DALLA PARTE DI CHARLES

Renoir Charles Ephrussi

Nel post che avevo dedicato a  Un’eredità di avorio e ambra di Edmund de Waal avevo scritto che con quel libro non avevo finito, e che sarei tornata presto a parlarne.

Lo faccio adesso, centrandomi su un aspetto che mi sta particolarmente a cuore.

de Waal netsuke

Netsuke della collezione de Waal

Il titolo originale inglese del libro di Edmund de Waal pubblicato in Italia come Un’eredità di avorio e ambra è The Hare with Amber Eyes (La lepre con gli occhi d’ambra).

In Francia, invece, l’editore Albin Michel ha pubblicato il volume con il titolo La mémoire retrouvée.

Questa scelta editoriale chiama in causa l’opera di Marcel Proust sottolineando chiaramente l’importanza che il tema della Memoria assume anche nel libro dei Netsuke.

Ma c’è dell’altro. Non solo Proust e Charles Ephrussi si conoscevano e si frequentavano, ma soprattutto è molto interessante constatare quanto la persona di Charles Ephrussi sia servita a Marcel Proust per “dare vita” ad uno dei personaggi fondamentali de A la recherche du temps perdu, e cioè a Charles Swann.

Proust, come tutti i lettori interessati anche alla genesi della sua opera sanno bene, costruiva i suoi personaggi ispirandosi a più di una persona realmente esistente e da lui conosciuta, mescolandone poi i tratti caratteristici in un unico personaggio.

Questo vale per tutti i suoi personaggi: dall’immensa figura del barone di Charlus alla duchessa e alla principessa di Guermantes; vale per il duca di Guermantes e per madame Verdurin, per Saint Loup, per la governante Françoise e insomma vale per tutti (“non so inventare nulla”, ripeteva Proust, non sappiamo quanto sinceramente)

Per Charles Swann, Proust “si servì”, voglio ricordarlo, dell’ebreo e grande appassionato di pittura italiana Charles Haas (un altro Charles!).

Charles Haas

Di lui ho parlato >> qui e >>qui.

L’altro modello di Charles Swann fu, appunto, Charles Ephrussi.

Charles Ephrussi

Jean Patricot
Ritratto di Charles Ephrussi

Le analogie tra i due Charles, quello dell’opera letteraria e il Charles grande collezionista d’arte appartenente all’alta finanza parigina sono innumerevoli e — almeno per me — affascinanti.

De Waal dedica a queste analogie parecchie pagine, e scrive:

“Cerco di fare mente locale sulle più immediate analogie tra il mio Charles e il Charles della Recherche. Dico “immediate”, ma quando le metto nero su bianco mi accorgo che compongono un elenco ben nutrito.

Entrambi sono ebrei. Entrambi hommes du monde. Le loro frequentazioni vanno dai reali (Charles accompagnava per Parigi la regina Vittoria, Swann è amico del principe di Galles) ai salotti, fino agli atelier degli artisti. Sono cultori delle arti, appassionati di pittura italiana, in particolare di Giotto e Botticelli. Sono entrambi esperti di un argomento misterioso come i medaglioni alchemici di San Marco. Sono collezionisti, mecenati degli impressionisti, fuori luogo al sole di una festicciola sulla Senna organizzata da un amico pittore.

Entrambi scrivono monografie d’arte: Swann su Vermeer, il mio Charles su Dürer. Entrambi mettono ´la propria erudizione in materia d’arte a disposizione delle dame della società per consigliarle nell’acquisto di quadri e nell’arredamento dei loro palazziª. Sono dandy e insieme cavalieri della Legion d’Onore. Attraversano il giapponismo per approdare infine al nuovo gusto per lo stile Impero. Ed entrambi sono dreyfusisti che scoprono come la propria vita, messa in scena con tanta cura, possa all’improvviso andare in pezzi soltanto per il fatto di essere ebrei.”

Proust frequenta Ephrussi, che ha incontrato, come tanti altri, nel celebre salotto di Madame Lemaire (a sua volta uno dei “modelli” della Madame Verdurin della RTP).

Una sera, Charles Ephrussi partecipa ad una cena in casa Proust, cena seguita da un recital di poesie di Anatole France.

