LIMONOV – EMMANUEL CARRÈRE

Eduard Limonov

“una carogna schifosa”
“un bruto”
“uno dal fascino puzzolente”

… e via di questo passo. Sono solo alcuni degli apprezzamenti su Limonov nei quali, googlando anche soltanto un pochino, ci si può imbattere su aNobii, nei blog e nei forum di rete nei quali si parla di Limonov di Emmanuel Carrère, presente nelle classifiche annuali del Corriere della Sera e di Repubblica come il miglior libro del 2012.

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“lo ringrazio per il caffé e per il tempo che mi ha dedicato, e alla fine, quando sono ormai sulla porta, una domanda me la fa: <<è strano, però. Perchè vuole scrivere un libro su di me?>>. Sono colto di sorpresa ma rispondo, con sincerità: perchè ha — o ha avuto, non ricordo più il tempo che ho usato — una vita appassionante.Una vita romanzesca, pericolosa, una vita che ha accettato il rischio di calarsi nella storia. E a questo punto Eduard dice qualcosa che mi lascia di sasso. Con la sua risatina brusca, senza guardarmi: “Già, una vita di merda”.

Emmanuel Carrère, Limonov

Eduard Limonov

«Perché contraddire o fare precisazioni su Carrère? Mi ha reso famoso. Va bene così».
Tutto bene tranne una cosa. La definizione che di Limonov ha dato lo scrittore francese: «Un genio con una vita di merda». «Vita di merda lo dice lui. Io sono felice di quello che ho visto e che ho fatto. Quando sono nato, in un paesino sovietico di poveri operai ucraini, non avevo alcuna chance. Sarei morto di vodka e disperazione lavorando in qualche fabbrica».

Dall’intervista di Nicola Lombardozzi ad Eduard Limonov – La Repubblica- Il Venerdi, 2 Novembre 2012 (testo integrale >> qui)

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Parliamoci chiaro: Limonov non è uno che ispiri gran simpatia, eh.
La domanda però è: di quale Limonov si parla, quando si parla di Limonov?

Eduard Limonov Emmanuel Carrere
Emmanuel Carrere Eduard Limonov

Ho letto il Limonov di Carrère tutto d’un fiato. Essendo uno dei libri del momento la rete pullula di decine e decine di ottime recensioni, dunque tranquilli: mi guardo bene dal propinarvene anche una mia.

Mi va però di condividere qualche riflessione sulla mia personale esperienza di lettura.

Il libro di Carrère — che non è veramente un romanzo però per molti versi lo è; che non è nemmeno una vera biografia però si, lo è, forse può essere considerato un reportage ma anche no; che insomma è un libro difficile da incasellare in un genere ben definito — racconta la storia di una persona tutt’ora viva e vegeta che ha avuto una vita incredibile, e sempre sopra le righe (adopero un eufemismo).

Limonov è però, adesso, anche un personaggio, il protagonista di un romanzo. E i personaggi di un romanzo, si sa, vivono di una vita propria, che non va confusa con quella delle persone in carne ed ossa che sono servite da modelli ispiratori.

Leggendo i numerosissimi commenti che a proposito del libro sono comparsi nei blog e nei forum della rete mi sono resa conto ancora una volta di quanto sia difficile per i lettori (me compresa, sia chiaro) tenere distinto il giudizio etico-morale da quello letterario   quando si tratta di valutare un libro.

Il libro di Carrère rende evidentissimo  questo “gnuommero” (copyright Carlo Emilio  Gadda): siamo capaci)  io, sono capace?) di  fare un distinguo tra   la persona Limonov  ed  il  personaggio Limonov così come mi  viene proposto da Carrère?

Il seguito di questo post spero  dica chiaramente che a far la distinzione ci ho provato, ma che il tentativo non mi è sempre o comunque  del tutto riuscito.

Sono tanti coloro che liquidano sprezzantemente il libro di Carrère dicendosi fieramente indignati per l’immoralità del protagonista. Come se un libro, per essere un buon libro, dovesse contenere necessariamente personaggi bravi, buoni e dal comportamento sempre edificante… Se le cose stessero così dovremmo liquidare gran parte della Grande Letteratura mondiale ed invocare il ritorno dell’Indice.

A me il Limonov reale interessa relativamente. Cosa posso saperne, di lui? Poco o nulla, e quel poco che ne so non me lo rende certo simpatico.

