“MIO FRATELLO I.J. SINGER”

Isaac Bashevis Singer Joshua Israel Singer

I fratelli Israel Joshua e Isaac Bashevis Singer

Nel mio precedente post sul romanzo Yoshe Kalb e le tentazioni di Israel Joshua Singer scrivevo che mi sarebbe piaciuto poter leggere la prefazione scritta da Isaac Bashevis Singer per il romanzo del fratello, contenuta nell’edizione degli Editori Riuniti del 1984.

Ringrazio Vania che,  essendo in possesso  del  volume di quell’edizione  ha  avuto la pazienza e la cortesia di passare l’Introduzione allo scanner e inviarmela.

Voglio riportarla per intero, quell’Introduzione di Isaac, perchè l’ho trovata molto illuminante ed interessante in particolare per quanto riferisce a proposito dell’ambivalenza di Israel Joshua nei confronti della lingua yiddish (o jiddisch — non ho idea di quale sia in italiano la dizione più corretta).

La scelta del titolo di questo post deriva dal fatto che sono rimasta particolarmente colpita non solo dal fatto che Isaac parla di Israel riferendosi a lui sempre come a “mio fratello I.J. Singer”, ma dalla ripetitività e dalla quantità di volte con  cui queste parole appaiono nel testo.

_ Introduzione _

Verso la fine degli anni venti, mio fratello, I.J.Singer, mise a rumore i circoli letterati ebraici inviando una lettera a diversi giornali di Varsavia con l’annuncio ch’egli non si considerava più uno scrittore jiddisch. Vi fu una reazione di grande sbalordimento. Come poteva uno scrittore rinunciare a una letteratura come fosse un circolo da cui desse le dimissioni? Inoltre, che cosa aveva portato il giovane e dotato Singer al punto da provare il bisogno di separarsi dalla tradizione letteraria jiddisch? Nella sua lettera egli arrivava a dire che scrivere in jiddisch era “umiliante”. Io fui tra coloro che cercarono di dissuadere mio fratello da questo gesto puerile, benché fossi più giovane di lui e, come scrittore, appena un principiante. Avemmo lunghi colloqui in cui mio fratello mi esponeva tutte le manchevolezze del moderno ambiente jiddisch. Io ribattevo cercando di convincerlo che uno scrittore non poteva rinnegare la propria lingua madre. In quale altra lingua avrebbe continuato a scrivere? A quel tempo, benché egli fosse assai familiare con la letteratura ebraica antica. non aveva imparato a sufficienza l’ebraico moderno da poterlo usate per scrivere. E, comunque, trovava forse che l’ambiente ebraico era migliore di quello jiddisch? Negli anni venti l’ebraico non era quella lingua viva ch’è diventata oggi. Uno doveva continuamente cercate delle parole nel dizionario, e molti termini per designare oggetti moderni non esistevano addirittura. Gli ebraisti di Varsavia costituivano un piccolo gruppo di poveri insegnanti ebrei per i quali una regola o un abbellimento grammaticale costituivano qualcosa di ben più importante che non la sostanza letteraria. Mio fratello andava d’accordo con loro non piú di quanto andasse d’accordo con i parolai comunisti e con gli adoratori di Stalin dell’ambiente jiddisch. Con angoscia, mi resi conto che lui, al pari di me, suo fratello minore, in realtà non si trovava bene in nessun posto.

Mio fratello si mise in testa che doveva imparare il tedesco, e diventare uno scrittore in lingua tedesca. Quest’idea non mi parve altro che una strana illusione. Prima di tutto, per imparare una lingua straniera occorrono anni. In secondo luogo, il tedesco è particolarmente difficile, uno che parla jiddisch, a causa delle grandi analogie tra le due lingue. In terzo luogo, sapevo che la visione di mio fratello, la sua intera esperienza. erano inestricabilmente connesse con l’jiddisch. Per qualche tempo, poiché io avevo studiato tedesco e tradotto numerosi libri tedeschi in jiddisch, le regole della grammatica e della sintassi tedesca furono oggetto delle conversazioni tra mio fratello e me. Poi, d’un tratto, egli decise che il tedesco non era la lingua adatta per lui, e che invece avrebbe studiato il francese. L’idea che mio fratello dovesse smettere di scrivere finche non avesse conosciuto il francese a sufficienza per poter scrivere in quella lingua, mi parve grottesca. Sapeva soltanto poche parole di francese. Ero convinto che se anche avesse studiato vent’anni non sarebbe mai riuscito a padroneggiare il francese fino a tal punto. Inoltre, il suo insegnante di francese non conosceva lui stesso la lingua a sufficienza.

