FOUQUET, O IL SOLE OFFUSCATO – PAUL MORAND

Paul Morand FouquetPaul MORAND, Fouquet ou Le Soleil offusqué, p. 178,Gallimard, Folio Histoire, 1985

Nicolas Fouquet, il suo personaggio, la sua tragica vicenda, la mortale partita giocata da Luigi XIV il futuro Re Sole e il suo ministro Colbert contro di lui risultano ancora oggi affascinanti. Perché? Se lo chiede anche Morand. Che si risponde così:

“Bisogna sempre cercare in un personaggio quello che ha di estremo. In Fouquet, quello che è interessante, non è la sua ricchezza (Mazzarino ne accumulò una ben più grossa, e in meno tempo), non è il suo lusso raffinato (la storia del lusso è piena di Fouquet); è, all’inizio, il giorno così nuovo di cui Luigi XIV è qui illuminato; è poi la rapidità della caduta, in quattro mesi, dell’uomo più potente di Francia; le disgrazie degli uomini molto abili hanno qualcosa di affascinante; è anche l’implacabile odio di Colbert, quel crudele rancore per descrivere il quale occorrerebbe un Balzac, quello de “La cousin Bette”, è, infine l’improvvisa e patetica antitesi tra Vaux e Pinerolo, tra il palazzo e la prigione, tra lo splendore dei saloni e le tenebre dell’ in pace”

“La storia non è avara di ministri disonesti”, afferma Paul Morand.

Il fascino, la cultura e la magnificenza di Nicolas Fouquet conquista il Cardinale Mazzarino che ne fa il Sovrintendente generale della Finanze, il complice di tutte le sue acrobazie finanziarie. Fouquet, il più abile degli uomini, il più esperto e il meglio informato, affascinante ed adorato dalle donne, accumula una fortuna tanto grande da renderlo forse l’uomo più ricco di tutta la Francia; sicuramente molto più ricco del Re e della Corona. Collezionista raffinatissimo, mecenate dei più illustri scrittori ed artisti del suo tempo, si è fatto costruire il magnifico castello di Vaux-Le-Vicomte (mentre Luigi e la Corte abitano al Louvre, che Luigi detesta e il cui arredamento, confrontato con quello di Vaux fa una ben magra figura).

Tutto questo non può che “offuscare” colui che vuole essere (e diventerà) il Re Sole. L’irritazione di Luigi XIV per il fasto esibito da Fouquet, che il Re vede come un pericoloso residuo del terribile periodo della Fronda e come un ostacolo alla sua volontà di diventare sovrano assoluto, unite all’odio ed all’invidia di Colbert provocheranno la rovina di Fouquet.

Dopo avere affidato al capitano dei moschettieri del Re, d’Artagnan, l’ingrato compito di arrestarlo, Luigi XIV e il suo Ministro Colbert si accaniranno con un odio mortale contro l’ex sovrintendente sia durante il processo (che Morand definisce — d’accordo con Madame de Sévigné — un vero e proprio “assassinio politico”) sia durante i lunghi diciotto anni di terribile prigionia che Fouquet dovette subire nel tetro castello di Pinerolo, in Piemonte, dove alla fine morì.

Fouquet, infatti, era stato condannato dal Tribunale all’esilio (nonostante Luigi e Colbert avessero fatto di tutto, ma proprio di tutto per ottenere una sentenza di morte) ma il Re, scavalcando brutalmente la decisione del Tribunale ordina che la sentenza venga commutata in prigione a vita.

Il processo di Fouquet fu un processo iniquo, con prove truccate e giudici corrotti e quasi tutti compiacenti. Fouquet aveva certo “rubato”, ma tutti finsero di ignorare quello che era noto a tutti: le somme ingentissime che il Sovrintendente aveva sempre “prestato” (sapendo benissimo che non gli sarebbero state mai restituite) a Mazzarino, allo stesso Luigi XIV, alla Regina madre, a Monsieur (il fratello minore del Re)… insomma alla Francia. In realtà, la colpa di cui si era macchiato Fouquet agli occhi di Luigi XIV era soprattutto di avere commesso, con il suo fasto, il peccato di “lesa maestà”. Di aver tentato di offuscare il sole.

E così, Luigi con l’abile orchestrazione del mediocre e intrigante Colbert (tale lo considera Morand) ottenne ciò che voleva: mettere se stesso al centro dello Stato.

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In poco meno di duecento pagine Paul Morand riesce, con quello stile conciso e raffinato che gli è proprio, a raccontare la tragica e intricatissima vicenda e a tratteggiare i ritratti non solo dello “scoiattolo” (fouquet è, infatti, il vocabolo con il quale in dialetto bretone viene chiamato lo scoiattolo) ma anche dei suoi persecutori.

