RACCONTI ITALIANI – HENRY JAMES

John Singer Sargent Henry James

John Singer Sargent, Henry James, 1913
National Portrait Gallery, Londra
(fonte)

“la patria della bellezza, delle arti, di tutto ciò che rende la vita splendida e dolce. Italia, per noi smorti stranieri, è una parola magica. […] Veniamo educati a pensare che quando ci saremo guadagnati agio e riposo […] potremo partire attraversare oceani e montagne e vedere sul suolo italiano la sostanza prima – “l’idea platonica” – dei nostri sogni consolatori, delle nostre fantasie più fervide.”

Henry James e l’Italia in nove racconti uno più bello dell’altro.

Henry James Racconti italiani

Henry JAMES, Racconti italiani, pp.361, Note Maurizio Ascari,
Traduzione di Maria Luisa Castellani Agosti, Maurizio Ascari, Susanna Basso, Carla Pomaré, Einaudi, I mIllenni, 1991

Alcuni dei più importanti romanzi di Henry James come Ritratto di Signora, La coppa d’oro, Le ali della colomba, Daisy Miller sono come i suoi più affezionati lettori (io tra questi) sanno, ambientati in Italia.

All’Italia — in cui James ha soggiornato spesso ed a lungo — è dedicato il libro Ore italiane così come moltissime pagine dei suoi appunti.

Questo volume dell’Einaudi intitolato Racconti italiani raccoglie, secondo l’ordine cronologico delle date di pubblicazione su riviste letterarie, nove racconti di Henry James ambientati in Italia: Compagni di viaggio (1870), A Isella (1871), La Madonna del futuro (1873), L’ultimo dei Valerii (1874), Adina (1874), La soluzione (1890), Il discepolo (1891), L’accompagnatrice (1891), L’albero della conoscenza (1900).

“Si è voluto” — si legge nelle pagine introduttive — “attingere alla produzione jamesiana proponendo una raccolta – una sorta di singolarissimo “tour italiano – che segue il percorso narrativo del grande romanziere per un arco di tempo che va dal 1870, vale a dire da prima della pubblicazione di Roderick Hudson (1876), fino al 1900, più o meno gli anni de La fonte sacra e Le ali della colomba.

Nel volume troviamo anche pagine scritte da Henry James nel 1877, in occasione di un suo viaggio in Italia tratte dal volume Italian Hours che ho citato più sopra.

image

Una raccolta tutta da gustare, a cominciare dalle ammalianti descrizioni di città, paesaggi, atmosfere italiane.

In Compagni di viaggio due americani in giro per Italia è proprio in Italia che si innamorano (dopo essersi innamorati dell’Italia).

Attraverso i loro occhi vediamo un’insolita Milano arroventata dalla canicola agostana, ci estasiamo davanti la maestosità del Duomo e del panorama circostante osservato dalla guglia, ammiriamo Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova e che dire poi delle pagine su Venezia? Gli unici paragoni che ai miei occhi reggono il confronto sono le pagine del Brodskij di Fondamenta degli Incurabili e quelle di Proust in Albertine disparue

Non solo monumenti, cappelle, calli veneziane, antiche statue romane troviamo, in questi racconti, ma anche splendidi panorami alpini: in A Isella un americano valica  le Alpi incamminandosi a piedi verso l’Italia partendo da Lucerna in Svizzera.

Il racconto è un vero e proprio canto d’amore per l’Italia: attraverso la narrazione in prima persona il protagonista ci parla del suo desiderio, della sua brama di arrivare finalmente in Italia, perché l’Italia è “la patria della bellezza, delle arti, di tutto ciò che rende la vita splendida e dolce. Italia, per noi smorti stranieri, è una parola magica. […] Veniamo educati a pensare che quando ci saremo guadagnati agio e riposo […] potremo partire attraversare oceani e montagne e vedere sul suolo italiano la sostanza prima – “l’idea platonica” – dei nostri sogni consolatori, delle nostre fantasie più fervide.”

Arrivato finalmente in Italia a Iselle (vicino Domodossola) il giovane americano si imbatte in una bella e misteriosa signora italiana che lo fa pensare alle molte celebri eroine italiane di Stendhal, quello Stendhal del quale James, quando passeggiava nelle città italiane, portava sempre in tasca un volume…

In questi splendidi racconti così simili tra loro eppure anche così diversi l’Italia, le bellezze italiane (cose, monumenti, ma anche donne e uomini affascinanti e qualche volta inquietanti), i misteri italiani sono sempre presenti.

A volte in primissimo piano (come il paganesimo delle antiche divinità romane ne L’ultimo dei Valeri in cui la misteriosa statua rinvenuta nel giardino di una antica villa patrizia fa venire in mente al lettore il celebre Fauno di marmo di Hawthorne) a volte più sullo sfondo ma sempre a far da contrappunto ad alcuni dei temi più cari ad Henry James.

