampi (per una serie di motivi istituzionali che si chiamano soprattutto Genova e un altro paio di passi falsi), ho invece condiviso pienamente il suo tentativo di investire sui simboli di storia patria.
    E mi trovo in minoranza, oggi come sempre, a prendere atto che qui da noi la maggioranza sa solo ripetere slogan plebiscitari.
    Buona festa del 2 giugno, la festa della nostra Repubblica, nata dalla Resistenza e fondata sul Lavoro.

  2. anna setari ha detto:

    È un sollievo trovare in rete qualcuno con cui essere in sintonia. La penso come te, in tutto e per tutto, Gabriella.
    Intanto il vecchio comico bolso ha trovato una nuova gag con cui ammaliare il serbatoio di astensionisti: immagino che Grillo gli invidi la trovata delle monete da stampare (Totò…), dell’uscita dall’euro ecc., e con Bossi ne rivendicherà la primogenitura.
    Povera Repubblica:-(

  3. annaritaverzola ha detto:

    Aggirarsi su FB in questi giorni giorni vuol dire assistere impotenti al delirio di proteste (peraltro senza fondamento) contro la celebrazione di ciò che dovrebbe essere un momento di unità nazionale e che invece nell’immaginario collettivo di troppe persone è vissuto come l’ennesimo spreco dell’Italia corrotta e ladrona. Povera patria, mai come in questi ultimi tempi ripenso alla lungimirante e struggente canzone di Franco Battiato. Per fortuna su FB ci sipuò prendere anche boccate di ossigeno, per esempio leggendo i post lucidi e icastici di Sylvia Ricordy.
    Un abbraccio, cara Gabrilu!

  4. 'povna ha detto:

    ps. ne ho scritto molto brevemente anche io (anche se temo di essere finita nel tuo spam!).

  5. nicole ha detto:

    Buon 2 giugno a tutti! Capisco l’emozione di Anna Banti, era la prima volta che donne votavano.Quello che per noi è diritto di sempre,per altre di generazioni precedenti non era così.
    Concordo e sottoscrivo tutto.Dopo 20 anni di delirio anche secessionista, federalista alla lumbarda, di Roma ladrona…non se ne poteva proprio più.Ma non so quanto metteranno italioti che si son beati di ciò a rinsavire,almeno un poco a riprendere qualche neurone proprio e farlo connettere in una rete dove scorra minimo spirito critico.Forse ci vorrebbe troppa onestà.
    Il patto di tanti anni,ma non solo di ultimo ventennio,per me che guardavo abbastanza da fuori era: noi vi facciamo fare quello che volete( e vi votiamo!), ma voi ci fate fare il cavoli nostri
    (evasione,costruzioni abusive,assunzioni di parentado, festival della mazzetta,donnette loro immesse in Parlamento,ecc….ma si potrebbe scrivere per giorni)

  6. Grazia ha detto:

    Purtroppo dalle considerazioni sull’inutilità della parata militare, con cui anch’io concordo ( e non solo per quest’anno) siamo passati a proteste irragionevoli contro la festa della Repubblica in se stessa. Ha ragione tu-e forse non l’avevo considerato- i simboli hanno e devono avere la loro importanza e la data del 2 giugno deve esser una data da celebrare, per quelli che ci hanno creduto, per quelli che hanno dato la vita, per il nostro passato e il nostro futuro.
    Quanto al resto dalle galline, ai grilli parlanti al burlesque….povera Italia!

    • gabrilu ha detto:

      @Grazia
      il tuo commento è — come sempre — gradevole e incisivo, ma come tutti i commenti intelligenti, non possono non far sorgere altre idee, altre connessioni.

      Perdonami quindi se parto dal tuo commento per dire altre cose, cose che magari tu non avevi previsto.

      Non vorrei ti venisse un colpo e meno che mai vorrei che per quello che adesso sto per scrivere mi togliessi il saluto, ma mi corre obbligo di precisare che:

      **non sono mai stata, non sono e non sarò mai PACIFISTA
      ** non sono mai stata, non sono e sarò mai ANTIMILITARISTA.

      Le due parole, buttate giù così, mi sono sempre sembrate prive di senso.

      Sono invece sempre disponibilissima ad approfondire e discutere su:

      —-> l’esercito: perché? Quali obiettivi?
      In vista e in ragione di cosa li foraggiamo, li alleniamo?
      Saremmo davvero uno dei migliori mondi possibili, se non avessimo un esercito?