Dal punto di vista letterario il signor Eduard Savenko mi può interessare per la genesi del libro di Carrère, ma la cosa si ferma qui.

(“Eduard Savenko diventa Ed Limonov, tributo al suo spirito acido e bellicoso perchè in russo limon significa ´limone’ e limonka ´granata’ (nel senso di bomba a mano). Gli altri lasceranno perdere i loro pseudonimi, mentre Eduard manterrà il proprio. Anche del suo nome vuole essere debitore soltanto a se stesso.”)

Del personaggio Limonov so invece parecchio, e il modo con cui Carrère ha rappresentato la sua complessità, le sue contraddizioni estreme, la sua odiosità ma anche la sua umanità e fragilità me lo ha reso se non simpatico certamente però estremamente interessante proprio — paradossalmente — per lo sbigottimento che ha suscitato in me.
Un’esperienza di lettura davvero particolarissima, la mia. Perchè dalla prima pagina all’ultima mi è sembrato sempre di essere stata scaraventata sulle montagne russe, passando con velocità frenetica dal detestare Limonov e a considerarlo profondamente disgustoso a — dopo appena qualche altra pagina — commuovermi quasi per il suo coraggio e la sua fragilità, e poi di nuovo a odiarlo e a mandarlo al diavolo, e poi di nuovo ammirandolo… Un individuo spesso meschino, eppure anche capace di lealtà e generosità, in ogni caso sempre sincero, uno che paga sempre per le sue scelte (quasi tutte sbagliate) e che dunque, almeno per questo, merita rispetto.
La verità è che il personaggio Limonov è spiazzante, non permette al lettore di riconoscere ed accettare e rendere stabili una volta e per tutte (per tutta la durata del libro, intendo dire) i potenti meccanismi di identificazione e di identificazione  proiettiva che Limonov fa scattare (per quanto assurdo possa sembrare, ebbene si,  li fa scattare entrambi).

Alla fine del libro mi sono sentita come fossi stata messa in un frullatore o come reduce da una di quelle colossali zapoj — la leggendaria sbronza russa — che Carrère così bene descrive nel suo libro.

E Carrère? Mi sono fatta l’idea (la fantasia?) che una risposta alla domanda di Limonov che gli chiede “perchè vuole scrivere la mia storia?” possa essere perchè Limonov rappresenta il lato oscuro dello scrittore francese, quello che avrebbe voluto ma non avrebbe (non ha) mai osato essere. Quello che Jung, per intenderci, avrebbe definito la sua “Ombra”. Questo spiegherebbe anche il frequente intrecciarsi, nel libro, di episodi, ricordi, aneddoti della vita dello stesso Carrère al racconto della vita di Limonov ed il costante paragonare la profonda diversità delle scelte di vita tra lui ed protagonista del libro che sta scrivendo.
Limonov non è un libro leggero nè tanto meno rilassante (ci sono parti che richiedono stomaco forte, il tizio è davvero difficile da digerire) e conosco persone alle quali ne sconsiglierei la lettura, ma per quanto mi riguarda è un libro che ho apprezzato moltissimo e che sono davvero contenta d’aver letto.

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Su YouTube si trovano parecchi video, in cui compare Limonov.

Ne propongo solo due:

  • Nel primo siamo a Parigi, nel 1989. Limonov è intervistato in una discoteca parigina in occasione dell’uscita del suo ultimo libro (già, perchè Limonov è anche scrittore) “La grande epoque”. I due parlano dello strano abbigliamento di Limonov, di suo padre soldato dell’Armata Rossa, dell’epoca dello stalinismo, dell’intervento dell’Armata Rossa in Afghanistan, di capitalismo, di comunismo, della Russia…
    http://youtu.be/ghaPF0Ag-n0
  • In quest’altro video (un documentario della BBC) si vede Limonov a Sarajevo, a fianco di Radovan Karadzic, leader dei serbi bosniaci e noto criminale di guerra imbracciare la mitragliatrice e sparare … Non è un bel vedere….
    http://youtu.be/tH_v6aL1D84

Carrère parla così, di questo documento:

“in Serbian Epics, prodotto dalla BBC e poi ricoperto di premi e trasmesso un po’ ovunque, si vede ´the famous Russian writer Edward Limonov’ parlare con il ´Dr Radovan Karadzic, psychiatrist and poet, leader of the Bosnian Serbs’. La scena si svolge sulle colline dalle quali le batterie serbe bombardano Sarajevo che, situata sul fondo di una conca, è nella posizione ideale per fare da bersaglio. Si sentono quasi ininterrottamente gli scoppi dei mortai. Limonov e Karadzic sono attorniati da alcuni soldati. Alto, con un ampio soprabito, la zazzera sale e pepe mossa dal vento come il fogliame di una quercia, Karadzic incute soggezione, e mi dispiace ammettere che al suo confronto Limonov, così gracile nella sua giacchettina di pelle nera, sembra un anonimo teppistello di quartiere che cerca di entrare nelle grazie del padrino. Annuisce rispettosamente quando Karadzic gli spiega che lui e i suoi non sono aggressori ma vogliono soltanto riprendersi le terre che appartengono ai serbi da sempre.

A nome dei connazionali russi e di tutti gli uomini liberi del mondo, Limonov risponde, con una sincerità che non metto in dubbio ma che non gli impedisce di avere l’aria di un leccapiedi, che lui ammira l’eroismo di cui danno prova i serbi tenendo spavaldamente testa a quindici paesi alleati contro di loro. Dopodichè, tra poeti, parlano di poesia. Karadzic recita pensoso alcuni versi di un’ode che ha composto vent’anni prima e che descrive una Sarajevo in fiamme.

Segue un attimo di silenzio, grave di quei misteri che sono le premonizioni, interrotto da qualcuno che vuole il presidente al telefono. » sua moglie. Per rispondere, Karadzic si apparta nella carcassa semicarbonizzata di una cabina di teleferica dove è stato sistemato il telefono da campo. Dice ´si, si’, e si intuisce che è irritato. Intanto un soldato gioca con un cagnolino (descrivo le scene del documentario) e Limonov, lasciato solo, gira attorno a un altro soldato che sta lubrificando la mitragliatrice. Questi, vedendo che Limonov è affascinato dall’arma, ed essendo probabilmente desideroso di compiacere un ospite di riguardo, gli propone di provare, se ne ha voglia. Come un bambino, Eduard si sistema dietro la mitragliatrice. Segue docilmente le indicazioni del soldato che gli mostra quale posizione assumere. Infine, sempre come un bambino incoraggiato dalle risate e dalle pacche sulle spalle degli adulti, perde ogni inibizione e, ta-tata-ta-ta, svuota il caricatore “

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13 risposte a LIMONOV – EMMANUEL CARRÈRE

  1. valigiesogni ha detto:

    Non ho letto il libro ma questo post è eccezionale perché, appunto, non è una recensione. Un insieme di riflessioni spinge a leggere un libro più di quanto la classica recensione possa fare. Non so quando, non so se potrà piacermi, ma dopo aver letto il post, so di voler leggere il libro.
    Sai che devo molto al tuo blog anche se non sto sempre qui a lasciar commenti, vero?
    Un abbraccio forte.

    • darlingnikka ha detto:

      anche io ti leggo spesso, pur non lasciando commenti: le tue riflessioni offrono sempre notevoli spunti e alimentano curiosità. Anche io tentenno nell’acquisto e lettura del libro suddetto, certamente mi frena molto il mio atavico pregiudizio nei confronti della fascinazione tipicamente francese per tutto ciò che è “nero” e in odore di “maledetto”. Secondo te c’è, nel libro, un lavoro di scrittura, un livello diciamo pure squisitamente lettario che ne giustifichi la lettura? Inoltre: dando una scorsa all’indice, vedo che non è presente nessun romanzo di Javier Marias, che trovo eccellente, specie l’ultimo “gli innamoramenti”. Lo hai mai letto? che ne pensi? grazie!

      • gabrilu ha detto:

        @darlingnikka (perbacco, che nick complicato 😉
        ti capisco perfettamente.
        Io adoro la Francia e la letteratura francese (chiunque abbbia frequentato anche solo un poco questo blog lo sa benissimo) epperò sono molto d’accordo con te a proposito dell’aspetto che sottolinei.
        Se solo penso all’affaire Vargas-Battisti, poi… vabbè, lasciamo perdere.

