UN FILM? UNA MACCHINA INFERNALE

La violetta del Prater Isherwood

“L’autentica bellezza di un film” […] è che possiede il suo ritmo. Il modo con cui lo si vede è meccanicamente condizionato. Un quadro, per esempio, lo si può guardare solo fuggevolmente, o si può fissarne l’angolo in alto a sinistra per una mezz’ora di seguito. La stessa cosa vale per un libro; l’autore non può impedirvi di saltarne delle pagine, o di andare a leggere l’ultimo capitolo, scorrendolo poi a ritroso. Insomma, si è liberi di scegliere il punto di approccio. Ma quando si va al cinematografo è diverso. C’è il film, e lo si deve vedere come il regista vuole che lo si veda. Egli esprime le sue idee, una dopo l’altra, e vi concede un certo numero di secondi o di minuti per coglierle ad una ad una. Se vi lasciate sfuggire qualcosa, egli non si ripeterà nè si fermerà per spiegarvi ciò che vi è sfuggito. Non può. Ha cominciato e deve andare fino in fondo. Vedete, il film è veramente una specie di macchina infernale”.

>>> Christopher Isherwood, La violetta del Prater <<<

Nelle note introduttive contenute nel volume Adelphi viene ricordato come, dalla lettura dei diari di Isherwood, si ricava che il cinema è stato la grande passione dello scrittore inglese molto prima che Bob Fosse trasformasse il suo libro più famoso, Addio a Berlino (1939), in un film leggendario, Cabaret (1972).

La Violetta del Prater, del 1945, è un divertissement serio sul cinema, un romanzo delizioso per l’apparente leggerezza e per la capacità di Isherwood di costruire storie e personaggi attraverso dialoghi.

La vicenda è raccontata in prima persona da un narratore che si chiama Christopher Isherwood, il quale fa lo sceneggiatore di un film che si intitola La Violetta del Prater.

Un narratore, come scrive Giorgio Manganelli in una Nota posta in calce al volume, che “ha la sorte di precipitare in un sogno, una avventura onirica lunga e complicata”.

Leggerezza apparente, dicevo, perchè in realtà il libro è più profondo di quanto possa sembrare, e questo soprattutto per il contrasto tra l’anacronismo e la fatuità del film che Isherwood è chiamato a sceneggiare (“La Violetta del Prater”, appunto) ed i segnali sempre più inquietanti che arrivano dal contesto reale (siamo a Londra nel 1938) e che non tutti gli inglesi sanno o possono o vogliono ancora leggere come anticipazioni di una guerra mondiale incombente.

Molto bello il personaggio del regista Friedrich Bergmann (l’unico che, in quanto ebreo e tedesco ha chiara la visione della catastrofe verso cui si sta andando), ispirato al regista tedesco Berthold Viertel con cui Isherwood aveva lavorato nel 1935.

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Per la stesura del romanzo Isherwood si basò infatti sulla precedente esperienza da lui vissuta dieci anni prima durante la lavorazione del film Little Friend nel 1935, film del quale aveva firmato, assieme a Margaret Kennedy, la sceneggiatura.

Little Friend era diretto dal regista ebreo tedesco Berthold Viertel.

L’inizio del film di Berthold Viertel Little Friend (1934) scritto da Christopher Isherwood. L’attrice protagonista è Nova Pilbeam

Nova Pilbeam

Nova Pilbeam in Little Friend

seeSui mutamenti nelle modalità di fruizione di un film vedi anche, su NSP

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Una risposta a UN FILM? UNA MACCHINA INFERNALE

  1. Amfortas ha detto:

    Ovviamente, cara gabrilu, fa eccezione The tree of life, che a Bologna fu proiettato al contrario e non se ne accorse nessuno 🙂
    Ciao!

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