I giornali di sinistra, naturalmente. spiegarono la sua lettera in termini di lotta di classe. Poiché I.J. inger non glorificava le masse, non prendeva parte alla loro lotta, non possedeva alcuna fede. Mio fratello era effettivamente molto scoraggiato, e da molto tempo. Ma le ragioni della sua infelicità sorgevano dalla sua incapacità di adattarsi al mondo letterario jiddisch di Varsavia. Non aveva ancora scritto i suoi romanzi più importanti. Finora aveva pubblicato soltanto due libri: un volume di racconti, Perle, che gli aveva dato la notorietà, e un romanzo, Tragico raccolto, prima parte di un ciclo autobiografico, che non aveva avuto una buona accoglienza. Come spesso accade ai giovani scrittori, mio fratello, in questa sua prima lunga fatica, aveva cercato di dare tutto se stesso, e aveva descritto il tipo dell’uomo moderno che non può identificarsi in alcun partito, in alcun dogma. che deve seguire la sua propria strada, e pensare con la propria testa.

Questo tipo di romanzo raramente ha successo, poiché l’elemento autobiografico e l’elemento romanzesco si fondono con difficoltà. Le intenzioni dello scrittore di rado si armonizzano con le descrizioni. Inoltre, è tecnicamente difficilissimo descrivere uno scettico. come lo era mio fratello, e fino al midollo.

Oltre a essere attaccato per i difetti del suo romanzo, mio fratello era incorso nell’ira delle fazioni politiche. I.J. Singer parlava contro la sinistra jiddisch, sia in questo romanzo sia in altre sue opere (tra queste. un libro di viaggio attraverso la Russia sovietica nel l927), e pertanto fu violentemente attaccato dagli stalinisti. A quel tempo il movimento jiddisch era permeato di fanatismo comunista, e il fatto che mio fratello fosse il corrispondente da Varsavia del quotidiano Jewish Daily Forward di New York, giornale ben noto per il suo orientamento socialista, non faceva che aumentare l’accanimento dei suoi avversari.

Quando Abraham Cahan, direttore del Jewish Daily Forward, seppe della strana lettera di mio fratello. Fu uno dei pochi che, in un articolo, approvasse Singer, e accusasse i comunisti di avvelenargli l’esistenza. Cahan era convinto che l.J. Singer sarebbe presto tornato alla letteratura jiddisch con nuove e importanti opere.

E, infatti, un giorno mio fratello cominciò a parlarmi di Yoshe Kalb. La storia di Yoshe Kalb è autentica; in Galizia c’era un tale con questo soprannome, e ciò che gli accadde è realmente ciò che descrive in questo libro. Per molti anni il mondo chassidico fu in subbuglio per causa sua.
Molte volte avevo udito mio padre raccontare la sua storia.

Yoshe Kalb era vissuto in quella parte della Polonia che era sotto la dominazione austriaca, una regione che mio fratello conosceva bene. Immediatamente, smise di pensare alla grammatica tedesca e alle difficoltà dell`ortografia a francese.

Benché mio fratello conoscesse la vita chassidica nei suoi minimi particolari, non si stancava mai di raccogliere informazioni d’ogni specie sulle usanze e sui fatti. In questo egli rassomigliava a tutti i grandi scrittori realisti, che non pensano mai di saperne abbastanza. Mi accorsi allora quali effetti può avere per uno scrittore trovare un tema congeniale.

Mio fratello parve rinascere, non soltanto spiritualmente, ma anche fisicamente. Cominciò ad avere un aspetto migliore, i suoi occhi azzurri erano accesi di nuovo interasse e di grande aspettativa. Non passò molto, e lo trovai seduto alla sua scrivania, a scrivere su quella carta speciale che usava per i suoi libri, e che nostro padre aveva usato per i suoi commentari religiosi: quaderni da componimento a una riga.