      E se invece uno (Stato) ce l’ha, un esercito, perché deve mantenerlo, allenarlo, mandarlo a morire ma nello stesso tempo vergognarsi di averlo, quell’esercito?
      Perché, se ce l’ha, se ne deve vergognare e tenerlo nascosto nel bidone della poutbelle?

      Perché mandare i propri eserciti a farsi iammazzare e contemporaneamente vergognarsi della loro esistenza?

      —-> sul pacifismo mi piacerebbe invece sapere che diavolo si dovrebbe fare quando arriva uno (o nessuno, o centomila —- che in tempo di guerra mi par siano alla fine esser [con buona pirandelliana pace] la stessa cosa e ti vuole ammazzare, o stuprare o chessò io.

      Certo.

      Si può sempre porgere non solo l’altra guancia, come no.

      Certo, si può fare tutto ciò. Ma allora ci si arruola nella sfera dei “porgitori dell’altra guancia” e si accettano senza batter ciglio tutti i cavoli di quello che poi succede.

      Entrambe le opzioni mi sembrano legittime, dignitosissime, decorosissime.

      Basta avere chiaro che cosa uno vorrebbe. Se (in determinate situazioni) cercare di salvare la pelle o conquistarsi invece un posticino nell’annuario dei Santi Martiri.

      Semplice, no? 🙂

  7. Susi ha detto:

    Ti scrivo da Carpi, dove la terra trema e tanta gente ha perso la casa o l’idea della propria casa come il luogo sicuro. Vorrei a mia volta celebrare la repubblica e non raccontare dell’orrore del terremoto, ma del coraggio della compostezza di fronte a quest’orrore che tanti cittadini, italiani di origine e non, si impegnano a tenere. E’ nella solidarietà che sperimento ogni giorno, nel’ impegno personale e costante nel mantenersi saldi e uniti, nell’operosita’ come dimensione identitaria, e’ in tutto questo che io ritrovo non solo la mia gente, ma l’ Italia tutta. Restateci vicini perche’ non v’e’ coraggio senza lo sguardo dell’altro che lo sostenga.

  8. gabrilu ha detto:

    @Susi
    ti risponde una siciliana che di terremoti ne ha visti e vissuti tanti.
    Perciò fino a un certo punto, so bene di cosa stai parlando.
    Fino ad un certo punto, dico, perché quello che state passando è davvero oltre l’immaginabile.
    Ti prego, non credere che se qui non stiamo parlando del vostro terremoto non vi siamo vicini, o non capiamo.
    Ti prego, non crederlo.
    Ti assicuro che io per prima ma ****TUTTI*** quelli che passano da queste parti vi siamo vicini.
    (Una volta tanto, mi arrogo il diritto di parlare a nome di tutti)

    A volte (tienilo presente) l’apparente silenzio è solo una drammatica confessione di impotenza.
    Adesso parlo per me e solo per me:
    cosa posso fare io se non mandare tutti i possibili e immaginabili SMS?

    Dimmelo tu: cosa posso fare io?

    • Susi ha detto:

      Cio’che hai fatto: entrare in relazione con me, accogliere le mie parole e’ gia’ un’aiuto prezioso per stemperare il senso di impotente attesa che sempre accompagna ogni terremoto. Ti scrivo da un furgoncino che normalmente viene utilizzato da mio marito per trasportare libri dalla vicina Bologna alla sua libreria a Carpi, in centro storico. Da mercoledi il centro e’ chiuso e il furgone e’ il nostro rifugio notturno perche’ io ho paura e non riesco a dormire al quarto piano. Inoltre ho una mamma anziana che non cammina e sono davanti al garage dove riposa pronta ad aiutarla ad uscire nel caso di potente scossa.

      • gabrilu ha detto:

        @Susi
        quando in Sicilia la valle del Belice fu devastata dal tremendo terremoto del ’68 io mi trovavo nel centro di Palermo, in uno splendido edificio storico che però ovviamente — essendo dell’Ottocento — non era costruito secondo alcuna norma antisismica. Era notte, ricordo come fosse oggi il rumore, il tremendo rumore dei muri che scricchiolavano, si piegavano, ballavano. Il rumore del terremoto è particolarissimo e indescrivibile. E Palermo non era neanche vicinissima all’epicentro. Nel frattempo, in tutti i paesi della Valle del Belice, la tragedia vera.

        Da allora mi è sempre successo di abitare all’ultimo piano di palazzi di 13, 14 piani.

