LA STIRPE DEI CHIRONI

Fois  StirpeFois Nel tempo di mezzo

Mi è recentemente capitato per le mani il romanzo Stirpe di Marcello Fois e, contrariamente a quanto mi succede di solito (ahimè) con i narratori italiani viventi, non solo il libro non mi è ben presto caduto dalle mani per noia e disinteresse, ma mi ha coinvolta al punto che subito dopo mi sono procurata (ed ho immediatamente letto) Nel tempo di mezzo, che in qualche modo ne costituisce il seguito.

I due romanzi si svolgono in Sardegna, a Nuoro, e narrano le vicende della famiglia Chironi, — gente lavoratrice, onesta e inflessibile — lungo un arco temporale che va dalla fine dell’Ottocento sino alla fine degli anni ’50 del secolo scorso a partire dalla fanciullezza del patriarca Michele Angelo il quale, orfano, poverissimo e senza nome viene prelevato dall’orfanotrofio, adottato ed avviato al mestiere di fabbro fin da bambino.

Il mestiere di fabbro, in cui ben presto Michele Angelo eccelle tanto da permettergli di guadagnare per sè e la famiglia rispetto e prosperità economica sempre crescente, significa avere a che fare con l’incudine e il martello; è un mestiere che richiede grande forza e disciplina e, man mano che la storia della famiglia si va sviluppando, appare sempre più emblematico del destino stesso della stirpe dei Chironi. Che viene a trovarsi sempre, appunto (volendo sintetizzare e banalizzare), tra l’incudine e il martello.

“Questo era stato in fondo: era venuto al mondo come materia informe che l’amore aveva forgiato, quando il suo sguardo aveva incrociato quello di Mercede [la moglie, n.d.r]. […] Per anni il maglio aveva battuto sul suo corpo costringendolo a cedere. E lui non aveva ceduto”

Perchè su questa famiglia si abbattono una dopo l’altra una serie di disgrazie e di lutti tristemente proporzionali alla crescita parallela del benessere economico. Non mi addentro oltre nella trama, ma chiunque conosca anche solo altre due celebri famiglie della grande letteratura colpite da un destino devastante (penso ad esempio ai verghiani Malavoglia ed alla famiglia Joad di Furore di Steinbeck) può facilmente intuire di cosa sto parlando.
I due romanzi di Fois possono certamente essere letti anche separatamente perchè hanno una loro autonomia e coerenza interna, ma io consiglio vivamente di leggerli nell’ordine in cui sono stati scritti, perchè è proprio dalle differenze tra i due che —può apparire paradossale ma è così — è possibile cogliere appieno il senso complessivo dell’opera. . Li considero una vera e propria dilogia ed è in quest’ottica che ne parlo.

imgimgimg

Perchè questa saga mi ha tanto colpita? In fondo, di saghe familiari è lastricata più che abbondantemente tutta la storia della letteratura. Non intendo fare una recensione (sul web ce ne sono già moltissime, accurate e intelligenti). Ho solo voglia di accennare brevemente ad alcuni aspetti che mi hanno particolarmente interessata.
La storia, come ho già detto, si svolge tutta in Sardegna, a Nuoro. La Sardegna è presentissima non solo con le decine di stupende ed evocative descrizioni del suo paesaggio, dei suoi profumi, dei suoi colori, dei suoi costumi. Quella dei Chironi è sì una storia sarda, molto ancorata al contesto geografico, storico, politico e culturale. Ma (e in questo ai miei occhi consiste uno dei maggiori pregi dell’opera di Fois) la tragedia dei Chironi assume caratteri di universalità che la svincolano dal contingente: i Chironi sono esseri umani con cui il fato sembra ciecamente divertirsi.

Quando, in Stirpe, leggo che “la breve parabola di questa stirpe si è consumata”, mi risuonano le parole con cui Hardy chiosa la fine di Tess “… e il Presidente degli Immortali, per dirla con una frase di Eschilo, aveva finito di divertirsi con Tess”. La Sardegna di Fois e il Wessex di Thomas Hardy non sono poi così lontani come potrebbero sembrare.

