SCRITTORI GRASSI, SCRITTORI MAGRI

 

Tomasi di Lampedusa
Giuseppe Tomasi di Lampedusa

 

Francesco Orlando, nel suo libro di ricordi su Giuseppe Tomasi di Lampedusa scrive che il principe (lettore raffinato e grande conoscitore di letteratura francese ed inglese) classificava scherzosamente gli scrittori in due macro-categorie: gli “scrittori grassi” e gli “scrittori magri”:

“… i “grassi” esprimono tutti gli aspetti e tutte le sfumature di quanto vanno dicendo, sottraggono al lettore la responsabilità di dedurre e sviluppare lui stesso a partire dalle loro parole, perchè tutto risulta già dedotto e sviluppato in esse. I “magri” invece vanno letti addossandosi di buona voglia questa allettante responsabilità; il senso delle loro pagine succinte domanda segretamente di essere integrato dalla collaborazione del lettore; in loro il non detto è più succoso del detto e non è meno preciso, perchè un’arte sapiente ed allusiva avvia infallibilmente ad esso il lettore perspicace”.

“Grassi” erano per esempio Dante, Montaigne, Shakespeare, Balzac, Thomas Mann o Proust ; “magri” (i “magri” naturalmente quasi tutti francesi) Racine, La Rochefoucauld, Madame de la Fayette, Laclos, Stendhal, Mèrimée, Mallarmé, Gide

Secondo Orlando, non c’era da parte di Lampedusa una predilezione del secondo gruppo sul primo: il suo fondamentale e già lodato eclettismo interveniva ad impedirgli ogni partito preso stilistico; e ne rimaneva anzi tanto lontano che il preferito tra i preferiti, colui che signoreggiava nella più intima piega del suo cuore di vecchio letterato, era senza il minimo dubbio possibile Shakespeare”.

  • Francesco Orlando >>

 

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11 risposte a SCRITTORI GRASSI, SCRITTORI MAGRI

  1. arden ha detto:

    Mi piace questa classificazione di grassi e magri. Quanto al resto, non può che darmi piacere la scelta dell’autore preferito:-)

  2. babalatalpa ha detto:

    Classificazione bellissima. Ultimamente (mea culpa) devo aver scelto scrittori normopeso: esprimono quasi tutto ma quel tutto non è succoso e lasciano poco spazio alla collaborazione del lettore…

    • gabrilu ha detto:

      @babalatalpa
      (tu mi farai impazzire con i tuoi cambi di nick… uffii… ci ho messo un secolo per capire che non eri una new entry 🙂 )

      …Ma tornando a noi..
      Manca, effettivamente, una esemplificazione del normo-peso.
      Vuoi provvedere tu? 🙂

  3. marias78 ha detto:

    Quanti ricordi legati alle lezioni del Prof. Francesco Orlando! Che emozione deve essere leggerne i ricordi legati al suo maestro (emozione che devo ancora provare)! Un punto in comune tra i due (l'”alunno” e il “maestro”, ovvero il “critico” e lo “scrittore”): una grande, sottile, intelligentissima ironia che permetteva loro di scoprire anche le pieghe più nascoste, i lati meno espliciti degli autori che sottoponevano alla loro lente d’ingrandimento…

    Grazie, Gabrilù, per avermi offerto un nuovo spunto di riflessione e per avermi fatto rimembrare uno dei pochi docenti che ha lasciato un segno in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo dal vivo…

    Rendl

    • gabrilu ha detto:

      @Marias78
      arieecchine un altro che cambia nick a seconda dell’umore, ho faticato assaje per capire chi fossi. Vabbuò. Al Cavaliero dalla Trista Figura si perdona questo, altro, ma non esagerate, veh, che pure i mulini mica sono infiniti 😉

      …Per quanto riguarda Francesco Orlando… Beh, ti ringrazio, perché sono sempre grata a chi mi fornisce motivazioni.

      Alè!

