CURIOSANDO IN LIBRERIA – DOSTOEVSKIJ A PARIGI

Dostoievski Le bourgeois de ParisParigi, Jardins du Luxembourg, agosto 2013

 

Ovvero: quando il Dusty andò a Parigi…

Librino scovato a Parigi, al Marais, curiosando nella libreria dell’Hotel de Sully, uno splendido palazzo del 1600 in Rue Saint-Antoine, oggi sede del Centre des Monuments Nationaux.

Hotel de Sully Parigi

Quando l’ho visto mi sono detta: “il Dusty a Parigi?!” Non ho saputo resistere, comprato subito e me lo sono divorato in meno di due ore ai bordi di una fontana del Luxemboug.

Si tratta degli ultimi quattro capitoli di un’opera intitolata Note d’inverno su impressioni d’estate pubblicata per la prima volta sulla rivista Vremia nel 1863. Lo scrittore russo scrisse queste note dopo il suo primo viaggio in Occidente, nel 1862. Un tour di due mesi e mezzo che gli fece scoprire la Germania, l’ Italia ma soprattutto Londra — che quell’anno ospitava l’Esposizione Universale — e Parigi, dove si fermò un paio di settimane.

Dostoevskij esprime le sue impressioni su Londra e su Parigi ma non solo. Fornisce anche “l’interpretazione” di queste sue impressioni, esplicita la filosofia che ne ha tratto.

Londra, dove ha trascorso otto giorni, viene descritta come “uno scenario biblico, una sorta di Babilonia, una profezia dell’Apocalisse che si avvera sotto i vostri occhi […] un popolo che beve e mangia” e “tutti sono ubriachi, ma senza gaiezza, tristemente, pesantemente, e tutti sono così stranamente taciturni…Tutti hanno fretta di ubriacarsi fino a perdere coscienza…”

Una città che si muove freneticamente, in cui il Tamigi è inquinato. Ma il commercio trionfa e questo appare come una vittoria. A Londra tutto appare in ebollizione, confusione, rumore di macchine, urla, falso disordine, aria satura di carbone, una città popolata da straccioni, prostitute, e gente mezza nuda, da masse affamate e selvagge… Una Babilonia, un’Apocalisse. Ma a Londra, Baal (il capitolo dedicato a Londra si intitola appunto Baal) non si nasconde, non viene dissimulato. A Londra “ogni contraddizione, per quanto spiccata possa essere, convive platealmente con la sua antitesi, con il suo contrario”. Grandi ricchezze, estrema povertà, degrado vengono esibite senza ritegno.

E Parigi?

“Parigi è la città più virtuosa del mondo”, egli scrive.

Ma la frase si rivela ben lungi dall’essere un complimento. Basta leggere il seguito per capire che è piena di sarcasmo, ironia, disprezzo.

“Non si riuscirà mai a persuadere un francese, e cioè un parigino (perchè in fondo tutti i francesi sono dei parigini) di non essere il primo nel mondo intero. D’altra parte, egli sa molto poco del mondo intero fuori Parigi. E niente ne vuol sapere”.

Parigi, secondo Dostoievskij, è ipocrita. Finge che tutto vada sempre per il meglio. Che la povertà, la sofferenza, la stupidità delle masse non esistano. Il borghese parigino vuole convincersi che tutto è ordinato, tutto è piacevole e felice. Tutti cercano di convincere sè stessi ed il mondo che Parigi e la Francia sono il migliore dei mondi possibili.

Nel lungo capitolo intitolato Il borghese parigino Dostoievski si scatena alla grande. Accusa, sentenzia, punta il dito su tutte quelle che lui considera le nefandezze della borghesia parigina. Ma tranquilli, ce n’è per tutti: Dusty non risparmia operai, agricoltori, contadini. Ce n’è per comunisti e socialisti, per cattolici e non. E anche dell’Italia, cui è dedicata qualche pagina soprattutto per parlar male di un diplomatico francese, non è che ne dica bene. Dovessi fare anche solo l’elenco delle accuse scriverei un post più lungo del libro…

Mi limito solo all’attacco violento  che Dusty sferra alle tre parole che costituiscono, per così dire “il manifesto” politico-sociale della Francia: Liberté, Egalité, Fraternité per concludere che:

1) “il socialismo è possibile ovunque, ma non in Francia”

2) il parigino è impregnato  di servilismo (il borghese, e non solo lui) è servile.

Per farla breve, Dostoevskij illustra tutte le ragioni che lo convincono dell’ incompatibilità assoluta tra lo spirito occidentale e lo spirito russo e, in un certo senso, della superiorità di quest’ultimo e della religione ortodossa.

“Il russo è scettico e beffardo, dicono di noi i francesi, ed è vero. Noi siamo più cinici […] consideriamo tutto con maggiore freddezza […] in ogni caso, in una maniera più astratta”.

Nel librino ci sono, certo, anche osservazioni condivisibili ma complessivamente il Dusty è comunque talmente virulento e livoroso che ad un certo punto lui stesso sembra rendersene  conto e avverte il bisogno di scrivere:

“Non mi accusate, ve ne prego; non protestate dicendo che esagero, che io calunnio, che è l’odio che parla in me. Odio nei confronti di cosa? Di chi? Perchè odiare? E’ così e basta”.

(Ah, beh, allora… — dico io — se lo dice lui…)

  • Dusty è il nomignolo con cui Vladimir Nabokov chiama ripetutamente Dostoevskij nel suo romanzo Disperazione
  • Solo dopo aver scritto questo post ho visto, cercando in rete, che del libro di Dostoevskij esiste anche la traduzione italiana dal titolo Note invernali su impressioni estive, Universale Economica Feltrinelli >>
  • La traduzione delle citazioni dal testo francese è mia.
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