IL MARE CHE BAGNA I PENSIERI – ILMA RAKUSA

Ilma Rakusa

“E sempre un andar via, e sempre un commiato alla volta di nessun luogo” scrive Ilma Rakusa già nelle prime pagine di Il mare che bagna i pensieri.

Scrittrice, poetessa, slavista, traduttrice, Ilma Rakusa, nata nel secondo dopoguerra da padre sloveno e madre ungherese in una cittadina della Slovacchia sempre in balìa della ridefinizione dei confini tra Ungheria e Repubblica Cecoslovacca e dunque europea dell’Est ha trascorso un’ infanzia da apolide fra Budapest, Lubiana e Trieste,

ha girato tutta l’Europa e gran parte dell’ex URSS. Quasi sempre in treno.

“L’Europa dell’Est, su cui si stende il reticolo della mia storia familiare, l’ho attraversata in lungo e in largo, viaggiando soprattutto su binari. Orrore e attrattiva delle sue stazioni ferroviarie: stazioni color giallo mariateresiano, grigio sporco, divorate dalla rogna, cadenti, con e senza colonne, con un buffet maleodorante o con un semplice banco di mescita, con piante di geranio rinsecchite ed una piccola casa cantoniera, con i binari morti in mezzo alla tristezza delle provincia.”

Ha però scelto come sua residenza la Svizzera (Zurigo) e, soprattutto, come sua lingua il tedesco, il tedesco ufficiale, il tedesco dei libri, diventato per lei “un punto di convergenza e un asilo”, una sorta di riparo rispetto alla babele linguistica della propria famiglia e della stessa Svizzera.

Singolare autobiografia costruita sul filo dei ricordi e di rievocazioni che vanno dall’infanzia alla giovinezza dell’autrice dagli anni Quaranta alla fine degli anni Sessanta, Il mare che bagna i pensieri è ricco di divagazioni, salti temporali, varie forme di scrittura (da quella diaristica a quella del reportage giornalistico a quella poetica).

Ilma Rakusa si avvale sia di scritti personali sia di quelli di alcuni componenti della famiglia; la seguiamo a Parigi dove studia slavistica alla Sorbona, scopriamo con lei Praga e Vilnius, Budapest e Cracovia e Leningrado-Pietroburgo dove risiede un anno grazie ad una borsa di studio ottenuta per perfezionarsi nella lingua russa. Leningrado – San Pietroburgo: altro racconto di transitorietà storica di una città divisa tra monumenti zaristi e (siamo negli anni Sessanta) regime comunista.

Tra riflessioni sulla musica (la Rakusa è un’ottima pianista), sulla letteratura, la politica, la religione (cattolica, è appassionata di testi ebraici ed ovunque si rechi non manca mai di visitare le sinagoghe), su tutto si avverte una “nostalgia” di un’Europa, quella mitteleuropea — o, come preferiscono definirla scrittori come Danilo Kis e Milan Kundera, l’Europa centrale — nel cui modo di pensare, di sentire, nella cui tradizione letteraria e persino in una certa architettura si percepisce, secondo la Rakusa, una forte compattezza ed identità culturale.

Libro costituito da “passaggi della memoria” in cui i temi dei confini (geopolitici, ma anche interiori), delle frontiere (anche linguistiche) da oltrepassare, dell’identità e dell’appartenenza costituiscono a mio parere l’aspetto più intenso ed interessante, Il mare che bagna i pensieri è il racconto di una transitorietà non solo geografica quanto soprattutto temporale, che ha cancellato un intero mondo e un’intera concezione di esso.

Mai del tutto integrata con il Paese che di volta in volta la ospita, l’“essere stranieri come modo di vivere” sembra costituire più un valore aggiunto che una diminutio per una donna che come professione ha scelto, non a caso, quella di traduttrice, e cioè di mediatrice, di ponte tra registri linguistici diversi (la Rakusa ha tradotto dal russo Remizov e la Cvetaeva, dal francese Marguerite Duras, Danilo Kis dal serbocroato, Imre Kertész e Péter Nadas dall’ungherese).

“Mi manca del tutto il sentimento di un’appartenenza nazionale; quando mi si chiede dove mi senta di casa, in tutta franchezza posso soltanto rispondere: nella lingua e nella letteratura” ha dichiarato Ilma Rakusa secondo quanto riportato dal traduttore e curatore Mario Rubino nell’eccellente postfazione dal titolo “Il Kaddish per un’Europa scomparsa”.

seeNota a margine:

Le parole della Rakusa sul senso di appartenenza nazionale, sulla lingua e sulla letteratura non potevano non farmi tornare in mente quel concetto di lingua e letteratura come “patria portatile” espresso dal grande critico ebreo tedesco Marcel Reich Ranicki nella sua autobiografia La mia vita di cui ho già parlato >>qui

Scrive infatti Reich Ranicki

“Forse solo allora capii fino in fondo che anch’io avevo una “patria portatile”: la letteratura, la letteratura tedesca”

Ilma Rakusa Il mare che bagna i pensieri

Ilma RAKUSA, Il mare che bagna i pensieri. Passaggi della memoria (tit. orig. Mehr Meer. Erinnerungspassagen), a cura di Mario Rubino, p.376, Sellerio Editore, Palermo, 2011

  • La scheda del libro >>
  • Ilma Rakusa >>
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9 risposte a IL MARE CHE BAGNA I PENSIERI – ILMA RAKUSA

  1. Grazia ha detto:

    In questi giorni, sbatacchiata tra la passione e la paura per l’Italia, l’affetto per la serenità del Belgio e l’amore e la curiosità per la Germania, mi sento senza radici e ho bisogno più che mai di trovarmi una ” patria portatile” che mi aiuti a sentirmi finalmente a casa.