De Waal parla anche di queste frequentazioni:

“Proust, un conoscente se non ancora proprio un amico, è ormai frequentatore assiduo dell’appartamento, dove si abbevera alla celestiale conversazione di Charles, al suo modo di disporre i tesori d’arte, al suo prestigio in società. Charles è abbastanza in confidenza con questo giovane ingordo di mondanità da permettersi di dirgli che è ora di togliere il disturbo alla fine di una cena, quando è trascorsa la mezzanotte e i padroni di casa cominciano a sbadigliare. Per un’offesa lontana nel tempo, Ignace lo bolla come il ´Proustaillon”, e l’immagine della farfalla che vola da un’occasione mondana all’altra mi pare piuttosto azzeccata.

Proust è diventato una presenza fissa anche nella redazione della “Gazette” in rue Favart. Qui è diligente: provengono dalla rivista di Charles sessantaquattro delle opere d’arte che andranno a illustrare i romanzi della Recherche, un numero più che rilevante

La prefazione di Proust alla traduzione francese della Bibbia di Amiens è dedicata a “M. Charles Ephrussi, toujours si bon pour moi”

Ephrussi frequenta gli ateliers di Degas, Manet, Puvis de Chavannes, acquista i loro quadri, che appende ai muri del suo palazzo al n.11 di Rue de Jena. Compare, di spalle e con il cilindro, nel celebre dipinto di Renoir Le déjeuner des canotiers.

Renoir Le dejuner des canotiers

Nella Recherche il dipinto è attribuito ad Elstir, e si trova nel palazzo del duca di Guermantes.

Per chi volesse saperne di più sul dipinto, sui personaggi reali che vi sono rappresentati, di quello che Proust fa dire al duca di Guermantes a proposito di Ephrussi può leggere quello che ne avevo già scritto qui.

image

Ma in quel vero e proprio labirinto che è la RTP è possibile rintracciare anche altri segni che conducono a Charles Ephrussi.

Come per esempio quel brano di Du côté de Guermantes in cui il duca di Guermantes parla di un quadro raffigurante un mazzetto di  asparagi e che nella RTP viene attribuito al pittore Elstir.

In realtà, Proust allude al quadro “La botte d’asperges” commissionato a Manet proprio da Charles Ephrussi il quale — molto soddisfatto del dipinto — aveva inviato a Manet non il prezzo già pattuito (800 franchi) ma 1000 franchi. Manet a sua volta, per ringraziarlo, aveva realizzato poi per Ephrussi un secondo dipinto, che rappresenta un solo asparago.

Manet-Asperges

Edouard Manet
La Botte d’asperges
Wallraf-Richartz Museum, Colonia

Scrive de Waal:

“Proust, che conosceva bene i quadri di Charles per le frequenti visite al suo appartamento, avvalora l’episodio rimaneggiandolo nella Recherche: il duca di Guermantes è furibondo con Elstir, il personaggio del pittore impressionista ispirato a Whistler e Renoir, perchè´non c’era nient’altro, nel quadro: un mazzo d’asparagi del tutto simili a quelli che state mangiando. Ma io mi sono rifiutato di mangiarli, gli asparagi del signor Elstir. Ne chiedeva trecento franchi. Trecento franchi per un mazzo d’asparagi! Un luigi, ecco cosa valgono, e quando sono primizie!”

E ancora: come Charles Ephrussi, anche Charles Swann è (come d’altronde lo stesso Proust) un acceso dreyfusista. Come Ephrussi, anche l’ebreo Swann viene emarginato dai più accesi ambienti antidreyfusisti.

Dreyfus verrà riabilitato soltanto nel 1906. Parigi si divise traumaticamente nelle avverse e inconciliabili fazioni di colpevolisti e innocentisti: amicizie si interruppero bruscamente, famiglie si spaccarono e i salotti dove un tempo si riunivano ebrei e velati antisemiti divennero terreno di scontro aperto. Tra gli artisti amici di Charles, Degas divenne il più acceso anti-dreyfusista, tanto da troncare qualsiasi rapporto con Charles e l’ebreo Pissarro. Anche Cèzanne era convinto della colpevolezza di Dreyfus, mentre Renoir arrivò alla rottura definitiva con Charles e la sua ´arte ebraica’.

Seguendo le suggestioni fornite da de Waal, potrei continuare a lungo, perchè inoltrarsi nei labirinti della RTP e degli innumerevoli intrecci con gli spunti di realtà utilizzati da Proust significa sempre immettersi in infiniti sentieri che continuamente si biforcano per poi ricongiungersi per poi nuovamente suddividersi. La ricerca della genesi della Ricerca proustiana è infinita, ed è (anche) questo, per me, il fascino di quest’opera immensa.

