POUR QUE TU NE TE PERDES PAS DANS LE QUARTIER – PATRICK MODIANO

Patrick Modiano

Patrick MODIANO, Pour que tu ne te perdes pas dans le quartier, p. 160, Collection Blanche, Gallimard, 02-10-2014

Pour que tu ne te perdes pas dans le quartier, il romanzo di Patrick Modiano di cui parlo oggi (il terzo che ho letto, dopo Dora Bruder e Place de l’Étoile) è stato pubblicato da Gallimard il 2 Ottobre 2014 e cioè pochi giorni prima della notizia dell’assegnazione del Nobel. Da quello che ho letto in giro, sembra che Einaudi lo pubblicherà in italiano nel 2015.

Considerate quindi questo  post solo come una piccola anticipazione.

Prima di parlare di questo libro vorrei però fare una piccola premessa che potrei (mi si permetta un pizzico di ironia) intitolare: Modiano-chi-era-costui.

Della vasta bibliografia di Patrick Modiano solo pochi romanzi sono stati tradotti e pubblicati in italiano, e anche questi pochi risultano attualmente di non facile reperimento. Certo, ora che Modiano ha vinto il Nobel, immagino il lavoro frenetico per stampare e ristampare. Fra poco le librerie saranno sommerse da volumi di Modiano. Resta il fatto però che la stessa Einaudi — la principale casa editrice italiana di Modiano — si è lasciata sorprendere dall’assegnazione del Nobel e questo mi pare non solo una roba da matti ma anche un ulteriore segnale della miopia che l’editoria italiana troppo spesso sembra dimostrare nei confronti di alcuni autori. Sono del parere infatti — ora che di quest’autore ho letto tre romanzi ed in corso di lettura ne ho un quarto — che al di là del Nobel, un autore così capace di emozionare avrebbe dovuto venire inteso come una risorsa da valorizzare.

Quando, alla notizia dell’assegnazione del Nobel 2014 a Modiano molti hanno esclamato stupiti “Modiano? E chi è costui?” forse lo si deve anche al fatto che troppo spesso si preferisce, in Italia, pubblicizzare invece autori mediocri che vengono sbandierati e proclamati geniali ed i cui libri che vengono bardati di fascette con stampati a lettere cubitali slogan come “il capolavoro del secolo! La rivelazione del secolo!” etc. etc. invadono le librerie. Stando così le cose  non ci si può poi meravigliare che il nome e l’ opera di un Modiano possa risultare più o meno misconosciuta anche a molti lettori cosiddetti “forti”…

O no?

Da parte mia, conoscevo di fama questo scrittore, sapevo che in Francia è molto letto ed amato; nelle librerie di Parigi i suoi libri sono sempre stati in bella vista sugli scaffali. Sull’opera di Modiano esiste già una bibliografia critica. Io non avevo letto nulla di suo, non per una ragione precisa ma semplicemente perchè mi era capitato di trovare sempre altre priorità di lettura. Non mi vergogno di dire che l’assegnazione del Nobel ha stimolato la mia curiosità. Ho cominciato a leggerlo (il primo romanzo che ho preso in mano è stato il bellissimo Dora Bruder) e… sono rimasta incantata al punto da essere invogliata a procurarmi altri suoi libri e ad approfondirlo.

Per quel che mi riguarda, dunque, questo Nobel che ha sorpreso e spiazzato un po’ tutti ha avuto l’effetto di farmi scoprire un autore che è già entrato nel numero dei miei preferiti.

Ma adesso parliamo di questo suo ultimo romanzo.

pallino

Uno scrittore vicino alla settantina, Jean Daragane, contemplativo, solitario e schivo. Un uomo che da anni non scrive più, non frequenta nessuno, che ormai legge e rilegge senza fine soltanto un unico libro (la Storia naturale di Buffon)…Che non ricorda nulla del contenuto del suo primo romanzo…

Un vecchio carnet di indirizzi smarrito, la telefonata di uno sconosciuto che l’ha ritrovato e che all’appuntamento si mostra subito intrusivo ed invadente…

Comincia da qui, dall’incontro con questo individuo e da un nome segnato nel taccuino ma di cui Daragane non ricorda nulla, da qualcosa che sembra niente più che una fastidiosa puntura di insetto (“Presque rien. Comme une piqûre d’insecte qui vous semble d’abord très légère. Du moins c’est ce que vous vous dites à voix basse pour vous rassurer”) un racconto labirintico che si sviluppa con continui sbalzi temporali in tre fasi della vita di Daragane: l’infanzia, la giovinezza, la maturità dello scrittore in una ricerca che è allo stesso tempo una fuga “nel” ma anche “dal” passato, un complesso racconto fatto di salti temporali e un giocare a rimpiattino con la memoria ma soprattutto con l’oblio (“ce blanc neutre couleur de l’oubli”).

