LADRA DI LIBRI, SCUOTITRICE DI PAROLE

The Book Thief

The Book Thief.

Questo è il titolo originale del libro di Markus Zusak di cui parlo oggi e la sua traduzione è Ladra di libri. Che la traduzione corretta sia questa arrivo a capirlo persino io, che con l’inglese sono una ignorantona di prima categoria.

Ebbene si. Il titolo originale de La bambina che salvava i libri è The Book Thief.

Il tortuoso percorso mentale che spinge anche troppo spesso e come in questo caso traduttori e case editrici allo stravolgimento dei titoli originali mi è più incomprensibile ed oscuro dei Misteri Eleusini e dei Segreti di Fatima. Da “Ladra di libri” a “Bambina che salvava i libri”. Boh.

Ma lasciamo perdere, e parliamo del libro, che merita. Non mi succede tutti i giorni scoprire che un best seller planetario strombazzato in per ogni dove mi si riveli (ohibò) libro eccellente.

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Questo romanzo dello scrittore australiano Markus Zusak — che per scriverlo ha utilizzato anche i ricordi e l’esperienza dei suoi genitori, vissuti in Germania durante il Nazismo — è la storia di una bambina che ruba i libri e ci viene raccontata da una narratrice d’eccezione: la Morte.

(Sulla Morte come Voce Narrante tornerò. Non è certo robina su cui si possa glissare come se niente fosse)

“trascorse un notevole lasso di tempo tra il primo libro che rubò e il secondo. Un altro elemento degno di nota è il fatto che il primo venne sottratto alla neve, il secondo al fuoco. Senza trascurare che ricevette anche altri libri. In tutto ne possedeva forse quindici o sedici, ma riteneva che la sua storia si basasse prevalentemente su una decina. Di quei dieci, sei erano rubati, uno lo trovò sul tavolo della cucina, due furono scritti per lei da un ebreo nascosto e uno lo portò un pomeriggio morbido, vestito di giallo. Quando si dedicò a scrivere la propria storia, si domandò quando esattamente i libri e le parole avessero incominciato a significare non solamente qualcosa, ma tutto. Forse accadde quando vide per la prima volta la stanza con gli scaffali ricolmi di libri? Oppure quando arrivò nella Himmelstrasse Max Vandenburg, portando con sé infinite sofferenze e il Mein Kampf di Hitler? Fu quando dovette leggere nei rifugi antiaerei? O fu l’ultima marcia verso Dachau? Fu La scuotitrice di parole? Forse non ci sarebbe mai stata una risposta precisa a quella domanda.”

Ordunque.

Siamo nella Germania nazista. Liesel e il suo fratellino sono in viaggio verso Molching, presso Monaco, per essere affidati alla loro nuova famiglia adottiva. Il padre è un Kommunist di cui non sa nulla e la mamma spera di salvare i suoi due bambini affidandoli ad un’altra famiglia. Il fratellino muore durante il viaggio in treno tra le braccia di Liesel, ed a Mochling arriva solo Liesel.

Liesel è una bambina di nove anni triste e sola, s’è vista morire tra le braccia il fratellino, ha una vaga idea che il padre e la madre sono perseguitati. Viene catapultata in una realtà di cui non sa nulla. A cominciare dai genitori adottivi.

Chi caspita sono, questi nuovi Papà e Mamma? E come sono?

Il primo impatto con Rosa Hubermann non è certo dei più rassicuranti. Rosa è una donna rude, dalla sua bocca escono spesso insulti tremendi, spesso e volentieri usa, come strumento educativo, un mestolo di legno per darle di santa ragione a Liesel tutte le volte che ritiene che la bambina non si comporti come dovrebbe.

Insomma non è certo una mamma facile.

Però… però è molto attenta a che alla bambina non manchi nulla, e molto presto si capirà che in questa donna non bella, dal corpo quadrato e tozzo come un armadio e dall’insulto facile si nasconde un cuore grosso così e tanta, tanta umanità.

Hans Hubermann, il nuovo papà, di mestiere fa l’imbianchino, fa il saluto nazista ma non ha mai voluto iscriversi al Partito. E’ un uomo gentile, suona la fisarmonica ed è lui che, con pazienza infinita, notte dopo notte, sta accanto a Liesel assistendola durante i suoi terribili incubi notturni in cui la bambina rivede la scena del treno con il fratellino morto proprio tra le sue braccia. E’ lui che la rassicura e lava le lenzuola quando Liesel, a quasi dieci anni, in preda ai suoi incubi fa qualche volta la pipì a letto.

