UNA ROTTA LUNGA E TORTUOSA

Joseph Conrad

” […] Ho semplicemente seguito il capitano Anthony. Eravamo entrambi decisi a catturare il nostro sogno: sta al lettore giudicare se ci siamo riusciti. La determinazione del capitano Anthony lo spinse a seguire una rotta lunga e tortuosa, ed è questo il motivo per cui il libro è così lungo. Non nego che quella rotta l’abbia scelta io. Un critico ha osservato che se avessi scelto un altro metodo di composizione, e con un piccolo sforzo in più, avrei potuto raccontare la storia in circa duecento pagine. Confesso di non comprendere esattamente il senso di una tale critica, e neanche l’utilità di una osservazione del genere. Senza dubbio, scegliendo un dato metodo e a costo di grande fatica il racconto si sarebbe potuto scrivere su una cartina per sigarette. Se è per questo, l’intera storia dell’umanità potrebbe essere scritta così, se solo la si affrontasse col dovuto distacco. La storia degli uomini sulla terra, fin dall’alba dei tempi, si può riassumere in un’unica frase infinitamente evocativa: nacquero, soffrirono, morirono… E tuttavia, che grande racconto! Nelle storie infinitamente minute di uomini e donne che mi è toccato in sorte narrare, però, io non sono capace di un simile distacco.”

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Il caso è stato recentemente pubblicato da Adelphi. Ricompare in esso l’indimenticabile capitano Marlow di Lord Jim e Cuore di Tenebra, che della vicenda è il narratore (oltre che personaggio non del tutto marginale).

Nonostante qualche passaggio marinaro ed i continui richiami e sottili distinguo tra “gente di mare” e “gente di terra” il romanzo non appartiene alla categoria “racconti di mare e di costa” ma, se mai, ad una categoria che potrei etichettare sommariamente come una “love story”.

Almeno in superficie, perchè dietro la storia dell’onesto, taciturno e appassionato capitano Anthony, della bella e sfortunata Flora de Barral — che, giovanissima, è costretta a cavarsela da sola perchè figlia di un banchiere il quale, rovinato dalle proprie dissennate speculazioni è finito in galera — e del giovanissimo secondo ufficiale Powell e di altri personaggi che, seppure di contorno sono tratteggiati tutti con grande piglio evocativo (la terribile istitutrice di Flora, i coniugi Fyne, la famiglia dei cugini del padre) tutto il romanzo è centrato su un fortissimo tema centrale, e cioè quello della casualità, principale motore, secondo Conrad-Marlow, di tutte le vicende umane.

[…] se mi domandi come, perché, per quale ragione, ti risponderò: Suvvia, per caso! Per puro caso, così come accadono le cose, fortunate e sfortunate, terribili o tenere, importanti o meno; e anche le cose che non sono né l’uno né l’altro, cose per loro natura assolutamente neutrali, al punto che ti verrebbe da chiederti perché accadano se non sapessi che anch’esse, nella loro insignificanza, portano i semi di ulteriori innumerevoli casualità.

I grandi romanzi di Conrad sono popolati e dominati tutti da maestosi (nel bene o nel male) personaggi maschili. Almayer e Nostromo; il protagonista de La linea d’ombra, James Wait (il negro della nave Narciso),  il reietto delle isole sono soltanto alcuni dei componenti questo lungo corteo.

Ne Il caso, invece, con Flora de Barral abbiamo al centro della storia un’eroina femminile.

Ricostruire la sua storia e quella del capitano Anthony attraverso una intricata serie di colloqui e di racconti di terze persone che si svolgono anche con lunghi periodi di interruzione nel corso di svariati anni offre lo spunto a Marlow (alter ego di Conrad) di esprimere tutta una serie di considerazioni e riflessioni sull’ “essere donna” e su quale debba essere il modello della “vera donna” che agli occhi di un lettore (e soprattutto di una lettrice) di oggi non possono che rivelare una forte impronta misogina che però, se opportunamente contestualizzata e storicizzata —quando Conrad scriveva si era alla nascita del moderno femminismo — non infastidisce più di tanto. Almeno, questo è quello che è successo a me.

Questa potente storia d’amore, di solitudini e di passioni a volte anche molto egoistiche è narrata con un sapientissimo e molto intricato gioco, come ho detto, di racconti, di “sentito dire”, di resoconti a volte lacunosi e di terza mano…

A Marlow — osservatore le cui considerazioni sono sempre in bilico tra l’analisi lucida e razionale con punte di grande ironia che sfiorano a volte il cinismo ma anche con momenti di forte partecipazione emotiva — è affidato dal suo creatore il compito di mettere insieme i tasselli, di ricostruire il puzzle e rendere finalmente chiaro e lineare tutto lo svolgimento della storia dei nostri personaggi.

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A qualcuno Il caso potrà sembrare noioso, non so. Sicuramente è un romanzo molto lento, non è di quelli che afferrano il lettore sin dalle prime pagine.

Ma se non si desiste, se si va avanti tenendo fermo il timone cercando di seguire la rotta indicata (“lunga e tortuosa”, come giustamente l’ha definita Conrad) ci si rende conto che tutto questo andare avanti e indietro, questa lentezza, non solo è voluta e studiata, ma a poco a poco ci avvolge al punto che ci si ritrova, negli ultimi capitoli, ad accelerare il passo della lettura per essere in grado di sostenere il ritmo della scrittura, che quasi inavvertitamente si è andata facendo sempre più incalzante.

Da grande ammiratrice  di Conrad, sono molto contenta di aver letto questo libro per tanti versi così diverso dagli altri di Conrad cui ero abituata, così atipico ma nel quale mi sono resa conto, arrivata all’ultima pagina, di aver trovato tutto quello che ho sempre amato di questo grande scrittore polacco considerato oggi uno dei più importanti scrittori di lingua inglese.

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4 risposte a UNA ROTTA LUNGA E TORTUOSA

  1. Francesca ha detto:

    Ho letto solo recentemente J.Conrad, il compagno segreto e la linea d’ombra. Molto colpita da questo scrittore, uno sguardo fiero e pietoso sulla vita.

  2. Francesca ha detto:

    Seguo dall’estate scorsa questo blog, mi fido dei suggerimenti che suscitano in me una certa curiosità, ho appena finito di leggere- e riflettere su un gomitolo di concause, commossa e affascinata da Gadda, uomo sofferente e dalla sua lingua. Stoner bellissimo, la famiglia Karnonwski e’ attualmente tra i miei libri. Sono contenta che tu abbia scritto oggi di Conrad, leggendolo, pensavo che da lui imparavo.

  3. gabrilu ha detto:

    @Francesca
    grazie, innanzitutto, per essere uscita dall’ombra 😉
    Conrad è grandissimo (checchè ne pensasse il mio amato Volodjia Nabokov, che ne dice invece peste e corna, ma a Volodjia io perdono quasi tutto).
    Ha scritto moltissimo, ti invidio perchè hai ancora grandi meraviglie da scoprire.
    Ciao, ed a rileggerti, spero 🙂

  4. Rendl ha detto:

    La voce di Marlow… “Era una voce”, dice di Kurtz lo stesso Marlow in “Heart of Darkness” (uno dei romanzi più spietatamente angoscianti e pessimisti che abbia mai letto). Già solo per questo vale la pena di leggerlo. Lo farò a breve. Avevo trovato una copia del libro semi-usata e a metà prezzo e me lo sono lasciato sfuggire (qualche altro appassionato di Conrad mi ha anticipato). Il caso, come dice il titolo…
    Un saluto affettuoso, Gabrilù, e come sempre grazie!
    Rendl

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