Durante il periodo in cui scrisse Yoshe Kalb, spesso mi leggeva il manoscritto, cosa che non aveva mai fatto prima. Ogni tanto, aveva bisogno di testi sacri e di formulari, e io glieli procuravo da vecchi libri. In realtà, non aveva alcun bisogno d”aiuto. Il tema di Yoshe Kalb gli aveva aperto nuove fonti creative. Invece di descrivere il giovane scettico che non sa che cosa fare di se stesso e passa le sue giornate a fantasticare, egli rappresentava un uomo di giusta fede, di grandi passioni e di profonde tradizioni. La complicata psicologia di Yoshe Kalb. il mistero dei suoi desideri, conferivano una grande tensione a questo lavoro. Mio fratello era un narratore nato, e non esagero quando dico che trovò se stesso proprio in quest’opera. nella quale la trama e cosí importante.
Quando mio fratello mandò il manoscritto di Yoabe Kalb a Abraham Cahan, non era affatto sicuro che sarebbe stato pubblicato. Il Forward era un giornale profano, rispetto ai princìpi ortodossi, e la vita chassidica in Galizia, per Cahan e per molti dei suoi lettori, poteva già apparire abbastanza remota. Coloro che conoscevano Cahan sapevano che o si sarebbe entusiasmato al manoscritto, o l’avrebbe respinto con indignazione e con ira. Io sentivo che lo avrebbe accettato.

Ciò che accadde superò ogni aspettativa. Non soltanto Cahan si entusiasmò al manoscritto, ma arrivò addirittura a un parossismo di ammirazione. Mio fratello cominciò a ricevere lunghi cablogrammi e lettere entusiastiche. Mai nella storia del Forward un romanzo era stato oggetto di piú alte lodi. Non passava giorno senza un articolo o una lunga nota di Cahan sul romanzo. sia prima sia durante la pubblicazione a puntate. Cahan era un propagandista nato. Il suo amore per la letteratura che gli piaceva aveva sfumature quasi erotiche.

S’innamorava delle opere dei suoi scrittori favoriti. e sapeva come accendere i suoi lettori Durante la pubblicazione del romanzo. sul Forward apparvero dozzine e dozzine di lettere piene di lodi dei lettori entusiasti. I più soddisfatti erano i galiziani. Fin allora il Forward era stato dominato dai cosiddetti: 2lituani”, e i galiziani erano soprannominati “i castigati”. Lo stesso Cahan un lituano di Vilna. Finalmente gli abbonati galiziani potevano leggere un romanzo che descriveva i loro villaggi, i loro rabbini, i loro mercanti. Il successo di Yoshe Kalb cosi grande che Maurice Sschwartz, il re dell’ Jiddisch Art Theater, cominciò subito a trattate per la riduzione teatrale del romanzo.
Mio fratello fu invitato in America, dove : fu accolto dall’intera redazione del Forward, e dai circoli teatrali jiddisch. Lo straordinario successo di Yoshe Kalb, che fu anche un un successo personale per Cahan e per il Forward, fu attaccato dappertutto, e con grande accanimento, dagli stalinisti Sembrava che quel giornale e i suoi redattori fossero diventati l`unico grande ostacolo, all’avvento della rivoluzione.

Yoshe Kalb fu il piú grande successo del teatro jiddisch, con la sola eccezione del Dybbuk. Quando mio fratello aveva inviato la lettera in cui dichiarava di rinunciare a scrivere in jiddisch, era conosciuto soltanto negli ambienti jiddisch. Ma quando tornò all’ jiddisch con Yoshe Kalb, divenne famoso in tutto il mondo.