E’ Hans, questo “papà dagli occhi d’argento” che le insegna a leggere, che le dischiude l’universo delle parole stampate, le fa comprendere il significato ed il potere delle parole.

La ragazza, dal canto suo, aveva un così impellente desiderio di leggere che non provava neppure a capire.

E’ con questo padre imbianchino che le dipinge le parole sui muri della cantina, per aiutarla a conoscerne sempre di più, che Liesel impara a leggere e, più tardi, anche a scrivere.

The Book Thief

Piano piano Liesel capisce che cosa è realmente un libro, quali magie può compiere, quante sfumature, quanti significati possano esserci nella parola scritta. Tutto questo mentre attorno a lei c’è una realtà di morte, miseria, privazioni. Una realtà in cui certi libri vengono bruciati in immensi roghi.

Liesel è però anche una ragazzina piena di energia, intelligente, che gioca a pallone con gli altri ragazzini della Himmelstrasse. Liesel non si tira indietro nemmeno se deve fare a pugni con loro. E’ così che tra lei e Rudy, un ragazzino “dai capelli color limone” che sogna di essere il campione nero Jesse Owen nasce e si consolida un’amicizia solidissima che non conoscerà mai cedimenti o momenti di slealtà.

…Così scorre la vita nella Himmelstrasse.

Fino al giorno… fino al giorno in cui a casa degli Hubermann si presenta Max, un giovane ebreo che viene accolto e nascosto in casa dai genitori di Liesel nonostante le terribili conseguenze che per un tedesco ariano può comportare il fatto di nascondere un ebreo.

Sarà proprio Max che le farà il dono più prezioso: un libro speciale, scritto sulle pagine ridipinte di bianco di Mein Kampf. Il libro di Max è dedicato a Liesel, ha lei come protagonista e si intitola La scuotitrice di parole.

Ma della trama non voglio dire altro.

Leggetevi il libro.

Markus Zusak

Qualcosina ancora però voglio dirla.

Per esempio, che questa non è solo la storia di Liesel.

Nel romanzo ci sono molti altri personaggi indimenticabili:

Rudy “dai capelli color limone”, scalmanato, sempre affamato, sempre a chiedere a Liesel un bacio che lei non gli darà mai (e avrà modo di pentirsene quando però sarà ormai troppo tardi)

L’ebreo Max dai capelli “leggeri come piume”

Ilsa Hermann, la moglie del sindaco nazista, che non solo regala a Liesel un libro ma che le mette a disposizione la propria immensa libreria e consente a Liesel di perdersi per ore tra gli scaffali ricolmi di libri…

E poi certo: sopra tutti, gli straordinari Papà Hans “dagli occhi d’argento” che insegna a Liesel anche a rollare le sigarette, Mamma Rosa, la donna “con la faccia di cartone”, dura, tozza, pessima cuoca che non sa cucinare nemmeno una minestra decente ma che accoglie in casa senza la minima esitazione l’ebreo Max accudendolo, proteggendolo, curandolo con attenzione più che materna…

…e poi i vicini, tutti gli abitanti della Himmelstrasse (che in tedesco vuol dire “strada del Paradiso”, pensate un po’…).

La Himmelstrasse rappresenta una sorta di microcosmo di un intero popolo facendoci vedere uno spaccato della vita reale di quei tedeschi non ricchi, non accecati dalla propaganda nazista ed antisemita (ce n’erano, ce n’erano), povera gente che non aveva i mezzi per andare altrove e che non poteva fare altro che cercare di cavarsela giorno per giorno in un clima fatto di sottomissione, paura, sofferenza, miseria.

The Book Thief  è un libro sull’amicizia.

Ci sono tante coppie di amici, in questo libro. A voi scoprirle tutte.

Ma soprattutto, almeno dal mio punto di vista, questo è uno splendido romanzo sul

POTERE DELLE PAROLE

Saranno infatti i libri ad accompagnare le notti di Liesel e dei suoi vicini di casa nella paura dei bombardamenti. Perchè Liesel legge, legge, legge. A voce alta. Per tenere a bada la sua paura, la paura dei suoi familiari e di tutti quelli che sono ammassati lì negli scantinati trasformati in rifugi antiaerei.

Durante i lunghi mesi in cui Max, chiuso in cantina, è malato e febbricitante, Liesel raccoglie per lui ogni tipo di regalo, foglie, bottoni, soldatini . Ma soprattutto, a Max cerca di donare anche una nuvola in cielo, descrivendola su un foglio di carta: una nuvola costruita con le parole.