E come, soprattutto, non ricordare le parole di Ismene nell’ Antigone di Sofocle

“Felici quelli che non hanno mai conosciuto il dolore.
Ma quando un dio maledice, continua il flagello senza fine”

Fois ci offre una Sardegna ben radicata nella storia ma, allo stesso tempo, al di fuori della storia.
Le caratteristiche universali ed in qualche modo mitiche delle vicende dei Chironi è data non solo dal fatto che in esse possiamo rintracciare molti dei tratti della tragedia greca, ma anche dai tanti “segni” che rimandano ad una dimensione biblica: come interpretare, infatti, le invasioni di cavallette e di zanzare contro cui si combattono, nei romanzi, battaglie epiche — pur se portate avanti con mezzi moderni — se non come vere e proprie “piaghe”?
E’ questa capacità funambolica di mantenere sempre l’equilibrio tra descrizioni realistiche e dimensione mitologica che soprattutto mi ha catturata.

imgimgimg

I fili conduttori della dilogia (continuo a chiamarla convintamente in questo modo) sono parecchi, e tutti robusti: la paternità e la maternità, il senso delle origini e il desiderio di continuare a vivere attraverso i propri discendenti di sangue (“una famiglia segnata dal terrore di estinguersi”, “guardare una parte di sé che cresce e si sviluppa era come avere la certezza di non morire mai. Ma, allo stesso tempo, anche avere la certezza che per sopravvivere bisogna rassegnarsi a morire”) .

Questa famiglia creatasi dal nulla (un trovatello adottato lui Michele Angelo, una bambina dagli oscuri natali lei, la moglie Mercede) voleva lasciare una traccia su questa terra, un segno, una stirpe appunto.

E poi, ad un certo punto de Nel tempo di mezzo, una sorta di corto circuito: Vincenzo Chironi “il primo Chironi che può contare su una stirpe è al cospetto di un Chironi che una stirpe ha dovuto inventarsela” , e cioè il proprio padre Luigi Ippolito.

Il cambiamento, il progresso tecnologico e l’atteggiamento nei confronti di mutamenti di ogni genere, il tema dello “straniero” (nella Nuoro della dilogia, anche Vincenzo, che pure dei Chironi ha non solo il nome ma anche il sangue, è considerato “straniero” perchè arriva dal Friuli…) e altri se ne possono rintracciare, perchè Stirpe e Nel tempo di mezzo sono romanzi densi e complessi.
C’è un aspetto però tra quelli che mi è sembrato di rintracciare che mi ha interessata particolarmente, che mi è sembrato particolarmente originale e che mi ha convinta a privilegiare, nella mia lettura, soprattutto il livello/l’aspetto epico-tragico del destino riservato ai Chironi.

Il tema della Hýbris

Il fabbro Michele Angelo teme di scatenare con la sua fortuna — il successo economico guadagnatogli dalla sua bravura nel duro lavoro di artigiano del ferro e la serenità di un amore ricambiato e di un matrimonio felice — una sorta di contrappasso per quello che potrebbe venire interpretato come “Hýbris” (dismisura, superbia, tracotanza, eccesso, orgoglio).

Ma non c’è nulla da fare. Nonostante tutta la cura che Michele Angelo mette per tenere, come diremmo noi oggi, un “basso profilo”, nel non ostentare il benessere, nell’essere generoso ed accogliente… la sorte, il destino, il fato obbliga la famiglia Chironi, come scrive l’autore, a “soffrire nell’abbondanza” vietando una “continuità di sangue a casa del maestro ferraio” (Stirpe)
Tutto questo  colloca la saga dei Chironi in una dimensione più da tragedia greca che da storia contemporanea ed  ha contribuito molto  anche a farmi accettare   alcuni passaggi che non troverei azzardato definire di “realismo magico” e farmi chiudere un occhio sull’ultima cinquantina di pagine de Nel tempo di mezzo, che francamente mi sono sembrate un po’ stiracchiate e superfle.

imgimgimg

Stirpe e Nel tempo di mezzo sono scritti con una lingua che mi ha — almeno momentaneamente — riconciliata con la letteratura italiana di oggi.

Una prosa impeccabile, una lingua italiana epica ed elegiaca ad un tempo, ricca di similitudini e di metafore, raffinatissima ed allo stesso tempo arcaica, con sprazzi qua e là di dialetto sardo sapientemente dosato in modo tale da risultare evocativo ma non ingombrante e pedestremente ammiccante… Pur con tutte le differenze che   ci sono, la scrittura di Fois mi ha fatto tornare in mente la splendida prosa di un altro bellissimo libro scritto da un sardo, Il giorno del giudizio di Salvatore Satta

imgimgimg

Due libri, questi di Fois, che non ho “divorato”, ma che ho letto con calma assaporando ogni parola, gustando fino in fondo il ritmo lento che, in particolare nella prima parte de Nel tempo di mezzo accompagna il ritorno alle origini del friulano Vincenzo Chironi, novello Ulisse che in una Sardegna a lui sconosciuta cerca inconsapevolente una sorta di propria Itaca, gustando tutto il non detto che c’è dietro le parole che i personaggi pronunciano.