Come ad esempio il tema del rapporto tra l’artista e la sua opera, al centro non solo di molti altri racconti di James ma anche della raccolta di saggi letterari sulla letteratura francese dal titolo La lezione dei maestri.

Ne La Madonna del futuro ci troviano di fronte al peggiore incubo di tutti gli artisti: quello della paralisi o dell’impotenza creativa.

John Singer Sargent Boboli Gardens

John Singer Sargent, Firenze, Fontana, Giardini di Boboli (fonte)

Nella Firenze degli Uffizi, di Palazzo Pitti e delle Madonne di Raffaello si consuma infatti il dramma della sterilità creativa di un pittore che incapace di agire esaurisce le proprie energie in “discorsi, progetti e promesse, nello studio, nelle visioni”

Anche qui, viene in mente il testo di un altro grande della letteratura, quel racconto di Balzac dal titolo Le chef-d’oeuvre inconnu, nel quale viene narrata la vicenda di un artista che dopo avere dedicato la propria vita alla realizzazione di un presunto capolavoro si rende conto che si tratta di un’orribile crosta, lo distrugge e muore.

Ne L’albero della conoscenza, l’incapacità di un altro artista — questa volta uno scultore — estremamente prolifico ma talmente incapace di riconoscere la propria mancanza di talento da attribuire all’eccesso del proprio genio il fallimento di ogni tentativo di acquisire consensi di pubblico e/o di critica…

Nella maggior parte dei racconti di questa raccolta James utilizza una affascinante strategia narrativa che consiste nel porre un oggetto artistico al centro di un’opera, facendone un simbolo ed allo stesso tempo un elemento funzionale al progresso dell’azione. In La Madonna del futuro questo elemento è costituito dal quadro di Theobald, in L’ultimo dei Valeri dalla statua dissotterrata, in Adina un prezioso antichissimo topazio…

Oggetti artistici che quasi possedessero una vita propria ed una propria volonta (a volte anche decisamente maligna) scatenano una serie di azioni e reazioni da parte degli esseri umani che li posseggono o vorrebbero possederli, echi letterari di altri autori, di altre letterature.

In tutti i racconti, poi, sofisticatissime dinamiche psicologiche ( Il discepolo , L’accompagnatrice e L’albero della conoscenza sono piccoli grandi capolavori).

Tutto questo e molto altro ho trovato in questo volume che negli ultimi giorni mi ha fatto trascorrere ore di lettura di raro piacere e di gran divertimento.

Le pagine in cui Henry James va a spasso per Firenze leggendo Mattinate fiorentine di Ruskin criticando al limite dello sberleffo “quei piccoli e divertenti libriccini” sono, a mio parere, irresistibili (chissà cosa avrebbe pensato Proust, di quel che pensava James a proposito di Ruskin… ma sto divagando)

“nonostante la mia ilarità a stento trattenuta, solo rare volte proruppi a ridere in modo disdicevole. Mi ero realmente goduta la buona e vecchia città di Firenze, ma adesso ecco che apprendevo da Ruskin che essa era scandalosamente priva di carità. Mi sarei lasciato andare ad un’imprecazione a fior di labbra, se non avessi fatto una faccia lunga tre metri. Avevo provato un grande piacere nel guardare certi affreschi del Ghirlandaio, nel coro di questa stessa chiesa; ma da uno dei succitati libretti emergeva che questi affreschi non valevano quasi nulla. Avevo ammirato molto Santa Croce e avevo pensato che il Duomo fosse senz’altro una nobilissima impresa, ma ecco che ricevevo la perentoria assicurazione che non capivo nulla a riguardo.”

…e via di questo passo.

Ah, dimenticavo: uno degli effetti collaterali che mi ha provocato questa lettura è stato l’avermi spinta a riprendere in mano Impressioni italiane di un altro autore a me molto caro, Charles Dickens, che nello scrivere il suo libro aveva tenuto a precisare che “Io […] sebbene ardente ammiratore della scultura e della pittura, non mi diffonderò a scrivere di quadri e di statue celebri”. Del libro di Dickens, che parla di un’Italia tanto diversa da quella di James, avevo scritto >> qui

John Singer Sargent Roma Villa Borghese

John Singer Sargent, Roma, Villa Borghese (fonte)

  • La scheda del libro (lo si trova anche nell’edizione economica in brossura) >><


Advertisements

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Libri e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a RACCONTI ITALIANI – HENRY JAMES

  1. giacynta ha detto:

    Recentemente ho letto “Il carteggio Aspern” ambientato a Venezia.
    I racconti mi mancano. Li prenderò. 🙂

    • gabrilu ha detto:

      @ giacyntha
      eh! 🙂
      Non so quanto tu abbia già letto di H. James e se e quanto ti piaccia.
      Certo è che “Il carteggio Aspern” è davvero un piccolo, perfetto gioiello, IMHO.
      (Mi è venuta voglia di rileggerlo…)
      Ciao! 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...