Le parole hanno il potere di salvare l’integrità fisica: proprio una copia di Mein Kampf finisce per essere — paradossalmente — strumento di salvezza per l’ebreo Max (perchè? Risposta: leggetevi il libro)

Di tanto in tanto Max si portava dietro la copia del Mein Kampf e la leggeva alla luce delle fiamme, fremendo per il suo contenuto. La terza volta che la portò, Liesel trovò finalmente il coraggio di fargli una domanda. «È… un buon libro?»
Lui alzò gli occhi dalle pagine, strinse le dita a pugno e le spianò daccapo. Spazzata via la collera, le sorrise. Si sollevò la soffice frangetta, liberandosi gli occhi. «È il miglior libro che esista.» Guardò Papà, poi di nuovo la bambina. «Mi ha salvato la vita.»

Liesel stessa si salva perchè durante il terribile bombardamento di Monaco è giù in cantina a leggere e a scrivere

La sollevarono mentre gridava, gemeva e piangeva. Neppure sapeva ancora se fosse ferita, ma si divincolò e cercò e chiamò e urlò più forte.
Stringeva ancora a sé il libro.
Si aggrappava disperatamente alle parole che le avevano salvato la vita.

Ma soprattutto c’è il potere delle parole di salvare l’anima, di salvaguardare la capacità

la scuotitrice di parole

critica, di alimentare l’indipendenza di pensiero, di fare da scudo al rullo compressore della propaganda ideologica…
La martellante propaganda nazista ha imposto e diffuso la propria malefica ideologia

proprio sfruttando il

potere delle parole. Solo “scuotendo” criticamente queste parole ci si può difendere.

E per l’ebreo Max, l’ariana Liesel è una delle migliori, se non la migliore “scuotitrice di parole”:Markus Zusak

scuotitori di parole.[…] erano quelli che comprendevano l’autentico potere delle parole. Riuscivano ad arrampicarsi sugli alberi più alti. Tra gli scuotitori di parole c’era una ragazzina minuta ed esile, Era considerata la migliore della sua regione, perché si rendeva conto di quanto impotente potesse essere una persona SENZA parole. Era affamata di parole.

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La Morte come voce  narrante.
Si, è la Morte che racconta tutto.

A molti lettori è sembrata cosa originale, poetica, pietosa.

Personalmente l’ho trovato un espediente retorico molto artificioso del quale avrei fatto tranquillamente a meno, perchè il romanzo era ben robusto già di suo, e non aveva bisogno di una  Morte  Narrante  per  insaporire ciò che era già abbastanza saporito.

Ma insomma, l’Autore l’ha voluta mettere, a molti Lettori la cosa è piaciuta, io non ho più la vena pamphlettistica di un tempo e siccome trovo la presenza della Morte in questo romanzo cosa piuttosto irrilevante, va benissimo così.

Viva la Morte! 🙂

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Il libro è davvero bello.

Commovente senza essere melenso e svenevole, poetico senza sdilinquimenti, fiabesco e realistico allo stesso tempo, interessante perchè tutta la vicenda è narrata con il focus puntato sulla  (difficilissima ed anche drammatica) posizione dei tedeschi ariani non nazisti e non antisemiti durante gli anni della follia hitleriana.

La bambina che salvava i libri
Markus ZUSAK, Storia di una ladra di libri (tit. orig.The Book Thief)
traduz. Gian Maria Giughese, 576 pag., Frassinelli, 2014
The Book Thief
Markus Zusak

Da questo romanzo Brian Percival ha tratto il film Storia di una ladra di libri con Geoffrey Rush ed Emily Watson.

N.B. Le immagini sono tratte dal romanzo, e sono alcuni dei disegni che l’ebreo Max realizza per illustrare il libro La scuotitrice di parole che ha scritto per Liesel e del quale la bambina è protagonista.