Non un’opera travolgente dunque, ma solida e densa.

post-itPer mia fortuna (ogni tanto l’ignoranza aiuta) solo dopo aver letto i due libri ho appreso che Nel tempo di mezzo è stato uno dei cinque finalisti del Premio Campiello e del Premio Strega.
Non avendo letto gli altri libri in lizza non mi avventuro certo a fare  paragoni. Per la verità non lo farei anche se gli altri libri in concorso li avessi letti. I premi letterari in genere e quelli italiani in particolare non mi appassionano più di tanto.

  • Stirpe – La scheda del libro >>
  • Nel tempo di mezzo – La scheda del libro >>

Nuoro
I quartieri poveri di Nuoro nell’immediato dopoguerra (fonte)

Advertisements

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Cose varie, Libri e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

9 risposte a LA STIRPE DEI CHIRONI

  1. valigiesogni ha detto:

    Qualche mese fa ho ascoltato un’intervista fatta a Marcello Fois in cui “Il tempo di mezzo” veniva presentato come il seguito di “Stirpe”. Non ho letto nessuno dei due libri ma le parole di Fois mi avevano incuriosito parecchio. Ed ora ne ho la conferma.
    Buona domenica.

    • gabrilu ha detto:

      @ valigiesogni
      beh, sono mica io che devo confermare quello che dice l’autore di un libro, ti pare?

      Io scrivo solo quello che penso, quello che la lettura ha evocato e non è detto che quello che ho pensato io venga condiviso anche da altri.

      Però non nascondo che mi farebbe piacere sapere se quello che ho pensato leggendo questi due libri coincide almeno in parte con i desiderata dell’autore…

      ( … ma anche questo, in fondo, poi, che importa?)

  2. Carlo Menzinger ha detto:

    Analisi articolata e accurata. Un po’ mi hai incuriosito, ma non del tutto convinto alla lettura.

    • gabrilu ha detto:

      @Carlo Menzinger
      guarda che io non voglio convincere alcuno.
      Questo tipo di post li scrivo soprttutto per me stessa.
      Vai tranquillo.
      Si vive benissimo anche senza leggere Fois.
      Ciao e grazie 🙂

  3. Stefano ha detto:

    Vivendo all’estero mi capita che un amico mi chieda di consigliargli qualche autore italiano e mi accorgo che gli scrittori che suggerisco sono (quasi) tutti morti. Questa cosa non mi succede con la letteratura inglese, amricana, spagnola, latino-americana… Succede perché ci sentiamo in certa maniera responsabili del pensiero dei nostri connazionali? Non lo so con certezza, comunque aggiungo Fois alla lista dei “desiderata”, che contiunua ad allungarsi in maniera preoccupante…

    Buona giornata

    • gabrilu ha detto:

      @ Stefano
      “Succede perché ci sentiamo in certa maniera responsabili del pensiero dei nostri connazionali? Non lo so con certezza”

      …e se, banalmente, la risposta fosse che tra i narratori italiani viventi la maggior parte (uso cautela: avendone letti pochi, magari ci sono geni letterari a me sconosciuti) sono in realtà scrittori di poco o nullo spessore? I cui libri al massimo possono riuscire a diventar best-sellers, ma che molto difficilmente riusciranno a diventare long sellers?
      Per nostra fortuna il panorama è invece molto, molto meno deprimente, a me pare, nel campo della saggistica, della critica letteraria, della filosofia, della storia etc.
      In questi campi possiamo contare, a me sembra, su nomi di tutto rispetto e il cui prestigio va anche molto al di là delle frontiere dell’italico stivale.

  4. Stefano ha detto:

    In effetti anche io leggo molti saggi italiani. Tuttavia ho sempre l’impressione di trascurare un po’ la narrativa. Ad esempio non ho mail letto niente di Raffaele La Capria, che mi dicono sia uno scrittore eccellente.

  5. Cic ha detto:

    Quello che posso aggiungere è che Fois sarebbe contento del riferimento a Satta che, non a caso, considera suo maestro in qualche misura.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...