  2. elenag ha detto:

    Anche Cioran aveva un concetto simile della nazionalità, se non ricordo male.

  3. nicole ha detto:

    Gabrilu! Ma come fai a scovare certe cose che sembrano fatte apposta per me?
    Ilma Rakusa, che non conoscevo, sembra mia gemellina quasi omozigote.
    Domani mi precipito in libreria per comperare libro che mi porto durante viaggio imminente.
    Dico qui una cosa che mi sarebbe difficile dire con persone che conosco e frequento.
    Da qualche anno mi sento come traditrice di casa, mi hanno da piccola sempre impedito di studiare e parlare tedesco( lingua madre di nonna e padre assieme a ungherese e croato) doveva la mia essere prima generazione ” tedesco free”( che idea!! ma non voglio giudicare, era mia madre la paladina di tale novità non sapendo i danni che avrebbe potuto causare privando una persona di una possibilità di espressione in una lingua solo perchè lei non voleva più sentirla), ebbene…ora che non sono giovanissima ho grande pace, grande desiderio di leggere in tedesco, ho dovuto studiarlo pure, certo non partivo da zero, ma con grande sorpresa e anche timore ho scoperto che è la ” mia lingua” se anche non sono in grado di esprimermi come vorrei.Per tanti anni, dall’adolescenza, mi ero creata un mondo solo mio col russo e letteratura russa, vi entravo solo io in quel mondo e tutti gli altri restavano fuori( almeno il russo nessuno lo parlava in casa!!), ma ora è stato come richiamo della foresta il tedesco.
    Grazie per questa segnalazione per me preziosa.Io mi occupo di cose che nulla hanno a che fare con lingue, letteratura,ma amo approfondire argomenti per me innati e qui trovo spunti notevoli . Ora sto leggendo( tempo è tiranno!) molto su Caucaso, un posto bellissimo,geograficamente unico al mondo per commistione di lingue , culture,crogiolo di uomini inimmaginabile fin da notte dei tempi, confini tracciati ora qui ora lì..da secoli, e le spese le fanno sempre i deboli del momento.
    Mi scuso per lunghezza, ma non vedo l’ora di avere in mano questo libro. Grazie.

  4. monicavannucchi ha detto:

    Grazie grazie grazie per questa bellissima segnalazione e per avere suscitato commenti così profondi e sinceri. comprerò il libro subito e lo farò mio, sono sicura. posso provare a ricambiare la tua immensa generosità con una segnalazione piccola piccola: ho appena finito Lungo la via incantata di William Blacker, Adelphi, e qui siamo in Romania dopo la caduta del muro. il libro ha veramente il passo narrativo di una fiaba. un abbraccio, m.

  5. gabrilu ha detto:

    @Grazia e @ nicole
    io sono siciliana, figuratevi qui tra greci (periodo buono: Magna Graecia, Archimede & affini) , romani (la Sicilia serviva loro solo come granaio) , arabi (il periodo migliore), Normanni e Svevi (ottimo Federico II), spagnoli (lasciamo perdere), francesi (ci hanno lasciato la cucina del Monsù, almeno quella…) , napulitani (Borbone), inglesi (le migliori cose di Palermo, a parte gli arabi e i normanni, le hanno lasciate gli inglesi), piemontesi, garibaldini, americani (che è vero che che con l’operazione Husky ci hanno risparmiato gli orrori della Resistenza e delle rappresaglie naziste, ma hanno legittimato la mafia insediando come sindaci i peggio mafiosi in circolazione) … e per di più un’isola (in tutti i sensi) … più terra di confine e di frontiera e di meticciati e di commistioni di questa, eh 🙂

    Se poi aggiungete che — di mio — il ramo paterno viene dritto dritto dagli spagnoli e quello materno dal profondo Piemonte…
    Volete che mi debba sentire anche “radicata”? Ma no, e per mia fortuna!

  6. Renza ha detto:

    In calce a questa interessante segnalazione, ecco qua una notizia che, con questa, fa quasi da pendant. E cioè il fatto che nel 2010 il Deutscher Buchpreis, il premio al libro dell’anno in lingua tedesca, è stato vinto dal romanzo “Tauben fliegen auf” ( «Le colombe volano via») di una scrittrice Melinda Nadj Abonji che è svizzera ma jugoslava d’origine, della minoranza di lingua ungherese dell’ attuale Serbia e che è anche musicista. Le somiglianze con la Rakusa sono tante e, per curiosità, questa notizia mi viene da un’ amica ungaro-italo-tedesca a cui avevo segnalato, da questo blog, Ilma Rakusa. .
    http://www.lastampa.it/2010/10/08/cultura/libri/che-libro-fa/ora-il-web-rivela-i-nuovi-goethe-fRTDtcJnh3nYVgZ4nlSBXK/pagina.html

  7. gabrilu ha detto:

    Renza grazie dell’interessantissimo link. Chissà quanto tempo dovrà passare per poter leggere il libro in italiano…

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