GLI SPODESTATI – STEVE SEM SANDBERG

Gli spodestati

Steve SEM-SANDBERG, Gli spodestati (tit. orig. De fattiga i Lódz ), traduz. di Katia De Marco, pp.664, Marsilio, 2012

“Naturalmente l’istituzione del ghetto è solo una misura provvisoria. Mi riservo di decidere quando e in che modo la città di Lódz verrà epurata dagli ebrei. In ogni caso l’obiettivo finale dev’essere l’estirpazione definitiva di questo ascesso contagioso”

(Dal Memorandum tedesco confidenziale e riservato datato 10 dicembre 1939 circa “L’istituzione di un ghetto nella città di Lódz”)

Gli spodestati narra la vita, dall’aprile del 1940 al gennaio del 1945, del ghetto di Lódz che, sorto nel 1939 come campo di raccolta per gli ebrei provenienti anche da altre città, diventò un centro industriale, un agglomerato di fabbriche che, con una manodopera a costo zero, in grado di soddisfare le necessità della Germania nazista, divenne di fatto il più importante fornitore dell’esercito tedesco.

Fu molto probabilmente per questo motivo che il ghetto di Lódz — il più grande della Polonia dopo quello di Varsavia — fu quello che durò più a lungo prima che nell’agosto del 1944 venisse smantellato quando venne data esecuzione all’ordine di deportazione verso le camere a gas nei campi di sterminio della quasi totalità dei suoi abitanti: di 230.000 uomini, donne e bambini, ne sopravvissero soltanto 870.

Gli spodestati, pubblicato in Svezia nel 2009, vincitore del prestigioso Premio August Strindberg, in corso di traduzione in 27 lingue, parla della gente di Lódz dunque, ma anche di una delle figure più ambigue e controverse della storia della Shoah: Mordechai Chaim Rumkowski, il Decano degli ebrei, nominato Presidente dello Judenrat (il Consiglio degli ebrei del ghetto) il 13 ottobre 1939, detto il “Re del ghetto”.

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Sem-Sandberg dichiara esplicitamente di essersi molto basato, per la stesura del suo libro sulla Cronaca del ghetto, un documento di circa tremila pagine redatto collettivamente da un piccolo gruppo di impiegati dell’Archivio che lavoravano alle dipendenze di Rumkowski e che fu reso pubblico nel 2007 con il titolo “Cronache dei Ghetti Lodz – Litzmannstadt”. Spiega anche perchè abbia scelto, per la copertina del suo libro, una delle quattrocento diapositive a colori scattate da Walter Genewein, un austriaco che faceva parte dell’amministrazione tedesca del ghetto.

Come tutti gli altri ghetti, quello di Lódz aveva una triplice struttura amministrativa: quella civile dell’Amsleiter Hans Biebow, quella poliziesca e militare dell’SS Oberstumbannführer Otto Bradfisch (dal 1942 responsabile, tra l’altro delle deportazioni), il servizio  “questioni ebraiche”,  la Gestapo.

C’era poi l’amministrazione ebraica del ghetto diretta Mordechai Chaim Rumkowski, decano degli ebrei, presidente del consiglio degli anziani.

Chaim Rumkowski

Mordechai Chaim Runkowski – Foto Walter Genewein

Chaim Rumkowski

Mordechai Chaim Rumkowskii presiede lo Judenrat

Dal 1940 al 1944 dunque il ghetto è sotto la direzione di Rumkowski.

Controllato strettamente dalle autorità tedesche, il Consiglio Ebraico dirige tutti gli aspetti della vita quotidiana all’interno del ghetto: ha una propria polizia, amministra la giustizia, ha i suoi ospedali, le sue fabbriche, ha la responsabilità degli approvvigionamenti alimentari.

Ghetto di Lodz

Convinto che se gli ebrei si rendono indispensabili agli sforzi bellici della Germania saranno risparmiati, Rumkowski trasforma il ghetto in un’immensa fabbrica iper-produttiva imponendo ritmi di lavoro sempre più frenetici e pesanti, condizioni di lavoro sempre più insopportabili.