Liveright, che pubblicò Yoshe Kalb in inglese, pensò che il titolo non avrebbe attirato il lettore americano. E pertanto lo intitolò Il peccatore, un titolo sciocco che tolse al libro molte delle sue possibilità di successo, poiché migliaia di lettori conoscevano il libro soltanto come Yoshe Kalb. Poi Lìveright cessò le pubblicazioni, e quasi l’intera edizione scomparve dalla circolazione. Nemmeno la versione inglese del lavoro teatrale ebbe successo, forse perché tutti coloro che volevano vedere il lavoro potevano ancora vederlo in jiddisch. A quell’epoca,io non ero in America, ma la mia impressione è che Broadway cercò di trasformare Yotbe Kalb in un vaudeville, con ragazze che ballavano e cantavano, anche se il famoso Daniel Frohman. che aveva portato il lavoro sulla scena, fece di tutto per mantenergli il suo carattere originale.

Comunque, furono insuccessi temporanei. Mio fratello continuo a scrivere con grande ispirazione. Dopo Yosbe Kalb vennero I fratelli Ashkenazi, che fu accolto con molto favore in America, in Inghilterra, e in molti altri paesi. Soltanto in America il libro ebbe non meno di undici edizioni in volume. In seguito, mio fratello pubblicò Ad est dell’Eden e I fiumi straripano.

Nel Talmud v’e un’espressione che dice: “Un errore si può sempre correggere”. Per i lettori di I.J. Singer, e per me personalmente, è motivo di grande soddisfazione che Harper abbia deciso di cominciare la ristampa delle opere di IJ. Singer con Yoshe Kalb, un libro che rievoca una grande epoca letteraria, e descrive un mondo ormai del tutto scomparso.

Secondo le mia modeste opinione, I.J. Singer è un narratore che pochi, nella narrativa contemporanee, possono eguagliare, e la sua forza nel costruire un romanzo è ancora fonte di godimento di godimento e d’insegnamento per molti appassionati di letteratura.

Isaac Bashevis Singer

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Libri e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

12 risposte a “MIO FRATELLO I.J. SINGER”

  1. Sandra ha detto:

    Grazie come sempre! Dopo aver letto “La famiglia Karnowski” e “I fratelli Ashkenazi” ho ordinato “Yoshe Kolbe”. Spero di trovarlo in libreria al mio ritorno dalle ferie, per godere ancora una volta della lettura di questo grande scrittore.

    • gabrilu ha detto:

      @ Sandra
      ringraziamo piuttosto Vania. 🙂
      Non sono molte, le persone che, decidendo di condividere con altri cose belle che posseggono, si prendono la briga di mettersi lì a passare allo scanner, (una noia infinita) ad informarsi di come e qualmente e dove quella roba possono inviarla etc.
      Perciò di nuovo: grazie Vania!
      E grazie, ovviamente, anche a te, Sandra 🙂
      E’ bello poter constatare che, a dispetto del becerume dilagante, ci sono persone che.

  2. vania ha detto:

    non sai quanto tutto ciò mi renda felice! essere menzionata e ringraziata sul tuo straordinario blog … grazie a te Gabrilu di mettere in contatto persone che hanno una grande passione in comune: la LETTURA.
    un caro saluto

  3. carloesse ha detto:

    Ringrazio Vania per l’iniziativa, ma anche te, Gabri, per averla messa in rete e avercela resa disponibile. Direi che è preziosa.

  4. gabrilu ha detto:

    carloesse
    Mi fa piacere che apprezzi

  5. Susi ha detto:

    Grazie Gabrilu e buone vacanze ovunque tu sia!

  6. dragoval ha detto:

    Il testo qui riportato coincide con la prefazione al volume Adelphi, tranne che per una significativa discordanza: il titolo del romanzo autobiografico di I.J.Singer viene lì tradotto con Acciaio e ferro (Shtol und Ayzn).
    Interessante, no?…….;-)

  7. dragoval ha detto:

    Interessante perché, ancora una volta, nella traduzione in italiano il titolo del libro è stato stravolto diventando Tragico raccolto , in analogia, forse, con il titolo del romanzo proposto in inglese, Blood Harvest , cioè Vendemmia di sangue (e, ho controllato, la prefazione di I.B. Singer è scritta in yiddish e non in inglese). Siccome l’aberrazione del titolo ,mi sembrava eccessiva, volta forse solo al sensazionalismo spicciolo, sono andata a spulciare un po’ ed ho scoperto, che, invece, Acciaio e ferro è molto più attinente al contenuto del romanzo, che si apre e si chiude nel segno delle armi: è la storia di Benjamin Lerner, ebreo di Varsavia, che inizia con il combattimento e la diserzione dall’esercito russo durante la Prima Guerra Mondiale e termina con il personaggio che imbraccia nuovamente un fucile, trascinato nell’assalto al Palazzo d’Inverno. Sembra, peraltro, che tutti i sistemi di valori, sociali, religiosi, ideologici, siano profondamente criticati e screditati, nel romanzo.
    Fortissima, tale da suscitare un vespaio, la critica al socialismo, ideologia a cui Lerner si avvicina a Varsavia, quando viene orrendamente sfruttato dai nuovi padroni tedeschi che hanno preso il posto dei russi nel dominio della città,ma che conoscerà presto una pesante disillusione.
    Qui il link al libro, in inglese, dedicato alla figura dell’Ebreo errante nell’opera di Singer :
    http://books.google.it/booksid=C1u6fEUQGDoC&pg=PA22&lpg=PA22&dq=Singer+Joshua+Steel+and+Iron&source=bl&ots=NH4844fjnA&sig=CHmn9uW_LY0BrHrlO5idj9MlLbE&hl=it&sa=X&ei=gaJTVKGlA9LYatDCgMAE&ved=0CDkQ6AEwAw#v=snippet&q=Steel%20and%20Iron&f=false=

  8. gabrilu ha detto:

    Dragoval
    Grazie per il chiarimento, adesso ho capito, e hai proprio ragione: la cosa è molto interessante.

    Il link che hai postato a me non funzionava, allora mi sono messa anch’io a spulciare 🙂 ed ho trovato la pagina cui ti riferisci. Dovrebbe essere questa

    http://tinyurl.com/o5c6rhv

    Il libro in questione è ‪The Homeless Imagination in the Fiction of Israel Joshua Singer‬ di Anita Norich.
    http://www.amazon.it/Homeless-Imagination-Fiction-Israel-Joshua/dp/0253341094

    Ho visto anche (già che c’ero 😉 che il romanzo di Singer, in inglese, è pubblicato con il titolo Steel and Iron (e cioè proprio “Acciaio e ferro” e lo si trova in parecchie librerie online, per es. su Amazon.

    http://www.amazon.com/Steel-iron-Israel-Joshua-Singer/dp/B0006BZBZW.

    Aspettiamo e speriamo che prima o poi venga pubblicato in italiano…. (in francese non c’è, o almeno io non l’ho trovato).

    Ricapitolando: a parte (a parte?!?!) la questione delle traduzioni in generale, io sono sempre più fissata con la questione dello stravolgimento dei titoli. Ormai è un mio chiodo fisso. Il titolo è importantissimo, e dunque perché perché perché — mi chiedo io — in Italia un sacco di titoli vengono stravolti, spesso banalizzati?
    Esistono, è vero (ma sono rari) titoli il cui senso è difficile se non a volte addirittura impossibile rendere in italiano, ma lo stravolgimento cui mi riferisco io e che mi lascia sempre basita è quello di titoli perfettamente traducibili nella nostra lingua…

    Perciò grazie ancora per queste preziose dritte/piste che ci hai dato 🙂

    • dragoval ha detto:

      Hai ragione, sul titolo del libro stavo per fare errata corrige , ma mi hai preceduta….. 😉 L’Ebreo errante è solo il titolo del primo capitolo.
      In realtà, se posso spingermi un po’ oltre, sarei pronta a scommettere che nel testo non mancheremmo di riscontrare alcune consonanze con l’opera di Grossman…..corrispondenti tutti e due, profondamente disillusi dall’ideologia tutti e due……vabbe’, non voglio compromettermi.

      Quanto all’infame distorsione dei titoli: i nostri editori hanno così poca fiducia in noi da essere convinti che non compreremmo mai un libro se non allettati dall’idea che si tratti sempre e solo di facile -e banale- produzione di consumo. Quanti comprerebbero Per mano nel buio se non fossero convinti di leggere un thriller di ambientazione asiatica, stile Le quattro casalinghe di Tokyo? ;-P

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...