UN LIBRO TIRA L’ALTRO [2]

Salvador Dali Il carro fantasma

La lettura dei due romanzi di Marcello Fois   —  Stirpe e Nel  tempo  di mezzo  — di cui ho parlato  >> qui mi ha spinto alla rilettura, dopo un paio di decenni, de   Il giorno del giudizio di Salvatore Satta, libro che ricordavo magnifico e che oggi, se è possibile, ho apprezzato ancora  più di allora.

In una Sardegna isola di “demoniaca tristezza”, gli abitanti di Nuoro — una città che è un “nido di corvi”, abitata da gente che “sembra il corpo di guardia di un castello malfamato” —  vengono evocati e chiamati a raccolta in una malinconica, crepuscolare, struggente e nonostante tutto vivissima vera e propria danse macabre .

Chi non l’avesse ancora fatto se lo legga, questo libro, e di gran corsa. Un pilastro della letteratura italiana del Novecento.

Oltretutto, uno dei positivi effetti collaterali di una lettura (o, come nel mio caso, rilettura) del romanzo di Satta consiste nel fatto che aiuta a ridimensionare — e di molto — il valore di alcuni autori e romanzi che in questo periodo vengono portati alle stelle. In particolare per quanto riguarda temi come Tempo e Memoria.

Ho una serie di nomi che mi pizzicano lingua e tastiera (e pure il mouse quando avverte quei nomi non risponde più tanto bene…) , ma — vabbè — lascio perdere.

“Come in una di quelle assurde processioni del paradiso dantesco sfilano in teorie interminabili, ma senza cori e candelabri, gli uomini della mia gente. Tutti si rivolgono a me, tutti vogliono deporre nelle mie mani il fardello della loro vita, la storia senza storia del loro essere stati. Parole di preghiera o d’ira sibilano col vento tra i cespugli di timo. Una corona di ferro dondola su una croce disfatta. E forse mentre penso la loro vita, perché scrivo la loro vita, mi sentono come un ridicolo dio, che li ha chiamati a raccolta nel giorno del giudizio, per liberarli in eterno dalla loro memoria.”

Salvatore Satta, Il giorno del giudizio

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In alto: Salvador Dalì, Il carro fantasma, 1933. E’ l’immagine che compare sulla copertina del volume Adelphi che posseggo io, il n.85 della Biblioteca Adelphi del 1979.

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8 risposte a UN LIBRO TIRA L’ALTRO [2]

  1. valigiesogni ha detto:

    E dai, su, lascia andare quei nomi! In fondo, non si potranno mica recensire solo i bei libri??!! Tanto quegli autori là, continueranno a vendere ugualmente anche se dici la tua.
    E a noi fa sempre piacere sapere quello che pensi. Un caro abbraccio.

  2. MLetizia ha detto:

    mai letto Il giorno del giudizio. Lo farò. 🙂

  3. MLetizia ha detto:

    scometto che uno dei nomi su cui sei reticente è quello di Julian Barnes :D:D:D

  4. tfrab ha detto:

    non lo conoscevo, messo in wishlist [però dai,, facci questi nomi :)]

  5. Grazia ha detto:

    Per me il libro di Satta è uno de più belli che abbia letto negli ultimi temopi. Anzi,sai che ti dico, mi è venuta voglia di rileggerlo anche per dimenticare alcune brutte letture e alcuni autori sbandierati quanto inutili che ho affrontato ( e abbandonato) negli ultimi tempi. Un nome, anzi un cognome io lo faccio: Piperno… E ora aspetto i tuoi!

  6. gabrilu ha detto:

    @valigiesogni, @MLetizia, @tfrab, @Grazia

    perché mai dovrei investire tempo e fatica a scrivere di libri e di autori che a mio parere non giustificano tale investimento?
    Le stroncature sono roba seria, non si può sbolognare un libro o un autore solo dicendo “il Tizio non mi piace”. Bisogna argomentare.
    Ed io non ho alcuna voglia di perder tempo ad argomentare sul perché e il percome il libro del Tizio o del Caio non mi è piaciuto.
    Il bello di non aver fatto della letteratura un mestiere o una professione è anche questo: nessuno mi obbliga a scrivere o a non scriver di Tizi o di Cai.
    🙂

  7. tfrab ha detto:

    beh, ma noi ci accontentavamo di pettegolezzo di bassa lega, eh 😀

    a parte gli scherzi, ho letto circa metà del libro di Satta, è MOLTO bello

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