“Sognava […] di dimostrare alle autorità che bravi lavoratori fossero gli ebrei” e quando arriva la notizia del suicidio di Czerniakov a Varsavia dice ai membri del suo consiglio degli anziani:

“Qui non può capitare niente di simile a ciò che sta accadendo a Varsavia […] questo non è un ghetto, è una città operaia, afferma, usando inconsapevolmente la stessa espressione di quando aveva accolto Himmler fuori dagli uffici di piazza Bahuty: Questa è una città operaia, Herr Reichfürer, non un ghetto”

Foto Genewein

Il celebre motto del Presidente:

UNSER EINZIGER WEG IST ARBEIT! (LA NOSTRA UNICA VIA è IL LAVORO) – Foto Walter Genewein

Un vero e proprio patto col diavolo.

Preso nella trappola di una logica che lui stesso sintetizza nel tremendo “amputare le braccia per salvare il corpo” Rumkowski consegna ai nazisti gli anziani, i disabili, i disadattati e tutti coloro che per un qualche motivo vengono considerati indesiderabili o comunque improduttivi.

Ed è così che, coscientemente o meno, diventa un ingranaggio funzionale e importante della macchina di sterminio nazista.

Drammaticamente celebre resta il discorso – passato alla storia con il titolo “Datemi i vostri figli!” – che Rumkowski pronunciò il 4 settembre del 1942 per convincere i genitori a consegnare ai tedeschi tutti i bambini di età inferiore ai nove anni (non essendo in grado di lavorare, sono improduttivi, quindi…)

“Un atroce colpo si è abbattuto sul ghetto. Ci viene chiesto di consegnare quello che di più prezioso possediamo – gli anziani ed i bambini. Sono stato giudicato indegno di avere un figlio mio e per questo ho dedicato i migliori anni della mia vita ai bambini [prima della guerra Rumkowski fu direttore di un orfanotrofio, ndr]. Ho vissuto e respirato con i bambini e mai avrei immaginato che sarei stato obbligato a compiere questo sacrificio portandoli all’altare con le mie stesse mani. Nella mia vecchiaia, stendo le mie mani ed imploro: Fratelli e sorelle! Passatemeli! Padri e madri! Datemi i vostri figli!

[…]

alzo le mani tremanti e vi imploro: consegnatemi queste vittime sacrificali in modo che possa evitare di sacrificarne altre, in modo che possa salvare centomila ebrei”

Ne Gli spodestati il lungo “discorso dei bambini” — che definire agghiacciante è semplicemente riduttivo — viene  riportato per intero.

ghetto di Lodz deportazione dei bambini

Bambini di Lódz avviati alla deportazione

Pensava davvero, Rumkowski, che la consegna dei bambini e degli anziani avrebbe risparmiato i più forti dalla deportazione e dallo sterminio?

Di fatto, questi atti atroci e gli sforzi di Rumkowski si rivelarono vani: nel 1944, Himmler diede l’ordine di “liquidare” il ghetto che venne smantellato e tutti gli abitanti furono avviati ai  treni diretti verso i campi di sterminio.

Lo stesso Rumkowski e la sua famiglia vennero cacciati su uno degli ultimi convogli che da Lódz erano diretti ad Auschwitz.

Scrive Zygmunt Bauman in Modernità e Olocausto:

Rumkowski di Lódz, Barash di Bialystok, Gens di Vilnius e molti altri ancora parlarono spesso e con convinzione dell’influenza che il loro diligente lavoro avrebbe potuto avere sull’atteggiamento degli oppressori tedeschi. Essi sembravano credere che, una volta dimostrata la produttività e la remuneratività del lavoro ebraico, le commesse e le sovvenzioni tedesche avrebbero sostituito le deportazioni e l’omicidio indiscriminato; o, almeno, si inducevano e si forzavano a convincersi di ciò. E intanto non sabotarono in alcun modo lo sforzo bellico tedesco. “Essi lavorarono per ritardare la sconfitta finale di quello stesso potere funesto che aveva giurato di sterminarli”. Lungo il tortuoso percorso verso Auschwitz molti ponti sul fiume Kwai furono costruiti dalle mani abili e generose degli ebrei.
[…]
Il lavoro «utile» promosso dai consigli ebraici sembra, in generale, non aver salvato nessuno (anche se prolungò la vita di molti). Le lodi incondizionate di Rumkowski o di Barash per i lavoratori ebraici abili e zelanti, e perciò «insostituibili», non potevano modificare una sfortunata circostanza: quei lavoratori erano ebrei. Anche se contribuivano a lubrificare la macchina bellica tedesca, essi restavano innanzi tutto tali; la loro «utilità» veniva soltanto dopo. Nella maggior parte dei casi, troppo tardi.

Traditore per molti, eroe per altri, la figura molto controversa di Rumkowski suscita moltissimi interrogativi sulla dignità, l’abiezione, la sopravvivenza.

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Sem-Sandiger dedica anche molte pagine ad un altro (e disgustoso)  aspetto della personalità di Rumkowski: pare fosse  anche un mostro che richiedeva favori sessuali ed abusava di bambini.

Non so quanto ci sia di vero nella tremenda storia che l’autore ci racconta del rapporto tra Rumkowski e il suo figlio adottivo, il piccolo Staszek — tra le pagine più terribili del libro — ed in quella della piccola Myriam, ma so che Lucille Eichengreen, una delle pochissime donne di Lódz sopravvissute all’Olocausto, ha scritto un libro Rumkowski and the orphans of Lódz in cui offre la sua testimonianza degli abusi di Rumkowski su bambini del ghetto.

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La personalità e il comportamento di Rumkowski, già prima della guerra uomo d’affari dal temperamento a dir poco stravagante hanno suscitato — dal 1942 ad oggi — molte critiche. Il Decano degli Ebrei di Varsavia, Adam Czerniaków, annotò nel suo diario che “per lui, l’individuo non esiste”.

Primo Levi, ne I sommersi e i salvati è ancora più radicale quando paragona lo stile oratorio di Rumkowski a quello di Hitler e di Mussolini e definisce il suo comportamento “autocratico”.

Rumkowski ha fatto la scelta di “collaborare” con i nazisti illudendosi così di salvare il ghetto prima che lui stesso e la sua famiglia venissero deportati e gasati. Come giudicare la portata, l’importanza, la qualità della sua responsabilità?

Chaim Rumkowski e Biebow

Rumkowski e Biebow

E’ proprio attorno a questa questione che Steve Sem-Sandberg ha costruito la sua narrazione riguardo Rumkowski.

Il libro però non è centrato solo sulla sua figura. Non è un caso infatti che il titolo originale svedese significa (se non ho capito male consultando qualche vocabolario) “I poveri di Lodz” (o anche “La gente di Lodz”), mentre ad esempio la versione inglese, scegliendo il titolo “Emperor of Lies” punta (al contrario delle titolazioni francese ed italiana più fedeli all’originale) esclusivamente sulla figura di Rumkowski riattivandone in qualche modo, seppure simbolicamente, lo sfrenato egocentrismo.

Nel romanzo, Sem-Sandberg cura molto la dimensione corale del racconto: i personaggi importanti sono molti, ci sono diversi nuclei familiari la cui sorte viene seguita passo passo per tutta la durata della vita del ghetto: la famiglia Rumkowski, ovviamente, ma anche singoli individui o gruppi familiari che abitano tre particolari strade del ghetto. In questo modo il lettore, seguendone la vita nel quotidiano si affeziona e soffre assieme a loro.

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La bellezza di questo libro sta, ai miei occhi, soprattutto nella pluralità di registri e dei punti di vista che Sem-Sandberg utilizza nel corso della narrazione per esplorare quella che Primo Levi ha così efficacemente chiamato “la zona grigia” rifiutandosi di emettere giudizi tranchant su eventi e comportamenti.