  4. Raimondo Sanfilippo ha detto:

    Grazie, osservazione molto interessante. La Munro è magrissima!

    • gabrilu ha detto:

      @Raimondo Sanfilippo
      sto leggendo (anzi, centellinando: non più di un racconto al giorno) il suo ultimo “Uscirne vivi”.
      E pensavo esattamente le stesse cose.
      La grandeur di Madame Munro sta proprio nel non dire, più che nel dire.
      Immensa, la Munro.
      Immensa.

  5. Rendl ha detto:

    Cara Gabrilù, sappilo (al di là dei cambi di “nicknames” – forse è il sito – “blogspot” – che sta impazzendo e da i numeri!): “Cavaliero dalla Triste Figura” lo prendo come un complimentone! Grazie assai! Evviva Orlando! (Corro a vedere l’intervista)

  6. Leonardo ha detto:

    Questa distinzione tra scrittori grassi e magri mi ha fatto venire in mente un testo di U. Eco.

    “Il testo è dunque intessuto di spazi bianchi, di interstizi da riempire, e chi lo ha emesso prevedeva che essi fossero riempiti e li ha lasciati bianchi per due ragioni.

    Anzitutto perché un testo è un meccanismo pigro che vive sul plusvalore di senso introdottovi
    dal destinatario […]

    E in secondo luogo perché, via via che passa dalla funzione didascalica a quella estetica,
    un testo vuole lasciare al lettore l’iniziativa interpretativa […] un testo vuole qualcuno che lo aiuti a funzionare.”

    Un testo è anche un’occasione che ci sollecita, ci obbliga a prendere posizione, ci scruta in fondo e,
    alla fine, forse, ci fa anche “funzionare”.

    Tutto questo in forza anche della sua magrezza, dei suoi spazi bianchi che ci chiamano: spazi bianchi, non detti, dissimulazioni penso in essi riposi molto della ricchezza del testo, quello che lo rende oggetto
    di infinite letture. Certo non si tratta di fargli dire tutto ed il contrario di tutto, in quanto saremo solo noi
    a far dire al testo quello che vogliamo, ma di sapersi mettere in ascolto del testo che, poco a poco,
    si rivela anche se non si dà completamente.

    E non è detto poi che il segreto di un testo lo conosca il suo autore. Magris, infatti, ricorda come Goethe
    rimase stupito ma d’accordo, con chi gli faceva notare un’aspetto della grandezza del personaggio
    dell’architetto, nelle Affinità Elettive, al quale lui non aveva pensato ed aggiunge “Goethe si accorgeva di non aver capito fino in fondo il suo personaggio, nemmeno nel momento in cui lo stava inventando; e si rendeva conto di guardare a lui, alla sua figura ormai compiuta ed indipendente, come se fosse creato da altro”.

    Forse per questa ragione un testo, libero dal suo autore, incontrando un lettore può attivarsi con lui
    e da questo incontro fiorire in nuovi sensi e significati.

    Ma, ecco, i testi chiamano testi, e da questo giro di pensieri mi sono letto un testo magrissimo che da sempre sorprende: Gen 22, 1-19 Il sacrificio o legatura di Isacco.
    Letto e riletto anche nella interessante ed argomentata analisi narrativa proposta da A. Wènin.
    Isacco o la prova di Abramo. Cittadella Editrice.

    Leonardo

  7. gabrilu ha detto:

    @Leonardo
    Il testo di Eco al quale ti riferisci dovrebbe essere, se non sbaglio, “Lector in fabula”, che letto per la prima volta decenni fa mi aprì un mondo.

    Nel tuo intervento così argomentato, sono rimasta particolarmente colpita dal riferimento, in questo contesto, al passo della Genesi che riguarda il sacrificio di Isacco. Non conoscendo il libro di Wenin (che deve essere molto interessante) non riesco a cogliere appieno il significato della tua associazione, ma credo di intuirne il senso complessivo.
    Ciao e grazie! 🙂

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