        Javier Marias : non ho letto nulla, di lui. Prima o poi lo affronterò lancia in resta, ma ancora non è venuto il suo momento.
        Non siamo noi che scegliamo i librim sono i libri che scelgono noi…
        Ciao e grazie 🙂

    • gabrilu ha detto:

      @valigiesogni
      onestamente, questo è un libro che non mi sento nè di consigliare nè di sconsigliare.
      E non si può dire — mi ripeto — che sia piacevole da leggere.
      Conturbante si, però.

  2. franz ha detto:

    Carrère mi piace moltissimo, sa scrivere, ho letto tutti gli altri suoi libri, di questo ne ho letto benissimo dappertutto, ma non ce la faccio.
    certo, Limonov avrà fatto solo finta di sparare su Sarajevo, ma lì morivano come sappiamo tutti, ormai.
    come le barzellette di Berlusconi su forni crematori o sui malati di Aids, non li ha ammazzati lui, ma il personaggio mi fa schifo.
    ne uscirebbe un bel libro, forse, di Berlusconi.

    sono un po’ integralista, lo so, salto un giro, pazienza.
    aspetto Carrère alla prossima fermata.

  3. Jonuzza ha detto:

    ho molto apprezzato di Carrere “L’avversario” , un piccolo capolavoro, e questo Limonov in fondo si colloca sulla stessa linea: guardare in faccia il mondo umano nei suoi aspetti più radicali e sgradevoli, ma non per questo meno veritieri. e’ un esercizio istruttivo e profondo, ci invita a riflettere , più che mai.

    • gabrilu ha detto:

      @Jonuzza
      questo è il primo libro di Carrére che leggo, non conosco altro.
      Ho dato un’occhiata alla scheda de “L’avversario”, mi è sembrato una sorta di “A sangue freddo” di Capote ed ho pensato “ho già dato”…
      Ma come sempre, è importante sia il cosa che il come, e non avendo letto il libro, non conosco il “come” Carrére abbia trattato il tema…
      Ciao 🙂

      • Alessandro ha detto:

        Ad un anno dalla lettura de ‘L’Avversario’ ho anch’io letto Limonov e mi ha semplicemente confermato come da Houellebecq non scoprivo uno scrittore così originale e che mi prendesse tanto. Ciò detto, Limonov è un libro semplicemente molto bello, trascinante, scritto magnificamente, ambiguo e provocatorio con una sua profonda originalità. L’Avversario è nella mia piccola opinione il capolavoro di Carrere, una biografia e perizia psichiatrico-letteraria, un libro che mi ha ricordato scrittori che amo assolutamente come Thomas Bernard, Maxz Frish e Durenmatt. Ora avrei paura a leggere altro dello scrittore in quanto odierei mettere gli occhi su qualcosa di meno bello di questi due libri così notevoli.

  4. rosa ha detto:

    Belle osservazioni, è certamente un personaggio interessante, anche un assassino e un nazista-bolscevico(???)Ho grossi dubbi sul valore di un libro che mi pare un intelligente copia-incolla tra libri di Limonov, interviste e libri della madredi Carrere, storica della Russia…. certo bisogna saperlo fare ma a chiamarlo romanzo o biografia non ci arrivo. non c’è alcuna invenzione creativa, la documentazione biografica è troppo autoreferrenziale. Insomma è un ibrido di successo, ma non so quanto di valore. rosa

    • gabrilu ha detto:

      @Rosa
      quello che avevo da dire l’ho detto nel post e in qualche risposta a precedenti commenti , non avrei molto da aggiungere.
      Complessivamente tendo ad essere d’accordo con te ma —- come ho detto prima — non ho letto altri libri di Carrere, quindi non ho termini di paragone.

  5. F For Future ha detto:

    Salve a tutti amici blogger, Limonov è un libro che mi è piaciuto moltissimo. Ne ho scritto un post, vi invito a leggere e commentare
    http://fforfuture.wordpress.com/2013/04/27/l-come-limonov/

  6. gabrilu ha detto:

    @F For Future
    i blog servono anche a questo.
    A entrare a gamba tesa in un blog altrui (per esempio NonSoloProust) solo per dire “leggete e commentate” quello che io ho scritto da un’altra parte.
    Che dire? Leggetelo e commentatelo, il post del buon F Four Future.
    Ci tiene tanto…

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