Il ruolo che Sem-Sandberg sceglie per sè è quello dell’ autore onnipresente ed onnisciente: è ovunque, nei sogni e nei pensieri dei suoi personaggi mentre nello stesso tempo tiene d’occhio il conto alla rovescia dell’orologio della Storia che condurrà la gente di Lódz, i personaggi cui ci siamo affezionati, alla deportazione ed alla morte; si basa su documenti storici ma utilizza anche la propria intuizione, fantasia, creatività.

Figure storiche come Heinrich Himmler e Adam Czerniakov e lo stesso ritratto di Rumkowski si basano su un mix di dati storicamente accertati, di documenti ma anche di “si dice”.

Il racconto è spesso interrotto da citazioni tratti dai documenti delle Cronache ma soprattutto Sem-Sandberg si cura molto di sottolineare la molteplicità delle possibii interpretazioni: “Esistono parecchie testimonianze sul modo in cui reagì il Presidente […. Alcuni affermano che […]” o ancora: “Nelle Cronache, c’era scritto morte per suicidio. Ma nel ghetto si diceva. lui o lei è andato al filo”. Vengono riportati dati storici accertati, statistiche, numeri.

E’ solo nell’ultimo, struggente capitolo intitolato “Visione notturna . agosto 1944 – gennaio 1945” che Sem-Sandberg lascia spazio alla propria emotività e ci fa apprezzare in pieno il suo talento letterario.

E’ questo mixing che rende il libro commovente ed affascinante.

Scrive Sem-Sandberg nell’Appendice:

“Chi legge la Cronaca ai giorni nostri deve inoltre imparare ciò che i posteri (oggi) sanno da ciò che gli autori (allora) intuivano soltanto. Oggi forse non sappiamo più di quanto sapeva chi era rinchiuso nel ghetto, ma lo sappiamo in modo diverso, con una profondità storica e una precisione dei dettagli che allora mancavano”.

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Qualche parola sul volume della Marsilio: è corredato da una utilissima Appendice che comprende una dettagliata mappa del ghetto, l’indice dei luoghi (strade, piazze etc.), un indice dei personaggi principali, un glossario di termini yiddish e tedeschi ma…incredibile ma vero …manca un indice generale! Mi sono dovuta arrangiare con post-it e compilarmelo io, l’indice.

Steve Sem Sandberg

Steve Sem-Sandberg

Qualche link per approfondire:

  • Steve Sem-Sandberg >>
  • La scheda del libro >>
  • Le prime pagine del libro leggibili su GoogleBooks >>
  • Primo Levi su Rumkowski (da “I sommersi e i salvati”) >>
  • Storia del Ghetto di Lodz (in italiano) >>
  • Una ricchissima galleria delle diapositive a colori di Walter Genewein >>
  • Un sito russo sul ghetto di Lódz tutto da guardare. Contiene decine di foto straordinarie. Non ha alcuna importanza se non comprendiamo il russo e non possiamo leggere il testo, le foto parlano da sole. >>
  • Il Diario di Dawid Sierakowiak >>
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12 risposte a GLI SPODESTATI – STEVE SEM SANDBERG

  1. alessandro ha detto:

    Bellissimo post, come sempre i tuoi.
    Sto leggendo “la distruzione degli ebrei d’europa, sono all’inizio, sicuramente in quel mare magnum verrà nominato pure lui…
    Grazie per tutti i tuoi suggerimenti
    Alessandro

  2. gabrilu ha detto:

    @alessandro, non conosco questo libro. Puoi darmi le coordinate? Mi interessa.
    Ciao e grazie!