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  • Su NSP il mio precedente post sul libro di de Waal >>
  • Sul mio sito dedicato a Marcel Proust le pagine su Charles Ephrussi e a Charles Haas
  • Sul dipinto di Renoir Le déjeuner des canotiers qui e qui
  • Il bel post di Grazia “L’asparago di Manet” sul blog senza dedica >>
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Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
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4 risposte a DALLA PARTE DI CHARLES

  1. monicavannucchi ha detto:

    Avevo promesso di dirti le mie impressioni quando avessi finito di leggere “un’eredità…” In ritardo, ma sollecitata da questo altro tuo bellissimo post , eccomi qua. Ho amato il libro, per la meticolosità di dettagli con cui i vari periodi storici sono stati ricreati; le città, le strade, la gente nei palazzi e nei locali, gli artisti, i viaggi, le guerre. Soprattutto quest’ultimo aspetto mi ha molto colpito. Non si pensa mai ( cioè io non penso mai!) a come i dolorosi fatti dell’Europa di fine Ottocento e di tutta la prima metà del Novecento, abbiano colpito le famiglie, non solo le grandi famiglie, naturalmente. Fratelli, genitori, figli, rimasti imprigionati dentro confini nati estemporaneamente, passaporti diversi, lingue che si intrecciano, comunicazioni affannose e a volte tracce che si perdono per sempre, tragicamente. L’Europa si riconfigurava più volte, sotto poteri diversi; non deve essere stato tanto più strano dei continui cambiamenti politici dell’Africa contemporanea. In mezzo, sempre, i drammi individuali. Seguendo il filo rosso degli spostamenti dei Netsuke di famiglia, de Waal traccia un quadro affascinante, con un punto di vista direi “strabico” rispetto agli storici ; in certi momenti ho come avuto l’impressione che il senso con cui seguiva il percorso fosse il tatto, non la vista. Non ha guardato alla storia ma ha “sentito” la storia, mi è parso. Be’, tutto qui. volevo dirtelo. un abbraccio, m.

  2. gabrilu ha detto:

    @Monica
    grazie per le tue considerazioni, con le quali sono molto d’accordo.

    In particolare su quello che scrivi a proposito di

    – appartenenze (geografiche, giuridiche e formali che quando sono imposte sono in grado di stravolgere l’esistenze di individui e di interi gruppi familiari . Altro libro stupendo, che insiste molto su questo tema, è “La famiglia Karnowski” di Israel Joshua Singer…
    Esemplare, da questo punto di vista, le vicende del ramo viennese degli Ephrussi, il cui capofamiglia decide di abbandonare la cittadinanza russa per acquisire quella austriaca proprio pochissimo tempo prima che l’Austria venga invasa dai tedeschi…

    – La sensibilità tattile. De Waal ha trovato nel suo essere un artista della ceramica una sorta di “marcia in più” nel suo ricostruire un’epoca, un mondo, un ambiente. Che belle, ad esempio, le pagine in cui parla del netsuke che si porta in tasca, del piacere che prova a rigirarselo nelle mani…
    So che a molti questo libro è sembrato freddo. Io l’ho trovato invece molto coinvolgente, mi ha emozionata ed in alcune parti persino commossa.

    • monicavannucchi ha detto:

      Sì, bellissime quelle pagine delle mani in tasca che rigirano l’oggetto tanto piccolo e tanto amato. bon natale, Gabrilù.

  3. stephi ha detto:

    si, come accennavo in un primissimo commento di là (il post sul libro di De Waal), il tatto ovvero la manualità come discorso che trascende la prima sensazione fisica e diventa filosofia mi ha trascinata non poco nella dipendenza DeWaaliana 😉 in effetti le pagine della prefazione sono quelle più “tormentate” nella mia “eredità”, anche perché mi ci trovo nelle parole di De Waal dove scrive:
    “Si tratta di questioni importanti per me, perché il mio lavoro è quello di realizzare cose. e il modo in cui gli oggetti vengono maneggiati, usati e tramandati non è un interrogativo secondario. Anzi, direi che è il mio interrrogativo.”
    ebbene tutta la ragion d’essere di questo libro mi sembra sia riassunto qua, in queste parole!

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