Decenni, lunghi come secoli, sono trascorsi da quando Jean Daragane ha abitato da bambino a Saint-Leu-la Forêt . Siamo adesso nel 2010 e Jean Daragane, divenuto scrittore, ormai superati i sessantanni, non ci pensa più. A quei tempi lontani egli non vuole pensare. Ma l’incontro con lo sconosciuto, le sue domandi pressanti, il taccuino ritrovato finiscono per fare sprofondare lo scrittore indietro negli anni e costringerlo a rivivere con la memoria un passato che inutilmente aveva cercato di soffocare.

C’è una donna — Annie Astrand — sulla quale convergono a poco a poco tutti i fili del racconto, una donna che si rivela il centro della narrazione e il motore di tutta una vita ma che nonostante tutto mantiene, fino alla fine, una sua impenetrabile misteriosa opacità.

E’ lei che, nonostante sia poco o per nulla descritta da Modiano (quello che ci sembra di conoscere di Annie Astrand è in realtà quasi esclusivamente il prodotto delle nostre intuizioni e della nostra capacità di leggere tra le righe) che domina tutti i pensieri di Daragane. E’ lei al centro di questo romanzo pullulante di indirizzi, date, riferimenti topografici ma in realtà pieno di zone d’ombra, di cose non dette, non chiarite. Un romanzo perturbante, a tratti straziante, che potrebbe essere… un romanzo d’amore? L’amore di un bambino per una giovane donna che fa le veci di sua madre prima, e in seguito quello di un giovane uomo per una donna molto più vecchia di lui?…Chissà. In un romanzo di Modiano, non si è mai del tutto sicuri di aver capito/interpretato bene. Esattamente come succede nella vita.

A poco più di vent’anni, non avendo saputo più nulla di Annie Astrand, Daragane aveva scritto un romanzo — il suo primo — dal titolo Le Noir de l’été. Lo aveva scritto soprattutto nella speranza che lei lo leggesse e si facesse viva. Scrivere un libro significava anche, per lui, lanciare una sorta di segnali in codice indirizzati a persone di cui ignorava ciò che erano diventate. Era sufficiente, pensava, spargere i loro nomi nelle pagine del romanzo ed aspettare che, raccolti i segnali, le persone si rifacessero vive. Perchè i romanzi sono, per Jean Daragane come «ces messages personnels que l’on lance dans les petites annonces des journaux et qui ne peuvent être déchiffrés que par une seule personne ».

Raccoglierà quei segnali, Annie Astrand? O Daragane l’ha persa per sempre? Ricomparirà, lei che un tempo aveva scritto sul retro di quel biglietto dato al bambino perchè quando usciva da solo non si perdesse e in cui c’era l’indirizzo di casa: “Pour que tu ne te perdes pas dans le quartier” (“perché tu non ti perda nel quartiere”)?

Ed è proprio il tema della “perdita”, a mio parere, il centro di questo  romanzo. Perdita, vuoto, abbandono. Quanti oggetti si perdono (quanto involontariamente?), in questo romanzo! Valige, indirizzi, numeri di telefono, chiavi, il primo capitolo del manoscritto del primo romanzo…Si perde (o forse, più esattamente, si cerca di perdere) soprattutto la memoria: chi è, per esempio, quel volto infantile che guarda da una vecchia sbiadita fototessera scattata da una macchinetta? “À première vue, il s’agissait de l’agrandissement d’une photo d’identité. Un enfant d’environ sept ans, aux cheveux courts tels qu’on les coiffait au dèbut des annèes cinquante, mais cela pouvait Ítre aussi un enfant d’aujourd’hui. On vivait une èpoque où toutes les modes, celles d’avant-hier, d’hier et d’aujourd’hui se confondaient, et l’on ètait peut-être revenu, pour les enfants, à cette coupe de cheveux d’autrefois.”. Passato e presente si confondono, la cronologia si imbroglia. Il tempo è un labirinto.

Anche qui, come negli altri libri di Modiano, tante Parigi: quella di oggi e quella di ieri e dell’altro ieri. A volte riconoscibile, altre no.

Dalla Parigi degli anni ’50 a quella degli anni ’60, riemergono i fantasmi di coloro il cui percorso di vita ha, un tempo, incrociato quello di Daragane.