        L’utima scossa che ho avvertito è stata circa un mese fa, di giorno, e io mi trovavo, appunto, al 13* piano. Come la volta precedente (mi pare due anni fa) e la volta precedente ancora…

        Avvertire il terremoto in un appartamento a quelle altezze è tremendo ma allo stesso tempo ti dà una tale consapevolezza di totale impotenza che si diventa calmissimi e ci si mette ad…aspettare.

        Gli ascensori non li puoi prendere. Le scale sono pericolosissime (se arriva la scossa giusta mentre sei per le scale immagina tu).

        Se anche dovessi riuscire ad arrivare in strada, se dovesse arrivare la scossa “quella giusta” ti cadrebbero in testa i palazzi o quanto meno cornicioni etc.

        E allora che fare? Cosa puoi fare? Assolutamente nulla. Puoi solo metterti il più vicino possibile ad un pilastro di cemento armato ed aspettare…aspettare cosa? o che la faccenda si fermi lì e sperare quindi di cavartela solo con un grossissimo spavento oppure … aspettare la catastrofe definitiva che, se arrivasse, per te che se lì di notte (o di giorno, non è che farebbe gran differenza) al 13 o 14 piano significherebbe morte certa al 99%.

        Io, quando succede di notte, mi vesto di tutto punto, trascino una sedia vicino ad un pilastro di cemento armato … e aspetto.

        Tutto questo per dire che non solo ti/vi capisco, ma che non oso immaginare cosa debba significare essere costretti a convivere per giorni, notti, settimane, con un incubo di questa portata che non si sa quando avrà fine.

        Un abbraccio Susi, a te e a tutti coloro che stanno vivendo questi giorni tremendi.

        Torna a trovarci, magari anche solo distrarsi per qualche minuto a volte può essere utile. Fai come ti senti.
        Da domani tornerò a parlare di letteratura, musica e libri ma ormai sai bene che questo non significa certo indifferenza.

        • Susi ha detto:

          Grazie Gabriella,
          Per le tue parole generose di conforto e condivisione. Oggi va molto meglio, il cielo e’ alto e terso e le scosse sono uno sciame “gentile”.
          Certo che continnuero’ a visitare il tuo blog; lo faccio dall’inizio dell’anno quando cercando notizie sulla sinfonietta di Janacek l’ho scoperto casualmente. E avendo appena letto a mia volta il romanzo di Murakami, mi sono subito sentita a mio agio tra di voi e da allora vi leggo assiduamente. Anzi aggiungo che e’ l’unico blog che leggo con continnuita’.
          Quindi attendo con curiosita’ il tuo prossimo intervento. Io, in queste circostanze, non riesco ancora a concentrarmi nella lettura di un libro. L’ultimo bellissimo libro che ho letto e consiglio a tutti voi e’ ” Venivamo tutte per mare” ,Otsuka, Bollati Boringhieri.

  9. gabrilu ha detto:

    @ Susi
    “Venivamo tutte per mare” è una delle più belle scoperte di lettura che ho fatto quest’anno. Molto, molto bello, originale, delicato eppure molto crudo e che ha anche il pregio di puntare il riflettore su un aspetto dell’immigrazione negli States (quella dei giapponesi) in genere non esplorata abbastaza. Non tanto, almeno, quanto quella degli italiani, per esempio.
    Ne ho parlato molto brevemente su aNobii..
    Sempre su aNobii qualcuno ha accostato questo libro (per la sua struttura corale) al “coro muto” della Butterfly di Puccini.
    Non potrei essere più d’accordo.

  10. amfortas ha detto:

    In ritardo, volevo in qualche modo confortare Susy, ma non ne ho la capacità. So cosa sia il terremoto e quali oscuri meccanismi metta in moto, come lo sa gabrilu. È un’esperienza che ti cambia la vita. Vorrei tanto che nelle zone colpite scatti quel meccanismo incredibile di cui posso dare testimonianza, che ho visto in Friuli. Io sono certo che non esistano friulani o siciliani o romagnoli ecc ecc di fronte a queste tragedie, sono forzature giornalistiche: non esiste qualcuno che non desidera ricominciare a vivere. Ti auguro che succeda presto anche a te, a voi.
    Ciao.

    • Susi ha detto:

      Caro Amfortas,
      grazie del tuo incoraggiamento. Credo di capire cosa intendi con il ritornare alla vita: da due giorni il mio luogo di lavoro, una scuola, e’ stato dichiarato agibile e dopo tanti momenti di paure, incertezze e sospensione ho ricominciato ad abitare la mia vita.

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