  3. Alessandro ha detto:

    Raul Hilberg La distruzione degli ebrei d’Europa Einaudi 1995. 1300 pag circa

    http://www.anobii.com/books/La_distruzione_degli_ebrei_dEuropa/9788806139001/0103fe24e37806a88a/

    Ciao Alessandro

  4. gabrilu ha detto:

    @Alessandro
    grazie, si, in effetti ricordo di averlo visto e sfogliato. Lo tengo in memoria, adesso devo ancora riprendermi dalla lettura de “Gli spodestati” che come si può intuire non è che sia stata una passeggiata, dal punto di vista emotivo…

  5. jonuzza ha detto:

    grazie per questa segnalazione; io purtroppo ho raggiunto una sorta di saturazione , avendo letto molto sullo sterminio, un male così assoluto è duro da reggere… tuttavia ci proverò

    • gabrilu ha detto:

      @jonuzza
      ti capisco, eccome se ti capisco
      (Io ho ancora “I racconti della Kolyma” che stanno sulla pila dei libri da leggere. Ne ho letti solo alcuni e non ho ancora avuto il coraggio di affrontare gli altri)

      Certi libri si leggono quando ci si sente di farlo.
      Per fortuna, qui non siamo in uno di quei blog in cui tutti si sentono in dovere di aver letto/di dover leggere tutto per poi poterne parlare in salotto.

  6. nicole ha detto:

    Il criminale citato mi fa venire in mente altro personaggio, non proprio una persona di questa bassezza, altro genere, umo ricchissimo, colto e che mi ha sempre lasciata sospesa nel giudizio.Era Il capo della comunità ebraica di Amsterdam se non ricordo male:si comportò in modo che sinceramente non so, riuscì comunque a spaccarla in due. Il tipo si chiamava ASSCHER Abraham, era della dinastia dei famosi tagliatori di diamanti: c’è un bellissimo taglio di diamante che porta questo nome.Vedere per credere!Ebbe come compagno di questa avventura tale Cohen, io non capisco veramente come due persone intelligenti e scaltre come capitani di industria potessero credere alle SS, ma qui le cose non erano come a Lodz, forse veramente erano buone intenzioni.Ripeto non so!
    Fu deportato anche lui alla fine, si salvò, ma al ritorno ci furono lotte tremende, se ne uscì dalla comunità, ma fu una cosa lacerante per tanti,e non volle nemmeno essere sepolto in cimitero ebraico. Era un uomo allo sbando, ma ripeto, probabilemente non era animato dai sordidi scopi di quello di Lodz, che era un noto pedofilo, oltretutto.
    Se Grabrilu ,che è un segugio trova qualcosa, sarò contenta.
    Non si poteva nemmeno chiedere a certe persone, era come nominare il diavolo.
    Grazie.

    • gabrilu ha detto:

      @nicole
      si, ho trovato Asscher.
      Il tuo intervento è densissimo d una serie i elementi che stimolano la riflessione (almeno, a me l’hanno stimolata).
      Ci sto rimuginando sopra.
      Non vorrei parlarne con superficialità.
      Intanto grazie 🙂

      • nicole ha detto:

        Sono io che ringrazio te, Gabrilu, per i commenti, la critica sempre acuta e originale, i titoli di libri che ho amato o che non conoscevo affatto.Sì, è argomento che scotta, che addolora anche dopo 70 anni,ma da cosa nasce cosa, meglio da un nome ho collegato un altro e ho voluto parlarne.Ho avuto modo di comprendere la tua serietà e sensibilità e son convinta che al caso avessi opportunità di adire a fonti sicure,tratterai la cosa in modo corretto.
        E’ un nome che solleva sempre vespaio!

  7. Giusi Meister ha detto:

    Decisamente tra le prossime letture, Gabri, e tu sei sempre FENOMENALE!!
    Baci immensi

    • gabrilu ha detto:

      @Giusi
      ti ringrazio. Con l’occasione, voglio dirti che il tuo blog è per me una miniera di informazioni e lo frequento parecchio, anche se non commento quasi mai.
      Ciao! 🙂

      • Giusi Meister ha detto:

        Gabri, il mio blog ha avuto come prima ispirazione il tuo. Questo lo sai bene, te l’ho già detto. Tu fai un lavoro vasto e pregevolissimo:) E non mi son dimenticata della lista dei 20 libri israeliani necessari!;) Ci sto solo pensando e provvederò sotto Natale. Ti bacio tanto

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