STERILIZZARE L’OLOCAUSTO?

Berlino Monumento all'Olocausto

Berlino. Monumento all’Olocausto (Foto Gabriella Alù, aprile 2010)

Mi accorgo che, con il passare degli anni, divento sempre più ambivalente nei confronti dei rituali collettivi che, celebrati a scadenze prefissate, hanno per obiettivo quello di tenere viva la memoria di eventi che giustamente non si ritiene debbano venire dimenticati.

La mia ambivalenza consiste essenzialmente nel fatto che, da un lato, sono assolutamente d’accordo sulla necessità di mantenere viva la memoria storica, dall’altro avverto il timore che una eccessiva ritualizzazione, codificazione di cerimoniali, ingessamento di protocolli finisca di fatto per costituire un alibi per dimenticarsi allegramente (si fa per dire) di questi fatti per il tempo restante ma soprattutto possano avere l’effetto di tarpare le ali alla volontà di approfondimento fossilizzando la conoscenza imbalsamandola così in una sorta di rassicurante “ah, vabbè, già lo so”.

Rischio di una sorta di sterilizzazione, insomma.

Come scrive Zygmunt Bauman in un libro che è  uno  dei miei più  forti punti di riferimento, per quanto riguarda la riflessione sull’Olocausto.

Zygmunt Bauman

[…] sterilizzazione dell’immagine dell’Olocausto sedimentata nella coscienza popolare. L’informazione pubblica su questo argomento è legata, nella grande maggioranza dei casi, alle cerimonie commemorative e alle solenni dichiarazioni che tali cerimonie suggeriscono e legittimano.

Occasioni del genere, sebbene importanti per altri versi, offrono poco spazio a un’analisi profonda dell’esperienza dell’Olocausto, e in particolare dei suoi aspetti più sgradevoli e inquietanti.

Solo una parte ancora minore di questa analisi già limitata riesce poi a raggiungere la coscienza sociale attraverso i mezzi di informazione non specializzati e accessibili a tutti. Quando l’opinione pubblica viene chiamata a riflettere sulle domande più agghiaccianti – come è stato possibile questo orrore?, come è potuto accadere nel cuore della parte più civilizzata del mondo? -, la sua tranquillità e il suo equilibrio mentale ne risultano raramente turbati. La discussione sulle colpe si traveste da analisi delle cause; le radici dell’orrore, ci viene detto, vanno cercate e saranno trovate nell’ossessione di Hitler, nella compiacenza dei suoi accoliti, nella crudeltà dei suoi seguaci e nella corruzione morale seminata dalle sue idee; forse, se si cerca un po’ più a fondo, esse potrebbero anche essere rinvenute in certi tratti peculiari della storia germanica o nella particolare indifferenza morale della popolazione tedesca, atteggiamento che si può supporre soltanto alla luce del suo manifesto o latente antisemitismo. L’invito a ´cercare di capire come siano potute accadere cose del genereª viene seguito, nella maggior parte dei casi, da una litania di rivelazioni su quel regime odioso che fu il Terzo Reich, sulla bestialità dei nazisti e su altri aspetti della ´malattia tedesca’, la quale, secondo quanto si crede e si è incoraggiati a credere, Ë il sintomo di qualcosa che ´urta contro il carattere dell’umanità. E’ stato anche detto che, soltanto dopo aver acquistato la piena consapevolezza della bestialità nazista e delle sue cause, ´sarà possibile, se non guarire, almeno cauterizzare la ferita che il nazismo ha inflitto alla civiltà occidentale’. Una delle possibili interpretazioni (non necessariamente condivisa dagli autori) di queste e di simili dichiarazioni implica che la ricerca delle cause potrà dirsi conclusa una volta accertata la responsabilit‡ morale e materiale della Germania, dei tedeschi e dei nazisti. Come l’Olocausto stesso, le sue cause vengono confinate all’interno di uno spazio circoscritto e di un tempo limitato (ormai, fortunatamente, concluso).

Berlino Wittenberg Platz

Berlino, Wittenberg Platz (foto Gabriella Alù, agosto 2008)
“Luoghi del terrore che non dobbiamo dimenticare mai”
si legge nel cartello con l’elenco dei campi di concentramento posto di fronte alla stazione della metro.

Ma esercitarsi ad individuare nella “germanicità” del crimine l’aspetto in cui deve risiedere la sua spiegazione è contemporaneamente un esercizio che assolve chiunque altro e, in particolare, “qualunque altra cosa”. L’ipotesi secondo cui i responsabili dell’Olocausto rappresentano una ferita o una malattia della nostra civiltà e non il suo prodotto terrificante ma coerente sfocia non soltanto nella consolazione morale dell’autoassoluzione, ma anche nella tremenda minaccia dell’inerzia morale e politica. Tutto è avvenuto «fuori di qui», in un altro tempo e in un altro paese. Quanto più «loro» sono colpevoli, tanto più «noi» siamo integri e tanto meno dobbiamo preoccuparci di difendere questa integrità.