Una crescente sensazione, per il lettore, di rimanere sempre più avvolto in un’atmosfera strana e ipnotica. Eppure, la scrittura è semplice, le frasi sono brevissime, la struttura sintattica cristallina. Ci si convince presto che la complessità di Modiano sta altrove.

I romanzi di Modiano sono tutti brevi: 150, 200 pagine. Ma quanto sono densi!

Patrick Modiano
Patrick Modiano
©C.Helie per Gallimard
  • La scheda del libro (disponibile anche in formato digitale) >>
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5 risposte a POUR QUE TU NE TE PERDES PAS DANS LE QUARTIER – PATRICK MODIANO

  1. dragoval ha detto:

    Accidenti…..è proprio il caso di dire Hic Rodhus, hic salta ! 😉
    ps Credo che la referenza più importante, per questo autore,molto più dell’attribuzione del Nobel sia appunto, come tu dici, la capacità di emozionare , ovvero una qualità della scrittura e dell’opera, e non l’arbitrio a volte incomprensibiledella commissione di Stoccolma (sul valore dei premi letterari, del resto, Bernhard docet ).

  2. Amfortas ha detto:

    Cara gabrilu, il tuo post mi conforta perché io, fieramente, ammetto che di questo scrittore non avevo mai sentito parlare. Ora, francamente, sono curioso e molto ma non ancora tanto da aggravare il mio già tetro bilancio finanziario con l’acquisto di un libro, anche perché non saprei dove metterlo. Certo, il tuo post mi tenta (tu lo leggi in francese, vero?) e ci penserò seriamente. Nel caso, ti saprò dire.
    Un caro saluto a te che continui a giostrarti tra blog e twitter senza scrivere stupidaggini 🙂

  3. gabrilu ha detto:

    @Dragoval ed @Amfortas

    la cosa bella dell’ignoranza (o meglio: della consapevolezza dell’ignoranza) è il sapere che dietro l’angolo, ed a qualunque età, ci può sempre essere qualcosa che ci sorprende.

    E questo, secondo me, è bello.

    OK, detto questo…

    Nessuno è profeta in patria (nemmeno in Francia). Sapeste le cose velenose che ho letto in questi giorni su alcuni blog francesi a proposito del Nobel a Modiano!
    Per certi versi, con qualcuno di questi mi ritrovo persino d’accordo.

    Assurdo —ad esempio — accostarlo a Proust (l’accostamento a Proust dimostra solo che non si è letto/capito Proust e non si è letto/capito Modiano). Ma lasciamo perdere, il discorso sarebbe troppo lungo.

    Per quanto riguarda i Premi Letterari: grazie @Dragoval per avermi tirato la giacchetta e ricordato Bernhardt 🙂

    E cmq, mi sono guardata e mi guardo bene dall’infilarmi nella nobeliana faida che ogni anno si scatena tra le tifoserie di questo o quello scrittore o questa o quella scrittrice.

    Davanti a un Nobel per la Letteratura io mi metto sempre nella posizione del tipo: “non è che se non lo conosco io non valga un accidenti. Leggiamolo, e poi vediamo”.

    Ecco, con Modiano a me è andata così.

    Non l’avevo letto, lo sto leggendo, mi sta piacendo.

    Il Nobel l’ha meritato oppure no?

    Francamente, la cosa poco mi importa

  4. Sagripears ha detto:

    Per me Modiano è stata una fantastica scoperta. dopo che ho saputo del Nobel a questo per me allora illustre sconosciuto, ho cominciato a leggerlo ed ora, ho letto tutti i libri.
    Quello che colpisce nei suoi romanzi è la valorizzazione del ricordo, che spesso si confonde con l’oggi, perché l’uomo vive nel presente, ma anche nel passato. E così, per evitare di perdere il passato e la propria ed altrui storia, Modiano la racconta, con dovizia di dettagli, perdendosi nella sua Parigi e nelle sue strade, “rumori di fondo” di quasi tutti i suoi racconti (romanzi?).
    A parte la premiazione con il Nobel, questo autore secondo me va letto assolutamente.

    • gabrilu ha detto:

      Sagripears il Nobel spesso ha questo effetto collaterale secondo me molto positivo: rende visibili a livello planetario autori/autrici di grande spessore che fino a quel momento non erano proprio popolarissimi, a volte erano addirittura sconosciuti alle grandi masse di lettori ed anche un po’ snobbati dalle grandi case editrici. Certo, non sempre poi tutti i Nobel letterari reggono alla grande e vera prova, che è quella del Tempo, ma secondo me Modiano merita di farcela.
      Grazie per la visita ed il commento

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