UN LIBRO TIRA L’ALTRO [3]

Esther Singer KreitmanAlice James

Esther Singer  Kreitman ed Alice James

Subito dopo aver letto Debora di Esther Singer Kreitman, di cui  ho parlato >> qui sono andata a rileggermi due libri.

Il primo è il Diario di Alice James, sorella dei ben più noti William ed Henry.

Il secondo è Alla corte di mio padre di Isaac Bashevis Singer.

Alice James (New York, 7 agosto 1848 – Londra, 6 marzo 1892) è stata ultima e unica donna di cinque figli di una famiglia di origini irlandesi, sorella dello scrittore e critico letterario Henry (1843-1916) e del filosofo e psicologo William (1842-1910).

A me sembra interessante constatare quante analogie è possibile riscontrare nel rapporto  tra Alice James ed Esther Singer ed i loro rispettivi coltissimi e famosissimi fratelli nonostante le enormi differenze di status, educazione, appartenenza culturale e geografica delle due donne.

Del Diario di Alice James ho già parlato qualche anno fa, >> qui.

Oggi voglio perciò soffermarmi soltanto sul libro di Isaac Bashevis Singer.

 
Isaac Bashevis SingerAlla corte di mio padre è un libro di ricordi di infanzia in cui, come scrive lo stesso Isaac Bashevis Singer si «racconta la storia di un tribunale rabbinico e di una famiglia insieme così legati fra loro che era difficile dire dove cominciasse l’una e dove finisse l’altro».

Sfila davanti agli occhi di noi lettori il variopinto microcosmo del tribunale rabbinico (il Beth Din) composto dalle persone che chiedono e si sottomettono al giudizio insindacabile del rabbino (il padre di Isaac) intrecciato alla vita della famiglia Singer ed all’infanzia ed all’adolescenza di Isaac.

Alcuni “quadri” sono davvero memorabili; ne cito solo uno fra tanti, il racconto Perché le oche gridavano, in cui si confrontano il chassidismo mistico e spiritualista del padre rabbino e l’ebraismo ortodosso sì, ma più illuminista e razionale della coltissima madre.

Adesso però voglio centrare l’attenzione su un capitolo in particolare, quello intitolato “Mia sorella” in cui Isaac parla di Esther, la sorella maggiore.

Questi sono alcuni stralci.

Sebbene a quei tempi non conoscessimo Freud, si potrebbe dire che in casa nostra si svolgeva un dramma freudiano. Mia sorella sospettava che mia madre non le volesse bene, cosa che non era vera, ma in realtà esse non andavano d’accordo. Mio fratello Israel Joshua assomigliava alla famiglia della mamma, ma Hinde Esther aveva ereditato l’ispirazione chassidica, l’amore dell’umanità e il carattere eccentrico del lato paterno. Se fosse vissuta in un’altra epoca, sarebbe potuta diventare una femmina santa, o come Hodel, la figlia di Baal Shem, che danzava con i chassidim.

[…]

Era un chassid in gonnella; ma soffriva di isterismo e aveva leggeri attacchi di epilessia. Qualche volta, sembrava posseduta da uno spirito maligno. Mio padre la ignorava, perchè era una ragazza, e mia madre non riusciva a capirla. Nei suoi momenti liberi, la mamma leggeva un libro di istruzione morale, gettando a malapena un’occhiata dalla finestra con uno sguardo distante e malinconico. La folla e il rumore la angustiavano e ella si interessava soltanto del pensiero. Mia sorella, d’altra parte, seguitava a chiacchierare, a cantare e a ridere tutto il giorno, esprimendo opinioni che avrebbe dovuto tener per sè.

Chiunque le piacesse veniva lodato eccessivamente, mentre quelli che non le piacevano ricevevano implacabili insulti.Tendeva all’esagerazione, saltando quand’era allegra, piangendo quando si sentiva infelice e qualche volta cadendo svenuta.Nella sua gelosia di mio fratello Israel Joshua, montava numerose accuse; poi, rimpiangendo quel che aveva fatto, avrebbe voluto baciarlo. Dopo aver pianto selvaggiamente, all’improvviso il suo spirito si sollevava e ella si metteva a danzare. Noi bambini più piccoli eravamo sempre baciati e vezzeggiati da lei.

[…]

Non era il tipo di ragazza che si riesce a maritare facilmente, ma era graziosa e un matrimonio fu proposto. Un uomo di Varsavia, Reb Gedaliah, amministrava il denaro raccolto per una yeshivah in Palestina. I suoi figli erano sfuggiti alla coscrizione, andando in Belgio, dov’erano diventati tagliatori di diamanti.

[…]
Mio padre si accigliò, preoccupato di mandare la sua unica figlia al di là della frontiera. Ma la mamma era contenta: era diventato sempre più difficile vivere con quella ragazza stravagante. Mia sorella, che aveva già acquisito qualche idea moderna e leggeva giornali e libri yiddish, sognava un idillio e non un matrimonio combinato.

[…]

In seguito all’invio dei contratti preliminari, cominciarono a arrivare lettere in yiddish tedesco da parte del futuro sposo.Nelle lettere di risposta di mia sorella, cominciarono a apparire le prime scintille letterarie della nostra famiglia.

Ella scriveva lettere lunghe, intelligenti, perfino argute, di cui mio padre non era al corrente; ma la mamma era stupefatta che sua figlia avesse acquisito una simile padronanza delle parole. Com’era accaduto questo? Hinde Esther era arrivata soltanto da poco tempo da Leoncin e da Radzymin. La mamma stessa sapeva raccontare a meraviglia una storia, ma non valeva gran che come scrittrice.

Isaac Bashevis Singer, Alla corte di mio padre

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3 risposte a UN LIBRO TIRA L’ALTRO [3]

  1. monica vannucchi ha detto:

    ho commentato il tuo vecchio post su Alice James; storie incredibili di donne eccezionali, quanto c’è da imparare e riflettere. Baci, m.

  2. Alessandra ha detto:

    Sei sempre fonte di ispirazione per me. Forse quando mi sono iscritta non mi avevi riconosciuta: sono alexandra3. A presto,

    Alessandra

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