DOMANDINA SEMPLICE SEMPLICE

Liberation

Il numero del 12 gennaio 2015 (e cioè del giorno dopo la Marche Républicaine) la prima pagina di Libération presentava com’è ovvio una grande foto della Marche Républicaine..

In basso, a destra, la scritta “NOUS SOMMES  UN PEUPLE”.

…Ecco. La mia domanda semplice semplice e banalissima è:

— e noi, i cosiddetti italiani, lo siamo, un popolo? Lo saremmo, almeno in una situazione come quella che hanno vissuto/stanno vivendo i francesi? —

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6 risposte a DOMANDINA SEMPLICE SEMPLICE

  1. Renza ha detto:

    Bella domandina. Per quel che mi riguarda vorrei quella di riserva…

  2. Alessandra ha detto:

    La tua è una domanda retorica o provocatoria o entrambe le cose? 😉 Secondo me il popolo italiano non ha più quel senso d’identità che una volta lo spingeva a combattere per delle giuste cause. La gente tende a chinare sempre di più la testa, a subire ogni tipo di sopruso e ingiustizia, a sorvolare sulle malefatte di enti, governi, partiti politici. Le poche proteste che si levano da una parte o dall’altra durano il tempo che trovano e non riescono a produrre nessuna svolta. C’è poca coesione, molta noncuranza e un senso generale di smarrimento che alla fine sfociano in una “resistenza passiva”, che sta assumendo proporzioni preoccupanti. Quando però succede una catastrofe, qualunque essa sia, dal terremoto all’alluvione, il popolo italiano sembra come risvegliarsi dal suo profondo letargo, visto che mette in campo il massimo dell’operosità, dell’aiuto attivo e solidale. Mi auguro quindi che possa trovare la stessa forza e unità d’intenti anche di fronte all’eventualità di un attacco terroristico, sperando che quest’ultimo non debba mai accadere. Sarebbe però importante e anche più urgente che si cercasse di trovare un’intesa nella volontà di rinnovare un’amministrazione statale che ormai è sempre più debole, corrotta e inefficiente. O noi italiani abbiamo sempre bisogno di aspettare che accada il peggio, come per i terremoti, prima di riuscire a fare finalmente qualcosa?

  3. Agata (e la tempesta) ha detto:

    La nostra “unità” d’Italia è giovane. Ma da che io abbia ricordi, non ci siamo mai sentiti uniti. L’unico momento in cui il popolo italiano è unito è quando ci sono i mondiali di calcio, purtroppo. Del resto, mentre la Francia era un territorio unito geograficamente anche se c’era la monarchia da lungo tempo, noi veniamo da tanti piccoli staterelli, da culture molto diverse fra loro. La politica non è riuscita a fare di noi uno stato coeso proprio perché ha giocato e gioca ancora sulle differenze culturali e territoriali. E’ un lavoro, questo, che ognuno di noi deve impegnarsi a fare.

    • Alessandra ha detto:

      Ciao Agata, mi riferivo infatti ad eventi storici del passato, tipo le lotte risorgimentali che hanno portato all’Unità d’Italia, ma pensavo anche all’attività partigiana contro la dittatura fascista, che spesso aveva trovato aiuto e sostegno anche nella popolazione civile. Questi ultimi cinquant’anni di vita politica italiana sono invece andati avanti all’insegna di governi che si sono rivelati uno peggiore dell’altro, anche dopo l’avvento della seconda Repubblica, quasi sempre accompagnati dall’incapacità (o meglio dalla non-volontà) della gente di reagire in modo unito e risoluto di fronte alle reiterate inefficienze e corruzioni. Senza dubbio questa mancanza di coesione dipende anche dal fatto che la politica gioca da molti anni sulle differenze sociali, territoriali, di classe ecc.

  4. dragoval ha detto:

    Gl’Italiani hanno voluto far un’Italia nuova, e loro rimanere gl’Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico la loro rovina; […] pensano a riformare l’Italia, e nessuno s’accorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro.

    Fiorenza mia, ben puo’esser contenta
    di questa digression che non ti tocca,
    mercé del popol tuo che s’argomenta.
    I

  5. Fani ha detto:

    No noi non siamo un popolo,non lo dico per esterofilia,lo dico perché abbiamo avuto tutta un’altra storia.Penso solo alla storia più recente:l’unità d’Italia tradita da una monarchia e una classe dirigente incapaci e miopi(fatta qualche eccezione,purtroppo non determinante),l’8 settembre e infine il più recente 1992 con l’inchiesta mani pulite che avrebbe davvero potuto iniziato a cambiare
    questo Paese che invece è sprofondato ancora di più.
    Vi dice niente il fatto che i giornalisti francesi chiamano cittadini coloro che invece i nostri giornalisti
    chiamano l’uomo della strada?

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