Una volta presupposta la coincidenza tra attribuzione delle colpe e individuazione delle cause, l’innocenza e la saggezza del modo di vivere di cui siamo cosÏ orgogliosi non hanno bisogno di essere messe in dubbio.L’effetto finale è, paradossalmente, quello di togliere al ricordo dell’Olocausto la sua asprezza. Il messaggio che l’Olocausto contiene sul nostro modo di vivere oggi – sulla qualità delle istituzioni a cui affidiamo la nostra sicurezza, sulla validità dei criteri con cui giudichiamo la correttezza della nostra condotta e dei modelli di interazione che accettiamo e consideriamo normali – viene messo a tacere, resta inascoltato e non arriva a destinazione. Esso viene sì decifrato dagli specialisti e discusso nel circuito delle conferenze, ma difficilmente giunge a farsi sentire altrove e rimane un mistero per tutti i non iniziati. A tutt’oggi non è entrato a far parte della coscienza contemporanea (in ogni caso non in modo serio). E, quel che è peggio, non ha ancora inciso sul nostro modo di agire.

Annunci

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Attualita e Storia, Citazioni, Germania, Libri e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a STERILIZZARE L’OLOCAUSTO?

  1. Laura ha detto:

    Grazie per il post.
    Le mie personali riflessioni sull’Olocausto, su come è potuto accadere, la mia “coscienza tranquilla” attraverso il distanziamento (tutta colpa del nazifascismo ecc.) hanno subito brusche scosse non solo via via che affiorano notizie su quanto “si sapeva” allora nel resto del mondo ma soprattutto di fronte a quanto è accaduto in occasione delle guerre nella ex-Yuogoslavia… vedevamo esodi di popolazioni, bormardamenti… al telegiornale, mangiando e ce ne siamo stati lì….

  2. valigiesogni ha detto:

    Ieri mattina pensavo a questa cosa dei riti collettivi. Qualcuno mi stava parlando di un libro da leggere per il giorno della memoria. Come se Levi, Bassani, Nemirovsky… si possano leggere solo in questi giorni. In fondo, meglio leggerli perché qualcuno ce lo ricorda che dimenticarli completamente.
    Però, ecco, ho come la sensazione che spesso le scadenze prefissate finiscano per banalizzare quelli che dovrebbero essere momenti di riflessione importanti. “Ah, già, il giorno della memoria, come l’anno scorso…”. Sì, come il 25 aprile, il primo maggio e la festa del papà. Magari mi sbaglio, ma temo che il processo di imbalsamazione sia già in corso.

  3. Dragoval ha detto:

    Purtroppo Bauman ha ragione. L’analisi delle cause e l’attribuzione delle colpe, come dice lui, servono a tacitare la nostra coscienza a costo zero e a farci dimenticare- o ignorare :
    1. che l’antisemitismo è diffuso in Europa da tempo in memore ed è costato innumerevoli morti in nome della “limpieza de sangre” già al tempo di Isabella di Castiglia;
    2. che l’odio contro gli ebrei, giudicati degli orrendi parvenu indebitamente e vergognosamente arricchiti serpeggia già nell’alta società francese fin de siécle (v. lo Swann di Proust, vedi Charles Ephrussi);
    3.che i terribili pogrom scatenati da Stalin hanno goduto di una sorta di impunità nella memoria collettiva, completamente offuscati dall’orrore nazista (a cui certo non sono stati inferiori);
    4. che il mito della razza non è soltanto,ma somiglia molto, ad una delirante copertura ideologica per nascondere la più banale delle verità, ovvero il desiderio di appropriarsi dei capitali delle grandi famiglie di banchieri e finanzieri. E il massacro della gente comune, allora? Potremmo considerarla quasi come una forma di vendetta trasversale massificata. Ad assicurarsi che non ci fosse più nessuno a reclamare i diritti del maltolto. Del resto, i nazisti non pensavano certo di perderla, la guerra…..
    5. che i semi dell’odio sono ancora estremamente radicati in tutta Europa, e che un ottimo fertilizzante è la disperazione di questi tempi difficili, che fa desiderare più ardentemente che mai un capro espiatorio da sacrificare al Moloch di turno, per propiziarsi di nuovo l’abbondanza del raccolto.

    • gabrilu ha detto:

      @Dragoval
      condivido in pieno tutti i punti che hai elencato.
      Per quanto mi riguarda, aggiungo e preciso che quello che da un po’ di tempo mi rode, è il fatto che ho l’impressione che tutti vogliano scaricare tutto solo ed esclusivamente su Hitler, i Nazisti, i tedeschi. Sulle tremende colpe di questi non c’è da discutere.
      Ma sembra che la memoria (reale e/o storica) diventi improvvisamente cortissima o inesistente quando si parla di corresponsabilità e/o di complicità anche di altri.
      Personalmente ho apprezzato molto il discorso di Angela Merkel nel giorno della Memoria, e in tutte le città tedesche che mi sono trovata a visitare ho visto e ascoltato i segni tangibili di una reale volontà di elaborazione di quanto successo.
      Mi sbaglierò, ma analogo sforzo non mi pare di avvertirlo per quanto riguarda, ad esempio, le responsabilità e le complicità dell’Italia.
      Mi fermo qui, potrei continuare a lungo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...