Fouquet stemma

Lo scoiattolo nello stemma di Fouquet sulla facciata del castello di Vaux.
Il motto “quo non ascendam? (“Dove non arriverò?”) non poteva certo suonare bene alle orecchie del Re…

 

Morand descrive magnificamente la festa del 17 agosto 1661 data da Fouquet a Vaux in onore del Re e che segnerà il momento della sua irrimediabile rovina:

“17 agosto 1661. Nessun drammaturgo ha mai realizzato una tale unità di luogo e di tempo: il 17 agosto, alle sei di sera, Fouquet era re della Francia; alle due del mattino, non era più niente. Vaux, o il sogno di una notte d’estate”

Riesce ad appassionare con il racconto del processo, a commuoverci, infine, raccontandoci la terribile prigionia nel tetro castello di Pinerolo — gelido d’inverno e torrido d’estate — in una cella senza finestre, con la proibizione di uscirne anche solo per respiare un po’ d’aria, senza visite (nemmeno della moglie e dei figli), senza inchiostro, carta, libri, medicine, e con un solo vestito con cui affrontare il caldo torrido estivo e il gelo e la neve dell’inverno…

Morand descrive i meandri ed i compromessi della politica del futuro Re Sole, scandisce per noi tutte le fasi del processo dell’ ex Sovrintendente riprendendo anche quello che ne scrissero testimoni letterari del tempo come La Fontaine e M.me de Sévigné (“le lettere della quale sono il più bel reportage giudiziario dell’epoca”), passando per Voltaire.

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Ma Paul Morand non si limita a raccontare gli eventi. Formula anche (ed è forse l’aspetto più interessante del libro) tutti gli interrogativi chiave che riguardano questa vicenda che costituì una vera e propria svolta nella storia della monarchia francese e che, di fatto, spianò la strada al potere assoluto di Luigi XIV ed a quello che venne poi chiamato “il Grand Siècle”.

Tutti gli interrogativi (e tutte le interessantissime ipotesi che formula Morand) ruotano attorno alla questione della incomprensibilità dell’inerzia e della cecità di Fouquet davanti al pericolo imminente che lo rende sordo agli avvertimenti sempre più pressanti e preoccupati dei suoi amici più fidati.

Fouquet non smette — nemmeno dopo l’arresto, nemmeno durante i quattro lunghi anni del processo, di amare il Re e di aver fiducia in lui. Come è potuto accadere, questo, per un uomo che non era certo uno sprovveduto?

Nonostante tutti gli sforzi fatti nei secoli da studiosi e memorialisti, però, molti di questi interrogativi rimangono ancora oggi senza risposta e molti misteri insoluti.

A prescindere comunque dalla verità storica — sulla quale non ho competenze sufficienti per pronunciarmi — una cosa è certa: Morand riesce a coinvolgere magistralmente il lettore che, come lui, si trova a parteggiare decisamente per Fouquet (assieme a La Fontaine e Madame de Sévigné) contro Luigi XIV e soprattutto contro Colbert.

“Se pure fu disonesto e condannabile, Fouquet, almeno, era generoso e buono, mentre Mazzarino, Colbert, Séguier, la Montespan e tanti altri eroi di quel tempo furono allo stesso tempo disonesti e malvagi” […] Fouquet è l’uomo più vivo, più spontaneo, più brillante, il più dotato per l’arte di vivere, il più francese. Viene preso in una morsa tra due orgogliosi, aridi, prudenti, simulatori, implacabili epuratori”

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      • Due sequenze (nell’originale francese con sottotitoli in inglese) tratte dal film di Roberto Rossellini La presa del potere da parte di Luigi XIV:

– Nella prima, il Consiglio dei Ministri convocato da Luigi XIV immediatamente dopo la morte del Cardinale Mazzarino in cui afferma subito la sua precisa volontà di essere l’unico a detenere il potere ed il colloquio con Colbert im cui si decide la sorte di Fouquet

– Nella seconda, Luigi XIV comunica alla regina madre Anna d’Austria, amica di Fouquet, la sua decisione di fare arrestare il Sovrintendente; l’ordine a d’Artagnan, l’arresto di Fouquet da parte di d’Artagnan e dei suoi Moschettieri

 

Paul Morand Il sole offuscato

Paul MORAND, Il sole offuscato. Fouquet e Luigi XIV
trad. M. Ferrara, p.148, Corbaccio, 1996

 

        • La scheda del libro in italiano >>
        • La scheda del libro in francese >>
        • Un video di circa un’ora e mezza della bellissima serie Secrets d’Histoire del Canal 2 della Televisione Francese intitolato Nicolas Fouquet, le Soleil Offusqué . Stupende le sequenze che illustrano Vaux-Le-Vicomte e Belle-Îsle-en-Mer in Bretagna >>
        • Su NSP
          – Il libro Il castello di Vaux-Le-Vicomte, di Anatole France >>

– Il film La presa del potere da parte di Luigi XIV di Roberto Rossellini >>

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2 risposte a FOUQUET, O IL SOLE OFFUSCATO – PAUL MORAND

  1. frine ha detto:

    Gabrilù, scusa per l’o.t., ma il link ai tuoi post su Grossman non funziona: se clicco mi dice pagina non trovata. Per favore, potresti metterlo a posto? Grazie.

    • gabrilu ha detto:

      @frine
      ho sistemato il link (grazie per la segnalazione). In ogni caso, è possibile trovare i post del blog utilizzando il form della ricerca che si trova nella colonna qui a destra, per esempio in questo caso digitando “grossman” (senza le virgolette, ovviamente).
      Ciao!

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