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13 risposte a LADRA DI LIBRI, SCUOTITRICE DI PAROLE

  1. Raimondo Sanfilippo ha detto:

    Grazie della recensione. Mi ha convinto a leggerlo. Don Raimondo Sanfilippo

  2. Sonia Esse ha detto:

    Quei tempi devono essere stati qualcosa di terrificante…

    • gabrilu ha detto:

      @Sonia Esse
      sono così pochi i libri (sia di narrativa che di saggistica) che parlano di quella tipologia di tedeschi…
      Ed è tanto facile, per chi in quelle tragiche circostanze non si è mai trovato, giudicare, criticare, sentenziare…
      Ciao e grazie

  3. vania ha detto:

    ho visto il film con mio figlio di undici anni: è piaciuto molto a entrambi. Non sapevo, pero, che fosse tratto da un libro e, leggendo la tua recensione, che libro! Una recensione che a tratti mi ha commosso.
    Grazie Gabrilu

    • gabrilu ha detto:

      @vania
      il film non l’ho visto. Ho grande fiducia nei due grandi attori principali e nel regista, ma come tutti i film tratti da libri penso che libro e film si debbano fruire e giudicare come due cose completamente autonome.

  4. carloesse ha detto:

    Come perderselo?
    Sulla fiducia!

  5. cristina ha detto:

    Invece io ho dovuto piantarlo a metà-
    E’ vero . è un libro pieno di grazia e ha momenti incantevoli, e commoventi, e figure acutamente tenere, ma la leziosaggine stilistica ( e la Morte che racconta) per me sono state – dopo 200 pagine-, abbastanza stucchevoli, tanto da dissuadermi dall’andare oltre.
    Diciamo che l’ho sentito conme una “cantilena” , con le frasette brevi bevi, l’elenco all’inizio dei capitoli… insomma ci ho sentito tanta “costruzione” visibile che mi ha allontanata. Un libro pensato per “ragazzi/ragazze”, anche in buonissima fede, ma che si fa un po’ il verso.
    Sarà un libro di successo, è facile, è dalla parte giusta, è commovente, ha una storia potente, e e e un buon prodotto, ma più prodotto che libo, a mio parere ( forse)

    Insomma io ci metto anche qualche piccolo “ma. “…
    ..

    • gabrilu ha detto:

      @cristina
      grazie per avere espresso il tuo punto di vista. Sul romanzo di Zusak non aggiungo altro: quello che avevo da dire l’ho detto più o meno tutto già nel post. Non mi aspetto che tutto il mondo sia d’accordo con me.

      Vorrei dire solo che rimango sempre piuttosto perplessa quando vedo fare distinzioni rigide tra “letteratura per bambini/ragazzi” e “per adulti”.
      Non so: per me le Grandi Fiabe Classiche e popolari, ad esempio, sono per tutti, grandi e piccini. Così come da parte mia non esiterei a mettere in mano a un/una decenne un’ Anna Karenina o un I Promessi Sposi.
      Personalmente non ho mai creduto che esistano libri “adatti o non adatti a…”.

      Ogni grande testo, se è veramente tale, presenta infiniti livelli di lettura, ed allora tutto dipende su quale livello si concentra di volta in volta (in relazione all’età, al grado di istruzione, al contesto, insomma a tante variabili) l’attenzione e l’interesse del lettore, e ciascun lettore troverà certamente qualcosa che fa per lui/per lei.

      Ciao!

  6. Caterina ha detto:

    ho visto il film e ho trovato incongruente che una bambina tedesca scrivesse in inglese… come lo spieghi?
    grazie

  7. gabrilu ha detto:

    @Caterina
    non ho visto il film e devo dirti la verità, non ho molta voglia di vederlo. Nonostante la mia grande ammirazione per il regista (adoro “Downton Abbey”) e per i due attori Geoffrey Rush ed Emily Watson, il trailer mi ha dato l’impressione di qualcosa di molto, troppo patinato.
    Magari mi sbaglio, eh, ma ho paura di una delusione.

    Per la questione specifica che poni… beh, la stessa identica incongruenza c’era in “The reader”, il bel film tratto dal romanzo di Bernhard Schlink con Ralph Fiennes e Bruno Ganz in cui la protagonista Kate Winslet, tedesca ex guardiana nei lager nazisti, analfabeta, impara a leggere … in inglese (!) su libri scritti in … inglese (!).

    Perché? La mia ipotesi è assolutamente banale: perché i due film sono anglofoni, l’inglese è ormai considerato una sorta di esperanto e probabilmente produttori e registi considerano più semplice e persino ovvio far leggere in inglese piuttosto che in tedesco…
    Da questo si potrebbero trarre ulteriori riflessioni, ovviamente.
    Ciao! 🙂

  8. Elisabetta ha detto:

    Ho visto solo il film e mi ha commoso. Qualcuno ricorda cosa dice Max quando regala il libro “Mein Kampf” con le pagine ormai bianche? Cita il fatto che nella religione ebraica cio’ che distingue quello che e’ vivo da tutto il resto e’ il possesso di una parola segreta… ??

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