GIORGIO MANGANELLI E IL PIACERE DI PAGARE LE TASSE

 

L’articolo “Il piacere di pagare le tasse”  di Giorgio Manganelli era  apparso su “Il Messaggero” il 29 Maggio 1986 , ed è stato  ripubblicato nel  “Mammifero italiano”  a cura di Marco Belpoliti, Adelphi, 2007.

Sempre attuale, il nostro caustico  Manganelli. Per esempio quando scrive:

“L’italiano non si stupisce se qualcuno viene arrestato, mai. Lo trova naturale. Solo silenziosamente si stupisce di non essere lui, l’arrestato. Qualcuno recentemente ha scritto che gli italiani dovrebbero fare tutti qualche mese di carcere. Suppongo che il proponente si considerasse estremamente paradossale. In realtà, interpretava l’inconscio collettivo italiano. Gli italiani, man mano che invecchiano, sempre più si rallegrano e stupiscono di non essere mai stati arrestati. Per l’italiano, il fatto di non essere in galera è semplicemente un segno che da noi lo Stato non funziona. E come potrebbe funzionare, avendo dei cittadini come lui? L’italiano libero è semplicemente un italiano che l’ha fatta franca.

[…]

Personalmente, compiango l’evasore fiscale. Questa figura classica del «cattivo cittadino» evita l’unica forma di riscatto che lo stato gli offre. Se gli va bene, nel momento in cui evade il fisco ribadisce il suo italiano senso di colpa; si sentirà furbo e scadente. Se non gli riesce, sarà punito, e cadrà nella categoria risibile di coloro che non l’hanno fatta franca. Ho usato la parola «riscatto» a proposito: poiché gli italiani si sentono a piede libero, dunque in una condizione precaria e fragile, sanno di essere ricattabili; poiché non amano lo Stato, e lo Stato non li ama, gli sembra naturale che gli venga chiesto un riscatto, come fanno i sequestratori.”

Il testo integrale dell’articolo lo si può leggere  >> qui

FRANCESCO ORLANDO, PALERMO, TOMASI DI LAMPEDUSA (MA ANCHE MOLTO ALTRO)

 

Chissà. Forse il titolo di questo post avrebbe dovuto essere  CENTRO E PERIFERIA

Si tratta  comunque di  un video per me importante, e che da parecchio tempo avevo voglia di condividere. Anche perchè molte   persone citate da Francesco Orlando le ho conosciute personalmente.

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SCRITTORI GRASSI, SCRITTORI MAGRI

 

Tomasi di Lampedusa
Giuseppe Tomasi di Lampedusa

 

Francesco Orlando, nel suo libro di ricordi su Giuseppe Tomasi di Lampedusa scrive che il principe (lettore raffinato e grande conoscitore di letteratura francese ed inglese) classificava scherzosamente gli scrittori in due macro-categorie: gli “scrittori grassi” e gli “scrittori magri”:

“… i “grassi” esprimono tutti gli aspetti e tutte le sfumature di quanto vanno dicendo, sottraggono al lettore la responsabilità di dedurre e sviluppare lui stesso a partire dalle loro parole, perchè tutto risulta già dedotto e sviluppato in esse. I “magri” invece vanno letti addossandosi di buona voglia questa allettante responsabilità; il senso delle loro pagine succinte domanda segretamente di essere integrato dalla collaborazione del lettore; in loro il non detto è più succoso del detto e non è meno preciso, perchè un’arte sapiente ed allusiva avvia infallibilmente ad esso il lettore perspicace”.

“Grassi” erano per esempio Dante, Montaigne, Shakespeare, Balzac, Thomas Mann o Proust ; “magri” (i “magri” naturalmente quasi tutti francesi) Racine, La Rochefoucauld, Madame de la Fayette, Laclos, Stendhal, Mèrimée, Mallarmé, Gide

Secondo Orlando, non c’era da parte di Lampedusa una predilezione del secondo gruppo sul primo: il suo fondamentale e già lodato eclettismo interveniva ad impedirgli ogni partito preso stilistico; e ne rimaneva anzi tanto lontano che il preferito tra i preferiti, colui che signoreggiava nella più intima piega del suo cuore di vecchio letterato, era senza il minimo dubbio possibile Shakespeare”.

  • Francesco Orlando >>

 

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