VLADIMIR NABOKOV E L’ARTE DELLA TRADUZIONE

 

Vladimir Nabokov

Chi traduce chi, e — soprattutto — come traduce? L’importanza del lavoro di traduzione viene ancora oggi troppo spesso misconosciuta, i nomi stessi dei traduttori vengono spesso relegati in secondo piano per un aberrante pregiudizio sulla non originalità della loro opera.

E invece una buona o cattiva, accurata/sciatta traduzione può rivelarsi fondamentale per la comprensione o (come dice Nabokov) la “trasmigrazione verbale” di un’opera letteraria.

Nabokov e la moglie Véra Slonim, come tutti i nabokoviani sanno, erano talmente attenti al lavoro di traduzione da essere l’incubo di coloro che di volta in volta venivano investiti dell’incarico di tradurre questo o quel romanzo di Nabokov.

Lo stesso Nabokov, d’altra parte, si confrontava con le difficoltà della traduzione: tradurre Lolita (originariamente scritto in inglese) in russo, per esempio. O tradurre Puskin dal russo all’inglese…

Ecco qualche stralcio di ciò che pensava Nabokov su quella che lui chiama L’arte della traduzione.

Tre specie di mali si possono riconoscere nello strano mondo della trasmigrazione verbale. Il primo, e il minore, consiste di ovvi errori dovuti a ignoranza o a conoscenza mal applicata. » pura fragilità umana e, come tale, scusabile. Il passo successivo verso l’inferno lo fa quel traduttore che salta parole o brani che non vuol prendersi la briga di capire o che potrebbero sembrare oscuri o osceni a lettori confusamente immaginati: accetta senza rimorsi lo sguardo assente che gli rivolge il dizionario; o subordina l’erudizione al perbenismo: è pronto a saperne meno dell’autore come a credere di saperne di più. Il terzo, e il peggiore, livello di turpitudine si raggiunge quando un capolavoro viene spianato e appiattito in una forma tale, spregevolmente abbellito in un modo tale, da conformarsi alle idee e ai preconcetti di un determinato pubblico. Questo è un delitto, che dovrebbe essere punito mettendo in ceppi il reo, come si faceva coi plagiari ai tempi delle scarpe con la fibbia.

[…]

Vladimir Nabokov Lezioni di letteratura russa

 

A parte gli spudorati imbroglioni, gli amabili imbecilli e i poeti impotenti, esistono, grosso modo, tre tipi di traduttore e questa classificazione non ha nulla a che fare con le mie tre categorie del male; o meglio, ognuno di questi tre tipi può sbagliare in un modo simile. I tre tipi sono: lo studioso ansioso di far sì che il mondo apprezzi le opere di un genio misconosciuto quanto le apprezza lui; lo scribacchino carico di buone intenzioni; e lo scrittore professionista che si rilassa in compagnia di un confratello straniero. Lo studioso sarà, spero, preciso e pedante: le note a piè di pagina nella medesima pagina del testo e non nascoste in fondo al volume non saranno mai troppo abbondanti e minuziose. La laboriosa signora che traduce all’undicesima ora l’undicesimo volume delle opere complete di un tizio sarà, temo, meno precisa e meno pedante; ma il punto non è che lo studioso fa meno svarioni dello scribacchino; il punto è che di regola sono entrambi privi di qualsiasi ombra di genio creativo. Nè l’erudizione nè la diligenza possono sostituire l’immaginazione e lo stile.

Viene infine il poeta autentico, che possiede queste due ultime qualità e che si rilassa traducendo un po’ di Lermontov o di Verlaine negli intervalli tra una sua poesia e un’altra. Di solito o non conosce la lingua originale e si basa tranquillamente su una cosiddetta traduzione ´letterale’ che ha fatto

[…]

A questo punto possiamo dedurre le qualità che deve avere un traduttore per poterci dare una versione ideale di un capolavoro straniero. Deve anzitutto avere un talento pari, o almeno dello stesso genere, a quello dell’autore che ha scelto. In questo senso, ma solo in questo, Baudelaire e Poe o Zukovskij e Schiller sono compagni di gioco ideali. In secondo luogo, deve conoscere a fondo le due nazioni e le due lingue in questione ed essere perfettamente edotto di tutti i particolari che riguardano i modi e i metodi del suo autore; nonchè del contesto sociale delle parole, delle loro fogge, della loro storia e delle associazioni che avevano in quell’epoca. Arriviamo così al terzo punto: oltre ad avere genio e competenza, deve possedere il dono del mimetismo e saper interpretare, per così dire, la parte del vero autore, impersonandone i vezzi di comportamento e di linguaggio, i modi e l’intelligenza, al massimo livello di verosimiglianza.

 

Il testo de L’arte de la traduzione di Nabokov dovrebbe esser letto per intero, anche perchè Nabokov in esso parla anche delle sue personalissime esperienze e difficoltà da lui stesso incontrate nel tradurre Puskin in inglese.

Ma il volume Lezioni di letteratura russa risulta, che io sappia, da tempo non solo fuori catalogo ma assolutamente introvabile…

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6 risposte a VLADIMIR NABOKOV E L’ARTE DELLA TRADUZIONE

  1. Paradossalmente non ho trovato la ristampa del 1994, ma la prima edizione, datata 1987, alla modica (?!) cifra di 90 euro… decisamente troppo per le mie povere tasche 🙂 Peccato. Bisognerà sperare in qualche buon libraccio o in una provvida ristampa 😉

  2. gabrilu ha detto:

    @sololennesimoblogghista
    beh, perchè tu non credi a Babbo Natale! 🙂

  3. Rendl ha detto:

    “In secondo luogo, deve conoscere a fondo le due nazioni e le due lingue in questione ed essere perfettamente edotto di tutti i particolari che riguardano i modi e i metodi del suo autore; nonchè del contesto sociale delle parole, delle loro fogge, della loro storia e delle associazioni che avevano in quell’epoca”.

    Ecco, già da questo “secondo luogo” si capisce quanto sia duro, complesso e complicato il lavoro del traduttore e come, in generale, non solo l’editore, ma pure il lettore, a volte, sottovalutino la fatica del tradurre… E sì, è decisamente un mestiere sottopagato (come molti di quelli che hanno a che fare con la cultura).

    Lessi “Lezioni di letteratura russa” nel lontano 1998 e, in effetti, da allora, non l’ho più ritrovato.

    Grazie, Gabrilù!

    Rendl

  4. gabrilu ha detto:

    @Rendl
    ci torneremo, sull’ “arte del tradurre”, ci torneremo….
    Grazie sempre a te, caro Rendl

  5. Francesco Galatà ha detto:

    Lo stesso Nabokov descrive il suo imbarazzo davanti all’impresa di tradurre l’Eugenio Onegin di Pushkin in Inglese con due stanze pubblicate nel n. 8 di gennaio del 1955 della rivista «The New Yorker», p. 34: eccone la prima:

    What is translation? On a platter
    A poets pale and glaring head,
    A parrot’s screech, a monkey’s chatter,
    And profanation of the dead.
    The parasits you were so hard on
    Are pardoned if I have your pardon,
    O, Pushkin, for my stratagem:
    I travelled down your secret stem,
    And reached the root, and fed upon it;
    Then, in a language newly learned,
    I grew another stalk and turned
    Your stanza patterned on a sonnet,
    Into my honest roadside prose–
    All thorn, but cousin to your rose.

    Bel blog,
    grazie.

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