LA FAMIGLIA KARNOWSKI DI ISRAEL SINGER IN ITALIANO!

 

La famiglia Karnowski

Finalmente tradotto in italiano, pubblicato da Adelphi, il bellissimo romanzo La famiglia Karnowski di Israel Joshua Singer, del quale avevo a lungo parlato >>QUI

  • La scheda del libro sul sito della casa editrice Adelphi >>

 

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14 risposte a LA FAMIGLIA KARNOWSKI DI ISRAEL SINGER IN ITALIANO!

  1. Maria Laura ha detto:

    Condiviso su FB…un abbraccio…

  2. egidio dallo ha detto:

    è meraviglioso! ho appena acquistato il libro .

  3. gabrilu ha detto:

    @egidio dallo
    sarei molto contenta se quando l’avrai finito vorrai tornare a dirci le tue impressioni.

    P.S. Adelphi, Adelphi… non sarò mai grata abbastanza, a questa casa editrice che mi ha fatto conoscere tanti splendidi autori e tante splendide opere… Ma questa è solo una mia piccola divagazione 🙂

  4. Winckelmann ha detto:

    Oggi in treno leggevo il mio Adelphi e di fianco a me avevo un ragazzo che contemporaneamente guardava un film, leggeva la posta e stava su Facebook in tre finestre aperte sul portatile e intanto mandava sms col cellulare. E mi sentivo così incredibilmente fortunato…
    Grazie per la segnalazione del Singer, l’ho subito comprato per mio fratello che domani fa il compleanno e sono sicuro che apprezzerà. Poi lo prenderò assolutamente anche per me.

    • gabrilu ha detto:

      @Winckelmann
      Eh, eh, ho visto il tuo ultimo post sul blog ed ho scoperto che l’Adelphi che avevi in mano era “La vedova Couderc” di Simenon, eh? 😉
      Per il resto… sì, come non essere d’accordo con te, anch’io detesto il multitasking.
      Preferisco una cosa alla volta, Tante cose, ma una alla volta.
      Ciao! 🙂

  5. florida ha detto:

    anch’io ho un fratello che compie gli anni e oggi domenica vado a pd per comprarlo: vive in Berlino e credo sarà un regalo SUPERBO approposito io amo gli Adelphi in toto ma anche per la grafica eeee per la carta, che meraviglia leggere e sentirne il calore E lo spessore c’è anche la la possibilità di aprirlo tutto senza doverne forzare la spina dorsale..ah ah buona lettura a todos
    ciao flò

  6. Renza ha detto:

    Non vi sono dubbi, ” La famiglia Karnowski” è un grandissimo romanzo. L’ ho letto combattuta dalla voracità di terminarlo e dal timore di doverlo finire. Mi è sembrato perfetto : nella descrizione storico-sociale ( qualche brivido lungo la schiena nel ritrovare discorsi e umori che ci risuonano nelle orecchie anche oggi) e nell’ ideazione dei personaggi.
    ” I fratelli Askenazi” mi era parso più orientato all’ affresco storico e meno attento ai personaggi, qui, invece, ci sono figure che restano impresse, indelebili.
    Le figure femminili citate da gabrilu, orientate a frenare i conflitti, alla benevolenza ( penso alle due nonne , l’ ebrea e la cristiana), all’ amore ( penso a Elsa, apparentemente mite che affronta con inaspettata ma giusta violenza il fratello degenere).
    Poi, Georg, il mio preferito. Questo giovane, bello, con gli occhi ardenti che da ragazzo ribelle, diventa medico scrupoloso e uomo che sa ricominciare, anche a ricostruire un legame con un figlio turbato e quasi perduto. Il finale è sospeso, ma Georg riconquista – e forse salva- quel figlio e- ci dice- è tutto quello che lui desidera. Per dirla con Daniele Cohen ” L’unica nota negativa adesso sarà riuscire a trovare un altro romanzo all’altezza.”.

  7. Sandra ha detto:

    Cara Gabrilù grazie per la recensione di questo bellissimo romanzo. Sin dalle prime pagine ho capito di avere tra le mani un testo prezioso. I personaggi maschili e femminili sono di quelli che ti entrano nel cuore , l’affresco storico ci fa calare nelle tenebre di quei tempi oscuri, e ci aiuta a capire quale dramma è stato vissuto da coloro che non sono stati spazzati via dalla furia nazista. Lea è la tipica “yiddishe mamie” che avvolge con il suo amore il figlio prima e il nipote poi, anche se sposata con David, l’ ebreo emancipato, continua ad avere il cuore tra la sua gente….sarà infatti solo a New York che troverà la serenità sentendosi finalmente a casa,libera di parlare il suo amato yiddish. Elsa Landau è anche lei un personaggio che facilmente ritroviamo tra le giovani ebree emancipate che partecipavano alle riunioni del” Bund”, il movimento operaio ebraico. La sua passione nella medicina prima e nella politica poi, mi hanno fatto pensare a Rosa Luxenburg. David Karnowski è invece il tipico ebreo che vuole emanciparsi, ma secondo me non certo assimilarsi, non a caso non accetta il matrimonio del figlio con una goi. Georg è invece bello, vitale brillante e proprio nel dover affrontare l’ antisemitismo ritrova le sue profonde radici. Un altro personaggio che mi ha commosso è il l’ anziano medico Landau, padre di Elsa, medico per devozione e per amore dei suoi pazienti, salutista ante litteram

  8. Dragoval ha detto:

    Ho deciso di regalarmelo per festeggiare il felice superamento di una dura prova.
    Sono certa che sarà una lettura importante…..

    • gabrilu ha detto:

      @Dragoval.
      Garantito.
      Non sono sicura però che, se sei appena uscita da una dura prova, leggere adesso i Karnowski sia una buona idea.
      Tenertelo in caldo per un altro momento?
      (Ri)leggerti intanto (come sto facendo io) un superottimissimo Thackeray?
      …Guarda che Becky Sharp, l’Immortale, fa miracoli 🙂
      (Sta resuscitando persino me, il che è tutto dire…. 🙂
      Ma insomma non so. Soprattutto non conoscendo la natura della “dura prova”. Che spero sia stata una “felice dura prova felicemente superata”. In ogni caso… buone letture!
      Ciao

  9. Dragoval ha detto:

    Romanzo terminato oggi.Oddio. Sono ancora sotto l’effetto, non sono riuscita a iniziarne subito un altro. Penso – soprattutto- alla figura di Jegor, alle terribili umiliazioni che è costretto a subire, una che lo sottrae e l’altra che lo restituisce a sé stesso. Penso ai nazisti che nel romanzo non sono mai chiamati con il loro nome ma definiti sempre e solo “quella gente” o “gli uomini con gli stivali”. Penso a Hitler che nel Liceo di Jegor prende il posto di Goethe. Penso agli ebrei d’oltreoceno che non parlano dell’orrore nazista per negarlo anche a sé stessi o per paura di ritorsioni contro i parenti rimasti ” laggiù”. Penso a quanto sarà difficile trovare un altro romanzo altrettanto grande.
    Certo, mi restano ancora I fratelli Ashkenazi …..ma non mi va di bruciarlo per la fretta o per le aspettative sbagliate.
    Così, dopo Grossman (e Bernhard, e Sebald, e Canetti), ecco un altro immenso autore conosciuto grazie a te e al tuo blog, che diventa un altro pilastro della mia biblioteca personale…..
    Grazie…..

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